Promemoria. La nostra compagna Rosalba è stata strumentalmente accusata di aver diffamato un ex celerino del VII Reparto Mobile di Bologna attraverso la pubblicazione, su un sito web a lei intestato e oggi chiuso – Vigilanza Democratica –, di un Appello in cui si invitava la società civile a chiedere lo scioglimento del suddetto Reparto, assurto più volte agli onori della cronaca per gravi e documentati abusi di polizia.
Per aver scoperchiato un vaso di Pandora che era meglio tenere chiuso, la compagna è stata condannata in I e in II grado dal Tribunale di Milano (in sede penale) al pagamento delle spese legali e a un primo risarcimento al poliziotto con delle sentenze basate su gravi e palesi forzature giudiziarie. La condanna penale favorisce le condizioni per un’ulteriore condanna da decine di migliaia di euro di risarcimento in sede civile.

Sul fronte giudiziario, a dicembre 2019 gli avvocati hanno depositato il ricorso in Cassazione e siamo in attesa di conoscere la data dell’udienza.

Sul fronte politico, in accordo con il P.CARC, Rosalba ha deciso che non pagherà un centesimo né di spese legali, né di risarcimento al poliziotto. Rosalba è una infermiera precaria che oggi consapevolmente sceglie di non piegarsi alla repressione, di fare quel piccolo passo che, unito a quello di Nicoletta Dosio e a quelli che nel tempo sicuramente seguiranno, aprirà la strada alla disobbedienza di cui c’è bisogno, di massa e organizzata, a leggi e condanne ingiuste che è giusto e legittimo violare, che devono essere violate per far valere gli interessi delle masse popolari.
Una disobbedienza che può esprimersi in tanti modi: Nicoletta Dosio ha scelto di rinunciare ai domiciliari ed entrare in carcere, Rosalba ha scelto di lasciare da subito il lavoro per non essere costretta a versare né le somme che già ora le vengono chieste a indennizzo delle spese processuali dall’ex-celerino, né quelle in cui incorrerà se anche la Cassazione confermerà la sentenza di condanna. Ha scelto di non piegarsi alla repressione economica a cui le autorità giudiziarie ricorrono sempre più spesso, a questa specie di condanna permanente, di ricatto costante che va al di là del singolo, che colpisce il singolo ma colpisce anche le famiglie, colpisce in particolare i lavoratori. Per un lavoratore pagare 4.000 di multa (come per gli operai di Prato e Genova) o 50.000 vuol dire non avere di che sfamare la propria famiglia, significherebbe per Rosalba indebitarsi per tutta la vita.

Ha deciso di non pagare anche se questo le rende impossibile lavorare come prima e inizia per lei un periodo di grande incertezza economica. Ha potuto farlo grazie alla solidarietà di tanti e tante che l’hanno sostenuta e la sostengono.
La solidarietà è la vera arma che le masse popolari hanno nelle loro mani e quella che permette di rivolgere gli attacchi repressivi contro chi li lancia.

L’invito che rivolgiamo a tutti i lettori è quello di sostenere Rosalba, oltre che con prese di posizione (potete inviarle a carc@riseup.net), anche con le sottoscrizioni economiche, con la promozione di iniziative di raccolta economica e di confronto politico.

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