“Manganelli fallimento di Stato”, e ancora “Se loro fanno il fascismo, noi faremo la resistenza”. Queste alcune delle parole d’ordine con cui sabato 31 maggio circa 25.000 manifestanti si sono riversate nelle strade di Roma per la manifestazione nazionale, promossa dalla Rete A pieno regime, contro il DL Sicurezza approvato in Parlamento.
Una manifestazione importante, la cui cifra determinante e di prospettiva è stata la chiara volontà – e necessità – di non fermare la lotta contro il decreto con la sua approvazione, ma di proseguirla violandolo sistematicamente e collettivamente. Questo il filo comune che ha attraversato la piazza. La lotta contro il decreto adesso per vincere deve diventare un problema di ordine pubblico per il governo Meloni e confluire nel resto delle mobilitazioni in corso nel paese fino a cacciarlo.
Per questo il P.Carc era presente con uno spezzone che lanciava la parola d’ordine “Rendere inapplicabile il Decreto Sicurezza” con l’obiettivo di promuovere la mobilitazione per violare il decreto e renderla parte della costruzione del fronte unitario degli oppositori al governo Meloni.
Il corteo che ha attraversato la Capitale è stato il frutto dell’attivismo di organismi operai e popolari, studenteschi, di sindacati di base e confederali, di associazioni e organismi politici che da anni, a livelli diversi, si mobilitano contro le misure antipopolari imposte dalla classe dominante. È stato frutto della ribellione organizzata contro i tentativi del governo Meloni di reprimere gli organismi che promuovono la resistenza, con cui cerca di togliere di mezzo l’opposizione delle masse popolari a quella guerra in cui prova con tutte le sue forze a trascinare il paese.
Tutti gli organismi presenti hanno ribadito un secco NO al restringimento delle libertà democratiche conquistate con la Resistenza e sancite dalla Costituzione del ’48 e alcuni si sono detti pronti a violare i divieti ingiusti imposti dal DL sicurezza. Tutti hanno confermato il perentorio NO alla guerra e all’economia di guerra che il governo Meloni vuole far ingoiare ai lavoratori e al resto delle masse popolari. Tutti sono pronti a tornare in piazza il 21 giugno in quella che deve diventare una mobilitazione unica, ma plurale, capace di alimentare quel fronte unito nella lotta per cacciare il governo Meloni e fermare la Terza guerra mondiale in tutte le forme in cui si manifesta!

Abbiamo intervistato il Movimento No Base, né a Coltano né altrove di Pisa, che era in piazza contro la repressione di chi lotta contro le grandi opere. Ci hanno raccontato che la vertenza No Base è andata avanti insieme a quella contro tutte le grandi infrastrutture destinate a diventare strategiche per gli interessi della classe dominante, ma del tutto inutili e anche dannose per i territori e le masse popolari che li abitano. La lotta contro il Dl sicurezza per i No Base è lotta per difendere il proprio territorio e la libertà di mobilitarsi davanti ai cancelli della Base anche con blocchi stradali per impedire che i lavori avanzino. Per questo ci hanno detto di essere pronti a disubbidire al Dl sicurezza e difendere con i loro corpi il loro territorio.
Simili i motivi che hanno portato a Roma i Giuristi democratici, attivi nella battaglia contro la deriva anticostituzionale e antidemocratica che sta colpendo il nostro paese. Enrico Tonolo ha spiegato la loro presenza in piazza chiarendo che il Dl Sicurezza colpisce tutti in ogni azione quotidiana. Ne sono esempio quelli che oggi osano criticare le scelte delle istituzioni per quanto riguarda le opere pubbliche, prima tra queste il famoso ponte sullo stretto.
Tra i partecipanti anche i giovani di Ultima generazione che, come ci ha raccontato Simone, hanno cominciato a mobilitarsi contro la repressione prima del Dl sicurezza ed erano in piazza il 31 maggio anche perché una delle norme è dedicata a loro, ai ragazzi che bloccano le strade per il clima. “Vedendo tutto quello che è l’impianto del Dl sicurezza però ci siamo mobilitati per il diritto alla protesta in generale perché al di là della questione climatica crediamo che la disobbedienza civile sia fondamentale per tutte le istanze che oggi ci sono in Italia e lottano contro il dissenso. Anche se il corteo non è la nostra modalità classica di lotta, abbiamo deciso di esserci perché vedere questa unione tra realtà diverse ci fa sperare bene per il futuro”. Simone ha proseguito poi spiegando che per loro “la strada è sempre quella di cercare la massima efficacia (delle forme di protesta ND) ragionando su quello che può essere fatto insieme includendo più persone possibili. Noi siamo pronti a violare tutte le disposizioni di questo Dl in modo che farlo sia utile a costruire un dialogo con il resto della popolazione”.
Emiliano ci ha detto invece che gli attivisti di Extinction rebellion erano in piazza non solo perché il Dl sicurezza li colpisce personalmente. “Siamo qui soprattutto perché il Dl sicurezza non colpisce solo l’attivista o quelli che sono già impegnati nel cercare di rendere la società un posto migliore, ma perché colpisce tutte le persone vogliono dissentire dallo status quo oltre che quelle che oggi sono già in uno stato di imprigionamento, sia nelle carceri che nei Cpr”. Emiliano ha poi ribadito l’importanza di violare le norme di questo decreto e ha invitato tutti a farlo collettivamente. A boicottare il Dl e agire come se non ci fosse, perché è incostituzionale. A farlo insieme, violando i fogli di via, denunciando i poliziotti. “Solo insieme ci si può veramente opporre a questo decreto” ha detto. Ci ha detto poi che anche Extinction rebellion sarà in piazza il 21 giugno in solidarietà con la resistenza del popolo palestinese, contro il riarmo e la collaborazione del governo Meloni nelle guerre imperialiste.

Per la libertà di difendere le lotte contro le ingiustizie ambientali e per il diritto all’abitare era in piazza anche la Rete dei numeri pari composta dai comitati contro l’inceneritore di Roma e Lazio, contro la costruzione dei mega porti croceristici a Fiumicino, contro le grandi navi a Chioggia, contro il ponte sullo stretto di Messina, i comitati di Taranto e l’Unione inquilini. “Ci impoveriscono, tagliano i fondi al sociale, all’abitare, al reddito, al salario e ci mettono anche in galera se protestiamo – ha detto Giuseppe De Marzo – lanciamo un appello alle associazioni, movimenti, ai comitati, alle parrocchie, ai presidi antimafia, ma anche a ogni cittadino del paese di contestare una legge ingiusta. Come parte della Rete A pieno regime la disobbedienza civile sarà una delle strade da portare avanti contro le limitazioni di democrazia e in quanto parte della Rete No Rearm aderiamo alla manifestazione nazionale del 21 giugno e lanciamo l’appello e tutte e a tutti a scendere in piazza contro la linea del riarmo postata avanti dall’Europa e la guerra, per il lavoro e la salute”.
Presente anche il Comitato Madri fuori, promosso dalla Società della ragione e da altre associazioni, oggi in lotta contro la repressione delle proteste, seppur pacifiche, all’interno degli istituti penitenziari, ma soprattutto contro la norma del Dl sicurezza che ha abrogato il rinvio obbligatorio della pena per le detenute madri con figli fino a un anno e per le donne incinte. “Prima di questo decreto – ci ha spiegato Katia Poneti – la norma prevedeva che la pena fosse rinviata, col Dl sicurezza invece il rinvio può avvenire a discrezionalità del giudice. Noi chiediamo che sia attuata la legge attualmente in vigore per cui le donne in queste condizioni siano ospitate in case-famiglia protette per avere la possibilità di instaurare un migliore rapporto con i figli e di intraprendere un processo di risocializzazione”.
Abbiamo inoltre espresso la nostra solidarietà a Luca Blasi, assessore alla Cultura e all’Edilizia popolare del III Municipio e portavoce della Rete No Ddl Sicurezza, manganellato dalle Forze dell’Ordine alla mobilitazione contro il Dl sicurezza di 15 giorni fa. Luca ci ha detto: “Credo che la giornata di oggi sia una delle più grandi manifestazioni contro il governo Meloni. C’è una convergenza che abbiamo costruito nell’arco di 8 mesi e che vede la partecipazione dei sindacati di massa, quelli di base, delle organizzazioni politiche e sociali. La giornata di oggi è la dimostrazione che c’è un paese che si sta riorganizzando per essere davanti alle fabbriche, fuori dalle case sfrattate per reagire colpo su colpo ad ogni attacco – continua Luca – dobbiamo dare il via a un grande momento di resistenza, di azione collettiva, ognuno con le proprie pratiche contro questo Dl e lo dico non solo da militante ma anche come assessore. Anche noi amministratori dobbiamo cominciare a disubbidire a questo Dl, a farci trovare pronti, dobbiamo mettere anche il corpo istituzionale a difesa della Costituzione partigiana. Il 21 giugno la Rete A pieno regime sarà in piazza perché anche questo Dl fa parte dell’economia di guerra”.
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Il fronte degli scontenti, degli indignati e oppositori al governo Meloni è maggioranza del paese e l’ampia partecipazione alla manifestazione del 31 maggio ne è dimostrazione. Ora bisogna proseguire la battaglia e alzare il tono della lotta contro il DL sicurezza e incanalarlo nella lotta contro il governo degli speculatori, dei guerrafondai e degli affaristi. È necessario rendere ingovernabile il paese alla Meloni violando in maniera organizzata ogni disposizione del Dl sicurezza, tenendo saldo il principio secondo cui è legittimo tutto quello che va nell’interesse delle masse popolari, anche se illegale.
Il 21 giugno proseguiamo nella la lotta per la liberazione del paese. Costruiamo in massa e organizzati una mobilitazione unitaria necessaria per rafforzare il fronte unito contro la Terza guerra mondiale in cui governo Meloni e soci continuano ad affondare le masse popolari e contro l’economia di guerra con cui questo governo sostiene le guerre Usa-Nato, il riarmo voluto dall’Europa e il genocidio del popolo palestinese.
![[Genova] Solidarietà a tutti gli indagati e denunciati. Contro la repressione passare al contrattacco!](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/02/corteo-22-settembre-gaza-941100.jpeg?fit=1024%2C577&ssl=1)




