Manifestazione a Vireggio dopo la sentenza della Cassazione

“Domani la Cassazione si esprimerà sul ricorso che ho presentato contro le vergognose sentenze di condanna di primo e secondo grado che già mi sono state inflitte.
Se la mia esperienza di lavoratrice, attivista e militante già era sufficiente ad aver chiaro che la giustizia non passa dalle aule dei tribunali borghesi, la recente sentenza della Cassazione sul processo per la strage di Viareggio me ne ha fornito ulteriore conferma. In questo senso, ritengo estremamente significativo il commento “a caldo” di un’avvocata dei familiari delle vittime di Viareggio: “quando sotto processo ci sono i vertici, già è tanto che non siano stati assolti tutti e subito”.
Allora, che fare? Rassegnarsi di fronte alle ingiustizie? Arrendersi al muro di gomma, alla rete di collusioni e impunità?

Nel processo contro di me, anche il Tribunale di Milano ha “fatto quadrato”. Non attorno al poliziotto particolare (il Vladimiro Rulli di turno) mandato avanti per colpirmi, ma attorno al sistema di potere che anche lui serve. Un sistema di potere che, nel mio caso, garantisce immunità al VII Reparto Mobile di Bologna e di cui, tanto Gianni Tonelli, ex segretario del Sindacato Autonomo di Polizia (ora deputato e segretario della Commissione Antimafia) quanto il suo amico e mentore Salvini rappresentano il cosiddetto “mondo di mezzo”. Un sistema di potere a cui anche parte della Magistratura si prostituisce in maniera palese.
Quando ho presentato il ricorso avevo chiaro che è comunque giusto dare battaglia in ogni sede. E l’ho fatto, l’abbiamo fatto con i miei compagni e con il mio Partito. Avevo e ho chiaro che al di là della sentenza definitiva che arriverà domani, la cosa davvero importante era raccogliere solidarietà e dare solidarietà: fare di questa esperienza una scuola.
Di certo non smetterò di fare ciò per cui sono già stata condannata. Di certo non risarcirò con un centesimo il celerino Rulli. Di certo se qualcuno vuole vedermi “espiare la colpa” (non di un crimine commesso, ma di un diritto difeso e rivendicato) allora dovrà trovare un altro modo per affossarmi. E di certo, infine, coltiverò e coltiveremo tutto quello che è stato seminato.
Migliaia di firme, centinaia di fotografie, prese di posizione, rapporti e relazioni. Un patrimonio di solidarietà e mobilitazione al servizio di una battaglia, quella contro gli abusi in divisa, che è parte della lotta per la trasparenza nelle catene di comando e, più in generale, per la trasparenza in ogni aspetto della politica che incide sulla vita delle masse popolari.
Commenteremo nelle prossime ore la sentenza.
Intanto ringrazio tutti quelli che hanno messo un pezzetto in questa battaglia. E, come sempre, saluto i familiari delle vittime degli omicidi di Stato in cui includo non solo le vite spezzate dai colpi vigliacchi inferti da uomini in divisa, ma anche le tante, troppe, “tragiche fatalità” e “disgrazie” che hanno in comune la stessa identica causa: la legge del profitto di pochi sulle spalle dei molti.

Basta abusi, coperture e impunità!”

Rosalba Romano

 

Per sostenere Rosalba

1. Scatta una foto con un cartello “Solidarietà a Rosalba, basta impunità per le Forze dell’Ordine” e inviala a carc@riseup.net

2. Fai una sottoscrizione economica – sulla Postepay n. 5333 1710 9377 5704 intestata a Gemmi Renzo (specificando la causale).

3. Fai pressione su esponenti politici (anche a livello locale), dell’associazionismo e della società civile perché prendano posizione pubblica in sostegno di Rosalba.

La sintesi della rappresaglia giudiziaria contro Rosalba Romano e Vigilanza Democratica:

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