Anche se c’è una ben precisa corrente di pensiero a sostegno del fatto che “in Italia non si muove niente” e benché le pagine dei giornali siano piene zeppe di intossicazione mediatica che ha l’obiettivo di alimentare la guerra fra poveri e il razzismo, nei mesi estivi ci sono in verità stati alcuni episodi importanti per la lotta di classe.
Episodi che dimostrano, più di mille speculazioni e strumentalizzazioni politiche, che la parte avanzata dei lavoratori e delle masse popolari è attiva, viva, presente e continua a cercare una strada per non pagare gli effetti della crisi che gravano sulle spalle delle masse popolari.
Lo scorso 27 giugno a Milano si è svolta l’assemblea nazionale promossa dal Si Cobas locale alla quale hanno partecipato delegate e delegati di diversi settori e sindacati con l’obiettivo di avviare la costruzione di uno sciopero unitario, che vada al di là della competizione e della concorrenza tra le sigle sindacali e della settorialità delle lotte contro l’attacco al diritto di sciopero nel settore della logistica che da marzo di quest’anno la Commissione di Garanzia ha fatto rientrare nell’alveo della Legge 146/1990. Il tutto per limitare il diritto di sciopero nel settore della logistica equiparato di fatto al settore pubblico essenziale, come ad esempio la sanità.
Il 7 luglio si è svolto all’ospedale San Raffaele il presidio in solidarietà della compagna Margherita Napoletano, RSU della Cub colpita da provvedimenti disciplinari pretestuosi con l’obiettivo di licenziarla.
Il 4 luglio a Roma lavoratori, esponenti di organismi contro la guerra e sindacali si sono incontrati in occasione dell’assemblea del Coordinamento nazionale NO Nato, per discutere di come rilanciare la mobilitazione per l’attuazione dal basso dell’articolo 11 della Costituzione, spinti dalla necessità di allargare il fronte popolare contro la guerra e la militarizzazione a partire dai giovani e di sostenere l’obiezione di coscienza per i lavoratori che non vogliono essere complici della produzione e della logistica di guerra.
In Toscana invece i lavoratori del comparto metalmeccanico hanno spinto Cgil, Cisl e Uil a proclamare per il 9 luglio uno sciopero regionale contro lo smantellamento del reparto moda e del manifatturiero in piena continuità con le mobilitazioni di autunno e con gli scioperi di primavera.
A inizio luglio, a Prato, il tentativo di forzare lo sciopero e i picchetti alla Acca di Seano organizzati dal Sudd cobas – padroni, crumiri e polizia hanno pensato di dare “una bella lezione” ai lavoratori in sciopero – si è trasformata in una mobilitazione generale: per rispondere alla violenza padronale 1500 persone sono scese in strada a fianco degli operai.
Nel pomeriggio dell’8 luglio, a Napoli, i Disoccupati organizzati prima e Potere al popolo poi hanno fatto irruzione al comizio dei leader del Campo largo che si stava svolgendo a piazza del Gesù con l’obiettivo di contestare il sindaco Manfredi e chi per anni ha contribuito al peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari.
L’11 e il 12 luglio si è svolta a Firenze l’iniziativa Resistere per Ri-esistere promossa dal Collettivo di Fabbrica ex Gkn in occasione del quinto anniversario della lotta contro la chiusura dello stabilimento.
Il 15 luglio, a Milano e in altri capoluoghi, ci sarà lo sciopero dei Rider a sostegno della richiesta di mantenere il salario anche durante i fermi produttivi dovuti alle ondate di calore.
C’è un filo che lega tutte queste mobilitazioni: la continuità con le grandi mobilitazioni dello scorso autunno e la necessità di trovare, costruire e consolidare la convergenza delle mobilitazioni.
Su entrambi gli aspetti il ruolo della sinistra dei sindacati di base e anche della sinistra della Cgil è importante.
Se da una parte è chiaro che i lavoratori e le masse popolari hanno l’esigenza di mobilitarsi ADESSO – e pertanto lasciano davvero il tempo che trovano le chiacchiere sugli “scioperi generali” del prossimo autunno – dall’altra è chiara anche la necessità di affrontare con serietà e responsabilità il bilancio delle mobilitazioni della scorsa primavera: gli scioperi generali, in reciproca concorrenza, indetti da Usb (il 18 maggio) e dagli altri sindacati di base (29 maggio), la completa assenza della Cgil, che ha messo la testa sotto la sabbia nonostante molti iscritti chiedessero lo sciopero generale in solidarietà alla Global sumud flotilla.
Le conseguenze della politica della concorrenza e del settarismo le abbiamo viste tutti. Scioperi fallimentari, piazze vuote, accuse incrociate di boicottaggio e scaricabarile dei dirigenti sindacali sulla presunta “arretratezza dei lavoratori”.
Ecco perché, anziché perdersi in soli appelli alla costruzione degli scioperi del prossimo autunno, è utile ancorare quegli appelli alla realtà: nonostante gli effetti deleteri del settarismo e dello spirito di concorrenza, che dilaga nei vertici delle organizzazioni sindacali, i lavoratori vogliono mobilitarsi. Sono spinti a farlo dal continuo peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro e dai continui attacchi del governo Meloni.
Gli scioperi del prossimo autunno vanno preparati adesso, vero. Attraverso il sostegno a TUTTE le iniziative che alimentano la mobilitazione, che alimentano il coordinamento e la lotta di classe. Attraverso la lotta per cacciare il governo Meloni senza aspettare l’autunno o le prossime elezioni. E aprendo spazi di discussione franca e aperta sul bilancio dei mesi scorsi. Sui successi delle mobilitazioni dello scorso autunno, a partire dallo sciopero unitario del 3 ottobre, e sulle “piazze vuote” dello scorso maggio.
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Con una consapevolezza:
“La classe operaia e le masse popolari NON hanno il problema di cercare o imbattersi più o meno fortunosamente in una sponda politica che si dimostri più sensibile delle altre ai loro problemi. La questione all’ordine del giorno non è costruire una lista elettorale che sia espressione “del mondo del lavoro” o dei movimenti: una lista simile sarebbe, sarà, semplicemente messa all’angolo.
Non si tratta neanche di trovare l’organizzazione sindacale più combattiva delle altre.
La classe operaia e le masse popolari del nostro paese hanno il problema di liberarsi quanto prima del governo Meloni e impedire che il suo posto sia preso da un altro governo di funzionari del capitale più o meno sovranisti, più o meno razzisti, più o meno reazionari, ma ugualmente antioperai e antipopolari.
Hanno il problema di imparare a organizzarsi e darsi i mezzi per far valere la loro forza, per imporre con la mobilitazione un governo di emergenza che attui le parti progressiste della Costituzione.
Di fronte a questa necessità tutte le organizzazioni politiche e sindacali anti Larghe Intese, comuniste, antimperialiste e “di classe” hanno l’opportunità di fare il salto di cui sopra: imparare dagli errori e assumere il ruolo di avanguardia di cui c’è bisogno e che compete loro – da “Imparare a pensare come chi si vuole liberare” sul numero 6/2026 di Resistenza.
Se la lista di iniziative delle scorse settimane, pur parziale, dimostra che la lotta di classe “non va in vacanza” tocca
ai delegati dei sindacati di base e della sinistra della Cgil moltiplicare le occasioni di mobilitazione, quelle di coordinamento e quelle di confronto e dibattito.
Un contributo che il P.Carc porta in questo senso sono i dibattiti e le attività della Festa nazionale della Riscossa Popolare che si terrà a Pisa, presso il Circolo ARCI Putignano dal 31 luglio al 9 agosto.
Clicca qui per il programma.






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