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Solidarietà ad Hannoun e a tutti gli indagati e arrestati

Un'altra coltre di fumo tossico per coprire le complicità dell’Italia con lo stato terrorista d’Israele

Teresa Noce by Teresa Noce
Dicembre 30, 2025
in Comunicati nazionali | 2025, In evidenza
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Intossicazione, diversione dalla realtà e repressione. Hanno spacciato la tregua per la pace. Stanno violando la tregua, ma si incensano per aver imposto la pace. Stanno continuando il genocidio in Palestina e conducono la rappresaglia giudiziaria contro chi in Italia si è mobilitato a sostegno del popolo palestinese.
Mentre in Palestina continuano a morire per malattia, freddo, fame e attacchi militari decine di uomini, donne e bambini al giorno, il governo Meloni e le istituzioni italiane cercando i farla pagare a chi non cede alla propaganda di regime, a chi è sceso in strada, a chi li ha messi con le spalle al muro, di fronte alle loro responsabilità.

Il 27 dicembre sono state arrestate nove persone, fra cui Mohammad Hannoun, accusate di “associazione sovversiva con finalità di terrorismo, il famigerato art. 270bis del C.P. proveniente dal codice fascista Rocco, per aver finanziato “un’organizzazione terroristica”, Hamas, con i proventi raccolti per iniziative umanitarie.
L’operazione è stata costruita con due precisi obiettivi: colpire alcuni dei principali rappresentanti delle mobilitazioni in solidarietà al popolo palestinese e criminalizzare, con lo spauracchio del “terrorismo”, tutti quelli che a quelle mobilitazioni hanno preso parte.
La tattica infame dei servizi segreti israeliani, che hanno orchestrato l’operazione, consiste nel fatto che l’inchiesta non prende di mira “i violenti” che hanno “bloccato tutto”, ma quella estesa e meno evidente parte della popolazione italiana che si è mobilitata sul piano umanitario, attraverso la raccolta di soldi a sostegno della popolazione di Gaza, dei familiari dei prigionieri, degli orfani di chi è morto per la causa palestinese.
L’inchiesta è un attacco politico per colpire le organizzazioni che promuovono la solidarietà alla popolazione di Gaza nel nostro Pese, non è né più né meno che una delle rappresaglie del governo Meloni contro il movimento popolare che ha scoperchiato la complicità dello Stato italiano con lo stato genocida di Israele, ha messo il governo Meloni con le spalle al muro e lo ha fatto vacillare nei mesi scorsi.
La nostra solidarietà con tutti gli arrestati e gli indagati – quali che siano le accuse che vengono mosse loro, le “prove a loro carico” e “gli accertamenti” che emergeranno – è piena e incondizionata.
Non solo mettiamo in guardia ogni organizzazione del vasto movimento di solidarietà con il popolo palestinese e ogni singolo elemento avanzato delle masse popolari dal credere a una sola parola di quanto le autorità e i media fanno circolare, ma se anche una parte delle accuse fosse dimostrata da “granitiche evidenze”, la nostra solidarietà non verrebbe meno.
Continuare a lottare e a sostenere in tutti i modi la resistenza del popolo palestinese è la prima e più importante forma di lotta contro il governo Meloni e gli agenti sionisti che operano nel nostro paese.

Il P.Carc rivendica e indica come un esempio tutte le iniziative a supporto e a sostegno della Resistenza palestinese, sosteniamo senza alcun distinguo e alcuna condizione la Resistenza palestinese, riteniamo legittimo ogni mezzo e ogni strumento utile alla lotta di liberazione della Palestina.

Un inciso. La Palestina è assediata da anni. Il blocco marittimo che le missioni delle flotille cercano di rompere è solo uno dei muri in cui Israele rinchiude il popolo palestinese. Ci sono altri mille blocchi, materiali e “immateriali”. Mandare soldi in Palestina senza che siano controllati – che spesso significa saccheggiati – dalle forze di occupazione è impossibile senza adottare canali specifici e particolari e mille attenzioni e premure.
Per lo stato genocida d’Israele e i suoi agenti in Italia e nel mondo anche inviare soldi in Palestina è un crimine, perché ostacola il genocidio.
È utile ricordare, inoltre, che per quanto le autorità della Comunità Internazionale capeggiata dagli imperialisti Usa e dai sionisti si impegnino a incasellare Hamas fra le organizzazioni terroristiche, Hamas ha vinto le ultime elezioni (relativamente) libere che si sono potute svolgere in Palestina e da quelle elezioni è risultato il partito di governo nella Striscia di Gaza. Il che equivale a dire che incarna le istituzioni statali della Striscia di Gaza.
Accusare di terrorismo il governo di un territorio equivale ad accusare di terrorismo la popolazione di quel territorio. Lo fanno i sionisti d’Israele, lo fanno gli Usa, lo fa il governo Meloni allo stesso modo in cui lo facevano i nazisti nell’Italia occupata, che al grido di Achtung Banditen hanno fatto rastrellamenti, deportazioni e stragi. Finché sono stati loro a decidere chi era terrorista e chi no, cosa era legale e cosa no, tutti i partigiani erano terroristi, come tutti i loro fiancheggiatori e sostenitori.

Tuttavia, l’inchiesta della procura di Genova non è solo un tentativo di colpire il movimento in solidarietà con il popolo palestinese, è anche un’ennesima dimostrazione della completa e totale sottomissione dell’Italia agli imperialisti Usa e allo stato terrorista d’Israele.
Anche questa volta – come anche nel caso del processo a carico di Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh che è in corso a L’Aquila – a metterlo nero su bianco sono proprio le carte dei giudici.
Sono gli stessi magistrati a capo dell’inchiesta che nel comunicato stampa con cui cercano goffamente di giustificare il loro collaborazionismo con lo stato genocida d’Israele scrivono:
“L’indagine è iniziata successivamente all’attacco terroristico attribuito ad HAMAS compiuto il 7 ottobre 2023, (…) ha ad oggetto condotte attive di appartenenza e finanziamento alla predetta associazione terroristica risalenti anche a data anteriore al 7 ottobre 2023 e si è sviluppata attraverso
– approfondimenti investigativi dei dati informativi tratti dalle citate segnalazioni per operazioni finanziarie sospette,
– attività di intercettazione di comunicazioni telefoniche e tra presenti,
– monitoraggi di flussi di denaro destinati al finanziamento,
– monitoraggio e acquisizione, tramite operazioni sotto copertura autorizzate, di documenti e messaggi presenti nel server in dotazione presso la sede di Genova dell’A.B.S.P.P.,
– documentazione trasmessa ufficialmente dallo Stato di Israele nel contesto della cooperazione giudiziaria: in relazione ad un originario procedimento n. 15003/2003 R.G.N.R. (per il quale è stata ottenuta la riapertura delle indagini), in risposta ad alcune richieste di assistenza giudiziaria formulate dalla DDA di Genova,
– atti trasmessi spontaneamente da parte delle Autorità Israeliane, ai sensi dell’art. 11 del Secondo Protocollo alla Convenzione Europea di Assistenza giudiziaria fatto a Strasburgo l’8.11.2001 e ratificato con legge n. 88 del 24 luglio 2019”.

Se servisse una traduzione, è possibile trovarla anche su tanti giornali mainstream, che sono ingordi di veline e retroscena. Ad esempio il 28 dicembre il Corriere della Sera scrive:
“Da anni, è emerso dalle indagini, arrivate a una svolta grazie alla collaborazione delle autorità israeliane, le attività finanziarie di Hannoun sono al centro di accertamenti. Nel 2006 il gip respinse analoghe richieste di arresto e nel 2021 l’inchiesta rischiò di arenarsi di nuovo perché gli atti israeliani erano arrivati in ritardo. Nel 2015 poi lo stesso nipote, Muhammad Awad, venne fermato a Ramallah dai palestinesi e poi interrogato dagli israeliani per aver ricevuto soldi dallo zio materno dall’Italia, mentre nel 2024 fu il Dipartimento del Tesoro Usa ad accertare che dalla prima associazione di Genova erano partiti 4 milioni di euro per Hamas”.

Con una coltre di fumo tossico le autorità italiane cercano di nascondere la loro prostituzione agli Usa e ai sionisti d’Israele, ma a ogni marchetta il loro ruolo emerge sempre più chiaramente. Il già citato comunicato stampa si conclude così:
“Come ovvio, le indagini e i fatti attraverso esse emersi non possono in alcun modo togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese successivamente al 7 ottobre 2023 nel corso delle operazioni militari intraprese dal Governo di Israele, per i quali si attende il giudizio da parte della Corte Penale Internazionale, da rendersi in conformità allo Statuto di Roma, ratificato da 125 Stati Membri, fra i quali, in un ruolo di impulso e sostegno, l’Italia.
Allo stesso tempo, tali crimini non possono giustificare gli atti di terrorismo (compresi quelli del 7 ottobre 2023) compiuti da Hamas e dalle organizzazioni terroristiche a questa collegate ai danni della popolazione civile, né costituirne una circostanza attenuante.
Per la giurisprudenza di legittimità costituiscono, infatti, atto terroristico le condotte che, pur se commesse nel contesto di conflitti armati, consistano in condotte violente rivolte contro la popolazione civile, anche se presente in territori che, in base al diritto internazionale, devono ritenersi illegittimamente occupati”.

Capito? Il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Giovanni Melillo, e il Procuratore della Repubblica, Nicola Piacente, non vogliono assolutamente togliere rilievo ai crimini israeliani in Palestina, si limitano a collaborare con le autorità e con le istituzioni che quei crimini li compiono. Sistematicamente. Da 80 anni.
Dichiarano inoltre di aver operato contro quel “terrorismo” che consiste nelle “condotte violente rivolte contro la popolazione civile, anche se presente in territori che, in base al diritto internazionale, devono ritenersi illegittimamente occupati”, cioè dichiarano candidamente di aver operato contro la Resistenza.
Non è chiaro dove abbiamo studiato e guadagnato i loro titoli professionali, dato che la resistenza armata è riconosciuta dal diritto internazionale… Usano tante parole per vestire il boia dei colori sgargianti della democrazia. Ma il boia rimane il boia. E loro, che con la loro carica operano “in nome del Popolo italiano”, gli stanno lucidando le scarpe.

Vanno, semplicemente, spazzati via. Tutti. Bisogna organizzarsi per spazzarli via.

Se questa espressione fa scalpitare i più pavidi e sensibili fra loro – che poi presentano interrogazioni parlamentari sui “pericoli eversivi” – saremo ancora più chiari.
Il governo Meloni deve essere cacciato il prima possibile da un movimento popolare che rende ingestibile il paese a ogni autorità che sia collusa e complice con gli imperialisti Usa, con i sionisti d’Israele e con la Ue.
Bisogna impedire che al posto del governo Meloni venga installato un altro governo di servi della Nato e degli agenti sionisti “di colore diverso”, ma della stessa sostanza (vedi Pd: Picierno, Del Rio; vedi Italia viva, Renzi, Calenda, ecc.).
Bisogna imporre la costituzione di un governo di emergenza popolare. Un governo che attua la Costituzione del 1948, a partire dagli articoli 11 e 52.
Un governo che, fra le altre cose, ha nel suo programma l’epurazione di tutti gli agenti ostili alla pace e agli interessi delle masse popolari che oggi occupano i posti di potere, si rendono complici dei crimini contro l’umanità e alimentano la spirale della Terza guerra mondiale.

“Epurare gli alti dirigenti della Pubblica Amministrazione che sabotano l’azione del GBP, conformare le Forze dell’Ordine (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria), le Forze Armate e i Servizi d’Informazione allo spirito democratico della Costituzione del 1948 (in particolare a quanto indicato negli articoli 11 e 52) e ripristinare la partecipazione universale più larga possibile dei cittadini alle attività militari a difesa del paese e a tutela dell’ordine pubblico” – vedi le sette misure del Governo di Blocco Popolare.

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