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Dall’assemblea nazionale del Coordinamento Nazionale No Nato del 4 luglio: fermiamo la guerra!

Agenzia Stampa Staffetta Rossa by Agenzia Stampa Staffetta Rossa
Luglio 12, 2026
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Il 4 luglio, presso gli spazi dello Spin Time di Roma, si è tenuta l’assemblea nazionale del Coordinamento Nazionale No Nato per l’attuazione dal basso dell’articolo 11 della Costituzione. Nonostante il periodo estivo e il forte caldo, l’iniziativa ha visto la partecipazione di comitati territoriali, lavoratori della filiera automotive, giornalisti, lavoratori della scuola, rappresentanti di varie sigle del sindacalismo di base e diverse realtà, tra cui il Partito dei CARC, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e BDS.

Durante l’assemblea si è discusso delle diverse esperienze che i territori portano avanti quotidianamente nella lotta contro l’installazione di basi Nato e Ue in Italia. Tra queste sono state richiamate le attività di dossieraggio condotte dai collettivi dell’Emilia-Romagna nei porti di Ravenna e sull’oleodotto Nato-POL, così come l’esperienza di Antudo a Palermo, impegnata contro la militarizzazione della Sicilia e costretta, in alcuni casi, a supplire all’inerzia delle istituzioni. In questo quadro sono stati importanti anche l’inchiesta di Gianni Lannes sulle servitù militari nel territorio italiano e l’aggiornamento portato dall’avvocato Luca Saltalamacchia, di Giuristi e Avvocati per la Palestina, sulla causa contro Leonardo S.p.A. e sulla proposta di avviare una battaglia legale per desecretare gli accordi Nato.

Nel complesso, l’assemblea ha rappresentato un momento di confronto tra esperienze diverse, accomunate dalla volontà di rafforzare il coordinamento nazionale contro la militarizzazione dei territori e di dare continuità a iniziative politiche, sociali e legali già attive in varie parti del Paese.

Un altro ambito di discussione ha riguardato il contributo degli esponenti sindacali e dei lavoratori. Delio Fantasia della CUB ha affrontato il ruolo che gli operai possono svolgere nella lotta contro la militarizzazione dei territori e contro la conversione delle fabbriche in fabbriche di armi, a partire dall’esperienza di Cassino. In quel territorio, la riconversione dello stabilimento Stellantis in fabbrica di armi viene presentata come motore di sviluppo e opportunità occupazionale; proprio per contrastare questa prospettiva, Fantasia e la sua organizzazione sindacale hanno avviato tavoli di confronto e iniziative per impedirne l’attuazione.Importante anche il contributo di Antonio Amoroso della CUB, che ha proposto un bilancio degli scioperi di maggio e rilanciato la necessità che il mondo sindacale, non solo quello di base, risponda all’appello per uno sciopero generale realmente unitario.

Non sono mancate le testimonianze di lavoratori della scuola e dell’università. Roberta Pappavarano ha raccontato l’esperienza di gemellaggio della sua scuola con una tendostruttura a Gaza, mentre Mario Sanguinetti, del Sindacato Sociale di Base, ha messo in luce la necessità che il movimento contro la guerra e contro la Nato riesca, in questa fase, a “convergere per insorgere”: non ci si può aspettare che siano questo governo o altri governi a chiudere le basi Nato sul territorio italiano.

Osvaldo Constantini, docente universitario della Sapienza e rappresentante de La Conoscenza Non Marcia, ha parlato della complicità del mondo accademico con l’industria bellica e con il genocidio in corso a Gaza. Ha inoltre evidenziato come, progressivamente, scuole e università stiano diventando sempre più spesso luoghi in cui si promuovono la corsa al riarmo e la militarizzazione dei saperi. Proprio per questo sarà lanciata una petizione di iniziativa popolare, che verrà presentata al campeggio di Cambiamo Rotta.Un’iniziativa simile è stata promossa dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università contro l’istituzione della leva obbligatorio-volontaria nelle scuole italiane, per un’obiezione di coscienza totale, collettiva e politica. Si tratta di un manifesto che presuppone la volontà di convergere verso una scelta politica di cambiamento.

È emersa, come ha affermato Andrea De Marchis nel suo intervento per il Partito dei CARC, la necessità di far montare la lotta contro il coinvolgimento del nostro Paese nella guerra e per l’attuazione dal basso delle parti più progressiste della Costituzione. Si tratta di una lotta da portare avanti con la consapevolezza che tale attuazione non sarà realizzata se non da un governo espressione dei comitati, delle associazioni e delle organizzazioni popolari che oggi animano il Paese. Solo così potremo essere il lievito di un movimento che si pone l’obiettivo di liberare il nostro Paese.

L’assemblea si è conclusa con la proposta di rivedersi a settembre per una nuova assemblea operativa sulle diverse proposte emerse durante il confronto, tra cui l’avvio di azioni legali per la desecretazione degli accordi Nato e la necessità di unire le varie campagne attive nel Paese in un rapporto di sinergia e collaborazione.

Rilanciamo a seguire il comunicato di uscita dall’assemblea diffuso dal CNNN.

***

Comunicato CNNN post assemblea 4 luglio 2026

Lo scorso 4 luglio a Roma, presso i locali dello Spin Time, si è tenuta l’assemblea nazionale del CoordinamentoNazionale No Nato con al centro la parola d’ordine dell’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione. L’assemblea si ètenuta in contemporanea alle iniziative con base in Turchia contro il vertice NATO ad Ankara, vertice che si èpreannunciato come da aspettative un tassello ulteriore dell’allargamento della guerra mondiale in corso: nuovi accordiper gli armamenti, nuove intese sulla sottrazione di denaro pubblico al fine di potenziare la conversione bellica delleaziende, nuovi affari in particolare per gli USA al banchetto della guerra mondiale, il tutto mentre oltre 500 attivisti/eanti Nato sono stati arrestati in Turchia mentre tenevano assemblee, campeggi e altre iniziative di lotta per contrastare l’ulteriore sviluppo della guerra mondiale.

Ventidue sono stati gli interventi, dagli organismi locali a quelli nazionali fino a figure (giornalisti, attivisti) con unacerta esperienza sul tema: Geraldina Colotti, Gianni Lannes, Alberto Fazolo, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e università pubbliche, la Confederazione Unitaria di Base, il Sindacato Sociale di Base, Sanitari per Gaza, la WILPF Italia, il Coordinamento No Nato Emilia Romagna e il Tavolo Uniti contro la guerra di Napoli, il Coordinamento per l’Unità dei Comunisti e il Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia, il Partito deiCARC, un esponente della campagna La conoscenza non marcia, fino a lavoratori e lavoratrici impegnati nella lottacontro lo smantellamento del tessuto produttivo a favore della logica di riarmo e conversione bellica, in sostegno allaResistenza palestinese e attivi con iniziative contro la guerra.

Tre i filoni toccati dall’assemblea e che il Coordinamento Nazionale No Nato intende sviluppare nei prossimi mesi

– la lotta per la desecretazione di tutti gli accordi militari segreti USA-Italia, a partire da quelli del 1954: Meloni e Crosetto affermano di non osare cambiare quanto finora è stato rispettato da tutti, ossia l’uso delle basi militari su suoloitaliano per i crimini di guerra USA, in ossequio agli accordi stipulati nel corso dei decenni. Omettono di dire che questiaccordi sono segreti e che sulla base del segreto vige la completa impunità ed è tollerata ogni scorreria di guerra degliUSA che parte dal nostro paese, dalla logistica, ai rifornimenti fino ai bombardamenti di paesi non formalmente inguerra con l’Italia. La lotta per desecretare questi accordi è una lotta politica, per il controllo popolare su quanto avvienenei nostri territori e sull’operato del governo. Desecretare questi accordi significa rompere con la prassi secondo laquale per ottant’anni nel nostro paese nessun governo ha mai messo in discussione l’azione degli USA su suolo italianoe anzi, grazie a segreti e sotterfugi sono state camuffate stragi di stato ed è stata garantita l’impunità ad iniziativecriminali sul territorio italiano (dalla strage di Ustica al rapimento di Abu Omar, passando per la strage del Cermis, l’affondamento del Moby Prince e altro ancora). Abbiamo il diritto di conoscere il contenuto di questi accordi, diconoscere cosa implica per ogni base, poligono e parte di territorio nazionale sottoposto a occupazione militare;- la lotta contro il tentativo di reintrodurre la leva obbligatoria da parte del governo Meloni, in linea con quanto staavvenendo in Germania e in altri paesi NATO. Per il governo Meloni non è facile introdurre la leva obbligatoria perdiversi motivi: dovrebbe spendere soldi per la “difesa” che non potrebbero ingrassare le tasche dei produttori diarmamenti, dovrebbe chiamare alla leva anche decine, se non centinaia di migliaia di giovani che hanno animato lepiazze per la Palestina da un anno a questa parte. Deve poi incontrare l’opposizione di un certo senso comune plasmatoin circa 80 anni di menzogne, secondo le quali la guerra non sarebbe mai arrivata in casa nostra mentre in particolaredagli anni ‘90 in poi il nostro paese ha avuto parte attiva nel fomentare guerre e conflitti nel mondo, al punto che la1stessa Meloni ad Ankara vanta che l’Italia è uno dei maggiori paesi NATO nel sostegno alle missioni del PattoAtlantico. Allo stesso tempo, militarizza scuole e università, mette in piedi cittadelle della difesa e propaganda di guerrain ogni luogo in cui può intercettare giovani e meno giovani per legittimare la propria politica di guerra, mentreCrosetto e i vertici militari più legati agli USA e alla NATO cercano il modo di introdurre la leva obbligatoria mascherata per volontaria, per esercito di riserva con benefit da un punto di vista economico e altre iniziative similari. La lotta contro la leva obbligatoria riguarda i giovani così come i meno giovani, riguarda insegnanti, lavoratori/trici,studenti: non un soldato, né un arma né un soldo per la guerra degli imperialisti USA e NATO;

– la lotta per sostenere l’obiezione di coscienza di lavoratori e lavoratrici: l’obiezione di coscienza alla produzione, altrasporto e all’uso degli armamenti e di tutte quelle merci che sono destinate a produrre armamenti, nel contesto diguerra sempre più dispiegata in cui ci troviamo, è un sacrosanto diritto di ogni lavoratore/trice sebbene non sia riconosciuto da alcuna legge. Il CNNN sostiene ogni lavoratore/trice che si mette su questa strada e crede che la lottaper l’obiezione di coscienza debba sempre più diventare strumento politico per organizzarsi dentro i luoghi di lavoro. Lalotta dei portuali di Genova, Livorno, Ravenna, Gioia Tauro è giusta, deve essere estesa e articolata in ogni luogo di lavoro inserito in quello che definiamo oramai sistema di guerra: dalla conoscenza alla produzione manifatturiera, finoal terziario (dove lavoratori/trici sono costretti a servire i macellai sionisti in vacanza premio), al trasporto, ecc.

Il CNNN svilupperà al meglio delle proprie capacità, nei prossimi mesi, un azione per combinare il più possibile questifronti di lotta e rafforzarli.

Un cenno particolare all’interno dell’assemblea è stato dato alle problematiche che hanno fatto fallire le mobilitazioni escioperi di maggio 2026. Nella costruzione degli scioperi hanno prevalso settarismo e spirito di concorrenza. Nei fatti,gli obiettivi politici sono stati subordinati alle dinamiche di bottega, alle logiche di scontro sindacale e la situazione nonmigliorerà finché verranno anteposte questo tipo di logiche e interessi a obiettivi politici unitari e, conforme a questi,mettere in campo una reale azione politica, di coordinamento e sinergia che sia unitaria. È quanto ha dimostrato esserepossibile la mobilitazione geenerale sfociata nello sciopero del 22 settembre 2025 e nelle mobilitazioni e scioperiintermedi che hanno portato alla grande mobilitazione del 3 ottobre 2025 a Roma a sostegno della causa palestinese, chein una certa misura hanno dato vita su grande scala alle parole d’ordine che il Collettivo di Fabbrica ex GKN promuoveda quando ha occupato la propria fabbrica: resistere, convergere e insorgere, tradotte nel “se bloccano la flotilla noiblocchiamo tutto” lanciato dal CALP di Genova. La resistenza in una certa misura è diffusa, serve convergere il piùpossibile e farlo su obiettivi politici comuni se vogliamo arrivare al punto da avere la capacità di insorgere e portareeffettivamente un cambiamento al corso delle cose.

Un altro cenno particolare c’è stato riguardo l’inizio – di fatto – della campagna elettorale. Questa sarà caratterizzatadalla solita canea mediatica utile a distogliere l’attenzione dalle questioni principali che attanagliano il paese, quindi lepolitiche di guerra e repressione, la deindustrializzazione a favore della conversione bellica, l’attacco ai diritti di lavoratori/trici, lo smantellamento dei servizi pubblici. Il CNNN si impegnerà nell’approfittare di ogni appiglio che lacampagna elettorale offre per smascherare il teatrino politico intorno alle elezioni, per promuovere e spingere in avanti itemi e gli obiettivi trattati nell’assemblea e alimentare attorno a questi temi un fronte di forze disposto a lottareunitariamente.

Desecretare gli accordi segreti USA-Italia: basta omertà e silenzi sull’uso dei nostri territori come base di guerra contro altri popoli!

No alla leva obbligatoria, in ogni forma in cui questa viene apparecchiata per farla digerire a giovani e lavoratori/trici!

Organizzarsi in ogni luogo di lavoro per praticare da subito l’obiezione di coscienza!

Coordinamento Nazionale No NatoTelegram: https://t.me/CoordNazNoNATOContatto mail: [email protected]: Coordinamento Nazionale No Nato

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