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[Sardegna] La Sardegna non è il giardino dei sionisti di Israele, nè luogo di riposo per i criminali di guerra! A fora sos sionistas!

P. Carc Sardegna by P. Carc Sardegna
Giugno 27, 2026
in Dai territori, P. Carc Sardegna
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L’esempio delle mobilitazione di migliaia di persone in Albania contro la consegna dell’isola di Sazan e di interi tratti di costa a Jared Kushner, genero di Donald Trump, figura di riferimento dei sionisti negli Usa e trafficante internazionale per conto dello Stato sionista d’Israele, indica una strada anche a chi nel nostro paese vuole fermare la complicità con i sionisti e gli imperialisti Usa sostenuti e foraggiati dai partiti delle Larghe Intese. Quando le masse popolari si organizzano con l’obiettivo di difendere direttamente il proprio territorio e decidono di lottare con ogni mezzo a propria disposizione per far saltare i piani degli imperialisti USA e sionisti, questi possono essere intralciati e fermati.

Le mobilitazioni contro il turismo e il “ripopolamento” di soldati e riservisti dell’IDF (esercito sionista) in Italia sono forse meno massicce ma sono molte, capillari e agguerrite: dalla Puglia contro il progetto “Israeli Colony in Salento”, promosso dalla sionista Orit Lev Maron e dalla società Coral 37, fino alla Valsesia, in alto Piemonte, contro il “progetto Baita”, associazione promossa dal 2022 da Ugo Luzzati e supportato dall’immobiliarista Gianni Tognotti, per “accompagnare” l’arrivo degli israeliani tra Varallo e le valli attorno al Monte Rosa.

In Sardegna numerosi riservisti dell’IDF con le loro famiglie, scortati da un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine, stanno transitando dagli aeroporti di Alghero, di Olbia (diretti ai resort a cinque stelle in Gallura) e di Cagliari-Elmas, verso il Forte Village Resort di Santa Margherita di Pula. Molte di queste destinazioni sono inaccessibili alle masse popolari sarde per via dei costi esorbitanti, mentre sono più che disponibili per favorire la “decompressione” di chi massacra il popolo palestinese, libanese, iraniano.

Così come lo scorso anno, la giunta Todde si stupisce e indigna perché “non avvertita” dall’arrivo dei riservisti IDF sulle coste della propria regione. Strano a credersi, dato che la Regione Sardegna ha un ruolo diretto nella gestione degli aeroporti e in particolare non può non sapere se e in che misura esistono collegamenti diretti tra l’isola e lo Stato sionista d’Israele.

A giugno 2025 la Regione Sardegna a direzione PD-M5S, su spinta della mobilitazione popolare e della conseguente presa di posizione di parte della maggioranza, ha promosso una mozione di “condanna alle violazioni dei diritti umani nella Striscia di Gaza” con l’auspicio della sospensione di ogni forma di cooperazione con lo Stato di Israele. Todde ha dichiarato che “I sardi e la Sardegna non possono restare in silenzio di fronte a quanto sta accadendo in Palestina, non è più sufficiente esprimere solidarietà. Serve una presa di posizione netta, politica e istituzionale”. Allo stato attuale, ciò che è evidente a tutti è che chi doveva assumersi la responsabilità istituzionale di interrompere accordi, traffici, collaborazioni, non ha fatto nulla di concreto, mentre chi mette concretamente in pratica questi propositi virtuosi riceve multe, denunce e intimidazioni. Ci riferiamo alle centinaia di compagne e compagni che negli scorsi mesi sono stati oggetto delle attenzioni della magistratura italiana e hanno ricevuto multe e denunce su pressione dei sionisti d’Israele e dei loro agenti in Italia.

Già da oggi, anzi da ieri, si possono interrompere gli accordi con Israele nelle università, nei distretti tecnologici, negli enti regionali e nelle società partecipate, anche rompendo con accordi precedentemente presi. Non è più il tempo degli ordini del giorno approvati con facce compiaciute e la coscienza lavata, delle dichiarazioni solenni e delle fotografie con la bandiera palestinese, mentre negli uffici accanto continuano collaborazioni, affari e complicità. Si tratta di prendere una posizione e dargli seguito immediato. E’ completamente falso, se ci fosse bisogno di dirlo, il rimpallo di responsabilità tra Regione Sardegna e governo, è solo segno di inadeguatezza e allineamento di fatto con il governo Meloni e le sue politiche guerrafondaie.

Naturalmente non ci aspettiamo coerenza dalla giunta Todde né dal governo Meloni. Nel concreto dove non ci pensa la giunta, devono pensarci i comitati, le organizzazioni popolari, politiche e sindacali che si sono mobilitati in prima persona per prendere misure dirette e per dare seguito pratico alla solidarietà che serve davvero al popolo palestinese, contrastando e sradicando il sionismo che abbiamo in casa e che foraggia il genocidio in Medio Oriente, con mobilitazioni, scioperi, presidi nelle piazze e negli aeroporti, mettendo in campo ogni tipo di iniziativa utile a indebolire la forza dell’entità sionista e rafforzare il campo delle masse popolari.

Portare alla luce le manovre sporche di complicità con guerrafondai e genocidiari, ricostruirle pezzo per pezzo e trasformarle in materia di denuncia e mobilitazione sono passi importanti della lotta per fermarle: nelle aziende produttive e turistiche, nelle scuole e università, nei porti. Un compito che gli organismi popolari, i lavoratori, gli studenti e tutti quelli che si mobilitano contro il genocidio del popolo palestinese possono e devono fare proprio. La pubblicazione del dossier “Soffocare la macchina bellica: Vitol fornisce petrolio per il genocidio” che rende pubbliche le operazioni della direzione della raffineria Saras di Sarroch (Cagliari) va in questa direzione.

A questo si aggiunge la difesa dei territori da progetti coloniali e sionisti, la lotta contro le basi USA e NATO, gli accordi di università e altre istituzioni pubbliche con i sionisti d’Israele e ogni forma di complicità con i promotori della Terza guerra mondiale.

Allo stesso tempo, è sempre più necessario fare fronte alla repressione crescente che le autorità dello Stato italiano promuovono contro chi si organizza e mobilita. Dobbiamo porci l’obiettivo di allargare il fronte delle forze politiche, sindacali, culturali che perseguono l’obiettivo di fermare la guerra mondiale e i suoi promotori e alimentare questo schieramento per far crescere la solidarietà contro la repressione del governo Meloni e di questurini e magistrati che perseguono gli interessi dell’entità sionista; combinare di più e meglio le lotte in difesa del territorio e dei posti di lavoro con la lotta per fermare la Terza guerra mondiale e i suoi promotori; coordinare il più possibile le forze già attive in Sardegna contro la speculazione energetica, le basi militari USA e NATO, la solidarietà con il popolo palestinese e quanto si muove nell’ambito della difesa degli interessi delle masse popolari sarde per spezzare l’isolamento verso cui l’iniziativa repressiva vuole portare chi è destinatario di multe e denunce e organizzare la solidarietà. In definitiva, dobbiamo fare della repressione ambito di lotta per alimentare uno schieramento di campo: tra chi è contro la Terza guerra mondiale e i suoi promotori e chi invece difende gli interessi dei guerrafondai USA, sionisti e UE.

In Sardegna non partiamo da zero, esiste già una fitta rete di comitati, organizzazioni popolari, politiche e sindacali che hanno di fatto una comunanza di obiettivi e che può trasformare ogni città e territorio in un nuovo focolaio di mobilitazione, contrastare fino a impedire l’uso dei porti sardi a fini militari, l’espansione delle basi e dell’industria bellica, interrompere i rapporti economici, accademici e istituzionali con Israele; sottoporre al controllo popolare le operazioni immobiliari e finanziarie che riguardano le coste sarde e la logistica militare.

Ogni presidio, corteo, sciopero e occupazione deve servire a rafforzare e moltiplicare le organizzazioni operaie e popolari, stabilire nuovi legami, costruire coordinamenti e dare continuità alla mobilitazione.

La questione decisiva è sviluppare le tante iniziative in corso nella costruzione di un piano comune tra organizzazioni e un lavoro di mobilitazione di sempre più ampi strati delle masse popolari.

È questa la strada per sbarrare il passo ai guerrafondai, agli agenti sionisti e ai loro complici fino a cacciarli.

Il 28 giugno sarà mobilitazione generale in Sardegna contro il turismo sionista, parteciperemo e invitiamo a partecipare.

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Tags: Repressioneturismo sionista
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