Il 21 maggio 1871 prese avvio la “settimana di sangue” con cui venne soppresso il primo tentativo di instaurazione rivoluzionaria del potere proletario, la Comune di Parigi. Quest’esperienza rappresenta uno snodo decisivo della storia dell’umanità e della lotta per il comunismo.
La Comune, infatti, rappresenta il primo tentativo storico della classe operaia di assumere direttamente la direzione politica della società. Come scrisse Karl Marx nella sua opera sulla guerra civile in Francia, essa fu “la forma politica finalmente trovata” per l’emancipazione del lavoro. Non si trattò semplicemente di un cambio di governo, ma di un esperimento di potere proletario che metteva in discussione le basi stesse dello Stato borghese.
Dentro questo processo le donne non furono una presenza marginale. Al contrario, la Comune dimostrò che quando le masse popolari entrano sulla scena della storia come soggetto politico autonomo, anche le donne delle classi oppresse assumono un ruolo attivo e trasformativo. La figura che più di ogni altra incarna questo passaggio è quella di Louise Michel.
Louise Michel non proveniva dai salotti dell’alta borghesia né dai circoli intellettuali dominanti. Figlia illegittima, educata in un ambiente colto ma priva di riconoscimento sociale, sperimentò fin da giovane la contraddizione tra formazione culturale e marginalità. Scelse di diventare maestra e rifiutò di prestare giuramento al regime bonapartista, aprendo scuole libere e adottando metodi pedagogici innovativi, fondati sulla libertà e sull’osservazione diretta della realtà. La sua attività educativa non era neutra: mirava a formare coscienze indipendenti.
Già negli anni precedenti al 1871, Michel era inserita nei circuiti repubblicani radicali e nei comitati popolari. Il legame con l’Associazione Internazionale degli Operai, che aveva contribuito a unificare le lotte operaie su scala europea, fu decisivo nel consolidare una prospettiva di classe. Non esisteva allora un partito comunista organizzato; tuttavia esisteva un’avanguardia diffusa, fatta di militanti, operai, artigiani, donne lavoratrici, che avevano maturato coscienza della propria forza collettiva. Michel apparteneva a questa avanguardia.
Durante l’assedio di Parigi del 1870-71, quando il governo repubblicano si dimostrò incapace e incline al tradimento, nei quartieri popolari si svilupparono strutture di potere parallele: comitati di vigilanza, organizzazioni di mutuo soccorso, laboratori municipali. A Montmartre, Michel partecipò attivamente alla costruzione di queste reti. Organizzò assistenza ai poveri, raccolte di fondi, ospedali da campo. Non attese decisioni dall’alto: agì insieme al popolo del quartiere.
La notte tra il 17 e il 18 marzo 1871, quando il governo di Thiers tentò di sottrarre i cannoni alla Guardia Nazionale per disarmare Parigi, fu proprio a Montmartre che la resistenza popolare si trasformò in rivoluzione. Louise Michel era di guardia. Diede l’allarme, contribuì alla mobilitazione, assistette alla fraternizzazione tra soldati e popolazione. Il 18 marzo non fu solo un episodio militare, ma il momento in cui il potere passò effettivamente nelle mani delle masse.
Con la proclamazione della Comune, Parigi visse alcune settimane straordinarie. Si deliberò la separazione tra Chiesa e Stato; si abolirono simboli di repressione come la ghigliottina; si avviarono riforme dell’istruzione in senso laico; si sostennero cooperative di lavoratori. Le donne non ottennero formalmente il diritto di voto, e questo rappresentò un limite oggettivo dell’esperienza. Tuttavia la loro partecipazione reale fu intensa, organizzata, politicamente consapevole.
L’11 aprile 1871 nacque l’Unione delle Donne per la Difesa di Parigi, sotto l’impulso di figure come Nathalie Lemel ed Élisabeth Dmitrieff, quest’ultima in collegamento diretto con l’Internazionale e con Marx. L’Unione non era un’associazione caritatevole, ma un organismo politico ed economico: organizzava cooperative di produzione, rivendicava la parità salariale, coordinava il lavoro nei quartieri, sosteneva la difesa armata della città. In essa si esprimeva chiaramente l’idea che l’emancipazione femminile fosse inseparabile dalla trasformazione dei rapporti di produzione.
Louise Michel partecipò alla difesa armata della Comune fino all’ultimo. Combatté sulle barricate, organizzò soccorsi, percorse la città sotto il fuoco nemico durante la Settimana di Sangue. Non fu un’eccezione isolata: migliaia di donne presero parte ai combattimenti, alla logistica, all’organizzazione politica. Ma Michel divenne simbolo di quella presenza femminile nuova, che rompeva con l’immagine tradizionale imposta dalla Chiesa e dalla borghesia.
Per secoli, alle donne delle classi popolari era stato assegnato un ruolo subordinato: angeli del focolare, oggetti di moralizzazione religiosa, forza-lavoro invisibile. La Comune mostrò invece che, quando la classe operaia assume la direzione politica, le donne possono diventare soggetti attivi della trasformazione sociale. La loro emancipazione non si configura come competizione individuale con gli uomini della stessa classe, ma come partecipazione collettiva alla liberazione comune dall’oppressione capitalistica.
Come osservò in seguito Vladimir Lenin, la Comune insegnò che la macchina dello Stato borghese non può essere semplicemente occupata: deve essere spezzata e sostituita con un nuovo potere. I limiti della Comune — l’esitazione nel colpire Versailles, il rispetto di alcune forme legalitarie — contribuirono alla sua sconfitta. Tuttavia l’esperienza lasciò un’eredità profonda.
Louise Michel, deportata dopo la repressione, rimase per tutta la vita fedele alla causa rivoluzionaria. La sua figura non è soltanto quella di un’eroina romantica. È l’espressione storica di un fatto politico preciso: l’emancipazione femminile, per le donne delle masse popolari, trova la sua forma più avanzata nella partecipazione diretta alla lotta di classe e alla costruzione di un nuovo potere.
La Comune di Parigi non risolse definitivamente la questione femminile. Ma per la prima volta nella storia moderna mostrò in pratica che la liberazione delle donne non è un problema separato dalla trasformazione della società. È parte integrante del processo rivoluzionario stesso.
Testo elaborato nell’ambito della Scuola di base Anton Makarenko






