L’obiettivo delle Larghe Intese in questa fase è tenere in piedi il governo Meloni. Questo è vero, ma ciò non esclude che una parte dei vertici della Repubblica Pontificia tramino per ottenere il risultato opposto. Del resto la classe dominante non è mai monolitica, ogni fazione ragiona e opera rispondendo ai propri specifici interessi.
Probabilmente per spiegare il concetto servirebbe un discorso articolato, sostenuto da molti se e ma – che lasciano sempre il tempo che trovano – se non fosse che il Ministro Nordio, appena sopravvissuto al repulisti post referendum – in sua vece è stata sacrificata Giusi Bartolozzi – è caduto con tutte e due le scarpe in uno scandalo più intricato di quello sull’accompagnamento, fin sull’uscio di casa e con un volo di Stato, del “torturatore libico” Al Masri, sottoposto a mandato di cattura internazionale.
Chiariamoci, Nordio è l’indifendibile e degno membro di questo indegno e tragicomico governo, quindi nessuna commiserazione. È stato messo in mezzo non per una condotta occasionale, ma per una delle reiterate condotte arbitrarie, familistiche, amicali e illegali che contraddistinguono gli esponenti di primo, secondo e terzo piano della maggioranza di governo.
Solo che a questo giro è stato pizzicato con le mani nel barattolo di marmellata sbagliato, quello di Mattarella.
I fatti sono noti. Tutto nasce da un articolo de il Fatto Quotidiano che a fine aprile rivela le anomalie e le forzature, ma possiamo tranquillamente parlare di montature belle e buone, incluse nel fascicolo che il Ministero ha presentato sulla scrivania di Mattarella per la firma della grazia a Nicole Minetti.
Già qui si potrebbe aprire una questione ben fondata. Le carceri sono piene di proletari, donne, minori, anziani, malati che dovrebbero uscire per “motivi umanitari”. Ma Mattarella la firma per loro non la mette. Anzi, il loro fascicolo non arriva neppure sulla sua scrivania…
A febbraio Mattarella firma per Minetti. Non sa, o forse ha fatto finta di non sapere, che il fascicolo che accompagna la richiesta di grazia è il frutto di una montatura.
Quando esce l’articolo de Il Fatto, a fine aprile, Mattarella chiede “rapide verifiche” perché il caso ha una portata esplosiva: un Ministro della giustizia che induce il Presidente della Repubblica a firmare una richiesta di grazia sulla base di un fascicolo falso!
La portata è esplosiva, sì: se da una parte inizia lo scaricabarile – e Nordio affibbia la responsabilità della gestione del caso alla già silurata Giusi Bartolozzi – dall’altra la Procura di Milano preferisce passare pubblicamente per un covo di idioti anziché correre il rischio di rimanere col cerino in mano (“Potremmo alla fine anche ammettere di non essere stati perspicaci, seppure diligenti”, dice la procuratrice generale, Francesca Nanni, al Corriere della Sera del 28 aprile).
Nel momento in cui scriviamo, le cose sono in evoluzione.
Assordante silenzio dai banchi del campo largo. Nel polo Pd delle Larghe Intese l’ordine di scuderia è fare i saltimbanchi per non insidiare il governo Meloni. Frasi di circostanza a difesa di Nordio dal governo e dai partiti di maggioranza. Timide richieste di dimissioni (di Nordio) dalla società civile che popola i social network.
Tutti aspettano l’esito delle verifiche. Chi sperando che le cose si aggiustino, chi sperando che le cose precipitino. Ma, c’è un ma, per l’appunto.
A noi delle verifiche non frega niente. E abbiamo ragione di credere che alle masse popolari freghi anche meno.
Come è vero che anche la storia a volte ha bisogno di una spinta, a maggior ragione per far cadere il governo Meloni serve una spinta, non le verifiche. E la spinta deve venire dal basso, perché il soggetto che la dà quella spinta fa la differenza.
La tragicomica vicenda del trittico Minetti, Nordio, Mattarella è un intrigo di palazzo. Un siluro contro il governo lanciato da chi ha qualcosa da guadagnare dal fatto che cada. E che cada per mano di un intrigo di palazzo anziché per la spinta delle masse popolari.
Gli organismi operai e popolari, i sindacati combattivi, le organizzazioni e i partiti anti Larghe Intese devono prendere l’iniziativa in mano. Dobbiamo passare dall’aspettare la notizia che il governo Meloni è caduto a spingere per farlo cadere.
E allora diamola questa spinta!






