Abbiamo già avuto modo di chiarire che le perquisizioni a carico dei nostri compagni e delle nostre compagne eseguite lo scorso 21 aprile su ordine del PM De Marco della Procura di Napoli sono il frutto di una esplicita richiesta dei parlamentari di Fratelli d’Italia al Ministro Piantedosi e della “disposizione” data del ministro Piantedosi alle Digos delle varie zone di indagare sul P.CARC, cercare cavilli e appigli per imbastire operazioni repressive.
Dietro l’architettura del “teorema terrorismo” c’è la combinazione fra la rappresaglia repressiva con cui il governo Meloni sta colpendo il movimento popolare che ha lottato e continua a lottare contro la guerra e il genocidio in Palestina e il viscerale anticomunismo che serpeggia, nemmeno troppo velatamente, fra i parlamentari e i ministri di Fdi. Sono nostalgici del Ventennio e sono nostalgici dei Tribunali speciali del Ventennio: non a caso il reato 270 bis del codice penale “della Repubblica italiana” è diretta eredità del codice penale fascista Rocco. Non sono state cambiate nemmeno le virgole ed è stato solo arricchito con i bis, ter.
Abbiamo già avuto modo di inquadrare l’attacco repressivo che ci ha colpito nel contesto del più generale attacco repressivo che colpisce i promotori del movimento di resistenza popolare. È una rappresaglia fatta di uno stillicidio senza soluzione di continuità di denunce, misure cautelari, multe, processi, fogli di via. In un numero enorme di casi i reati contestati sono contenuti negli ultimi pacchetti sicurezza, quelli voluti, ideati e approvati dal governo Meloni. Anche in questo caso emergono le simpatie e le nostalgie per il Ventennio fascista: i decreti sicurezza sono congegnati in modo da colpire le manifestazioni, le proteste, gli scioperi attaccando frontalmente il diritto di manifestare, il diritto di parola e quello di espressione e quello a organizzarsi per costruire una società alternativa al marcio e criminale sistema capitalista, la società socialista.
Ultimo caso in ordine di tempo sono le indagini della Procura di Milano a carico di 13 persone accusate di blocco stradale per le manifestazioni del 3 ottobre 2025, al termine della giornata di sciopero generale unitario (CGIL e sindacati di base) per la Palestina e per la Global Sumud Flotilla.
Il blocco stradale, era stato depenalizzato nel 1999 e reintrodotto come reato penale con uno dei decreti sicurezza del governo Meloni. Con una precisazione: chi agisce da solo rischia fino a un mese di reclusione; chi lo fa in gruppo, come accade per definizione in ogni manifestazione, rischia da 6 mesi a 2 anni di carcere.
Abbiamo già detto che l’aumento della repressione e l’inasprimento delle pene è una manifestazione di debolezza del governo Meloni, non una manifestazione di forza. Questo, fra le altre cose, comporta che la resistenza alla repressione, la lotta contro la repressione e la promozione della solidarietà di classe sono diventati, più di quanto lo fossero già, un terreno di lotta politica: riguardano non solo la battaglia per cacciare il governo Meloni, ma anche quella per dare uno sbocco politico alla mobilitazione delle masse popolari. Sinteticamente: cacciare il governo dei nostalgici del Ventennio e sostituirlo con un governo che attua le parti progressiste della Costituzione.
Ciò che con questo comunicato aggiungiamo alle tante cose che abbiamo già detto sul “teorema terrorismo” contro il P.Carc e tutta la Carovana del (n)Pci sono alcuni elementi pratici che le rafforzano.
Per ragioni a noi sconosciute il PM De Marco della Procura di Napoli, in buona compagnia di investigatori e dirigenti della Digos di Napoli, ha accolto le richieste provenienti dal Ministero dell’interno e ha fornito alla cricca dei nostalgici del Ventennio e agli agenti sionisti che operano in Italia l’opportunità di montare un “caso terrorismo” contro il P.Carc. Lo ha fatto confezionando male una serie di “elementi di indagine” raccogliticci, lo ha fatto attraverso palesi forzature e menzogne, lo ha fatto imbastendo una struttura e un’argomentazione tragicomica e, a tratti, ridicola.
Sul piano politico, si tratta di un’evidente forzatura: quella di far passare la formazione politica e la cura ideologica dei membri e simpatizzanti di un partito comunista e dei giovani che si avvicinano alla lotta di classe come addestramento al terrorismo.
Sul piano fattuale e concreto, gli unici indizi sono i profili sui social e relativi post, le foto di “riproduzioni di armi”, come hanno il pudore di scrivere, per indicare le armi giocattolo sequestrate.
Quello che emerge chiaramente dalle carte è che hanno usato e usano l’inchiesta per spiare (intercettazioni telefoniche, telecamere, pedinamenti) decine di compagni, per cercare danneggiare economicamente e praticamente l’attività dei nostri dirigenti e militanti (sequestro di telefoni, computer, ecc.), a conferma ancora una volta che l’obiettivo delle inchieste politiche non mira a colpire eventuali reati ma a dannneggiare le organizzazioni colpite, a cercare di intimidire e isolare i compagni colpiti.
Gli atti lo dimostrano. Li pubblichiamo in modo che tutti gli interessati possano farsene un’idea.
- Leggi l’impianto dell’inchiesta per terrorismo
- Vedi l’esito delle perquisizioni (si, ci sono anche le armi giocattolo!) 1 – 2
Tutti possono farsene un’idea ed è utile che se la facciano. Perchè mentre il PM De Marco e la Procura di Napoli guidata da Gratteri e la Digos di Napoli spendono soldi pubblici – quanti? L’informazione è secretata! – appresso alla caccia ai (loro) fantasmi o per fare carriera, in Italia dilagano gli effetti dell’economia di guerra, della militarizzazione, della sottomissione agli Usa, ai sionisti e alla Ue, chiudono le fabbriche e la sanità è allo sbando, il caporalato la fa da padrone in tutto il paese e quasi ogni giorno nei posti di lavoro ci sono stragi di lavoratori per le quali ogni padrone sa che è garantito dal sistema impunità vigente per lor signori.
Concludiamo ringraziando ancora tutti gli organismi e i singoli che ci hanno espresso solidarietà e rilanciando.
La resistenza alla repressione è diventata, più di quanto non lo fosse già, un ingrediente della lotta politica in questa fase, perché l’aumento della repressione dimostra la debolezza del nemico. Ebbene, allora, proprio perché il nemico si mostra per quello che è, debole, passare dalla resistenza al contrattacco è una delle responsabilità che ci vogliamo assumere.
Dare battaglia nelle aule giudiziarie, ma soprattutto fuori. Rafforzare il fronte di lotta e solidarietà e tutto il campo delle masse popolari. Continuare, e anzi rafforzare ed estendere, la formazione ideologica e politica. Il lavoro organizzativo. Il lavoro di propaganda. L’organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari.
Coordinarsi e organizzarsi di più e meglio per affrontare la grave situazione in cui versa il paese, per farla finita con governi e ministri complici del genocidio dei sionisti in Palestina e nel Libano e dei torturatori degli attivisti della Global Sumud Flotilla, con la partecipazione del nostro paese alla Terza guerra mondiale al carro dell’imperialisti Usa e della Nato.
Fino a cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo che attua le parti progressiste della Costituzione del 1948, un governo di emergenza popolare.



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