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Il governo dei Signorsì: il punto sulla crisi politica italiana

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Febbraio 5, 2020
in Resistenza n. 2/2020
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Il punto sulla crisi politica italiana

 Alla Comunità Internazionale degli imperialisti UE, USA e sionisti il governo Conte 2 va bene così com’è e, se continua sulla rotta che ha seguito dallo scorso agosto, non possono chiedergli di più: ha rispettato i diktat della BCE sui conti pubblici e ha creato le condizioni per “rivedere” Reddito di Cittadinanza e Quota 100, si è schierato senza battere ciglio a favore del MES, ha cacciato (o fatto dimettere) il Ministro della Pubblica Istruzione che scocciava per avere più fondi per la scuola pubblica, si è allineato con la Comunità Internazionale sulla Libia, non ha preso le distanze dall’omicidio di Soleimani e anzi ha colto l’occasione per schierarsi con gli USA e contro l’Iran, ha confermato l’impegno e la disponibilità per il traffico e lo stoccaggio di armi in territorio italiano e non si lagna per l’uso delle basi NATO e USA nelle missioni criminali degli imperialisti USA.

Anche ai padroni, tutto sommato, va bene così. Non ha abrogato i Decreti sicurezza di Salvini, che limitano pesantemente l’agibilità sindacale e reprimono i lavoratori più decisi a lottare, ha alzato la voce con timidezza contro la Whirlpool che vuole chiudere lo stabilimento di Napoli, ma si guarda bene dal fare l’unica cosa sensata ed efficace, nazionalizzarla.
Lo stesso vale per l’ILVA di Taranto, per non parlare del buco nell’acqua della propaganda sulla revoca delle concessioni delle autostrade ai Benetton (del resto, loro si scusano tanto per le vittime del ponte Morandi). Se poi parliamo di Alitalia, sono i capitalisti tedeschi a sfregarsi le mani poiché la vendita a Lufthansa è rimasta l’unica opzione in campo in luogo del fallimento ufficiale, evitato solo grazie a un ulteriore “prestito” dello Stato. Prestito che, ovviamente, risulterà essere a beneficio di Lufthansa che subentrerà ai commissari governativi per finire di spolpare quello che rimane della compagnia di bandiera.

I mercati sono stabili quanto lo possono essere in una situazione di crisi generale, le quotazioni del debito sono ok e anche lo spread è sotto controllo, i vertici della BCE e della Commissione UE spandono ottimismo e parlano di rilancio di una politica di sviluppo (anche questo non costa nulla). Insomma, per quel che riguarda “quelli che contano”, il governo Conte 2 è un governo che ha fatto quello che doveva fare: tentare di normalizzare la bolla anomala del Conte 1 e riportare il paese nel solco dello smantellamento dei diritti, delle conquiste e delle tutele dei lavoratori e delle masse popolari.

Tuttavia, la sufficienza strappata ai severi funzionari del capitale internazionale e agli incontentabili padroni italiani non consente al governo di adagiarsi sugli allori: ci sono milioni di persone che avevano votato il M5S per rompere il sistema politico delle Larghe Intese, della UE e della BCE e ora si ritrovano invece uno dei pilastri delle Larghe Intese seduto a fianco al governo; ce ne sono altri milioni che avevano votato la Lega – grazie alla propaganda antisistema di Salvini – che scalpitano contro “la sinistra col portafoglio a destra”. C’è insomma una parte maggioritaria delle masse popolari che non è per nulla d’accordo con la politica “del buon senso” e “della responsabilità verso la UE”. I risultati delle elezioni in Emilia Romagna e Calabria inaugurano lunghi mesi di campagna elettorale (in Toscana, Liguria, Veneto, Campania, Marche e Puglia). Incombe sul governo Conte 2, e questa volta anche sul M5S che nel 2018 ne aveva beneficiato, la breccia che le masse popolari hanno aperto nel sistema politico borghese, cioè quell’insieme di sfiducia, protesta e ribellione che si esprime anche sul terreno elettorale e che era già costato caro al PD e a Berlusconi. E’ il terrore per questa breccia il motivo per cui, nonostante gli sforzi del PD, il governo Conte 2 non è ancora completamente rientrato nei ranghi delle Larghe Intese. Le manovre per “richiudere la breccia” sono infatti già costate il posto di capo politico del M5S a Di Maio, hanno prodotto il tracollo del M5S in Emilia Romagna e in Calabria e stanno disgregando il PD in mille fazioni, al punto che Zingaretti è tentato di scioglierlo per fondare un nuovo partito.

Per quanto riguarda la Lega, aver puntato tutto sulla vittoria in Emilia Romagna per dare la spallata al governo Conte 2 si è rivelata una mossa azzardata: i risultati hanno ulteriormente ridimensionato la già poca convinzione di Salvini di andare a elezioni anticipate.

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