Sta suscitando grande dibattito la doppia irruzione che prima i Disoccupati organizzati e poi Potere al Popolo hanno messo in campo a Napoli mercoledì 8 luglio a piazza del Gesù, dove quattro gatti stavano assistendo al primo penoso comizio dei leader del campo largo di questa campagna elettorale, nella città e nella Regione in cui, a loro dire, vanno alla grande e dimostrano di poter governare il paese.
Cosa hanno fatto con la loro irruzione i Disoccupati organizzati e Potere al Popolo?
I Disoccupati sono entrati nella piazza in centinaia per contestare Manfredi e la sua giunta del campo largo corresponsabile insieme al governo Meloni della sospensione del progetto di tirocinio lavoro per 1200 famiglie.
Con la loro azione i disoccupati non hanno permesso ai politicanti del campo largo di fare campagna elettorale in una delle principali città che amministrano con le stesse e identiche politiche antipopolari della destra che dicono di voler combattere.
I compagni di Potere al popolo hanno invece fatto irruzione davanti al palco intonando cori e contestando i bugiardi seriali Manfredi e Fico intenti a girare la manovella della macchina del fumo elettorale dichiarando vere e proprie balle.
La più evidente è la rivendicazione di aver difeso l’acqua pubblica in un momento in cui Fico non ha rimosso neanche uno degli attuali gestori privati e in cui proprio la giunta del campo largo di Napoli sta trasformando la società ABC in una SpA per aprire le porte alla privatizzazione. Manfredi e Fico sono gli stessi, che con l’allora presidente del consiglio Mario Draghi, hanno sottoscritto con il patto per Napoli, un pacchetto di svendita del patrimonio pubblico (compresi alcuni monumenti), persecuzione fiscale delle masse napoletane e privatizzazione dei servizi della città.
Durante tutta la giornata di ieri è impazzato il dibattito sui social e sui giornali di destra e di sinistra rispetto a queste iniziative di lotta.
La pallida condanna da parte dei vertici del campo largo risulta estremamente debole, come estremamente debole risulta la piazza vuota a cui stavano starnazzando ed estremamente debole la credibilità delle cose che da quel palco hanno detto. Su questo l’immagine di giornata è il cuor di leone Manfredi che vedendo le contestazioni ha cominciato a sudare e balbettare come un disco rotto cose incomprensibili.
È emerso però un distinguo anche tra diverse forze che non fanno parte del campo largo nel separare l’irruzione dei disoccupati che irrompevano per una vertenza da quella di Potere al Popolo che invece è un partito politico.
Sono posizioni sbagliate e nocive. Questi distinguo non hanno altro effetto che staccare le masse popolari organizzate dalle organizzazioni politiche anti larghe intese e salvare la faccia a chi in quella piazza è giusto che sia contestato, accusato e costretto a dare spiegazioni sul suo operato.
Le irruzioni combinate di forze politiche anti larghe intese e organizzazioni popolari nei comizi elettorali del campo largo o del polo Meloni non sono un errore, anzi devono diventare una linea. Devono essere una pratica da diffondere in tutto il paese!
Sono azioni utili a fare sin da subito della “liturgia elettorale” (comizi, dibattiti, banchetti, passerelle) un campo minato per le Larghe Intese. Servono a far emergere e affermare gli interessi delle masse popolari.
Servono a verificare nella pratica quelle forze che agiscono sin da subito negli interessi delle masse popolari o si sottomettono alle buffonate del teatrino della politica borghese. Servono a distinguere anche nel campo largo chi cerca una strada per essere utile al movimento delle masse popolari o stare al carro del PD e di tutte le nefandezze di cui è promotore da quarant’anni.
Le diverse organizzazioni politiche anti larghe intese, i collettivi di fabbrica, i comitati popolari e studenteschi devono fare queste irruzioni insieme, coscientemente e in maniera coordinata. Trasformarle in occasioni non solo di protesta ma di confronto politico, unità d’azione e solidarietà di classe.
L’unità è un tema cruciale anche per la costruzione dell’alternativa elettorale. Per le forze anti larghe intese questa campagna elettorale infatti deve servire a costruire convergenze, sperimentare la politica delle alleanze, alimentare il coordinamento e il protagonismo degli organismi operai e popolari, contrastare la delega e frantumare prassi e liturgie della politica borghese.
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Le irruzioni sono una pratica di lotta (non l’unica) da usare per alimentare il protagonismo popolare e l’ingovernabilità del paese per i vertici della Repubblica Pontificia. Non dobbiamo mai lasciare campo libero alla borghesia e ai suoi agenti. Dobbiamo sviluppare sistematicamente la lotta di classe e far emergere chiaramente l’antagonismo di classe che sta alla base di ogni fenomeno.
Dobbiamo usare la campagna elettorale per rafforzare l’unità di tutto il movimento popolare, il coraggio di passare all’attacco contro chi da anni si fa promotore di politiche antipopolari e rendergli il paese ingovernabile.



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