L’ondata di repressione al movimento contro la guerra e in solidarietà alla Palestina sta proseguendo. Il 13 maggio la Questura di Milano ha notificato 20 denunce e 10 misure cautelari per la manifestazione dello scorso 22 settembre e 4 denunce per la manifestazione in sostegno alla Flotilla del 16 settembre. Sono misure che vanno a sommarsi alle 17 denunce già arrivate nei mesi scorsi solo a Milano.
Ma in tutto il paese stanno continuando ad arrivare denunce, multe e misure cautelari che vanno a colpire quelli che sono stati i principali promotori delle mobilitazioni dello scorso anno. Tra queste rientra anche l’attacco al diritto di sciopero nel comparto della logistica, categoria che è stata inserita tra i servizi essenziali e a cui quindi si vogliono applicare le stesse normative. Non è un caso, perché i lavoratori della logistica sono stati i principali promotori di iniziative di blocco del traffico di armi e merci verso lo stato sionista d’Israele.
Un’ondata repressiva che mostra la debolezza del governo e la paura che lo attanaglia. Che ha l’obiettivo di provare a fiaccare il movimento contro la guerra e per la Palestina perché, meglio ancora dei promotori, ne riconosce le potenzialità per la sua cacciata. Ma che, a ben guardare, mostra anche l’impotenza del governo verso queste mobilitazioni nel momento in cui esprimono risolutezza e forza. Le misure sono infatti arrivate solo a seguito del momento di reflusso dell’ampia e dispiegata mobilitazione. Fin tanto che la mobilitazione ha fatto valere tutta la sua forza e le sue potenzialità si sono ben guardati da tentare attacchi repressivi, che sarebbero stati un boomerang.
Adesso è quindi vitale che tutti gli organismi colpiti dalla repressione rispondano e che lo facciano collettivamente. Che non si facciano legare le mani, ma che usino questi attacchi per rilanciare le mobilitazioni e per rivoltarle contro il governo. Per spezzare il tentativo di criminalizzare e fermare la mobilitazione e fare in modo che gli si ritorca contro, per dare una spallata decisiva a cacciarlo.
Abbiamo qui accennato a denunce e attacchi che hanno colpito molti organismi. Ma sicuramente quelli che oggi conosciamo sono solo una parte del complesso degli attacchi arrivati, perchè non tutti li avranno resi noti.
Il primo passo perché la risposta alla repressione sia collettiva e quindi faccia valere la sua forza è invece proprio mettere a conoscenza l’intero movimento degli attacchi ricevuti. Denunciarli e renderli pubblici, perché non si tratta di una questione individuale ma collettiva. Perché a essere colpita è la totalità del movimento. La totalità delle masse popolari che oggi si oppongono alla partecipazione del paese alla Terza guerra mondiale.
Come Partito dei Carc abbiamo da subito denunciato l’attacco repressivo e le accuse per terrorismo orchestrate dalla Procura di Napoli e abbiamo reso pubblici i mandati di perquisizione ai danni dei nostri compagni. Questo ha contribuito a smascherare il castello accusatorio e a sviluppare un ampio movimento di solidarietà – Sulle perquisizioni per terrorismo del 21 aprile
E in questo senso la repressione definisce anche chiaramente un campo, un fronte di forze e organismi che possono e devono essere alleati nella battaglia alla repressione e nella più complessiva mobilitazione per cacciare il governo e imporre un’alternativa politica. Che insieme hanno la forza di resistere e di vincere. Di dare vita e concretezza al detto “metterne 10 contro 1”.
L’ampio fronte che oggi è sotto attacco deve passare da essere accusato a farsi accusatore dei criminali e guerrafondai da cui la repressione arriva. Deve usare ogni procedimento, multa e misura cautelare per allargare l’organizzazione, per elevare la mobilitazione e farla crescere.
La condotta di Palestine Action è un esempio in questo senso. L’organizzazione ha ribaltato le accuse ai suoi danni per mostrare chi è il vero terrorista, per smascherare le operazioni criminali condotte dall’azienda Elbit Systems in sostegno al genocidio d’Israele. Ne hanno fatto una campagna di informazione e mobilitazione che ha portato a una prima vittoria anche legale.
Chi oggi nel nostro paese è sotto accusa per terrorismo, per associazione sovversiva, per devastazione, saccheggio e blocchi deve ribaltare le accuse e puntare il dito contro i suoi accusatori. Usare ogni appiglio per alimentare la partecipazione e la mobilitazione contro questi, con presidi, iniziative, mobilitazioni. Mettere in campo ogni iniziativa che può usare questi attacchi per far salire di tono le mobilitazioni e elevare le azioni comuni. Per estendere la solidarietà pratica ed economica. Per strutturare più concretamente il fronte che già esiste nei fatti e fare decisi passi avanti nella battaglia per liberare il paese dai guerrafondai.
Possono e devono utilizzare le prossime giornate di mobilitazione per la Flottilla, il prossimo sciopero generale del 29 maggio e la giornata del 2 giugno per passare al contrattacco. Per costruire nuove date, iniziative e mobilitazioni. Per fare in modo che l’ondata di mobilitazioni dello scorso autunno diventi adesso una marea, uno tzunami che travolga il governo Meloni, tutti i promotori della repressione e della Terza guerra mondiale.





![[Genova] Solidarietà a tutti gli indagati e denunciati. Contro la repressione passare al contrattacco!](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/02/corteo-22-settembre-gaza-941100.jpeg?fit=1024%2C577&ssl=1)
