Nell’ambito della Festa federale della Riscossa Popolare svolta in Toscana presso il Circolo “Il Campino” a Firenze, sabato 20 giugno si è svolto il dibattito dal titolo “Gli insegnamenti di Cuba e Venezuela per avanzare nella rivoluzione socialista in Italia”. Presenti come relatori la compagna Federica Cresci di Cuba Mambi, Marco Fantechi dell’Associazione Italia Cuba, Giovanni Lanini del CPA Firenze sud, Gabriele Brazzini del PRC di Campi Bisenzio. Questi ultimi due compagni hanno preso parte alla recente missione umanitaria e politica per Cuba “Nuestra America”. È stata proiettata una parte dell’intervista rilasciata da Geraldina Colotti dove spiega la situazione in Venezuela e letta una poesia del poeta comunista cubano, Nicolas Guillen.
La data del dibattito non è stata casuale. Proprio il 20 maggio, quindi un mese esatto prima del nostro dibattito, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha incriminato formalmente l’ex presidente Raul Castro di terrorismo per l’abbattimento di due aeri che avevano violato ripetutamente lo spazio aereo cubano nel 1996. Stessa sorte è toccata a del presidente Miguel Diaz Canel, al Ministro delle Forze Armate Rivoluzionarie, addirittura dell’ICAP, l’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli che da decenni costruisce rapporti solidaristici e collaborazioni con organismi e paesi in tutto il mondo. Le prime restrizioni economiche a Cuba imposte dai governi statunitensi hanno avuto inizio nel marzo del 1958, poi sono state estese anche all’export nell’ottobre del 1960. Dalla proclamazione nel 1961 di “Cuba socialista” le ingerenze statunitensi sulle masse popolari cubane hanno visto una escalation senza fine.
A premessa della discussione è stato ribadito che il miglior contributo che noi comunisti italiani possiamo dare alle rivoluzioni di altri popoli è quello di rompere le catene dello sfruttamento nel nostro paese. Parlare dei paesi latino americani è cosa diversa da parlare di un paese imperialista come l’Italia, per di più caratterizzato dalla presenza del vaticano, da una fitta rete di organizzazioni criminali e da una borghesia imperialista che oscilla tra la sottomissione agli imperialisti USA e sionisti, e l’essere stata tra i promotori e fondatori della costruzione dell’Unione Europea. Ciò nonostante, a prescindere che essa avvenga in Cina, in Russia, a Cuba o in un paese imperialista, esistono delle regole universali che riguardano la rivoluzione socialista mondiale. Queste regole universali si possono sintetizzare in tre pilastri che riguardano:
- la conquista del potere politico da parte del partito comunista o più in generale di organizzazioni politiche che mettono al centro della loro azione gli interessi dei lavoratori e del resto delle masse popolari. Per intenderci che operano per il superamento dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo;
- la nazionalizzazione da parte dello Stato delle attività economiche su cui si regge un paese. Dalla gestione delle reti energetiche alla siderurgia, dalla gestione dell’informazione ai trasporti
- a partecipazione crescente dei lavoratori, degli studenti e del resto delle masse popolari alle attività politiche, sindacali, sociali e culturali del paese.
Venendo meno uno di questi tre pilastri i governi socialisti sono soggetti a oscillazioni e progressivamente si indeboliscono nel fare fronte agli attacchi dei gruppi imperialisti.
Con Federica Cresci abbiamo parlato del percorso intrapreso da Fidel Castro ed Ernesto “Che” Guevara dopo la conquista del potere politico nel 1959 e successivamente con l’avvio della nazionalizzazione delle attività produttive straniere del 1961. L’educazione del popolo cubano ad nuovo sistema sociale che prevede non solo la partecipazione attiva delle masse popolari alla difesa della rivoluzione socialista, ma soprattutto la partecipazione alla costruzione di un nuovo ordinamento economico libero dalle catene dello sfruttamento non è certo stato un percorso semplice e lineare. L’influenza di Ernesto “Che” Guevara nella definizione delle linee guida che sarebbero diventate il cavallo di battaglia del governo rivoluzionario sono state fin da subito indirizzate verso lo sviluppo dell’istruzione e della sanità pubblica. Questo lo si vede oggi con il governo rivoluzionario che in piana crisi economica ha deciso di stanziare il 70 % delle risorse pubbliche ai servizi alla persona mentre i governi dei paesi imperialisti tagliano i fondi per le pensioni e la sanità pubblica per destinarli all’industria bellica.
Marco Fantechi, dell’Associazione Italia Cuba, ci ha raccontato della situazione odierna in seguito alle sanzioni energetiche imposte dal governo USA e al blocco delle transizioni economiche che impediscono gli scambi commerciali con altri paesi. Anche per la solidarietà internazionale diventa sempre più difficile a causa degli eccessivi costi di spedizione (può capitare che i container restino ormeggiati per settimane nei porti a causa della mancanza di carburante per mettere in moto le gru o per trasportare i prodotti nelle zone interne all’isola più difficili da raggiungere) e del blocco delle transizioni economiche: su imposizione del governo Trump anche Poste Italiane si stanno prestando al genocidio in corso a Cuba impedendo l’arrivo dei bonifici anche se finalizzati agli aiuti umanitari.
A premessa della proiezione della video intervista fatta a Geraldina Colotti è stato ribadito che da tempo all’interno della rivoluzione bolivariana si sta sviluppando una lotta accanita tra chi pensa che le conquiste della rivoluzione si possono difendere soltanto “scendendo a patti con il nemico” e chi invece, pensa che le conquiste della rivoluzione bolivariana si possano difendere soltanto ottenendone di nuove e avanzando. Rispetto a questo noi del Partito dei CARC siamo convinti che sia necessario sviluppare un confronto su cosa poter fare di concreto in Italia per sostenere chi indica nello sviluppo della rivoluzione bolivariana il futuro del Venezuela.
Giovanni Lanini, del CPA Firenze sud, ha riporto la sua esperienza di solidarietà e cooperazione con Cuba partita dal a marzo l’Europa e dal Messico per consegnare tonnellate di aiuti e beni di prima necessità direttamente sull’isola. Diverse sono state le associazioni, le organizzazioni politiche e sindacali che si sono attivate nella raccolta di materiale medico sanitario da inviare nei centri ospedalieri cubani. L’obiettivo della missione a cui ha preso parte è stato quello di spezzare l’isolamento di Cuba e ribadire il diritto dei popoli all’autodeterminazione. Il compagno ha illustrato molto bene la grande attenzione che il governo rivoluzionario dedica al servizio sanitario pubblico legandolo alla prevenzione che passa anche dalla promozione di attività sportive come il pugilato, la pallavolo e il baseball.
Anche Gabriele Brazzini ci ha raccontato la sua esperienza fatta prendendo parte alla missione umanitaria “Nuestra America”. Le visite fatte presso alcuni istituti Ospedalieri gli hanno permesso di toccare con mano le gravi carenze di macchinari e la mancanza di farmaci dovute all’embargo del governo statunitense, che vieta sia alle aziende americane che alle loro filiali e alle aziende che fanno affari con gli Stati Uniti di vendere a Cuba tecnologie, farmaci e strumentazioni mediche. Sostituire i macchinari vetusti o aggiornarli è quasi impossibile perché servono soldi e tecnici specializzati disposti a prestare il servizio di assistenza direttamente sull’isola. Questo spinge il governo rivoluzionario a trovare soluzioni senza dipendere dalle grandi aziende farmaceutiche. L’autarchia cubana nel campo sanitario sta permettendo al governo rivoluzionario di mantenere un sistema pubblico basato sulla prevenzione, la ricerca scientifica e la produzione di farmaci, come il vaccino Soberana, tanto criticato dai governi dei paesi imperialisti durante il periodo della pandemia da Covid – 19. L’esperienza cubana mette bene in evidenza la possibilità di sviluppare un servizio sanitario universale senza dipendere dalle aziende farmaceutiche estere e libero dal profitto.
Le esperienze rivoluzionarie fatte dalle masse popolari cubane e venezuelane sono molto importanti per noi che vogliamo fare la rivoluzione socialista in Italia. In primis ci mostrano che la conquista del potere politico è possibile pur avendo a che fare con una borghesia imperialista pronta a tutto pur di mantenere la sua egemonia economica e politica sul mondo. Le esperienze di cui abbiamo parlato ci permettono di immaginare già oggi quali saranno le problematiche che saremo chiamati ad affrontare domani quando la classe operaia legata al proprio partito comunista avrà conquistato il potere politico in Italia.
Esemplificativa è l’esperienza Cubana di come sono riusciti a trovare sempre delle soluzioni per fare fronte alle sanzioni economiche e ai blocchi commerciali imposti dai paesi imperialisti. L’attuale sviluppo dell’estrazione petrolifera, i programmi per lo sviluppo energetico del fotovoltaico, il partenariato agricolo con la Cina, la ricerca tecnica e militare con la Russia sono esempi positivi di quello che deve fare un governo popolare. Le misure messe in campo dal governo cubano sono state possibili grazie alla mobilitazione popolare che si è sviluppata su tutti i livelli.
Come emerge dalla video intervista rilasciata da Geraldina Colotti la lotta di classe è una lotta di posizione, dove ogni episodio va valutato sulla base di quanto contribuisce a conquistare nuove posizioni nel processo per abbattere il sistema imperialista. Questo principio ci è di grande aiuto soprattutto oggi che siamo chiamati a fare un bilancio serio e proficuo delle mobilitazioni in solidarietà alla Palestina e contro l’escalation bellica per capire cosa fare per rilanciare a un livello superiore la mobilitazione nel nostro paese per cacciare il governo della guerra e sostituirlo con uno che attua le parti progressiste della costituzione. Il miglior contributo che noi comunisti italiani possiamo dare alle rivoluzioni che sempre più si susseguono nel mondo è quello di rompere le catene dell’imperialismo qui in Italia, dove l’anello del sistema imperialista è più debole. Le ricadute di questo importante passo in avanti nella lotta di classe porterà all’indebolimento più generale del fronte antimperialista mondiale.


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