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Dibattito verso le elezioni. Alcune note sui percorsi proposti da Pap e Agorà

Teresa Noce by Teresa Noce
Luglio 3, 2026
in Resistenza n. 7-8/2026
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A giugno si sono svolte due distinte iniziative per avviare la costruzione di liste alternative alle Larghe Intese per le prossime elezioni politiche.

La prima, promossa da Potere al Popolo (Pap) si è svolta il 14 giugno a Roma con l’obiettivo dichiarato di “costruire un campo politico indipendente”.

La seconda si è svolta, sempre a Roma, il 27 giugno e ha preso le mosse dall’appello di Angelo D’Orsi: “Agorà, dalle piazze al parlamento”.

In entrambi i casi è positivo che i promotori abbiano preso l’iniziativa per tempo.

Nel 2022, con le elezioni politiche di settembre indette a luglio, il fronte anti Larghe Intese si era trovato in difficoltà. E questo aveva favorito le tendenze settarie tanto che alla fine sulla scheda elettorale erano presenti più liste “di alternativa” in concorrenza fra loro anziché in concorrenza con le Larghe Intese.

Essere partiti per tempo offre margini di manovra più ampi per promuovere la convergenza ed evitare la situazione del 2022 e convergere è una condizione essenziale per risultare credibili agli occhi delle masse popolari.

Tuttavia, da quanto è emerso dalle iniziative di cui sopra, sembra che la coazione a ripetere gli stessi errori stia prevalendo.

Per quanto ci riguarda, ben consapevoli delle difficoltà e degli ostracismi, lavoriamo e lavoreremo non solo alla convergenza dei due percorsi che sono già avviati, ma anche al loro allargamento e al coinvolgimento di TUTTE le componenti del fronte anti Larghe Intese.

Del resto, l’opportunità di usare le prossime elezioni politiche per indebolire le Larghe Intese e avanzare nella costruzione delle condizioni per un governo di emergenza popolare sono una questione politica collettiva e generale, che va ben oltre le “esigenze elettorali” di Pap o di Agorà.

Qui, di seguito, affrontiamo alcune questioni politiche che INEVITABILMENTE si porranno ai promotori dei due percorsi.

Il percorso promosso da Pap, come abbiamo visto, ha l’obiettivo di creare un campo politico indipendente dalle Larghe Intese. Su questo è utile chiarirsi. Il campo politico indipendente esiste già, non serve crearlo, serve rafforzarlo. È il fronte delle organizzazioni politiche e sindacali, movimenti, associazioni che esistono e agiscono contro le Larghe Intese.

Il campo politico esiste già, ma oggi procede ancora in ordine sparso. Esiste già, ma spirito di concorrenza e settarismo impediscono che le varie forze e aree politiche che lo compongono si coordinino in modo superiore. Esiste già, ma molti degli organismi e delle aree politiche che ne fanno oggettivamente parte, come pure Pap, fanno finta che non ci sia.

Ciò che manca, invece, è la proiezione di questo campo politico sul piano elettorale.

Approfondiamo. Se Pap intende che attraverso la costruzione di una lista indipendente dalle Larghe Intese si costruisce anche il campo politico… beh, questa sarebbe solo una manifestazione di elettoralismo nudo e crudo. Equivarrebbe a dire che non esiste politica fuori dalle liturgie della lotta politica borghese e dal teatrino della politica borghese.

Non crediamo che Pap intenda questo. Anche perché, per un partito che esiste e agisce ordinariamente fuori dalle assemblee elettive e dalle istituzioni della politica borghese questo significherebbe negare il proprio ruolo e l’importanza della sua stessa esistenza…

Crediamo che Pap intenda promuovere la costruzione dell’espressione elettorale del campo politico che esiste già. Questa è un’esigenza concreta che i compagni e le compagne di Pap hanno messo a fuoco e che, per la verità, perseguono fin dalla costituzione della loro organizzazione, nel 2018.

Se dunque il contenuto del percorso di cui sono promotori è questo, si pone un’altra questione.

È possibile costruire la dimensione elettorale del campo politico indipendente escludendo a priori tutte le (o in ogni caso molte delle) organizzazioni politiche e sindacali che compongono quel campo e, anzi, entrando in diretta concorrenza con loro?

No, non è possibile. Non solo non è possibile, ma l’avventura elettorale si tradurrebbe, si tradurrà, in un ennesimo fallimento che alimenta sfiducia fra la parte più attiva delle masse popolari.

Il percorso di Agorà, che sul calendario arriva dopo quello di Pap, si propone di promuovere il processo che dalle piazze porta al parlamento. Qui si presentano questioni politiche simili a quelle della proposta di Pap, ma anche alcune particolari e specifiche.

Per quanto riguarda quelle simili, vale grossomodo lo stesso ragionamento.

Agorà e chi lo sostiene – per inciso il P.Carc ha aderito e partecipato all’assemblea del 27 giugno – fanno già parte del campo politico indipendente dalle Larghe Intese e possono svolgere una funzione positiva nella costruzione della proiezione elettorale, unitaria, di questo campo.

Questo comporta di perseguire fino in fondo l’obiettivo di evitare la concorrenza con il percorso promosso da Pap.

Non ha alcun fondamento la rassegnazione di fronte al fatto che “Pap non vuole interlocuzioni”. È vero che l’area politica a cui appartiene Pap è fra le principali promotrici del settarismo e dello spirito di concorrenza, ma la battaglia è politica e deve essere condotta con gli strumenti della politica.

Invece non risulta alcun appello pubblico di Agorà alla convergenza, non esiste un documento pubblico di critica al settarismo di Pap, non esiste alcuna traccia pubblica di interlocuzione o, meglio, di dibattito aperto. Come se la costruzione della lista unitaria anti Larghe Intese fosse un argomento da trattare nelle “stanze segrete” anziché un’esigenza condivisa – seppure con sfumature diverse – da tutto il movimento politico d’opposizione alle Larghe Intese del nostro paese. Movimento che DEVE essere investito della discussione.

Ci sono poi questioni specifiche.

Se il progetto e la proposta di Pap basano molto del loro contenuto sul ruolo (prezioso e innegabile) che Pap e la sua area politica hanno avuto nelle mobilitazioni dei mesi scorsi, Agorà basa molto del suo contenuto sulla presenza di elementi della società civile di sinistra o comunque anti Larghe Intese.

Sono persone che possono già dare un contributo importante al rafforzamento del campo politico alternativo mettendo le loro conoscenze, le loro esperienze, le loro specializzazioni, ma soprattutto il prestigio di cui godono, al servizio della costruzione del Comitato di Liberazione Nazionale (vedi Editoriale) che rafforza, fa compiere un salto e conferisce prospettive al campo politico indipendente.

Ciò non esclude affatto l’eventuale partecipazione alle elezioni e la costruzione di una lista alternativa, ma il lavoro elettorale deve essere subordinato al sostegno dell’iniziativa pratica degli organismi operai e popolari. Altrimenti – e più che un rischio è una certezza – l’obiettivo di eleggere in parlamento dei “portavoce delle piazze” è del tutto velleitario e, anche se eletti, gli esponenti della società civile resteranno imbrigliati nelle sabbie mobili del teatrino della politica borghese, relegati al ruolo di opposizione al partito unico della guerra.

Nell’attuale situazione politica ciò equivale all’isolamento e all’irrilevanza.

Il percorso avviato da Pap e quello avviato da Agorà non sono in alternativa e non devono essere messi in contrapposizione.

Chi erige muri, chi promuove concorrenza e settarismo si deve assumere la responsabilità di favorire le Larghe Intese e si assumerà anche quella della disfatta elettorale di entrambi i percorsi.

Perché è così che andrà. Fra due litigiose opposizioni proiettate verso l’irrilevanza, la parte di masse popolari che vorrà votare a sinistra voterà Avs. Non sarà un voto contro le Larghe Intese, ma neppure un voto che nel senso comune “vale quanto l’astensione”.

Un’ultima considerazione.

Benché appena formalizzati, entrambi i percorsi sono funestati da una sconsiderata propaganda di una parte dei loro promotori che si concepisce come “l’unica forza di opposizione” (Marta Collot a Pulp podcast), “l’unica forza antisionista” (dai video promozionali di Agorà), ecc.

Per parlare come si mangia, questa è propaganda deleteria.

Se in Italia l’opposizione alle Larghe Intese fosse incarnata SOLO da Pap la situazione sarebbe tragica!

E non perché sia Pap a essere “tragico”, ma perché significa che non esisterebbe la miriade di organismi, collettivi, organizzazioni politiche e sindacali, centri sociali, movimenti, iniziative che invece esistono e che, insieme, costituiscono il campo politico indipendente di cui sopra.

Se in Italia l’unica forza antisionista fosse Agorà, con la stessa premessa e per gli stessi motivi, la situazione sarebbe ugualmente tragica.

L’elettoralismo induce a interpretare il proprio ombelico come il centro del mondo. Per questo è tossico e alimenta concorrenza dove servirebbe invece cooperazione, collaborazione, coordinamento.

Se partecipare alle elezioni si traduce in costruire convergenze, sperimentare la politica delle ampie alleanze, alimentare il coordinamento e il protagonismo degli organismi operai e popolari, contrastare la delega e frantumare le liturgie sui programmi “che realizzeremo se e quando saremo eletti”, allora partecipare alle elezioni è una strada utile. E gli ostacoli che la rendono tortuosa meritano di essere rimossi, quali che siano le energie necessarie per farlo. Partire per tempo è un’ottima premessa.

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Tags: Politica
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