A fine giugno, con i canali di informazione intasati dalle cronache sulla straordinaria ondata di caldo che ha travolto l’Europa e sulla resistibile ascesa di Vannacci nella scena politica italiana, è arrivata la “rivelazione” del segretario della Nato, Rutte: nei mesi scorsi, dalle basi Usa e Nato presenti in Italia sono partiti cinquecento aerei che hanno partecipato ai bombardamenti contro la Repubblica Islamica dell’Iran.
Rutte, che non è conosciuto per il suo acume, probabilmente con quelle dichiarazioni voleva dimostrare che la Nato aveva aiutato gli Usa nella guerra contro la Repubblica Islamica dell’Iran e stemperare così anche le relazioni fra Trump e Giorgia Meloni. Oppure, al contrario, quelle parole volevano essere un ulteriore carico sulla groppa del governo Italiano, già umiliato in mondovisione da Trump (“ho fatto una foto con Giorgia Meloni perché mi stava implorando e mi ha fatto pena”) e ulteriormente ridicolizzato proprio dalle risposte di Giorgia Meloni (“io e l’Italia non imploriamo mai”).
Sia quel che sia, all’inizio dell’estate è venuto a galla quello che il governo italiano ha cercato di nascondere per mesi. Il punto della situazione lo hanno fatto le autorità iraniane: l’Italia è considerata un paese ostile perché ha partecipato attivamente all’aggressione promossa da Usa e Israele. L’Italia è in guerra contro la Repubblica Islamica dell’Iran.
Francamente, non erano necessarie le dichiarazioni di Rutte. Che l’Italia fosse direttamente coinvolta era cosa nota, c’erano già prove granitiche e circostanziate, prima di tutto sul ruolo giocato dalle basi di Sigonella e di Aviano nel conflitto.
Le parole di Rutte sono state utili, però, a riportare alla luce la questione principale, costantemente insabbiata dalle tonnellate di intossicazione mediatica, dalle cronache nere, rosa e sportive, dall’apologia di Vannacci e dai consigli contro la canicola. L’Italia è in guerra. Il posizionamento dell’Italia negli sviluppi della Terza guerra mondiale in corso è la questione politica principale, tanto sul piano nazionale che su quello internazionale. Questo è quanto.
Tragedia e farsa della politica borghese
Intanto la campagna elettorale permanente è entrata in una fase nuova. E nel teatrino della politica borghese vanno in scena tragedie e farse. È tutta intossicazione dell’opinione pubblica e delle coscienze.
I partiti delle Larghe Intese sono alle prese con le manovre per ridefinire, nel caso dei partiti di governo, o definire, nel caso del campo largo, lo specifico peso di ognuno nelle coalizioni elettorali e quello delle varie correnti.
L’obiettivo è presentarsi alle prossime elezioni politiche in modo da perdere meno voti rispetto ai concorrenti e poter dichiarare di aver vinto nonostante il crescente astensionismo.
I partiti della maggioranza di governo tirano a campare e cercano di gestire alla bell’e meglio le contraddizioni interne all’alleanza, che però fa acqua da tutte le parti (vedi “La resistibile ascesa di Vannacci” a pag. 3).
I partiti del campo largo sono più attenti a non aggravare la crisi del governo Meloni – sia mai che imploda prima delle prossime elezioni – anziché a fingere un’opposizione risoluta.
Tutti i partiti delle Larghe Intese in questa fase hanno l’obiettivo di preservare la governabilità del paese nel quadro del loro sistema politico. Devono garantire la continuità del loro sistema politico. E questo comporta che i partiti del campo largo facciano da stampella del governo per evitare che cada proprio adesso.
Del resto, la decisione di tenere in piedi il governo Meloni a ogni costo (e il caso della grazia a Nicole Minetti suggerisce che fra i costi ci sia anche il fare carte false) è stata presa già a marzo, dopo il referendum sulla giustizia.
Il governo era entrato “in rianimazione” e si stava disgregando, un pezzo dopo l’altro. Ma, anziché affondarlo, il campo largo lo ha esortato a proseguire “traendo lezione dalla sconfitta referendaria” (questa è stata la posizione di Schlein, Conte, Landini e Fratoianni).
Anche l’attacco di Trump a Giorgia Meloni e al suo governo è stato per il campo largo occasione per esprimere solidarietà e “stringersi attorno alle istituzioni” anziché affondare il colpo.
Anche a fronte delle rivelazioni del segretario della Nato, Rutte, le opposizioni si sono limitate a chiedere a Giorgia Meloni di riferire in parlamento anziché affossare il governo che ha violato per l’ennesima volta l’articolo 11 della Costituzione.
Se il governo Meloni crollasse proprio adesso, le eventuali scappatoie già scartate a marzo dai vertici della Repubblica Pontificia sarebbero molto meno praticabili di quanto fossero a marzo.
Le elezioni anticipate sarebbero da escludere completamente, poiché non è ancora stata fatta la nuova legge elettorale che deve ostacolare ancora di più le liste indipendenti e anti Larghe Intese.
Un governo tecnico per traghettare il paese fino alle prossime elezioni sarebbe da escludere perché, lungi dall’essere strumento di maggiore stabilità politica, farebbe da detonatore a un’incontrollabile ingovernabilità del paese.
Al netto di qualche inconsulta iniziativa di questa o quella fazione dei vertici della Repubblica Pontificia (vedi articolo a pag. 10), il governo Meloni starà in piedi fino alle prossime elezioni.
Intossicazione di regime
Tutti i partiti delle Larghe Intese si stanno muovendo in funzione delle prossime elezioni politiche perché questa è l’unica strada per tenere in piedi il sistema politico dei vertici della Repubblica Pontificia.
Questo vuol dire che tutto viene usato in funzione elettorale: ogni avvenimento della cronaca nera, ogni emergenza, ogni manifestazione degli effetti della crisi. Tutto viene usato in funzione della propaganda elettorale, tranne quello che potrebbe mettere a repentaglio la sopravvivenza del governo.
Questa è la spiegazione del dilagante fenomeno per cui il dibattito pubblico è intossicato da speculazioni di ogni tipo su questioni secondarie. Tutti hanno soluzioni per tutto, ma nessuna di quelle soluzioni è adeguata ad affrontare le questioni decisive.
Una su tutte. L’Italia è in guerra al servizio degli imperialisti Usa e dei sionisti. I partiti delle Larghe Intese lo nascondono, ne danno letture parziali ed edulcorate; lo giustificano con il rispetto di “trattati e accordi”, ma l’Italia è in guerra. Con tutto quello che ne consegue.
Qui, su questo punto, si gioca la partita. Il teatrino della politica borghese e le sue liturgie sono funzionali alla guerra.
Le elezioni politiche si svolgeranno perché sono un ingranaggio fondamentale del teatrino della politica borghese.
Al vasto movimento contro la guerra rimane da decidere se vuole far finta che le elezioni non ci siano, se vuole partecipare stando alle regole del gioco e coltivando l’illusione di contare qualcosa o se, invece, vuole approfittarne per alimentare la crisi del sistema politico delle Larghe Intese.
Sono scelte che implicano prospettive diverse.
Noi non vogliamo fingere che le elezioni non ci siano, sarebbe un modo per non assumersi la responsabilità di usare ogni mezzo per rovesciare il sistema delle Larghe Intese.
Ma non vogliamo partecipare al teatrino della politica rispettandone le regole falsate e imposte. Perché sappiamo, ma come noi lo sa anche chi fa finta di non saperlo, che rispettare tali regole significa ambire, al massimo, a eleggere una pattuglia di parlamentari “di opposizione” che, nella pratica, non potrà fare niente di quello che ha promesso in campagna elettorale.
Noi vogliamo approfittare dei sommovimenti creati dalla campagna elettorale e dalle elezioni per avanzare nella lotta per imporre un governo di emergenza popolare che attui le parti progressiste della Costituzione, perché questo è il cambiamento che serve al paese.
È su questo terreno, è con questo obiettivo, è con questa prospettiva che invitiamo tutte le organizzazioni politiche e sindacali anti Larghe Intese, le organizzazioni e i partiti del movimento comunista italiano, le organizzazioni anticapitaliste e antimperialiste a LAVORARE INSIEME. A pensare insieme e ad agire insieme.
Pensare e agire insieme
Pensare e agire insieme per costituire SUBITO il Comitato di Liberazione Nazionale che raccoglie tutte le componenti organizzate contro le Larghe Intese che sono disponibili, cioè che hanno già abbastanza chiara la necessità di farlo.
Pensare e agire insieme per valorizzare in un processo comune l’iniziativa di ogni organismo, organizzazione, partito o realtà: nel campo delle mobilitazioni di piazza, in campo elettorale, in campo sindacale.
Pensare e agire insieme, con le forze che sono a disposizione e con quelle che si aggregheranno strada facendo, da governo alternativo ai governi delle Larghe Intese. Per assolvere oggi, nelle condizioni della fase politica attuale, al ruolo che svolse il Cln durante la Resistenza.
In questo modo – e solo in questo modo – è possibile superare lo spirito di concorrenza, il settarismo e i personalismi che sono invece inevitabilmente alimentati dall’elettoralismo. È possibile valorizzare il ruolo anche di esponenti del campo largo a cui il campo largo sta stretto e che non sono disposti a tramare con Calenda, Renzi e la Picierno per mantenere un seggio in parlamento; di esponenti del movimento sindacale a cui sta stretta la concertazione e sentono le esigenze e la pressione della classe operaia; di esponenti della società civile le cui ambizioni stridono con la carriera macchiettistica a cui la classe dominante li relega.
Ma, soprattutto, è solo in questo modo che si apre alla miriade di organismi operai e popolari che già esistono lo sbocco politico attraverso cui la loro iniziativa incide sulla realtà.
Parliamo dei portuali e dei ferrovieri che oppongono l’obiezione di coscienza alla logistica bellica; degli operai delle aziende in chiusura che non vogliono finire a costruire armi e droni per sfamare la famiglia; dei medici e infermieri che non vogliono scegliere chi curare perché lo sfascio della sanità pubblica li obbliga a selezionare; degli insegnanti che non vogliono seguire le prescrizioni ministeriali ed educare i ragazzi e le ragazze a essere carne da macello e da cannone per i padroni. E l’elenco è potenzialmente ben più lungo.
Puntare a governare
Elezioni? Quali elezioni? Noi che scriviamo, ma anche voi che leggete, sappiamo che le elezioni non servono a formare un governo che faccia gli interessi delle masse popolari.
Quello che a volte si dimentica è che anche i vertici della Repubblica Pontificia hanno costituito governi senza passare dal paravento delle elezioni: il governo Monti (2011), il governo Renzi (2014), il governo Draghi (2021).
Sì, sono stati fra i peggiori flagelli, fra i più feroci demolitori dei diritti e delle conquiste dei lavoratori e delle masse popolari.
Ecco, il nostro governo di emergenza popolare può essere imposto in modo simile, non perché “ce lo chiede la Ue”, ma a furor di popolo.
La questione principale NON è che oggi manca il furore del popolo. La questione principale è che le condizioni per imporre il governo di emergenza popolare non si creano “passando dal parlamento e facendo esperienza all’opposizione”, ma facendo esperienza di governo iniziando a governare.
Iniziamo a discutere dei ministri che servono e delle leggi da scrivere per tradurre nel concreto le parti progressiste della Costituzione e non dei nomi da mettere in lista alle elezioni o da votare!
Iniziamo a orientare la mobilitazione degli organismi operai e popolari nella direzione di attuare le misure necessarie per fare fronte al corso catastrofico delle cose (agire da nuove autorità pubbliche), anziché limitarla alla rivendicazione ai governi delle Larghe Intese.
Dobbiamo spezzare la catena che lega l’Italia ai guerrafondai, ai servi degli imperialisti Usa, ai sionisti e alla Ue. Dobbiamo fermare la chiusura e la delocalizzazione delle aziende, impedire la conversione bellica, ristrutturare la sanità e la scuola pubbliche.
Dobbiamo affrontare seriamente e urgentemente la crisi ambientale e climatica; mettere in piedi le strutture che eliminano il degrado materiale e morale a cui sono costrette parti crescenti della popolazione; elaborare il piano generale per il lavoro che garantisce a ogni adulto abile un lavoro dignitoso.
Usiamo anche le elezioni per avanzare in questo processo. Lasciamo ai partiti borghesi le beghe fra Vannacci e Salvini o fra Giorgia Meloni e Elly Schlein: iniziamo ad attuare adesso, fin da subito, con le forze politiche, sindacali e sociali che sono a disposizione, le misure “di rottura” che servono al paese.





