Violare in massa i Decreti Sicurezza fino ad abrogarli, organizzarsi e coordinarsi contro le leggi antipopolari e le condanne per reati sociali

Man mano che avanza la crisi generale, aumenta la resistenza dei lavoratori e delle masse popolari e conseguentemente aumenta la repressione.
A fronte di spazi di agibilità che si riducono sempre di più (vedi manifestazioni e cortei che possono tenersi solo in certe zone delle città, solo in certi giorni, ecc.), aumenta il ricorso a un’articolata legislazione che punta a mettere fuorilegge le forme di resistenza o attraverso tutta una serie di dispositivi restrittivi delle libertà personali (fogli di via, obblighi di firma e obblighi di dimora, ritiro della patente di guida per “mancanza dei requisiti morali”, ecc), oppure attraverso multe e decreti penali di condanna che colpiscono economicamente non solo i diretti interessati, ma anche le loro famiglie.
I Decreti Salvini sulla sicurezza hanno inoltre introdotto i reati di picchetto e blocco stradale, due forme di lotta classiche del movimento operaio, che vengono non a caso puniti con multe fino a 4 mila euro. E’ in atto una gigantesca e dispiegata operazione repressiva contro le masse popolari che non si rassegnano al peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro. E’ necessaria una mobilitazione ampia e capillare che la neutralizzi.

Quanto più aumenta la repressione tanto più è difficile per la classe dominante mantenere il controllo della situazione poiché il numero di chi vi si ribella aumenta e interi settori sociali sono sempre più coinvolti in questo meccanismo.
La repressione contro gli operai del SI COBAS, contro il Movimento NO TAV, contro i pastori sardi, contro il movimento di lotta per la casa, contro gli attivisti e i militanti politici rendono possibile – e non solo necessario – un ampio coordinamento per violare le condanne e le leggi antipopolari, per rovesciare la repressione contro chi la promuove e farla diventare un problema politico più grande di quello che le autorità e le istituzioni borghesi vogliono affrontare “alla loro maniera”.

Il passo da compiere è moltiplicare le occasioni di confronto collettivo su come valorizzare le iniziative che già vanno in questo senso (vedi l’esempio di Nicoletta Dosio e della nostra compagna Rosalba Romano) affinché esse fungano da apripista di un movimento più ampio per rompere la catena della repressione. Non è semplice violare i fogli di via e le restrizioni, rifiutare il pagamento delle multe e dei decreti penali di condanna, rendere l’esecuzione di una condanna o di una misura cautelare una questione collettiva e politica anziché individuale. Non tutti possono o se la sentono di scendere sul terreno della disobbedienza aperta e dispiegata, ci sono molte cose da considerare per ognuno. Però ogni passo in questo senso rafforza la lotta comune.

Il contesto politico è favorevole, nel senso che oltre alla spinta che viene “dal basso” ci sono le prese di posizione e le iniziative di intellettuali, esponenti politici, di sinceri democratici, che occorre valorizzare al meglio. Un esempio di questo è la proposta di Paolo Flores D’Arcais che, rispetto all’arresto di Nicoletta Dosio, si è fatto promotore della richiesta di grazia a Mattarella. Comprensibilmente e giustamente, Nicoletta Dosio ha declinato la possibilità di una soluzione individuale perché il problema è politico e collettivo.
Anche la discussione rispetto all’amnistia sociale che si è aperta nel movimento popolare e che trova il consenso di personalità, esponenti politici e portavoce di grandi associazioni democratiche è rappresentativa del contesto politico. L’amnistia sociale è per sua natura una rivendicazione alle istituzioni: è chiaro che non ci sarà nessuna amnistia sociale se essa rimane una rivendicazione slegata dalla mobilitazione pratica, dalle “forzature” e dalle iniziative di rottura condotte dal basso.

Sempre dal basso e valorizzando il ruolo della “società civile” e di chi nelle istituzioni sarà in grado di contribuire e vorrà farlo, deve venire la spinta capace di imporre l’abrogazione immediata dei Decreti Salvini sulla sicurezza e dei Decreti Minniti. Essi sono uno la conseguenza dell’altro, sono il “passaggio del testimone” dal PD alla Lega, sono tutti manifestazione del programma comune che, quale sia il colore del governo, afferma sempre gli interessi dei padroni. Sono un’ennesima forzatura, da destra e dall’alto, della Costituzione. Sono la dimostrazione che per applicare la Costituzione bisogna violare le leggi antioperaie e antipopolari e che ogni disobbedienza a quelle leggi è legittima, anche se è illegale!

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