Il P.Carc aderisce, partecipa e chiama gli organismi operai e popolari a partecipare a tutte le mobilitazioni del mese di marzo. In particolare a mettere in sinergia e in concatenazione, a costruire un legame politico, fra la manifestazione del 14 marzo per “un No sociale al referendum” e quella del 28 marzo contro la Terza guerra mondiale e chi la promuove.
Entrambe si svolgeranno a Roma, a due settimane di distanza una dall’altra, fra l’una e l’altra si svolgerà il referendum contro la riforma costituzionale del governo Meloni.
Anche solo alla luce di queste “scadenze” nazionali è chiaro che il mese di marzo è ricco di opportunità per sviluppare la lotta per cacciare il governo Meloni, il governo della guerra e dell’economia di guerra e che la combinazione di iniziative di piazza con il referendum è particolarmente favorevole al raggiungimento dell’obiettivo.
“Una simile combinazione di condizioni favorevoli alla cacciata del governo Meloni non c’era mai stata, benché il governo sia debole e traballante fin dalla sua installazione.
Questo non basta per avere la certezza di riuscire a cacciarlo nelle prossime settimane, ma tutti coloro che si pongono questo obiettivo devono impegnarsi per raggiungerlo.
Non c’è nessuna argomentazione valida per “rimandare la resa dei conti” alle prossime elezioni (che siano nel 2027 o anticipate); c’è invece la necessità di valorizzare fino in fondo l’opportunità che la combinazione delle condizioni favorevoli offre.
I principali ostacoli da affrontare risolutamente sono il settarismo e la politica degli orticelli. Le conseguenze cui porta il pensare ai piccoli interessi di bottega di questa o quella organizzazione politica o sindacale, anziché alle esigenze della lotta di classe, sono note.
Le abbiamo viste anche, solo per citare un esempio, quando lo spirito di concorrenza fra le organizzazioni sindacali è diventato il principale ostacolo al dare seguito allo sciopero del 3 ottobre scorso, lo sciopero unitario della Cgil con i sindacati di base.
Ancora oggi c’è, nelle organizzazioni sindacali, chi pensa che quello sciopero unitario sia stato “un incidente di percorso”, commesso per assecondare la spinta del movimento popolare che effettivamente voleva l’unità.
Ecco, chi è convinto che sia stato un errore di percorso è parte del problema per cui lo sciopero unitario del 3 ottobre non ha avuto un seguito all’altezza delle esigenze della lotta di classe.
(…) Le manifestazioni di settembre e ottobre hanno fatto vacillare il governo Meloni, quelle di questa primavera possono farlo cadere o almeno lo faranno vacillare ancora di più. Può resistere, ma se resiste è solo perché gli organismi operai e popolari, il movimento comunista, le organizzazioni politiche e sindacali, i movimenti e le reti sociali non hanno ancora assunto con decisione l’obiettivo di imporre un proprio governo.
Con l’idea più strutturata di un’alternativa, e con la determinazione a imporla, il governo Meloni crollerebbe.
Le prossime settimane sono politicamente dense. Ci sono molte occasioni per sviluppare l’unità d’azione, il coordinamento, la convergenza delle mobilitazioni, l’agire insieme.
Facciamo in modo che siano anche occasione per pensare e progettare insieme il nostro futuro. A partire dai nomi dei ministri del governo di emergenza che ha il compito di portare l’Italia fuori dalla Terza guerra mondiale, di fermare lo smantellamento dell’apparato produttivo, di assegnare un lavoro utile e dignitoso a tutti, di cacciare gli agenti sionisti dalle stanze dei bottoni e di togliere l’acqua in cui sguazzano i promotori del razzismo e della guerra fra poveri”.
Alle due manifestazioni nazionali, già convocate da settimane, va aggiunta la mobilitazione che sta montando in tutto il paese contro l’aggressione degli imperialisti Usa e i sionisti alla Repubblica islamica dell’Iran, un “balzo” in avanti della Terza guerra mondiale in cui il governo Meloni sta trascinando l’Italia.
Le basi Usa e Nato sul suolo italiano sono già operative, a partire da quella di Aviano (dove partono gli aerei), Camp Derby (dove c’è il più grande deposito di armi degli Usa-Nato), Sigonella (da dove partono droni e aerei) e il Muos è sempre operativo, la Marina Militare italiana ha già inviato una nave a Cipro, armi e dispositivi bellici sono già in viaggio verso gli Emirati Arabi Uniti… anche se il governo devia l’attenzione pubblica sulla “famiglia nel bosco” per non rendere conto del coinvolgimento dell’Italia nell’attacco all’Iran, l’Italia c’è già dentro fino al collo…
Ma ogni passo che il governo Meloni compie per consolidare la sottomissione dell’Italia agli imperialisti Usa e ai sionisti è un passo che aumenta la sua debolezza e la sua precarietà.
Data la situazione, non è da escludere che il governo Meloni tenti di giocare la carta della criminalizzazione e delle provocazioni poliziesche, come del resto sta facendo da mesi nel quadro della rappresaglia contro chi è sceso in piazza per “bloccare tutto” a settembre e ottobre. Sono in corso arresti e processi di militanti palestinesi e decine di inchieste con centinaia di compagni inquisiti per le manifestazioni e i blocchi dell’autunno.
Va dunque considerata la possibilità che per la manifestazione del 14 e soprattutto del 28 marzo il Ministero dell’Interno dispieghi i suoi apparati polizieschi per ostacolare, se non riesce a impedire, la partecipazione di massa ai cortei: “allarmi terrorismo”, “violenze di piazza”, “scontri”, fermi preventivi, blocco dei pullman e dei treni…
Ogni attacco di questo tipo deve essere occasione per estendere la mobilitazione (ad esempio trasformare il blocco del pullman in blocco stradale e del casello oppure i fermi in stazione in blocco dei binari).
Si tratta di trasformare quella che per il governo e il Ministero dell’interno è una soluzione in un problema più grande, un problema di ordine pubblico: un problema politico.
Annunciare che ogni tentativo di fermo si trasformerà in blocchi è il modo migliore per impedire o ridurre le provocazioni questurine e dare ispirazione ad altri, infondere fiducia e contrastare le preoccupazioni per la repressione.
Territorio per territorio, preparare collettivamente la partecipazione ai cortei è occasione per pensare insieme e agire insieme sul piano politico, organizzativo e logistico.
La sfida che tutto il movimento popolare, operaio, anticapitalista, antimperialista e comunista ha di fronte NON è tenere testa alle misure repressive e sfidare i ministri solo sul piano dell’ordine pubblico, ma fare delle mobilitazioni di marzo una battaglia campale per il governo Meloni soprattutto sul piano politico.
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