Esistono parlamentari che si distinguono dall’accozzaglia “bipartisan” che promuove la complicità dell’Italia con la Nato e i sionisti? Li chiamiamo a sostenere pubblicamente la querela contro Sara Kelany e Francesco Filini.
Esistono elementi della società civile, del mondo associativo e della cultura che alimentano la resistenza al pensiero unico e difendono spazi di agibilità culturale e politica contro l’omologazione forzata alla propaganda di guerra? Li chiamiamo a sostenere pubblicamente la querela contro Sara Kelany e Francesco Filini.
Facciamo appello a contribuire e dare visibilità alla querela contro Sara Kelany e Francesco Filini perché la più prevedibile delle conseguenze sarà l’archiviazione.
Per ostacolare questo epilogo chiediamo a parlamentari, amministratori locali e società civile di schierarsi pubblicamente. Non (solo) per sostenere un’iniziativa legale del P.Carc contro Sara Kelany e Francesco Filini e il governo Meloni, ma soprattutto per respingere il tentativo di far diventare eversivo l’obiettivo di dare al paese un governo che attua la Costituzione.
L’8 ottobre un nutrito gruppo di parlamentari di Fdi (Bignami, Filini, Kelany, Antoniozzi, Gardini, Montaruli, Ruspandini, Urzì, De Corato, Maiorano, Michelotti, Mura e Sbardella) ha presentato un’interrogazione al ministro Piantedosi intitolata “Elementi in relazione ad una possibile strategia eversiva in ottica antioccidentale e antisemita”. L’obiettivo dichiarato era sapere se fossero in atto indagini o misure contro il P.Carc per il contenuto del volantino che abbiamo diffuso durante le mobilitazioni del 3 e del 4 ottobre.
Nel volantino incriminato, fra le altre cose, era scritto:
“La questione politica delle prossime settimane si traduce quindi
– nello sforzo cosciente per strutturare quel fronte comune che nella sostanza esiste già e per alimentare in ogni modo e in ogni contesto il coordinamento degli organismi operai e popolari che già ci sono e farne nascere di nuovi. Sono la forza motrice del cambiamento che serve;
– nella progressiva combinazione del proposito di costringere il governo Meloni a essere meno infame di quello che la sua natura gli consente con il proposito dichiarato e perseguito di cacciarlo e sostituirlo con un governo di emergenza popolare che attui effettivamente la Costituzione del 1948;
– nel sostegno a ogni iniziativa di lotta, ogni forma di resistenza e di contrattacco di cui gli organismi operai e popolari saranno capaci: va respinto ogni tentativo di criminalizzazione e di divisione fra buoni e cattivi. Gli unici criminali, vandali, canaglie sono i sostenitori degli Usa, della Nato, dei sionisti d’Israele e della Ue che stanno al governo e a capo delle istituzioni”.
Ecco la richiesta avanzata da Sara Kelany:
“In questi giorni, abbiamo visto il susseguirsi di manifestazioni in cui si sono verificati episodi di violenza; sono state messe a ferro e fuoco le città e soprattutto i centri logistici: porti, aeroporti, strade, nodi autostradali. A questi, si sono sommati episodi esecrabili di antisemitismo.
Ecco, due giorni prima della manifestazione, i Carc, una formazione marxista-leninista, avevano diffuso un volantino che chiamava sostanzialmente alla “lotta armata” – tra virgolette – ma con evidente contenuto eversivo.
Ebbene, ci interroghiamo, dunque, se, data anche la sistematicità di questi episodi, esista una strategia comune volta all’eversione e se ci sia il rischio che questi gruppi di sinistra possano aderire anche a formazioni islamiste”.
Ecco la risposta di Piantedosi:
“Sarà l’autorità giudiziaria ad accertare se esista una regia dietro ai disordini verificatisi nei giorni scorsi in occasione di manifestazioni a sostegno della causa palestinese (…). Ed è effettivamente l’alimentazione dell’antisemitismo uno dei problemi principali che si registrano di recente. (…)
Il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, sempre a partire dal 7 ottobre 2023, ha focalizzato la propria attenzione sulla valutazione dei rischi legati all’acuirsi dell’antisemitismo, grazie alla continua interazione informativa e investigativa tra le Forze di Polizia e le agenzie di intelligence.
Abbiamo rafforzato pertanto tutti i dispositivi di osservazione e controllo riferiti agli obiettivi sensibili riconducibili allo Stato di Israele e incrementato la collaborazione e lo scambio di informazioni con le realtà associative e le istituzioni ebraiche, al fine di garantire un costante monitoraggio dei fattori di rischio e dei possibili bersagli su tutto il territorio nazionale.
Come dicevo, rimane massima la nostra vigilanza, in considerazione delle possibili saldature che l’attuale contingenza internazionale rischia di innescare tra tutti gli ambienti interessati a fomentare le tensioni sociali e a cercare fattori aggreganti per elevare il livello dello scontro. Di questa tendenza, sicuramente costituiscono tangibile esempio i comunicati di organizzazioni estremiste, richiamate anche dagli onorevoli interroganti, diffusi il 2 e il 6 ottobre, per invitare le masse, cito virgolettato: “A sostituire il Governo Meloni con un governo partigiano della Palestina libera e che sia di emergenza popolare”. (…)
Non paghi, i parlamentari di Fdi si sono concessi anche una replica, per bocca di Francesco Filini:
“Grazie Ministro per la risposta, ma soprattutto grazie, anche a nome di Fratelli d’Italia, per l’eccellente lavoro che sta svolgendo sin dall’inizio del suo mandato.
(…) Più che di tensioni sociali, oggi parlerei di tensioni ideologiche. Le abbiamo viste purtroppo nelle piazze, quando succedono scontri, quando vengono incendiati i cassonetti, quando vengono spaccate vetrine e quando si usa violenza intollerabile contro gli agenti della pubblica sicurezza a cui va tutta la nostra solidarietà.
Detto ciò, Ministro, siamo preoccupati quando vediamo questi scontri in piazza, siamo preoccupati sia dagli slogan che escono fuori da determinate manifestazioni, sia dalle sortite, come quella dei Carc, questa formazione marxista-leninista che vorrebbe rovesciare addirittura il governo Meloni. Siamo preoccupati quando si scade nell’antisemitismo e anche quando si utilizzano certi termini in maniera troppo leggera, come, ad esempio, i Carc che vogliono additare gli agenti sionisti; qui, più volte abbiamo sentito slogan, additando i cosiddetti sionisti, come se il sionismo fosse il male di questo secolo. Vorrei ricordare che il sionismo è quel movimento che ha portato alla formazione dello Stato di Israele. Ecco, siamo molto preoccupati, quando anche esponenti delle opposizioni, con molta nonchalance, rilanciano cori che dicono “Palestina libera dal fiume al mare” ovvero con la cancellazione dello Stato di Israele” (…)
A volte anche nostalgici del ventennio, in ogni caso agenti sionisti
Dietro all’iniziativa di Sara Kelany, di Francesco Filini e degli altri proponenti l’interrogazione non c’era solo l’obiettivo di portare l’attenzione sul P.Carc, ma la volontà di aizzare il governo Meloni nella criminalizzazione e nella repressione del movimento in solidarietà al popolo palestinese. Con tre particolarità.
La prima è la strumentale equiparazione fra antisionismo e antisemitismo. Una strumentalizzazione che accomuna i poli delle Larghe Intese: c’è una componente del Pd che rema nella stessa direzione e il disegno di legge “contro l’antisemistismo” presentato da Del Rio (Pd) è ben più persecutorio di quello presentato da Gasparri (Forza Italia).
La seconda, discende dalla precedente, si manifesta nell’affidamento dell’inchiesta e della verifica di veri o presunti “atti antisemiti” a non meglio specificate “associazioni e istituzioni ebraiche”.
Da una parte questa scelta risulta logica: gli agenti sionisti fanno letteralmente carte false per far coincidere sionismo ed ebraismo e provano, maldestramente, a nascondere dietro la dicitura “associazioni e istituzioni ebraiche” le strutture – legali e illegali – dei sionisti in Italia. Quali sono le associazioni e istituzioni con cui il governo sta collaborando il ministro Piantedosi non lo specifica.
Non occorre essere indovini per sapere che fra di esse non c’è, ad esempio, la Rete Ebrei contro l’Occupazione (ECO) e ci sono, invece, propaggini del Mossad e gli animatori di canali come “Israele senza filtri”, in cui gli iscritti invocano l’eliminazione fisica dei promotori della solidarietà al popolo palestinese in Italia.
Il ministro nomi non ne fa, ma del resto non sono stati fatti, fino a oggi, nemmeno i nomi di chi ha provato ad ammazzare Gabriele Rubini (Chef Rubio), nel maggio 2024.
La terza particolarità chiude in un certo senso il cerchio. Un ministro della Repubblica ritiene un pericolo eversivo l’obiettivo di sostituire il governo Meloni con un governo di emergenza popolare, con un governo partigiano della Palestina libera, con un governo che attua la Costituzione antifascista del 1948!
Il ministro Piantedosi manifesta un evidente disappunto quando si parla di attuare la Costituzione. Anche la claque dei parlamentari di Fdi, che si spertica nei complimenti “per il suo eccellente operato”, dimostra la stessa allergia alla Costituzione e ritiene la sua attuazione “eversiva”.
Non basta affatto sintetizzare che tale allergia derivi dal fatto che sono e rimangono dei fascisti di merda, ciò spiegherebbe la situazione solo in parte.
Non per tutti gli affiliati a Fratelli d’Italia l’allergia per la Costituzione nata dalla vittoria della Resistenza deriva direttamente dalle nostalgie per il ventennio fascista. Alcuni di essi sono allergici alla Costituzione per deformazione professionale, per lo zelo con cui svolgono il ruolo per cui sono stati inseriti nei listini bloccati di Fratelli d’Italia e quindi eletti: servire la Nato, gli Usa e i sionisti nella promozione della Terza guerra mondiale, servire le organizzazioni padronali e criminali. Prostituire l’Italia alla Nato, agli Usa ai sionisti (e alla Ue).
Che siano loro a dare lezioni su cosa è o non è “costituzionale”, “eversivo” e persino “legale” è la dimostrazione della progressiva degenerazione del sistema politico delle Larghe Intese, e, in particolare, del ruolo attivo svolto dal PD nello sdoganare gli scimmiottatori del fascismo del secolo scorso.
Che siano loro a essere preoccupati per “la possibile saldatura fra estremisti comunisti ed estremisti islamici” poi, è la grottesca ciliegina sulla torta. Sono preoccupati, loro! Loro che sono la saldatura fra i nostalgici di chi ha scritto e applicato le leggi razziali in Italia nel 1939 con i sionisti che stanno compiendo il genocidio in Palestina! Loro che sono complici del genocidio in corso in Palestina!

Abbiamo querelato questi sedicenti rappresentati del popolo
Il 2 dicembre, il Segretario Nazionale del P.Carc, Pietro Vangeli, ha querelato per diffamazione (all’art. 595, co. 3, c.p., in quanto comunicando con più persone, mediante il mezzo della televisione e della radio) Sara Kelani e Francesco Filini presso la Procura della Repubblica di Milano. È un atto legale, ma è soprattutto un atto politico.
È un atto, piccolo ma non isolato,che contribuisce a mettere un argine al delirio di onnipotenza, malafede, e faziosità a personaggi che agiscono sistematicamente in nome del popolo italiano, ma per conto della Nato, degli Usa e dello stato sionista di Israele per eliminare i diritti e le conquiste che le masse popolari hanno conquistato con la vittoria della Resistenza e con le lotte che l’hanno seguita.
Un atto piccolo, ma non isolato
Lo scorso ottobre i Giuristi per la Palestina hanno presentato alla Corte penale internazionale una denuncia per “complicità in genocidio” contro Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Guido Crosetto e Robero Cingolani (quest’ultimo in qualità di amministratore delegato di Leonardo Spa). Contestualmente è stata presentata anche una seconda denuncia perché il governo non ha tutelato i cittadini italiani a bordo delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla.
A dicembre è iniziata una campagna di raccolta economica denominata “Lince – occhi sugli abusi” per sostenere le spese mediche e le spese legali che una giovane di Bologna dovrà sostenere per aver sporto denuncia dopo aver perso la vista da un occhio a causa di un lacrimogeno che è le è stato sparato in pieno volto durante la selvaggia repressione delle manifestazioni di ottobre. La ragazza ha sporto denuncia “per comprendere la responsabilità di chi ha la vera gestione dell’ordine pubblico, dal comandante del plotone al questore a chi, nel momento del briefing, ha deciso le modalità con cui usare la forza quella sera”.
È un atto che offre argomenti e appigli alla lotta per cacciare il governo Meloni, continuarla nelle piazze, sui posti di lavoro, nelle scuole e portarla anche nelle sedi istituzionali e anche nelle aule di tribunale. Dove è prassi corrente e ordinaria vedere sul banco degli imputati militanti e attivisti della causa palestinese, assistere al loro linciaggio mediatico e alla criminalizzazione, assistere alle condanne di chi è sceso in piazza, ma è stato finora impossibile veder processati i mandanti, i complici e i sostenitori italiani del genocidio contro il popolo palestinese.
Il 19 dicembre si è svolta al tribunale dell’Aquila quella che avrebbe dovuto essere l’ultima udienza del processo contro Anan, Ali e Mansour, accusati di terrorismo dalle autorità italiane su mandato di quelle israeliane.
L’udienza si è invece conclusa con il rinvio della sentenza al 16 gennaio.
L’incarcerazione e il processo in corso ai tre partigiani palestinesi non è un episodio isolato, ma si inserisce nel quadro dell’articolato attacco che il governo Meloni sta conducendo contro il movimento in solidarietà al popolo palestinese e alla sua Resistenza.
Il 24 novembre Mohamed Shahin, imam della moschea di San Salvario (Torino), è stato sottoposto a un mandato di espulsione emanato dal ministro Piantedosi.
Prelevato a casa dalla polizia, è stato trasferito prima al Cpr di Corso Brunelleschi e poi in quello di Caltanissetta, in Sicilia. Dopo settimane di partecipate mobilitazioni in suo sostegno, il 16 dicembre il Tribunale di Torino ha accolto il ricorso contro la sua detenzione e Shahin è stato liberato.
Il 18 dicembre il governo ha letteralmente “mandato un esercito” per sgombrare il centro sociale Askatasuna, a Torino. Lo sgombero è stato accompagnato da perquisizioni domiciliari a carico di alcuni attivisti e dalle dichiarazioni di soddisfazione di più ministri, da Piantedosi a Tajani, a dimostrazione di quanto l’operazione repressiva fosse fortemente voluta dal governo Meloni. Una rappresaglia a fronte delle diverse iniziative di lotta del movimento torinese in solidarietà al popolo palestinese, tra cui la protesta contro La Stampa in occasione dello sciopero generale del 28 novembre.
A metà dicembre, a Bergamo, trentasette attivisti della Rete Bergamo per la Palestina sono stati multati per il blocco dei binari ferroviari durante lo sciopero del 3 ottobre.
A Milano, il 20 novembre, durante la partita di basket Olimpia Milano-Hapoel Tel Aviv, dieci attivisti di Global Movement To Gaza hanno esposto dagli spalti uno striscione raffigurante la bandiera palestinese e sono stati multati. Stesso trattamento, identificazione e multa, per Luca Paladini, consigliere regionale, che aveva esposto una bandiera palestinese durante la stessa partita.
Il 15 dicembre, a Ravenna, trentadue persone sono state denunciate per il blocco del terminal dei container del porto durante lo sciopero del 28 novembre. Se prima dell’approvazione del decreto sicurezza per casi simili era prevista una sanzione amministrativa, da 1.000 a 4.000 euro, il governo Meloni ha trasformato il blocco stradale in reato penale e “se a commetterlo sono più persone” sono previste pene fino a due anni di carcere.
A inizio dicembre la Sardegna è stata interessata da una dispiegata operazione repressiva denominata “Maistrali”, diretta dalla Direzione distrettuale antiterrorismo di Cagliari. Trentasei attivisti di diverse organizzazioni popolari sarde sono nel mirino per le mobilitazioni antimilitariste e anticarcerarie che si sono tenute fra il 2020 e il maggio 2025. Contro di loro accuse di imbrattamento di edifici pubblici, resistenza durante le manifestazioni, costruzione di bombe carta, danneggiamenti, contestazioni a banchetti politici, ma per dieci anche l’accusa di associazione con finalità di terrorismo.
A Catania il 1° dicembre quattro attivisti per la Palestina hanno ricevuto l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria per aver forzato il blocco della polizia schierata a difesa del porto durante lo sciopero generale del 22 settembre.
L’elenco dei procedimenti e delle iniziative repressive delle scorse settimane che abbiamo riportato non è esaustivo e, tra l’altro, la repressione non è fatta solo di denunce e procedimenti giudiziari.
Il 13 dicembre il Ministro dell’istruzione, Giuseppe Valditara, ha ordinato ispezioni ministeriali in alcune scuole toscane come risposta alle iniziative, incontri online, che le scuole avevano organizzato con Francesca Albanese fra il 4 e il 10 dicembre. Singolare, ma neanche troppo, che le motivazioni di tali intimidazioni siano state ispirate dalla vocazione democratica del governo Meloni. Non si tratterebbe di intimidazioni, infatti, ma di accertamenti tesi a provare che “pur nel rispetto dell’autonomia scolastica, le modalità con cui è stato organizzato l’incontro siano state svolte nel rispetto della salvaguardia dell’equilibrio formativo e dell’imparzialità” …
Il 18 dicembre è arrivata anche la sanzione del Garante sugli scioperi alle organizzazioni sindacali che hanno proclamato lo sciopero unitario del 3 ottobre.
Il Garante ha “valutato negativamente l’iniziativa sindacale e ha deciso di irrogare sanzioni economiche: 20 mila euro ciascuno a Cgil e Usb, 10 mila euro ai sindacati minori che avevano aderito alla proclamazione, tra cui Cub, Sgb, Cobas, Cib Unicobas e Cobas Sardegna”. (…) “Lo sciopero non poteva beneficiare delle deroghe all’obbligo di preavviso previste dall’articolo 2, comma 7, della legge 146 del 1990. Tali eccezioni sono limitate ai casi di difesa dell’ordine costituzionale o di protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori, condizioni che nel caso della Flotilla non risultano presenti”.
È un atto, infine, che rafforza la lotta contro il sistema politico delle Larghe Intese. Abbiamo già detto che gli eletti di Fdi non sono gli unici ad agire su mandato dello Stato illegittimo d’Israele, non sono affatto gli unici agenti atlantisti, sionisti e guerrafondai. Anche il Pd e i suoi cespugli sono pieni di gente simile.
Esistono parlamentari che si distinguono dall’accozzaglia “bipartisan” che promuove la complicità dell’Italia con la Nato e i sionisti? Esistono, certo. Li chiamiamo a sostenere pubblicamente la querela contro Sara Kelany e Francesco Filini.
Esistono elementi della società civile, del mondo associativo e della cultura che alimentano la resistenza al pensiero unico e difendono spazi di agibilità culturale e politica contro l’omologazione forzata alla propaganda di guerra? Esistono, sì. Li chiamiamo a sostenere pubblicamente la querela contro Sara Kelany e Francesco Filini.
Facciamo appello a contribuire e dare visibilità alla querela contro Sara Kelany e Francesco Filini perché la più prevedibile delle conseguenze sarà l’archiviazione. Succede spesso quando i querelati sono parte integrante delle Larghe Intese: a volte l’archiviazione avviene con tempi estremamente lunghi, affinché cada nel dimenticatoio, altre volte avviene in tempi brevissimi per chiudere la pratica prima ancora che faccia notizia.
Per ostacolare questo epilogo chiediamo a parlamentari, amministratori locali e società civile di schierarsi pubblicamente. Non (solo) per sostenere un’iniziativa legale del P.Carc contro Sara Kelany e Francesco Filini e il governo Meloni, ma soprattutto per respingere il tentativo di far diventare eversivo l’obiettivo di dare al paese un governo che attua la Costituzione.
Rivoltare contro promotori e mandanti le operazioni repressive e le intimidazione, condurre la battaglia dentro e fuori dai tribunali, sviluppare la massima se più ampia possibile solidarietà con organismi politici, sindacali e sociali sotto attacco dagli apparati repressivi è la strada per fare della lotta alla repressione un fronte di lotta per cacciare il governo Meloni e impedire che la classe dominante lo sostituisca con un altro governo delle Larghe Intese (casomai a guida Pd o tecnico) e costituire il governo di emergenza popolare, composto da esponenti veramente progressisti e antifascisti decisi e in grado di applicare la Costituzione del 1948, a partire dall’art. 11.






