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Trovate telecamere e microfoni in Galleria Principe di Napoli

Agenzia Stampa Staffetta Rossa by Agenzia Stampa Staffetta Rossa
Luglio 7, 2026
in Federazione Campania, Federazione Campania, In breve
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Trovati all’interno della Galleria Principe di Napoli, installati in un posto nascosto, microfoni, telecamere e il resto dell’armamentario per spiare le attività svolte davanti agli spazi GalleriArt, luogo in cui da oltre 13 anni nostri militanti, insieme a decine di associazioni, collettivi e comitati di lotta, svolgono diverse attività sociali, culturali, politiche, aggregative e mutualistiche.

I dispositivi sono stati rimossi. Non sappiamo se questi strumenti siano collegati al procedimento giudiziario, che abbiamo reso pubblico a seguito dalle perquisizioni del 21 aprile che la Procura di Napoli sta muovendo contro alcuni nostri compagni, ma non sarà certo in questi spazi che le forze del “disordine” potranno portare avanti ulteriori provocazioni e montature giudiziarie.

Anziché spiare i comunisti, comitati, associazioni e realtà popolari che da anni costruiscono un’alternativa al degrado, all’abbandono e al resto delle conseguenze del capitalismo, vadano a prendere i padroni della città come Caltagirone che ha inquinato Bagnoli e non ha risarcito un euro, grazie alla complicità della giunta Manfredi. Vadano a prendere la Q8 che da anni infesta l’aria e l’acqua di Napoli est. Vadano a prendere gli occupanti Usa e sionisti che in barba all’articolo 11 della Costituzione italiana fanno partire dalle basi Usa e Nato ordini, informazioni e armi per le guerre nell’Asia occidentale (dalla Palestina all’Iran), in Ucraina e in Africa. È la solita storia di chi fa i deboli con i forti e i forti con i deboli.

Questo episodio conferma la necessità per tutto il movimento comunista, operaio e popolare del nostro paese di trattare, sistematicamente e con metodo, il tema della vigilanza democratica e rivoluzionaria, dello spionaggio poliziesco e della tutela di organizzazioni e militanti dalla repressione sia con la denuncia pubblica che con la messa in campo delle dovute contromisure.

Storicamente gli spazi politici, sociali e autogestiti dagli organismi rivoluzionari, politici e sindacali, operai e popolari sono oggetto di intercettazioni ambientali, controllo poliziesco e spionaggio. Eppure il grosso dei partiti del movimento comunista cosciente e organizzato e numerosi sinceri democratici, esponenti della sinistra di classe – che pure parlano spesso di “post-democrazia”, “democratura”, “democrazie autoritarie”, “democrazie illiberali” e simili – si comportano come se lo Stato vero fosse quello ideale, “democratico”, “di tutto il popolo”.

In Italia dal 1947 (fine dei governi del Comitato di Liberazione Nazionale) vige un regime di controrivoluzione preventiva analogo a quello degli altri paesi imperialisti. È il regime che all’inizio dell’epoca imperialista ha preso il posto della democrazia borghese, che invece era il potere politico in mano a istituzioni elette solo dai membri delle classi dirigenti. Si tratta di un regime che oggi si regge in particolar modo su due pilastri principali:

– l’intossicazione delle menti e dei cuori delle masse popolari con una serie di iniziative e misure atte a promuovere ignoranza e diversione dalla lotta di classe da un lato (promozione di programmi televisivi intellettualmente degradanti, diffusione di massa dell’uso di tecnologie alienanti, disgregazione sociale, impoverimento della scuola pubblica, abbrutimento, terrorismo mediatico, disinformazione, ecc.);

– dall’altro lato la repressione dei comunisti, delle avanguardie di lotta e il restringimento degli spazi di agibilità politica, sindacale e di organizzazione di cui sono espressione gli ultimi decreti sicurezza, combinati con sistemi di spionaggio di massa (tracciare il profilo di ogni individuo tramite social network, controllo dei contenuti diffusi su Internet e censura, videosorveglianza, ecc.).

Leggi anche Appello alla solidarietà contro la repressione e alla mobilitazione per un governo che attua la Costituzione

Lo spionaggio e l’attività di dossieraggio, quindi, sono parte integrante di questo regime e sempre più entrano nella vita di tutti i giorni. E anche questo è repressione e controllo. Non sono un’eccezione o una “stortura” della democrazia, sono aspetti del regime politico del nostro paese e del resto dei paesi imperialisti.

Essi rientrano in una campagna repressiva più ampia con cui oggi il governo, le procure e le questure, agitando lo spauracchio del terrorismo, puntano a spezzare, isolare e silenziare tutte quelle realtà politiche, associazioni e singoli che diventano centro di raccolta e di organizzazione di chiunque oggi voglia opporsi al catastrofico corso delle cose.

Questa campagna repressiva è un segnale della crescente difficoltà della classe dominante a riconquistarsi anche un minimo di consenso delle masse popolari e arrestare la crescente mobilitazione contro la terza guerra mondiale, a difesa della Palestina e dei popoli oppressi, in difesa di sanità, diritto allo studio, a difesa dell’ambiente e per la salvaguardia dei territori, contro lo smantellamento dell’apparato produttivo e per il lavoro.

È necessario che il movimento comunista, antimperialista e rivoluzionario abbia una concezione, una linea di condotta e si doti degli strumenti per ribaltare gli attacchi per approfittare della debolezza del nemico e incidere nella lotta di classe.

Smascherare e denunciare pubblicamente ogni operazione poliziesca, tentativo di infiltrazione, provocazione delle forze della repressione è dunque anche uno strumento per far ricadere sulla testa il masso che le autorità della repressione hanno sollevato, è un modo concreto per approfittare della debolezza del nemico per spuntare le sue armi e rendere sempre meno efficaci le sue operazioni. È importante fare fronte a questi attacchi, denunciarli sistematicamente, chiedere solidarietà ed esprimerla a chi li subisce ed elevare il livello dell’organizzazione, della lotta e della mobilitazione.

Bisogna rispondere a questi attacchi passando da accusati ad accusatori. Bisogna sempre di più rilanciare la propria attività politica, darsi da fare per costruire un fronte e ampio e popolare contro la repressione e che sia capace di mettere al centro la cacciata del governo Meloni e i suoi padrini.

Per trattare di tutto questo, per alimentare la resistenza, la lotta e la solidarietà contro la repressione ma anche per darsi gli strumenti necessari per farvi fronte, invitiamo tutte e tutti all’incontro di auto-formazione di mercoledì 8 luglio dal titolo: “Conosci i tuoi diritti, difendi la tua libertà” cui parteciperanno giuristi, avvocati e attivisti del P.Carc e della Rete liberi di lottare. L’incontro, che si terrà alle ore 18:00, presso la Chiesa del Carminiello, in via Carlo de Cesare 30 a Napoli vedrà anche la presentazione pubblica del Manuale di Autodifesa Legale.

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