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Se la legalità è copertura per un colpo di mano…

Teresa Noce by Teresa Noce
Maggio 2, 2026
in Resistenza n. 5/2026
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Come funziona la strategia della tensione lo sappiamo. Anche se ci sono fior di intellettuali e di analisti che spacciano gli anni Settanta per un capitolo chiuso, gli anni Settanta sono letteralmente “ieri”. La stagione della strategia della tensione e delle trame dello Stato, pertanto, la conosciamo.

Anche se c’è uno stuolo di mestatori e propagandisti che cerca di accomunare e derubricare tutto sotto l’unico termine “terrorismo”, come sono andate le cose lo sappiamo in tanti.

In tanti hanno le immagini della strage di Piazza Fontana, della Stazione di Bologna, di Piazza della Loggia, dell’Italicus impresse nella memoria. Alcuni anche sul corpo. Alcuni hanno perso amici e familiari e altri sono nipoti e figli di chi è morto.

Il terrorismo non è mai stato lo scontro fra opposti estremismi – “rossi” e “neri” – con lo Stato che faceva da arbitro.

Il terrorismo e la strategia della tensione sono stati il frutto dell’iniziativa cosciente, pianificata, diretta ed eseguita da una parte delle istituzioni di questo paese, nazionali e sovranazionali, per soffocare il movimento rivoluzionario e fiaccare il movimento popolare. È successo, letteralmente, ieri.

La stagione delle trame è il periodo in cui l’attività delle istituzioni della Repubblica Pontificia è passata dall’essere sotto traccia all’essere evidente, aperta, dispiegata su ampia scala.

Le strutture della Nato hanno operato con i servizi segreti, con i vertici dei carabinieri, con la magistratura, con le organizzazioni neofasciste e con il sistema mediatico per condurre attentati e addossare la responsabilità al movimento rivoluzionario. E quando non sono riusciti ad addossare la responsabilità al movimento rivoluzionario hanno comunque perseguito e ottenuto l’obiettivo di terrorizzare le masse popolari.

Lo sappiamo in tanti. Ci sono anche decine di migliaia di pagine di atti giudiziari che lo dimostrano, benché le sentenze abbiano – ma è parte della strategia della tensione e dei suoi sviluppi – in gran parte omesso il ruolo delle istituzioni nazionali e sovranazionali.

Pertanto, come funziona la strategia della tensione lo sappiamo tutti, nel movimento rivoluzionario; lo sanno in tanti nel movimento comunista, nei vertici dei sindacati di base, fra gli organismi operai e popolari, nei movimenti. E lo sanno anche molti che oggi siedono in parlamento o occupano posti – è irrilevante il peso – nelle istituzioni.

L’attentato del 25 Aprile a Roma contro due attivisti dell’Anpi non è una ragazzata. Non è una manifestazione degli opposti estremismi. È invece il segnale che una parte delle istituzioni di questo paese è disponibile e disposta a tramare e ad agire per riaprire su ampia scala una nuova stagione della strategia della tensione.

L’autore dell’attentato sostiene di essere aderente alla Brigata ebraica. La Brigata ebraica smentisce. Nessuna delle due cose esclude l’altra. Anzi, data l’età dell’autore dell’attentato e la natura e la condotta della comunità sionista di Roma c’è persino la probabilità che l’attentatore sia uno di quegli italiani con doppio passaporto che sono andati (e vanno) a servire la colonia d’Israele nelle operazioni attraverso cui si concretizza il genocidio del popolo palestinese. Non sarebbe il primo e non sarebbe l’unico.

Ma mentre a Roma le forze della reazione passano agli attentati armati per mano di un nazi-sionista, in Italia dilaga la repressione e la persecuzione – avete letto bene: PERSECUZIONE – contro il movimento popolare. Campagne mediatiche martellanti sui pericoli eversivi e sovversivi fanno da cornice a migliaia di procedimenti giudiziari e amministrativi contro attivisti e militanti.

E poi spunta l’inchiesta contro il P.Carc per il reato 270 bis. Al netto dei tutt’altro che circostanziati indizi che infarciscono gli atti giudiziari, la questione principale è il criterio che ispira e giustifica l’inchiesta: “il P.Carc e la Carovana del (n)Pci condividono con le Brigate Rosse la stessa finalità, l’instaurazione del socialismo”.

È scritto nero su bianco che l’inchiesta si basa su un reato politico, di opinione.

È il codice Rocco con cui il regime fascista ha incarcerato Gramsci. È l’anticamera per la reintroduzione delle leggi speciali di Cossiga “contro il terrorismo” che negli anni Settanta hanno alimentato la strategia della tensione. I decreti sicurezza del governo Meloni vanno tutti in quella direzione.

Che l’inchiesta contro il P.Carc è una montatura lo sappiamo in tanti. E infatti il P.Carc sta ricevendo un fiume di solidarietà. Tuttavia c’è chi mette la testa sotto la sabbia e accetta che il guscio vuoto della legalità – quel guscio vuoto che le istituzioni della Repubblica Pontificia usano per alimentare, oggi, la strategia della tensione – diventi uno strumento per un nuovo colpo di mano. Un colpo di mano delle istituzioni “democratiche” contro il movimento rivoluzionario e tutto il movimento popolare.

Gli estremisti nazi-sionisti ne sono un ingrediente. Gli estremisti neo fascisti e neo nazisti ne sono un ingrediente. I parlamentari di Fratelli d’Italia, della Lega, di Vannacci – ma molti reazionari sono anche nel Pd – ne sono un ingrediente. I ministri con il busto di Mussolini nel cassetto o in bella mostra sulla scrivania e quelli con il numero del capobastone della ‘ndrina nella rubrica del telefono ne sono un ingrediente. Gli articoli di giornale, le trasmissioni tv e i post sui social – tutta la campagna di intossicazione mediatica – ne sono un ingrediente.

Anche la fetta di devoti sostenitori della democrazia borghese e della legalità che preferisce mettere la testa sotto la sabbia, che si fa intimorire dalle parole, che preferisce essere cauta e non parteggiare, non prendere posizione ne è un ingrediente.

Perché fra quelle istituzioni attorno a cui si stringono acriticamente una parte pianifica, prepara e conduce le operazioni per una nuova stagione di strategia della tensione in Italia. Lo sappiamo in tanti.

Far finta di non sapere è parte del problema. Al punto che sfiora la complicità.

Esprimere solidarietà a chi è colpito dalla repressione: è questa l’arma più efficace e principale contro chi promuove la strategia della tensione.

Solidarietà più che vigilanza democratica. Perché – e gli anni Settanta lo dimostrano – chi si appella alla vigilanza democratica e lascia indietro la solidarietà a volte finisce per svolgere il ruolo del “carabiniere del movimento” e alimenta suo malgrado la strategia della tensione.

Solidarietà sempre e comunque a tutte le componenti del movimento rivoluzionario e del movimento popolare, quale che siano le accuse che sono rivolte loro e quali che siano i teoremi in cui vengono coinvolti. Perché, nonostante TUTTE le chiacchiere di pennivendoli, analisti borghesi, storici e giornalisti reazionari, nel nostro paese il movimento comunista, il movimento anarchico, il movimento rivoluzionario e il movimento popolare non hanno mai rivolto il terrorismo contro le masse popolari. Non hanno mai tramato strategie della tensione contro le masse popolari.

A farlo sono state le istituzioni borghesi. Le istituzioni “democratiche”. Anche grazie al complice silenzio di chi ha anteposto la legalità e le istituzioni (la ragion di Stato) agli interessi delle masse popolari.

Siamo tutti coinvolti. Siete coinvolti. Mettere la testa sotto la sabbia o, peggio, ripararsi dietro la giustificazione della ragion di Stato non giustifica nessuno.

La lotta di classe divampa. La classe dominante la conduce con la repressione del movimento popolare, con le inchieste per terrorismo e anche con la strategia della tensione. Tutti devono decidere da che parte stare. Tutti devono iniziare a fare.

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Tags: Politica
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