Come Partito dei CARC di Genova esprimiamo la nostra incondizionata solidarietà al presidente dell’Associazione Palestinesi d’Italia, Mohammad Hannoun e ai menbri dell’ABSPP (Associazione Benefica di solidarietà con il popolo palestinese https://www.absppodv.org), dell’Associazione Benefica Cupola d’oro e a tutti gli arrestati di sabato 27 dicembre, con l’accusa di aver finanziato e sostenuto Hamas. L’operazione dell’antiterrorismo non è che l’ultima grave espressione dell’asservimento del Governo Meloni, complice di genocidio del popolo palestinese, agli imperialisti USA, alla NATO e ai sionisti d’Israele.
Il vero scopo di quest’operazione è spezzare la solidarietà con il popolo palestinese e creare consenso agitando lo spauracchio del terrorismo, in continuità con il processo all’Aquila agli attivisti Anan Yaheesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh arrestati a inizio anno. In entrambe i casi gli apparati italiani agiscono su richiesta diretta del governo di Israele. Con questa operazione, la cricca di leccapiedi che sta al governo cerca di legittimare la sua politica estera e ribaltare nell’opinione pubblica la “sentenza popolare” che dalle piazze di tutta Italia si è alzata a gran voce in questi mesi per fermare il coinvolgimento diretto del nostro paese nel genocidio.
Non solo il governo Meloni ha delegato la sicurezza informatica ai sionisti ma prendono ordini direttamente dagli apparati israeliani, obbedendogli lo stesso giorno, il 27 dicembre, in cui il criminale di guerra Netanyahu si fa beffe del diritto internazionale riconoscendo lo “Stato” del Somaliland come indipendente e il giorno dopo il ferimento di un militare dell’ONU in Libano, da parte dell’esercito israeliano, a proposito di “terrorismo”.
Hamas è l’organizzazione politica palestinese che governa la striscia di Gaza e rappresenta una parte importante della Resistenza. E’ stata riconosciuta legittimamente anche nella stipula della tregua, dal presidente americano D. Trump perché di fatto non è possibile fare altrimenti. Negarne la legittimità significa negare qualunque diritto di un popolo ad autodeterminarsi, a difendersi e a esistere. Non a caso gli stessi procuratore nazionale antiterrorismo Giovanni Milillo e il procuratore di Genova Nicola Piacente si giustificano per aver autorizzato gli arresti rispetto al fatto che non cancellano i crimini di guerra commessi da Israele, per i quali, dicono, attendono la condanna della Corte Penale Internazionale. Allo stesso tempo, dicono, i crimini di Israele non giustificano il 07 ottobre. I due procuratori sanno benissimo che sono arresti politici. Sanno benissimo che arrivano su mandato israeliano. Quello che non dicono però è che mentre i macellai israeliani sono venuti in Italia per rifocillarsi nei resort, tra una strage di innocenti e l’altra, ai palestinesi italiani viene revocata ogni libertà compresa quella di raccogliere aiuti per le vittime del genocidio.
C’è da chiedere ai procuratori se sanno che fine hanno fatto i beni di prima necessità raccolti al Music for Peace e partiti da Genova via terra alla fine di ottobre. Dopo due mesi sono ancora fermi in Cisgiordania in attesa di essere sbloccati dal governo israeliano. Ma di questi crimini non intendono occuparsene. Non intendono reprimere il genocidio di un popolo e si preoccupano di spezzare la solidarietà verso il popolo Gazawi.
L’asservimento dei governi delle larghe intese con la lobby sionista, palesa la complicità dell’Italia con i sionisti nella promozione della guerra in Medioriente, tassello centrale del dispiegamento della Terza Guerra Mondiale in corso e del supino posizionamento del governo Meloni con gli imperialisti americani e sionisti. La propaganda di regime, sventolando il “terrorismo” e l’attacco del 07 ottobre, non riuscirà a nascondere la vera natura dell’attacco repressivo. Un atto illegittimo, politico e di guerra che schiera ulteriormente in prima fila il nostro paese al fianco del disegno criminale dei sionisti in Palestina.
Il governo Meloni, debole e ferito dalle mobilitazioni di settembre e ottobre, ha aspettato il ripiegamento del movimento di solidarietà seguito alla tregua per sferrare i suoi contrattacchi al movimento. Prima gli attacchi a Francesca Albanese, che non ha fatto altro che dire la verità sulla realtà della libertà di stampa nel nostro paese, poi Mohamed Shahin, Askatasuna, la miriade di procedimenti e multe contro chi è sceso in piazza e ora le iniziative umanitarie di solidarietà.
Ogni attacco repressivo smaschera il nemico. Mostra che è vulnerabile e che può essere colpito dove si sente forte con azioni relativamente semplici, ma politicamente dirompenti.
Come fu per i partigiani italiani, contro quella narrativa cancerogena che li imputava di aver causato le stragi nazifasciste, usano l’attacco del 07 ottobre per nascondere la loro guerra infame e le centinaia e centinaia di migliaia di civili inermi trucidati.
Il governo dei nostalgici tenta maldestramente di creare una narrazione favorevole al genocidio e dividere il movimento popolare. Anche per questo è importante che il movimento di solidarietà faccia sentire la propria voce senza dividere tra buoni e cattivi sia in Italia che in Palestina.
Invitiamo tutti i partecipanti alle grandi manifestazioni di settembre e ottobre, tutti i partiti, collettivi, organizzazioni e associazioni democratiche a esprimere la solidarietà senza cadere in questo tranello, senza farsi orientare dal nemico nostro e del popolo palestinese.
La solidarietà con la Resistenza è un’arma preziosa perché rompe l’isolamento e se siamo mossi dalla giusta concezione la repressione può trasformarsi in un boomerang per i nemici delle masse popolari italiane e del popolo palestinese che in modo sempre più evidente hanno un destino comune. La guerra in Medioriente ci coinvolge. Il governo dei complici dello stato d’Israele ci coinvolge . Le guerre in Palestina e in Ukraina partono da qua, dall’occidente collettivo, dai paesi NATO, dalle fabbriche della Leonardo e le altre industrie militari. Come hanno dimostrato i portuali di Genova che mettendosi in prima fila e bloccando i porti hanno messo in crisi le stesse possibilità d’azione del governo di Israele.

Rilanciamo la mobilitazione in solidarietà con la Palestina, promuoviamo la solidarietà verso gli arrestati. Partecipiamo alle prossime iniziative resistenti con questo spirito di lotta. Che la manifestazione del 31 gennaio a Torino sia un occasione per sostenere il movimento di solidarietà, la lotta per gli spazi sociali autorganizzati, le libertà democratiche e la lotta contro il dispiegarsi della Terza Guerra Mondiale perché tutte queste mobilitazioni sono collegate, sono il centro attuale della resistenza al procedere della marcescenza del sistema capitalista, nella sua fase imperialista, sono espressione della volontà di lottare per la propria affermazione e per un mondo migliore, l’altro mondo possibile e necessario, tanto del popolo palestinese che delle masse popolari italiane.
Partito dei CARC – Genova



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