Il 10 luglio il nostro compagno Igor Papaleo è intervenuto all’iniziativa organizzata al Senato da Giuristi Democratici, con il patrocinio del Senatore Giuseppe De Cristofaro di Avs.
All’iniziativa hanno partecipato anche l’avvocato Antonello Ciervo (Giuristi Democratici), l’avvocato Alfonso Tatarano, Eddy Sorge del Movimento disoccupati 7 novembre e la deputata Stefania Ascari del M5s.
Per quanto riguarda gli elementi emersi dagli interventi dei presenti rimandiamo direttamente alla registrazione dell’iniziativa. Aggiungiamo alcune considerazioni in calce.
Il nostro compagno Igor Papaleo è uno dei dirigenti del P.Carc che lo scorso 21 aprile ha subito le perquisizioni domiciliari per “associazione sovversiva” ordinate dalla Procura di Napoli.
L’inchiesta da cui sono scaturite quelle perquisizioni è un attacco politico al Partito dei Carc, a tutta la Carovana del (n)Pci, ma è un più generale attacco a quanto rimane dei diritti e delle conquiste strappate con la vittoria della Resistenza. Non solo in ragione delle strumentali accuse che corredano gli atti giudiziari, non solo perché si tratta di un vero e proprio teorema imbastito con intento persecutorio, ma anche perché le carte mettono nero su bianco che ad essere perseguito è “l’obiettivo di instaurare il socialismo” e perché i “reati contestati” sono tutti ascrivibili alla normale attività di formazione, di propaganda e di organizzazione di un partito comunista. Ma non è tutto.
L’inchiesta da cui sono scaturite le perquisizioni del 21 aprile è parallela a un’analtra inchiesta aperta dalla Procura di Milano per “istigazione a delinquere motivata dall’odio razziale”. Il pretesto di una simile accusa è stata l’esposizione di cartelli con i volti di alcuni agenti sionisti che operano in Italia, avvenuta durante un corteo in solidarietà al popolo palestinese il 28 settembre 2024.
Entrambe le inchieste, a loro volta, sono in qualche modo legate alle perquisizioni che il 10 giugno hanno colpito, a Firenze, tre simpatizzanti e collaboratori del P.Carc; in questo caso l’accusa è “diffamazione contro Marco Carrai e imbrattamento”.
Tutte e tre questi attacchi repressivi sono legati da più elementi: poggiano su impianti accusatori deboli e arbitrari, inquadrano nel novero dei reati attività del tutto “normali”, che vengono quindi perseguite “per legge”. Ma soprattutto sono il risvolto pratico dell’iniziativa di un gruppo di parlamentari di Fratelli d’Italia – nostalgici del ventennio e servi degli agenti sionisti di cui sopra, se non agenti sionisti a loro volta – che lo scorso ottobre aveva espressamente chiesto al Ministro dell’interno, Piantedosi, di “prendere provvedimenti contro il P.Carc”.
E il Ministro dell’interno lo ha ha fatto.
Che il nostro compagno Igor Papaleo abbia avuto la possibilità di intervenire in questa iniziativa è parte della solidarietà che abbiamo ricevuto – e che stiamo ricevendo – a seguito degli attacchi repressivi. È una dimostrazione, forse piccola ma molto importante, che la solidarietà a chi è colpito dalla repressione è uno strumento che spunta le armi del nemico: indebolisce l’attacco, impedisce l’isolamento, ostacola la criminalizzazione politica e mediatica.
Una seconda considerazione riguarda il fatto che l’iniziativa ha avuto il pregio di affrontare la questione della repressione in senso ampio. Per la natura dell’iniziativa (solo un’ora di tempo o poco più) e anche in ragione di alcune defezioni legate a questioni organizzative e logistiche, le esperienze dirette e concrete di lotta e resistenza alla repressione sono state limitate: il P.Carc e il Movimento Disoccupati 7 novembre. Ma sono state esperienze rappresentative dell’ondata repressiva in atto nel paese.
A questo proposito una precisazione. La repressione che si sta abbattendo su movimenti, organismi, singoli NON è dimostrazione di forza del governo Meloni, è una dimostrazione di debolezza. È una rappresaglia contro quel movimento popolare che ha fatto vacillare il governo nei mesi di settembre e ottobre. E la rappresaglia, la repressione, si può rivoltare contro chi la promuove.
L’iniziativa del 10 luglio ne è stata una dimostrazione.
Una terza considerazione è di carattere più generale. Giuseppe De Cristofaro di Avs e Stefania Ascari del M5s sono due esponenti di partiti che compongono il campo largo.
Anche loro, individualmente, contribuiscono alla propaganda “elettorale costante” in cui è immerso il nostro paese da mesi, campagna elettorale che andrà sviluppandosi nel prossimo periodo.
Abbiamo ovviamente considerato anche questo aspetto nei ragionamenti attorno alla preparazione e allo svolgimento dell’iniziativa del 10 luglio. E ci siamo detti che ben più che essere “una pericolosa occasione di strumentalizzazione a fini elettorali”, l’iniziativa era, sarebbe stata, l’occasione per aprire una breccia di concretezza in una campagna elettorale aleatoria e a tratti stucchevole.
Ci siamo detti, anzi, che iniziative come queste contribuiscono a due movimenti: contribuiscono a far emergere il ruolo antipopolare del governo Meloni e a far emergere una sinistra chiamata a mettersi a disposizione dell’ampia area che ricerca un’alternativa.
Proprio per questo, iniziative di questo tipo non si limitano a intervenire nel dibattito politico esistente, ma rappresentano, nei fatti, un’irruzione nel teatrino della politica borghese e nelle liturgie elettorali, trasformando quel terreno in un campo minato per il cosiddetto campo largo perché contribuiscono ad alimentare la divisione dell’uno in due: da una parte chi sceglie di mettersi a disposizione del movimento popolare, dall’altra chi non è disposto a farlo. Sono iniziative che servono a far emergere e affermare gli interessi delle masse popolari: sì, anche nei palazzi del potere! È anche alla luce di questa prospettiva che va riconosciuto il valore dell’iniziativa del 10 luglio.
Per questo ringraziamo Giuseppe De Cristofaro, Stefania Ascari e i giuristi che sono intervenuti: quale che sia l’esigenza specifica che li ha spinti a promuovere e partecipare all’iniziativa, hanno saputo rispondere a un’esigenza più generale, quella di alimentare un fronte comune su un terreno concreto di mobilitazione: la lotta contro la repressione, la criminalizzazione e l’isolamento.
E per questo riteniamo ben significativo anche il contributo del Movimento disoccupati 7 novembre: poche ore prima era in piazza a contestare il campo largo, a Napoli, e poche ore dopo era in Senato a un’iniziativa patrocinata da esponenti del campo largo. È una dimostrazione di autonomia politica e di spirito d’iniziativa: entrambi ingredienti preziosi anche nella lotta contro la repressione, nella resistenza alla repressione e nella più generale mobilitazione per costruire il fronte dell’unità di classe.

![[Genova] Solidarietà a tutti gli indagati e denunciati. Contro la repressione passare al contrattacco!](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/02/corteo-22-settembre-gaza-941100.jpeg?fit=1024%2C577&ssl=1)




