Il 23 maggio, la Festa della Riscossa Popolare Campania 2026 è stata dedicata alla mobilitazione contro il clima repressivo e securitario promosso dal governo Meloni a partire dall’indagine contro il P.Carc promossa dalla Digos di Napoli e il PM De Marco per associazione sovversiva con finalità di terrorismo e apologia delle Brigate rosse
Al dibattito intitolato come la campagna di solidarietà lanciata dal P.Carc, “Parteggio!”, sono intervenuti Luigi De Magistris, Sandro Fucito, Luca Saltalamacchia, Nives Monda ma anche Eduardo Sorge del Si Cobas, Francesco Tirro di Usb, Gianpiero Laurenzano di Potere al Popolo, Davide Dioguardi del laboratorio Insurgencia, Davide Secone consigliere comunale di Quarto e portavoce regionale dei Verdi, Michele Salomone della rivista Kairos, Rosario Marra di Riprendiamoci la città, Marinica Concilio della Consulta Popolare Sanità e Salute. Altre ancora le realtà e i singoli che non sono intervenuti per motivi di tempo.
È stato un appuntamento importante perché ha riunito esponenti di organizzazioni politiche e sindacali, di associazioni, reti, movimenti ed esponenti della società civile che si sono confrontati sulla necessità di farla finita con questo governo di guerrafondai, questurini e nemici dei lavoratori per costruire un governo che attui la Costituzione del ‘48.
Il dibattito, come dicevamo, è stato un momento di incontro fra organismi e realtà diverse, diverse sensibilità ed esperienze accomunate però dalla stessa esigenza: fermare le politiche repressive, securitarie e antipopolari tanto del governo Meloni sul piano nazionale che della giunta Manfredi a Napoli, mobilitarsi per un’amministrazione locale e un governo che attuino la Costituzione.
Dalla discussione è emerso in maniera palese che le forze mobilitate in questa direzione ci sono già.
Lo ha detto De Magistris, che ha lanciato la sua candidatura a sindaco di Napoli per la costruzione di un’amministrazione espressione del movimento popolare e guidata dai valori della Costituzione.
Lo hanno detto i sindacati di base presenti che hanno portato nel dibattito l’esigenza di alzare il livello della lotta contro politiche da macelleria sociale con cui vengono ogni giorno colpiti i lavoratori.
Lo hanno detto Potere al Popolo e Insurgencia che si sono espressi sulle politiche repressive e la necessità di dare a tutto questo movimento uno sbocco politico per non subire più ma provare ad aprirsi varchi per passare all’attacco.
In tutti gli interventi è anche emersa la solidarietà con il P.Carc. Una solidarietà di cui ringraziamo tutti i compagni e che rilanciamo proponendo a tutte e tutti di aderire alla campagna “Parteggio!”.
Tutti interventi che hanno dimostrato che il fronte capace di spazzare via le larghe intese e imporre amministrazioni locali e un governo nazionale che attui la Costituzione esiste già.
È lo stesso fronte che solo pochi mesi fa con la parola d’ordine “blocchiamo tutto”, è stato capace di arrivare ben oltre i confini delle organizzazioni che lo compongono diventando per alcune settimane punto di riferimento di milioni di persone, un punto di riferimento più autorevole e responsabile delle istituzioni e del governo. Un fronte che dopo aver riempito le piazze, a marzo ha riempito le urne del referendum sulla giustizia e ha dato un altro schiaffo al governo che viola sistematicamente la Costituzione.
Un fronte che in particolare in autunno, ma in un certo senso anche a marzo con il referendum, non è riuscito a darsi uno sbocco politico. Non è riuscito a rendere il paese ingovernabile al governo Meloni fino a farlo dimettere e continuare a bloccare tutto fino a costringere Mattarella a dare l’incarico a esponenti di fiducia di questo movimento, un nome su tutti è Francesca Albanese. Imporre un governo di emergenza in una situazione di emergenza.
Quest’impresa non è riuscita non tanto per la forza del nemico e neanche per gli attacchi repressivi – quelli sono arrivati dopo e sono una conseguenza del riflusso del movimento non la causa – ma per una serie di limiti che l’attuale fronte deve ancora superare.
Parliamo della concorrenza tra le varie organizzazioni politiche e sindacali per “intestarsi” lotte, mobilitazioni e scioperi (come avvenuto nei due deboli scioperi generali di maggio) anziché promuovere unità d’azione e spalleggiarsi perché questo movimento si estenda in altri ambiti, settori e territori.
Parliamo dell’attendismo di chi anziché costruirsi come alternativa (anche elettorale) e mettersi sin da subito alla testa della cacciata di Manfredi e Meloni, si limita a prepararsi il campo per le elezioni del prossimo anno. Tutto tempo regalato ai partiti di regime per riorganizzarsi anziché colpirli subito in questo momento di crisi.
Ma questi limiti possono essere superati! Servono coraggio, spirito unitario e la volontà politica di sprigionare tutta la forza di cui questo fronte è capace, perché questa sarà il catalizzatore per tutto il resto delle masse popolari che non ne possono più di politiche e governi guerrafondai.

Chiudiamo rilanciando una parte dai saluti al dibattito inviati dal Comitato di Partito del (n)PCI “Babuskin”:
«Napoli e la Campania possono svolgere un ruolo importante, di spinta, per avanzare in questa direzione. Tanti protagonisti di questa mobilitazione sono presenti alla vostra festa in questi tre giorni. Sono organismi popolari come il Centro Culturale Handala Ali, Sanitari per Gaza, Docenti per Gaza, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, la Consulta Popolare Sanità e Salute, GalleriArt, il Coordinamento Nazionale No Nato, forze politiche come Potere al Popolo, Iskra, AVS, Rifondazione Comunista, Partito d’Unità Popolare, autorevoli esponenti come De Magistris, Fucito, Saltalamacchia, Colotti, Dall’Aglio e tutti gli altri.
Forze che stante la situazione in corso devono darsi l’obiettivo di non aspettare che Manfredi o Meloni finiscano il mandato, devono organizzarsi e mobilitarsi per cacciarli subito e prendere in mano il governo dei territori e del paese. Questa è l’unica prospettiva che questo movimento deve darsi. È in questo progetto che devono incanalarsi i comitati, le associazioni, gli organismi di base e le tante lotte in corso. È questo lo scopo per cui costruire alleanze e programmi alternativi per il governo della città e del paese. Ed è solo in questo movimento – non certo alla coda del PD – che anche la parte migliore di forze politiche come M5S e AVS o sindacati come la CGIL può assumere un ruolo positivo e coerente con gli interessi delle masse popolari.
Lo sviluppo e la vittoria di un tale movimento dipendono dai comunisti e dalle avanguardie che lo dirigono. Una direzione debole alimenta disfattismo e allontana il giorno della vittoria. Una direzione decisa a vincere e con un piano d’azione per vincere suscita un movimento forte, combattivo e destinato a vincere».





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