Dal 22 al 24 maggio si è tenuta a Napoli l’edizione 2026 della Festa della Riscossa Popolare Campania. Il dibattito del primo giorno aveva al centro la situazione internazionale, la Terza guerra mondiale e il ruolo che a partire dal nostro paese dobbiamo assumere come comunisti, antimperialisti e militanti del movimento di solidarietà con il popolo palestinese, iraniano, libanese, cubano e venezuelano. Di seguito riportiamo gli interventi che hanno scandito il dibattito e in cosa anche il video integrale dell’assemblea.

L’assemblea è stata aperta dall’intervento della compagna Laura Baiano che ha introdotti i temi della Festa della riscossa popolare di quest’anno all’insegna della solidarietà internazionale, della lotta alla repressione e della mobilitazione per sostituire il governo Meloni con un governo espressione del movimento popolare e che abbia al centro della sua agenda l’attuazione della Costituzione del ’48.
Nell’introduzione al dibattito la compagna ha illustrato i principali scenari della terza guerra mondiale in corso, i cui effetti sono evidenti e consistono in una guerra interna scandita dal taglio delle risorse e dei diritti delle masse popolari, dal carovita, dalla militarizzazione delle scuole e dei territori e da politiche securitarie e repressive. Ma anche una guerra esterna fatta di attacchi imperialisti alla Palestina, alla Repubblica islamica dell’Iran, al Venezuela, a Cuba, alla Federazione russa e alla Repubblica popolare cinese. Attacchi disumani e feroci che gli attacchi alla Flotilla e le sceneggiate di Ben Gvir dei giorni scorsi sono solo un decimo di quello che subiscono i palestinesi da quasi un secolo.
L’unica forza capace di poter sostenere tutti i popoli in lotta nel mondo, l’ago della bilancia, sono le masse popolari. Questo vuol dire organizzarsi in ogni luogo di lavoro, scuola e quartiere, unirsi superando settarismi e concorrenze che sono solo un favore che facciamo al nostro nemico e spazzare via dai nostri paesi gli artefici e i complici della terza guerra mondiale come la Nato, gli Usa, la Ue e i sionisti. Dobbiamo dare a tutto il movimento di solidarietà lo sbocco politico di imporre un proprio governo, un governo che attui la Costituzione del ’48 e che si ponga come baluardo di riscossa per tutti i popoli in lotta nel mondo. Questo anche il contenuto dell’appello cui sono convocati i relatori e chi è intervenuto al dibattito.
Interviene poi Geraldina Colotti, giornalista e scrittrice, esperta di America latina, coordinatrice generale della piattaforma internazionale dei media alternativi e comunitari “Rompiendo Fronteras”. Ha detto che la cosiddetta democrazia borghese non esiste più e che la vera democrazia è il socialismo.
Ha salutato le rappresentanze dei popoli in lotta contro l’imperialismo presenti indicandoli come esempi di resistenza e di riscossa. Dopo la sconfitta dell’Unione Sovietica e dopo la temporanea sconfitta delle esperienze rivoluzionarie di lotta nei paesi imperialisti, il movimento antimperialista ha subito un colpo. Questo ha indebolito i popoli oppressi di tutto il mondo e anche il ruolo della classe operaia nel nostro paese.
Ma la lotta non si è fermata. Credono di farci pensare che non ci sia più margine per fare la rivoluzione e cambiare il corso delle cose. Ma se alziamo lo sguardo vediamo che il movimento comunista e la lotta antimperialista è più viva che mai. Questo perché il comunismo è l’unica possibilità di salvezza dei popoli.
Ha riportato l’esperienza del Venezuela bolivariano, dove, a fronte della sconfitta dell’ondata di rivoluzioni del Novecento, il percorso definito “socialismo del XXI secolo” ha ridato impulso alla lotta antimperialista mondiale e a ulteriori esperienze in diversi paesi oppressi dall’imperialismo. Questo ruolo è costato al Venezuela anni di guerra economica che sono culminati con il rapimento del presidente Maduro di gennaio.
Rispetto a questo non ha senso paragonare le reazioni agli attacchi Usa che ha avuto l’Iran con quelli presi dal Venezuela o quelli ancora diversi presi da Cuba. Si tratta di paesi con storie, ruoli e dinamiche diverse. Contano poco le opinioni su quello che un governo dovrebbe o non dovrebbe fare rispetto a una data situazione, per noi comunisti italiani l’urgenza è rompere la catena imperialista a partire da casa nostra. Fare la rivoluzione socialista nel nostro paese. Questo il sostegno che dobbiamo al Venezuela, a Cuba, alla Palestina, all’Iran e ai popoli di tutto il mondo. Dobbiamo così cambiare i rapporti di forza a livello globale. Per fare questo, ha chiuso, è necessario fare un bilancio del movimento comunista internazionale del Novecento.
Con il suo intervento Francesco Dall’Aglio ha detto che ci troviamo di fronte allo sconvolgimento degli equilibri di potere a livello internazionale. Si veniva da una sconfitta, tattica, del movimento comunista e di un’egemonia Usa che era diventata mondiale. Oggi questo sistema è in crisi.
La terza guerra mondiale ci vede immersi in questa situazione, da un lato l’imperialismo Usa in crisi, dall’altro lato una serie di paesi antimperialisti che rappresentano un’alternativa e che lottano per mantenere una propria autonomia nazionale, culturale, economica e militare. Non si tratta solo di paesi socialisti ma sono unità dalla necessità di fare fronte all’egemonia economica e militare in decadenza dell’imperialismo.
In questo bisogna stare attenti su un aspetto. Molti si chiedono perché la Cina o la Russia non fanno di più per Cuba o per la Palestina. Dobbiamo avere chiaro che i Brics non sono un’alleanza militare e per il momento il tipo di accordo che vige tra questi paesi è principalmente di natura economica e commerciale. Anche gli aiuti tra paesi vengono valutati nell’ottica di non guastare gli accordi commerciali anche con pezzi dei paesi imperialisti e mantenere degli equilibri.
Sta di fatto che gli imperialisti hanno come unico sbocco la guerra, la terza guerra mondiale “a rate” in cui siamo immersi. I Brics sono paesi sotto attacco e rappresentano il principale freno all’allargamento della terza guerra mondiale anche se ancora non si pongono in maniera organica l’obiettivo di costruire una società alternativa, limitandosi a costruire un polo commerciale ed economico opposto a quello degli imperialisti, seppur più giusto e non fondato sull’oppressione.
Ha concluso dicendo che siamo in una fase in cui il vecchio mondo sta morendo, il nuovo sta venendo alla luce. Non sappiamo bene cosa stia venendo fuori e al momento la collaborazione e la solidarietà internazionale sono la principale arma. Il pezzo che manca è stabilire in maniera più nette che al di fuori del socialismo non ci sono alternative al sistema capitalista. Questa è l’unica via per noi. Ma anche per i Brics.

Dopo Dall’Aglio è stato letto alla platea il saluto del Comitato Babuskin del (n)PCI alla Festa della Riscossa Popolare Campania 2026 che è possibile leggere a questo LINK.
Ha preso poi la parola Seyed Majid Emami del Centro culturale dell’Iran. Il suo intervento è stato un prezioso contributo rispetto al ruolo che hanno i popoli in lotta sotto ogni cielo, che è quello di spezzare la catena imperialista a partire dal proprio paese. L’intervento di Seyed è stato pubblicato in integrale a questo LINK e ne consigliamo vivamente la lettura.
Antonia Esposito di Docenti per Gaza ha spiegato che l’unica strada per il cambiamento possono trovarla solo i popoli perché non verranno dall’alto. Ha descritto l’ultima campagna lanciata da Docenti per Gaza con il volantino “segnala la censura”, uno strumento per organizzare attività nelle scuole, contrastare la censura e le ispezioni ministeriali sempre più pressanti nelle scuole. Ha raccontato di come l’attività sindacale e di solidarietà con la Palestina siano state negli ultimi anni uno sbocco per il suo attivismo strettamente legato alla professione di docente.
In particolare, spiega di usare la storia come strumento per gli oppressi per comprendere le radici dell’oppressione che vivono e liberarsene. Lei insegnerà sempre questo ai suoi studenti nonostante, ad esempio, le nuove linee ministeriali vietino di studiare Marx o la storia della Palestina (violando la libertà di insegnamento!). Ha poi letto degli estratti di scritti di Kanafani che utilizza anche a scuola in cui si illustra come si svolge l’apartheid contro i palestinesi nella colonia sionista israeliana. Ha chiuso dicendo che in Palestina non c’è solo un’emergenza umanitaria ma un appuntamento con la storia a cui tutti devono rispondere presente. I lavoratori della scuola ma non solo hanno questo compito.
Anna Formato di Sanitari per Gaza ha descritto della distruzione del sistema sanitario in Palestina, gli omicidi deliberati degli operatori sanitari. Sono azioni criminali che puntano a impedire che nessuno a Gaza si salvi. Come sanitari per Gaza stanno portando in giro la proiezione del documento Doctor’s under attack. Il documentario era stato commissionato dalla BBC che poi si è rifiutata di mandarlo in onda perché c’erano le prove visive e inconfutabili degli attacchi criminali e terroristi condotte dagli israeliani. Tantissimi medici sono stati ammazzati, feriti e arrestati e decine di questi sono ancora prigionieri nelle carceri israeliane sottoposti a tortura. Oggi il documentario è uno strumento di informazione che i lavoratori della Sanità stanno portando in giro anche per raccogliere fondi per progetti solidali palestinesi.
Noi lavoratori italiani dobbiamo rigettare questa concezione suprematista e colonialista. La Palestina è il nodo della resistenza all’imperialismo dei nostri giorni e quella resistenza è la resistenza dei popoli di tutto il mondo.
Ha continuato denunciando anche l’attacco in corso a Cuba, un paese che per gli operatori sanitari è il faro di un modo alternativo di concepire anche la professione medica. Ha ricordato come i medici cubani siano stati in ogni angolo del mondo a sostegno di qualsiasi emergenza sanitaria ed epidemia, compresa l’Italia durante il Covid. Ha indicato come l’embargo e l’emergenza sanitaria sull’isola sia uno degli strumenti di guerra adottati per piegarne la resistenza.
Nella terza guerra mondiale in corso l’attacco alla sanità e agli ospedali è una vera e propria prassi. Anche in Iran la prima cosa che gli Usa e i sionisti hanno bombardato erano gli ospedali. Questo è un filo rosso che lega la resistenza di questi popoli con la nostra. Anche in Italia il servizio sanitario nazionale viene distrutto e abbandonato per dirottare i fondi verso la guerra e le armi. Noi viviamo in un’economia di guerra.
Dobbiamo unire tutte le realtà locali, dobbiamo attuare forme di boicottaggio come, ad esempio, la multinazionale farmaceutica israeliana Teva non solo evitandone l’uso individuale ma pretendendo dalle regioni e dai comuni per interrompere ogni rapporto con questa casa farmaceutica. Questo dobbiamo pretendere ad esempio dal presidente della Regione Roberto Fico se vuole essere coerente con le parole di solidarietà alla Palestina. Sono queste poche proposte pratiche, dice la compagna, che sono però decisive per imparare dai compagni palestinesi a resistere e ad agire.

Ha preso poi la parola Igor Papaleo, membro della Segreteria Federale Campania del Partito dei Carc, che ha descritto la situazione di crisi internazionale e di terza guerra mondiale nelle sue declinazioni nel nostro paese oggi. Il governo Meloni spinge in avanti la propaganda reazionaria, la repressione e le politiche securitarie e belliciste. Uno degli aspetti più importante nel nostro paese è la normalizzazione della guerra, attraverso la militarizzazione delle scuole e dei territori, la riconversione militare delle aziende in crisi, la normalizzazione del genocidio e dell’assenza totale di sovranità del popolo e dell’Italia ridotta a protettorato degli Usa e della Nato. La normalizzazione della repressione come strumento di delegittimazione di chi si mobilita e lotta contro questo sistema a partire dai comunisti. Ma a tutto questo la resistenza popolare esiste e si fa strada in termini di organizzazione e di mobilitazione.
In questo scenario i Brics e i paesi che si oppongono all’imperialismo sono il limite e il principale ostacolo all’allargamento della terza guerra mondiale. A questi paesi non dobbiamo insegnare noi cosa debbano o non debbano fare. Noi parteggiamo e sosteniamo la loro resistenza nella misura in cui facciamo avanzare la nostra. E come avanza questa resistenza? Innanzitutto, non aver paura degli attacchi del nemico davanti ai quali dobbiamo rispondere in maniera organizzata e collettiva. Se uno lancia un sasso è un bersaglio facile per la repressione. Se in tanti lanciano dei sassi diventano un problema politico. Se un gruppo blocca un porto dà sicuramente l’esempio ma se ognuno trova il suo porto da bloccare allora il paese diventa ingovernabile. Questo ci hanno insegnato gli operai del Calp di Genova lanciando la parola d’ordine di bloccare tutto lo scorso autunno.
La rivoluzione oggi non è organizzare l’assalto al palazzo d’inverno ma organizzarsi e mobilitarsi per dare uno sbocco politico al movimento popolare e imporre un governo che attui la Costituzione del ’48. Per liberare il paese dagli occupanti abusivi del nostro paese. È per questo che marciamo ancora. Che lo facciamo come il 4 aprile in un quartiere popolare come Capodichino sede della base Usa. Serve un governo di emergenza popolare fondato sulle organizzazioni operaie e popolari, la via per avanzare nella costruzione della rivoluzione socialista nel nostro paese oggi. Questo il più grande contributo che possiamo dare ai popoli in lotta contro l’imperialismo sotto ogni cielo.
È intervenuto Ludovico Chianese dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e del Centro culturale Handala Ali. Ha ringraziato il Partito dei Carc per aver coinvolto queste forze nella festa della riscossa popolare e in particolare il centro culturale dell’Iran. La Palestina, l’Iran e il resto della resistenza alla bestia sionista e Usa sono oggi quello che Stalingrado fu nella liberazione dell’Europa dal nazifascismo.
Per quanto riguarda l’Osservatorio, è un’organizzazione composta da docenti che hanno deciso di contrastare la presenza pervasiva delle forze armate, dei militari e delle forze di polizia nelle scuole. L’obiettivo è quello di mostrare come bello e utile il lavoro del soldato e come le guerre una cosa giusta. La guerra imperialista oggi ha bisogno di carne umana, in Italia servono migliaia di soldati e allora si procede con la propaganda e il reclutamento volontario indotto tra i giovani.
La militarizzazione della scuola non è però solo questo. Noi vediamo scuole professionali, a carico dello Stato, che sono ormai delegati alle imprese e con una crescente domande bellica è la Leonardo spa la principale azienda a promuovere questo tipo di formazione e scuole. Un’azienda per giunta per mille rivoli legata allo Stato sionista di Israele.
Altro filone di lotta è quello della lotta per pretendere le dimissioni dei rettori delle Università aderenti alla fondazione Med’or anche quella compromessa e agente delle forze israeliane e sioniste nel nostro paese.
Specifica che la tendenza a riaprire la leva in forma volontaria è diffusa e ormai ampia in tutta Europa. L’escamotage che viene fatto è quello di equiparare la leva volontaria con il servizio civile. La militarizzazione totale della società e dell’unità produttive di beni e servizi è nei fatti un attacco ai lavoratori non solo per la complicità con la macchina bellica ma perché anche il diritto di sciopero, se il bene o il servizio diviene militare e strategico, sarà negato e quindi va difeso con forza in ogni luogo di lavoro. Questo è il fenomeno che definiamo “israelizzazione” della società
Per questo come Osservatorio stiamo lanciando una campagna per l’obiezione di coscienza totale e collettiva, dagli studenti ai docenti, dai portuali ai metalmeccanici e tutti i settori della società.
È intervenuta Maite Iervolino dell’Associazione Italia-Cuba che ha innanzitutto espresso solidarietà al Partito dei Carc per l’attacco repressivo subito, specificando che da questi compagni non ha mai visto atteggiamenti, parole e azioni diversi dalla lotta, dalla solidarietà, dalla fratellanza e dal senso di fiera identità comunista. La Festa della riscossa popolare è un appuntamento storico, necessario e fondamentale per la città e per il movimento popolare. Ha detto di essere antifascista e comunista, perché in tanti si dichiarano antifascisti come la Schlein ma noi siamo comunisti e diamo ben altro contenuto al nostro antifascismo.
Ha indicato Cuba come unico modello, il socialismo, a cui oggi guardare. Il sistema scolastico, sanitario e tutta la gestione di quel paese è il fondamento del paese stesso. La scuola esiste per tutti i bambini ed è strumento di emancipazione. L’Università di Cuba è la prima al mondo ad aver istituito la cattedra di filosofia della solidarietà. Nel 2022 hanno riscritto la Costituzione in cui non si parla più di patria potestà ma del diritto alla famiglia.
A partire dal 3 gennaio con la cattura del presidente venezuelano Maduro, Cuba sta vedendo una brutta crisi. Non c’è corrente elettrica per ore e ore. C’è il blocco totale dell’invio di risorse di ogni genere e tutto il resto di un tentativo di genocidio. Sono migliaia i bambini morti per l’assenza di cura, tanto per dirne una. Il popolo cubano è pericoloso anche in questa situazione perché è capace di resistere.
Cuba ora è anche sotto attacco militare. Ci sono tentativi di accusare e incarcerare Raul Castro, come fatto con Maduro. Dobbiamo stare al fianco di questo popolo. Come associazione Italia-Cuba stanno raccogliendo farmaci che vengono inviati a Cuba a cadenza settimanale cui ha chiamato a contribuire.
Francesco Francischelli del Centro culturale Handala Ali ha portato il saluto dell’accampata studentesca in corso alla Federico II. Ha raccontato la mobilitazione in corso da parte degli studenti per interrompere ogni tipo di accordo manifesto o sotterraneo con l’entità sionista e con le aziende belliche come Leonardo che contribuiscono alla macchina bellica. All’università stanno mantenendo l’accampata attraverso iniziative, eventi, assemblee e attività di vario genere. Questo è il pezzo che i militanti del movimento per la Palestina hanno il dovere di portare avanti contro questa cultura coloniale, bianca e razzista di cui siamo complici e di cui non vogliamo più essere corresponsabili.
Ha infine rilanciato gli appuntamenti della Freedom Flotilla che terrà diverse iniziative a Napoli dal 25 al 31 maggio.
Ha preso poi la parola Marcella Raiola del Coordinamento Torre del Greco per la Palestina. La compagna ha spiegato il tipo di attività in corso a Torre del Greco riportando e in particolare di un episodio repressivo che ha riguardato il suo coordinamento quando la Questura ha vietato di celebrare con le bandiere palestinesi e leggendo poesie sul genocidio una iniziativa di piazza il 27 gennaio, Giorno della Memoria.
Il clima repressivo è molto forte in questa fase e ci ha tenuto a sottolineare la sua totale vicinanza e solidarietà con i compagni del Partito dei Carc, con cui da anni collabora. Ha raccontato che l’attacco rivolto ai compagni l’ha molto turbata sia per il legame che ha con loro e per il lavoro che riconosce a questa organizzazione ma anche perché se attaccano i Carc stanno attaccando tutto il movimento popolare.
Ha continuato spiegando che la logica della prevaricazione è insita a tutta la cultura occidentale sin dalle origini, dall’antichità e che effettivamente dobbiamo liberarci di questo approccio bianco, suprematista e oppressivo verso altri popoli e altre culture. Da docente ha detto che sta vivendo anche sulla sua pelle questa censura e questo lavaggio del cervello che il governo Meloni sta promuovendo nelle scuole vietando tutto quanto nei programmi scolastici viene indicato come “pericoloso”. Ma il dovere e la passione per l’insegnamento superano, come diceva Antonia Esposito, qualsiasi divieto perché è una missione. Ha chiuso invitando tutti i presenti all’appuntamento della Freedom Flotilla previsto a Torre del Greco.
Ha tirato le conclusioni la compagna Laura Baiano. La compagna ha spiegato l’importanza di dividere il mondo non solo e non principalmente in occidentali e popoli oppressi, ma classi di oppressori e classi di oppressi. L’operaio, l’insegnante, lo studente e il proletario italiano sono più vicini ai palestinesi e ai popoli in lotta con l’imperialismo che non alla classe di padroni e sfruttatori del proprio paese e del resto del mondo. Questo è quanto ci ha detto con il suo intervento Anna dei sanitari per Gaza, ad esempio. Sotto ogni cielo la missione di questa parte dell’umanità, la classe operaia e il resto delle masse popolari, è quella di farla finita con l’imperialismo, spezzare la catena a partire dal proprio paese. Questo ci lega indissolubilmente e dà al nostro compito di fare la rivoluzione socialista in Italia un peso internazionale, la più alta forma di solidarietà con questi popoli.
L’altro aspetto è quello rispetto alla natura delle alleanze dei Brics e dei paesi che oggi hanno oggettivamente una funzione antimperialista. Innanzitutto, dobbiamo partire dal fatto che tra questi paesi esistono già dei paesi socialisti come la Repubblica Popolare Cinese, Cuba, la Repubblica Democratica di Corea e altri. Anche in questo caso dobbiamo occuparsi di cosa facciamo noi, comunisti italiani, per rafforzare il movimento comunista internazionale più che valutare se nella politica economica, estera o militare questi paesi stanno facendo bene o stanno facendo male. Fare la rivoluzione in un paese imperialista come l’Italia darà sicuramente un impulso in ogni paese del mondo alla rinascita del movimento comunista e a un ulteriore salto in avanti nel sistema di relazioni tra questi paesi. Il punto per noi è farlo.
Come farlo? La Carovana del (n)PCI abbiamo indicato la linea tattica del governo di emergenza popolare. Al di là della formula già in questa assemblea è emerso cosa questo voglia dire. È emerso dalle misure di boicottaggio proposte da Anna dei Sanitari per Gaza, da quelle indicate rispetto ai programmi scolastici alternativi da parte di Antonia dei Docenti per Gaza, dalla lotta per l’obiezione di coscienza universale e la smilitarizzazione di scuole e territori proposta da Ludovico Chianese dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, dall’interruzione di ogni rapporto con i sionisti e la Nato lanciata da Francesco emerse dell’Intifada studentesca. Tutte queste misure necessitano di un governo che le attui. Quel governo non potrà essere il governo Meloni, né tantomeno un governo a trazione PD o comunque emanazione delle larghe intese. Serve un governo espressione delle organizzazioni popolari. Composto da soggetti che saranno indicati da queste organizzazioni. Che definisca un’agenda definita dagli organismi di base. Un governo che attui la Costituzione del ’48. Un governo partigiano della Palestina e di tutti i popoli in lotta contro l’imperialismo.
Un simile governo possiamo farlo. Dipende solo da noi. Dalla nostra volontà e dalla fiducia di riuscire nell’impresa. Ha infine ringraziato tutti gli organismi presenti.



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