Compagni e compagne, non saremo noi a dirvi che viviamo in tempi bui, perché questo lo sapete già. Anzi, tutti quelli che si limitano a ripeterlo e a descrivere la barbarie che dilaga sono, loro malgrado, parte del problema. Perché non è la denuncia del cattivo presente ad accendere la scintilla che incendia la prateria, serve la prospettiva della riscossa.
Noi vi diciamo che è proprio nei tempi bui che si accende la scintilla della riscossa. È in tempi di guerra che si fa la rivoluzione. Diciamo che la rivoluzione socialista va fatta, ma diciamo anche che farla è possibile.
Noi diciamo che la rivoluzione socialista non scoppia: è un processo che inizia quando qualcuno, i comunisti, lo fa iniziare e che si sviluppa quando la parte più generosa, combattiva, lungimirante e responsabile delle masse popolari si unisce e ne diventa protagonista. Serve un piano per costruirla. Questo insegna il patrimonio teorico e pratico del movimento comunista.
I comunisti e le masse popolari italiane instaureranno il socialismo. Non è un dogma, è una certezza granitica: il superamento del capitalismo, l’instaurazione del socialismo e l’avanzamento verso il comunismo sono una necessità oggettiva per l’umanità.
La barbarie in cui viviamo è effetto degli ostacoli che la borghesia imperialista oppone a questo sviluppo naturale della società.
Instaureremo il socialismo come conseguenza delle immani distruzioni della Terza guerra mondiale promossa dagli imperialisti Usa, sionisti e Ue oppure come azione preventiva che impedisce lo sviluppo della Terza guerra mondiale: “o la rivoluzione previene la guerra oppure la guerra genera la rivoluzione”.
L’obiettivo immediato è fare la rivoluzione socialista per sbarrare la strada alla Terza guerra mondiale.
La Terza guerra mondiale è già in corso e gli imperialisti Usa la stanno dispiegando in ogni angolo del mondo, ma la battaglia non è chiusa e non è persa, ci sono ancora margini per rovesciare il sistema politico della Comunità Internazionale capeggiata dagli Usa e dai sionisti prima che la guerra si sviluppi ulteriormente.
Il principale campo di battaglia sta nel rompere ORA la catena imperialista, cioè sottrarre uno o più paesi di questa catena al giogo degli imperialisti Usa e dei sionisti. L’Italia è uno di essi.
Fermi restando la solidarietà internazionale e l’internazionalismo proletario, ciò che ci riguarda da vicino e di cui siamo responsabili è sottrarre l’Italia alla Comunità Internazionale degli imperialisti Usa, sionisti e Ue.
È una necessità – è l’unica strada per rallentare e arginare la barbarie – ma è soprattutto una possibilità.
In Italia, il sistema politico della classe dominante, il sistema delle Larghe Intese, è avviluppato in una crisi irreversibile, terminale, degenerativa. La causa di ciò è la combinazione di un’insanabile guerra per bande all’interno della classe dirigente (ingovernabilità dall’alto) con la crescente attività delle masse popolari che si ribellano alla barbarie e alla vita di merda a cui sono costrette (ingovernabilità dal basso).
Il governo Meloni è un morto che parla, ma il Pd e i suoi cespugli non vogliono cacciarlo, si nascondono dietro al paravento delle elezioni. Intanto, mentre aspettano le elezioni, l’Italia procede sul piano inclinato della guerra esterna (sottomissione agli imperialisti Usa, ai sionisti e alla Ue e sostegno alle loro manovre belliche) e della guerra interna (attacco ai diritti, alle conquiste, alle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari). Procede sul piano inclinato della barbarie.
Il governo Meloni rimane in carica benché sia un morto che parla e anzi, proprio perché è un morto che parla, accelera l’attuazione delle misure più antipopolari, antioperaie, repressive e guerrafondaie.
Gli intendimenti generali delle Larghe Intese sono chiari. Se vanno in porto, il governo Meloni resterà in carica fino alla sua naturale scadenza, le elezioni del 2027, anche se fosse messo a repentaglio da qualche “onda anomala”.
A questo proposito sono state esplicative le parole della segretaria del Pd quando il governo italiano e il Papa sono stati attaccati da Trump per lo scarso sostegno all’aggressione alla Repubblica Islamica dell’Iran.
Elly Schlein ha fatto una goffa capriola per stringersi attorno a Giorgia Meloni: “Ferma condanna per l’attacco del presidente Donald Trump alla presidente Meloni per avere doverosamente espresso solidarietà a Papa Leone. Siamo avversari in quest’aula, ma non accetteremo attacchi o minacce al governo e al nostro paese”. Un riflesso condizionato che ha fatto cadere ogni residuo velo sul ruolo di stampella del governo assunto dal Pd.
Il movimento popolare ha già dimostrato di avere la forza di rovesciare il governo e mettere sotto scacco il sistema politico delle Larghe Intese (vedi le mobilitazioni dello scorso autunno, il referendum del 22 e 23 marzo), ma è ostacolato dall’influenza politica e ideologica del Pd e dei suoi cespugli.
Un esempio di tale influenza è che anche alcuni che si definiscono comunisti, e persino rivoluzionari, si accodano alla linea di aspettare le elezioni del 2027 per cacciare il governo Meloni.
Questa è la linea delle Larghe Intese, ma non va bene per le masse popolari, non è nel loro interesse e neppure nelle loro aspirazioni. Le masse popolari hanno l’interesse e la forza di cacciare il governo Meloni ORA.
È nel loro interesse perché se è vero che il governo Meloni è un morto che parla, è anche un morto che legifera. E per ogni giorno in più che rimane in carica produce danni, aumenta il coinvolgimento dell’Italia nella Terza guerra mondiale e la sottomissione agli imperialisti Usa, sionisti e Ue.
Ne hanno la forza, perché hanno dimostrato di essere in grado di rendere il paese ingovernabile dal basso e costringere le Larghe Intese a inseguirle (il polo Pd e i suoi cespugli) o a capitolare.
Dare uno sbocco politico immediato e coerente agli interessi delle masse popolari organizzate è la questione politica dirimente di queste settimane.
Serve un piano
Cacciare il governo Meloni senza preoccuparsi del governo che deve sostituirlo è un favore al Pd e ai suoi cespugli, non mette in discussione il sistema politico delle Larghe Intese, dice qualcuno. Ed è vero.
Cacciare il governo Meloni senza porsi la questione di cosa succede dopo apre le porte al caos, dice qualcun altro. È parzialmente vero.
Cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo di emergenza popolare imposto con la mobilitazione dalle organizzazioni operaie e popolari è una fantasia campata per aria, dicono ancora altri. E sbagliano.
Il governo Meloni incarna i tempi bui che stiamo vivendo. Un governo del Pd che lo sostituisce dopo le elezioni non farebbe che prolungarli. Aspettare le elezioni perché le cose cambino, questa sì, è pura fantasia. E, se guardiamo a chi la propone, prende persino i contorni della truffa.
Per approfittare della crisi terminale del governo Meloni serve un piano. Non basta un contropiano per parare i colpi del nemico: promuovere manifestazioni e proteste mentre si aspettano le elezioni del 2027 NON è un piano plausibile per le masse popolari.
Perché comporta di dover ingoiare le misure reazionarie di un governo già morto, ma che parla, legifera e agisce; perché vuol dire porsi alla coda del Pd e dello stuolo dei suoi lamentosi e piagnucolanti cespugli; perché vuol dire lasciare mano libera alle Larghe Intese e mettersi nella condizione di subire il ricatto della repressione più di quanto le masse popolari non facciano già.
E perché comporta di incanalare le proteste, le mobilitazioni e le lotte delle masse popolari nel campo della politica d’opinione, nella campagna elettorale, nei riti del teatrino della politica borghese – esattamente ciò che provano a fare i cespugli del Pd – anziché farne operazioni concrete attraverso cui dispiegare la mobilitazione per cacciare il governo.
Abbiamo un piano
Il nostro piano poggia sul protagonismo degli organismi operai e popolari, quelli che hanno già dimostrato di poter rendere ingovernabile il paese solo otto mesi fa, con le mobilitazioni in solidarietà al popolo palestinese dello scorso autunno, quelli che hanno già dimostrato di avere la capacità di attivare esperti, studiosi, ricercatori, giuristi e intellettuali per elaborare proposte di gestione del paese alternative a quelle delle Larghe Intese.
Il piano richiede che la capacità di mobilitazione espressa lo scorso autunno si rivolga apertamente contro il governo Meloni: bloccare il paese finché il governo non cade.
Il piano considera che, al netto dei troll di estrema destra che popolano i social, una larga fetta delle masse popolari non ancora attive e mobilitate si rivelerà favorevole a un repulisti generale promosso attraverso l’iniziativa dal basso, con la mobilitazione operaia, popolare e studentesca. Il malcontento contro il governo Meloni dilaga e travalica gli schieramenti partitici, l’affluenza e l’esito del referendum sulla giustizia lo hanno dimostrato.
Il piano contempla il fatto che ci sono ben scarse possibilità di un passaggio netto e diretto dal governo Meloni a un governo di emergenza popolare che attua le parti progressiste della Costituzione del 1948: un tale governo è frutto di un processo. Ma tale processo procederà tanto più spedito (benché mai in maniera lineare) quanto più il fronte degli organismi operai e popolari si rivelerà fermo sull’obiettivo.
Più che stilare liste dei desideri da presentare al governo Meloni, al pari dei bambini che scrivono a Babbo Natale, è utile iniziare fin da ora a ragionare collettivamente su quali devono essere i ministri che compongono un governo di emergenza popolare. Perché non devono essere nominati dall’alto, ma dal basso. Non devono andare bene a noi, ma agli organismi operai e popolari che sono il motore e i protagonisti di questo processo.
Il piano non ha scadenze definite, ma consideriamo che la pentola a pressione in cui il governo Meloni ha infilato il paese sta “per fare il botto” e le mobilitazioni delle prossime settimane, di questa primavera, possono essere un’occasione per compiere un salto.
Che l’occasione venga colta o meno dipende in gran parte da quanto e come gli organismi operai e popolari, le forze del movimento comunista cosciente e organizzato, i sindacati di base, le organizzazioni studentesche e sociali si mettono coscientemente alla testa di questo processo fin da ora.
Con il paese ingovernabile, Mattarella conferirebbe il mandato a chiunque pur di sbloccare la situazione e cercare di riprendere il controllo. E l’attuale parlamento voterebbe la fiducia obbedendo a testa bassa come ha obbedito fino a oggi a chi si è mostrato forte.
Le incognite e gli ostacoli sono molti, ma abbiamo fiducia nella forza delle masse popolari organizzate e nella loro capacità di imparare dall’esperienza per far valere i propri interessi.
E voi che piani avete?
Imporre un governo di emergenza popolare combina l’obiettivo di sottrarre l’Italia al controllo e alla sottomissione alla Comunità Internazionale capeggiata dagli imperialisti Usa e dai sionisti con l’obiettivo di rafforzare il processo per cui gli organismi operai e popolari diventano (si concepiscono, imparano a ragionare e agire da) nuove autorità pubbliche, moderni soviet. È un epocale passo avanti per la rivoluzione socialista nel nostro paese.
Arrivati a questo punto è altamente probabile che qualcuno storca il naso, sia critico o scettico. Va bene. Sappiamo che ci sono mille argomenti che alimentano scetticismo e sfiducia di fronte a qualcuno che sostiene di avere un piano e sappiamo che non bastano le parole per convincere che quel piano è giusto.
Rimane una questione: pianificare è l’unica possibilità di determinare quello che succederà, che vogliamo far succedere. Avere un piano non garantisce che le cose vadano come desideriamo, ma è una condizione essenziale affinché ciò succeda. Perchè gli obiettivi non cadono dal cielo.
Senza un piano si rimane alla mercè degli eventi e delle trame altrui. Senza un nostro piano, a gestire la crisi del governo Meloni saranno le Larghe Intese attraverso gli intrighi di palazzo dei vertici della Repubblica Pontificia, come già accade, e la strumentalizzazione delle mobilitazioni popolari.
Per cui, avete un piano migliore per approfittare della crisi del governo Meloni e alimentare la mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari? Lasciare l’iniziativa in mano a Mattarella e aspettare le elezioni del 2027 non è una risposta seria.






