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Libertà per Nicoletta Dosio

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Febbraio 6, 2020
in Resistenza n. 2/2020
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Il 30 dicembre 2019 Nicoletta Dosio, storica esponente della lotta NO TAV, viene arrestata dai Carabinieri. Le parole del Procuratore Generale di Torino, Francesco Saluzzo, ne spiegano efficacemente il motivo: “La signora Dosio ha avuto molte possibilità di scelta, decisioni, esclusivamente sue, che, come per ogni altro condannato in situazione simile, le avrebbero consentito di non espiare la pena in carcere. Non lo ha fatto anzi, ha pubblicamente proclamato di non avere alcuna intenzione di presentare istanze”. Ecco: Nicoletta Dosio merita il carcere (ben un anno!) non per il reato che avrebbe commesso (violenza privata e interruzione di pubblico servizio in concorso con altri perché ha tenuto uno striscione, al bordo dell’autostrada, nel corso di una manifestazione NO TAV), ma per non essersi piegata e aver anzi dichiarato che “dopo tre gradi di giudizio che ribadiscono la criminalizzazione del movimento, per me chiedere le misure alternative voleva dire chiedere scusa e adeguarsi al verdetto. Per quel che mi riguarda, noi abbiamo fatto il nostro preciso dovere che rivendico fino in fondo”.

La notizia dell’arresto ha prodotto un’ondata di mobilitazioni di solidarietà. Tutta l’Italia si è schierata con lei e con il popolo della Val Susa, a testimonianza del ruolo autorevole che i NO TAV hanno assunto. Ad accogliere i carabinieri a Bussoleno un muro di persone che ha rallentato l’arresto per poi manifestare fino a notte, mentre in tutto il paese si sono moltiplicate iniziative di solidarietà. Dalla mattina seguente sono stati organizzati presidi a Milano, Mantova, Bergamo, Genova, Brescia, Imperia, Bologna, Forlì, Firenze, Grosseto, Viareggio, Pisa, Roma, Napoli, Taranto, Reggio Calabria. Altri ce ne sono stati nei giorni successivi a Lecce, Rimini, Torino, Pescara, Salerno, Aosta, Ancona, Siracusa e Catania solo per citare quelli di cui siamo a conoscenza. A schierarsi con Nicoletta ci sono “i Movimenti fratelli” del NO TAV: i NO TRIV, i NO TAP, i NO MUOS, il Movimento per l’acqua pubblica, ecc.
Ci sono i sindacati di base, come il COBAS, l’USB, il SI COBAS, c’è la FIOM di Torino (in accordo con la Segreteria Nazionale) e il Sindacato è un’altra Cosa della CGIL. C’è Potere al Popolo, il PRC, il PCI, il PC di Rizzo, Sinistra Anticapitalista, ci sono vari coordinamenti territoriali delle Sinistre di Opposizione. C’è l’ANPI, il Comitato Madri per Roma Città Aperta, i professori del liceo dove Nicoletta insegnava.
Si schierano dalla sua parte giornalisti e scrittori più vicini alla lotta NO TAV come Davide Falcioni di Fanpage e Erri De Luca, ma anche “la società civile” in senso più ampio che, tramite Paolo Flores D’Arcais, direttore di MicroMega, arriva a promuovere una petizione al Presidente della Repubblica per chiederne la grazia.
Ma a sottolineare come il popolo No TAV ha saputo aprirsi, estendere la sua lotta oltre i confini di una piccola valle, per arrivare via via a incidere nelle contraddizioni in “campo avverso” e creare un problema politico di cui non si può non curarsi, ci sono anche gli attestati di solidarietà di figure istituzionali e di parlamentari che si esprimono (con riserva o meno – questo ha minore rilevanza) contro un atto che viene da più parti denunciato come “sproporzionato” o “vergognoso”. A Nicoletta giunge la solidarietà dell’amministrazione di Bussoleno, dei sindaci della Val Susa e dei parlamentari piemontesi del Movimento Cinque Stelle più vicini alla lotta NO TAV, ma anche di Paolo Cento e di Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, dell’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, di Tommaso Cerno, senatore del Pd, del sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che si contraddistingue per aver promosso assieme all’assessore alla Cultura Eleonora de Majo, il 17 gennaio, il dibattito “Diritto a resistere”, un momento di confronto e discussione sugli spazi di agibilità democratica e di diritto al dissenso, a partire proprio dall’arresto di Nicoletta.
Per lei e la legittima lotta NO TAV ha preso pubblicamente posizione Gianluca Vitale, copresidente di Legal Team Italia e anche suo difensore, come l’Associazione Nazionale Giuristi Democratici.

Nicoletta, tuttavia, è ancora in carcere, sottoposta a piccole e grandi provocazioni. Le testimonianze di solidarietà sono importanti, ma vanno considerate come elementi atti a potenziare una mobilitazione che con chiarezza e determinazione deve perseguire la sua liberazione e la conclusione della persecuzione giudiziaria contro il Movimento NO TAV, una mobilitazione capace di valorizzare le mille crepe che la vicenda ha aperto nel campo delle forze politiche e delle istituzioni.
Benché nelle carceri italiane siano detenuti decine di attivisti e militanti e altre centinaia scontino pene “alternative” al carcere, la carcerazione di Nicoletta Dosio rappresenta più di ogni altra il carattere persecutorio di una giustizia che si abbatte contro la parte sana e resistente del nostro paese. Liberare Nicoletta Dosio non è “una questione del Movimento NO TAV”, è una questione politica che riguarda tutti, antifascisti, democratici, progressisti, perché è nell’interesse di tutte le masse popolari.
Occorre quindi una mobilitazione “straordinaria” che a partire dall’obiettivo comune alimenti la più generale lotta contro la repressione, il coordinamento e l’unità di azione, per vincere la battaglia e farci compiere un passo avanti nella nostra guerra.

C’è stato un tempo in cui Beppe Grillo partecipava alle manifestazioni NO TAV al fianco di chi violava divieti e precettazioni. Il M5S ha raccolto molto del suo consenso elettorale in Val Susa o comunque grazie alla propaganda contro il TAV. Poi il governo del M5S ha girato le spalle ai NO TAV e alla Val Susa, approvando di fatto l’inizio dei lavori, cioè della devastazione del territorio per favorire speculatori e affaristi.
Se a Beppe Grillo e al M5S è rimasto un briciolo di senso di responsabilità verso le masse popolari devono mobilitare in massa, in ogni sede – anche nelle piazze – ministri, segretari, sottosegretari e parlamentari e senatori per la liberazione di Nicoletta Dosio.
Senza firmare alcuna cambiale in bianco, che sarebbe del tutto ingiustificata, il “popolo NO TAV” deve prendere per l’orecchio Beppe Grillo e lo stuolo di uomini e donne del M5S nelle istituzioni e portarli di fronte alle Vallette e in piazza a Torino, di fronte alla Prefettura, dentro i recinti del cantiere TAV, ecc. Del resto siedono nelle istituzioni perché hanno fatto promesse. E’ il momento che si alzino dalle sedie che hanno guadagnato, la smettano di coccolarsi col PD e riprendano il posto in cui li avevano lasciati gli attivisti dei Meet – up, gli operai e le masse popolari di questo paese, quegli 11 milioni di persone che hanno votato M5S nel 2018.

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