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Ecco le motivazioni con cui il giudice Braggion ha condannato Rosalba della redazione di “Vigilanza Democratica”

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Settembre 6, 2018
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La solidarietà è un’arma, sostenere la cassa di resistenza per le spese legali!

 

Nei mesi di gennaio-marzo abbiamo condotto una campagna nazionale contro il processo orchestrato presso il Tribunale di Milano nei confronti della compagna Rosalba, membro del P.CARC e della redazione di Vigilanza Democratica, accusata di aver “diffamato” Vladimiro Rulli (ex agente del VII Reparto Mobile di Bologna) con l’appello “Cosa deve ancora accadere perché il VII Reparto mobile di Bologna venga smantellato?” che fu pubblicato sul sito Vigilanza Democratica.

Solidarietà di classe. Centinaia e centinaia sono state le prese di posizione di solidarietà da parte di compagni, sinceri democratici e organismi che lottano per l’applicazione delle parti progressiste della Costituzione, per l’introduzione del numero identificativo sulle divise delle forze dell’ordine, di un effettivo reato di tortura e lo scioglimento dei reparti delle forze dell’ordine che si distinguono per violenze e abusi. Abbiamo raccolto solidarietà anche da Luigi De Magistris, Sabina Guzzanti, Moni Ovadia, Lucia Uva, Viola Carofalo, il giurista Felice Besostri, l’avvocato Gianluca Vitale, la Banda Bassotti, Giorgio Cremaschi, Paolo Ferrero e  Maurizio Acerbo, l’eurodeputata Eleonora Forenza, il presidente della X Municipalità di Napoli Ivo Poggiani, gli operai della FCA di Pomigliano, Mirafiori e Cassino, della GKN, il Comitato Vele e il Cantiere 167 di Scampia e molti altri.

Il processo si è concluso il 30 marzo con la condanna emessa dal giudice Paola Maria Braggion del Tribunale di Milano nei confronti di Rosalba. La condanna obbliga la compagna a pagare immediatamente 5.000 euro di provvisionale a Rulli, al pagamento alla parte civile (ossia lo Stato) di 5.000 euro di multa in caso di conferma del verdetto negli altri gradi di giudizio, al pagamento delle spese processuali e delle spese necessarie per pubblicare la sentenza sul Corriere della Sera di Milano. 

Rendiamo  pubbliche (Scaricabili qui Motivazioni sentenza della condanna di Rosalba) le motivazioni della sentenza del 30 marzo depositate dal giudice Braggion ed entriamo nel merito della condanna.

 

Condanna politica. L’esito del processo, la sentenza, non qualifica l’azione di Rosalba e del sito Vigilanza Democratica, che è legittima e giusta perché è dalla parte delle masse popolari, contro gli abusi della forze dell’ordine, l’impunità, per l’introduzione del codice identificativo e di un effettivo reato di tortura. La sentenza qualifica solamente la posizione della Braggion. La condanna contro Rosalba è una condanna politica. Le motivazioni emesse, e che ora rendiamo note, lo mostrano chiaramente. C’è infatti un’inconsistenza di fondo dell’impianto accusatorio e l’assenza totale di prove contro la compagna:

– l’accusa di “diffamazione” è campata in aria ed è usata strumentalmente per violare la libertà d’espressione e di propaganda sancita dalla Costituzione del 1948;

– per quanto riguarda poi gli elementi usati contro la compagna, emerge bene che non ci sono prove che sia stata lei a scrivere l’appello “incriminato” oppure a pubblicarlo sul sito di Vigilanza Democratica.

Il giudice a fronte di questa situazione anziché assolvere la compagna per il reato di “diffamazione” ha fatto una forzatura e l’ha condannata perché in qualità di intestataria del sito “Vigilanza Democratica” non ha rimosso l’appello. In altre parole: il giudice Braggion ha cambiato di fatto e senza comunicarlo all’imputata e al suo avvocato il capo di imputazione, cosa illegale e in aperta violazione del diritto alla difesa!

Inoltre, come viene chiaramente sottolineato nelle motivazioni che vi invitiamo a leggere con attenzione, il non aver rinnegato in tribunale l’azione svolta dal sito contro gli abusi delle forze dell’ordine e l’impunità è considerata un’aggravante.

Giustizia di classe. Questa esperienza conferma che la magistratura è campo nemico (anche se è attraversata da numerose contraddizioni, su cui dobbiamo incunearci per rafforzare la lotta contro gli attacchi repressivi) e le motivazioni con cui la Cassazione ha confermato il licenziamento dei 5 operai di Pomigliano sono una conferma che il terreno principale per difendere e affermare i diritti non è quello giudiziario, ma quello della mobilitazione degli operai e del resto delle masse popolari, dell’unità del movimento popolare contro la crisi, dell’estensione dei metodi di lotta efficaci. Le sentenze contro le masse vengono applicate, quelle poche a loro favore restano spesso inapplicate (vedi quelle contro Marchionne e pro FIOM alla FCA) o vengono ribaltate (vedi le condanne ThyssenKrupp).

“I lavoratori avanzati devono approfittare del fatto che la borghesia per perpetuare il suo regime di sfruttamento ha bisogno che una larga parte dei lavoratori siano illusi della democrazia borghese e rassegnati al corso delle cose. Il “basso profilo” di alcuni inquisiti perseguitati dalle forze dell’ordine borghese e di alcuni imputati nei processi politici, di tutti quelli che sperano di cavarsela “stando buoni” o peggio ancora chiedendo perdono, questo “basso profilo” favorisce l’arroganza e gli abusi di corpi come il VII Reparto Mobile di Bologna. Non piegarsi alla repressione, denunciare su larga scala la repressione e più ancora gli abusi della Polizia e dei Carabinieri, essere solidali con tutti quelli che sono colpiti dalla repressione perfino quando critichiamo alcuni dettagli della loro condotta perché controproducenti: ecco tre componenti importanti della più generale lotta per porre fine al catastrofico corso delle cose e mobilitare e organizzare i lavoratori e il resto delle masse popolari fino costituire il Governo di Blocco popolare e avanzare nella rivoluzione socialista” (dal Saluto di Ulisse, segretario generale del (n)PCI, all’assemblea contro la repressione tenuta a Milano il 30.03.18).

La necessità di organizzare la lotta contro le pene pecuniarie. “Quanto più i lavoratori resistono agli effetti della crisi generale del capitalismo, tanto più i vertici della Repubblica Pontificia rafforzano e allargano il controllo e la repressione. Non a caso imperversano sempre più le pene pecuniarie. Le pene pecuniarie sono gravi per i lavoratori, senza oneri per lo Stato e insignificanti per i ricchi. Per i ricchi significano licenza di commettere reati: a Berlusconi una pena di 10, 100 mila euro, perfino di un milione di euro non fa né caldo né freddo, mentre una pena anche solo di mille, di 5 o 10 mila euro per molti proletari è peggio persino della condanna alla prigione, specie se comunque si è precari o disoccupati” (dal Saluto di Ulisse, segretario generale del (n)PCI, all’assemblea contro la repressione tenuta a Milano il 30.03.18).

Abbiamo deciso di pagare la provvisionale di 5.000 euro all’agente Rulli, perché in caso di non pagamento si sarebbe rivalso sullo stipendio di Rosalba e noi come Partito non siamo attualmente nella posizione di fare una campagna di massa sul non pagamento delle sanzioni pecuniarie. Il mancato pagamento sarebbe quindi rimasto un caso individuale e di conseguenza esposto a ritorsioni.

Il problema delle sanzioni pecuniarie contro compagni ed esponenti delle masse popolari resta però aperto ed è un campo della lotta di classe su cui dobbiamo necessariamente avanzare con l’organizzazione, il coordinamento, lo sviluppo di metodi di lotta, la creazione di un ampio fronte trasversale a tutti gli organismi che oggi lottano contro gli effetti peggiori della crisi fino ad arrivare a giuristi e aggregati come Attuare la Costituzione mobilitandoli affinché facciano ricorsi per anticostituzionalità delle sanzioni pecuniarie (che significano impunità per i ricchi). Il nostro partito contribuirà alla costruzione e sviluppo di questo campo di lotta.

Infine lanciamo l’appello a tutti coloro che lottano per l’applicazione delle parti progressiste della Costituzione, contro la  repressione, gli abusi delle forze dell’ordne e l’impunità a contribuire alla cassa di resistenza versando un contributo economico a:

  • Tramite > PAYPAL
  • Bonifico IBAN: IT79 M030 6909 5511 0000 0003 018 -CCB Intestato a Gemmi Renzo
  • Ricarica Postepay n. 5333 1710 0024 1535 -Carta intestata a Gemmi Renzo

La solidarietà è un’arma, usiamola!

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