Il 30 marzo il giudice Paola Maria Braggion del Tribunale di Milano ha condannato per “diffamazione” la nostra compagna Rosalba (intestataria del sito Vigilanza Democratica). La pena consiste nel pagamento di 5 mila euro all’ex agente del VII Reparto Mobile di Bologna Vladimiro Rulli e le spese processuali, più altri 5 mila euro da pagare allo Stato (questi ultimi sono però sospesi salvo nuova condanna di Rosalba per qualsiasi altro “reato”: insomma sono una sorta di “spada di Damocle” sulla testa della compagna!). Il giudice ha infine decretato la pubblicazione della condanna sul Corriere della Sera, evidentemente come monito.

La lotta contro gli abusi compiuti dai corpi armati dello Stato addirittura contro le stesse leggi ufficiali della Repubblica Pontificia, la lotta per l’effettiva iscrizione del reato di tortura nel Codice Penale, la lotta contro reparti come il VII Reparto Mobile di Bologna, contro i Servizi Segreti da sempre deviati al sevizio della NATO e protettori dei fascisti mandati a compiere le stragi di Stato, questa lotta che è stata l’anima ispiratrice della linea seguita dal P.CARC nel processo intentato contro la compagna Rosalba.

Per due mesi abbiamo condotto un’intensa campagna di mobilitazione e lotta, riuscendo a rompere il velo di silenzio intorno a questo procedimento e raccogliendo la solidarietà di familiari delle vittime degli omicidi di Stato, di centinaia e centinaia di compagne e compagni, di esponenti della società civile, di musicisti, di giornalisti e anche di alcuni esponenti della magistratura (come il pubblico ministero Enrico Zucca che durante il processo ha testimoniato in difesa di Rosalba). Inoltre abbiamo fatto un’esperienza molto utile e formativa per i nostri compagni, collaboratori e simpatizzanti di lotta contro il nemico di classe e i suoi apparati della repressione, una scuola di lotta di classe.

In queste settimane stiamo facendo il bilancio di questa campagna per definire linee di sviluppo efficaci con cui valorizzare al meglio i risultati politici conseguiti e rafforzare così la lotta più generale per il Governo di Blocco Popolare e per fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Ben consapevoli di una cosa: “se il nemico ci attacca è buon segno, significa che teme la nostra azione!” (Mao Tse-tung).

Lanciamo l’appello a tutti coloro che vogliono contribuire a mettersi in contatto con il nostro Partito scrivendo a [email protected]

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“(…) L’esito del processo, la sentenza, non qualifica l’azione di Rosalba e del sito Vigilanza Democratica, che è legittima e giusta perché è dalla parte delle masse popolari. La sentenza qualifica solamente la posizione della Braggion nella lotta in corso, il suo schieramento dalla parte dei vertici della Repubblica Pontificia.

Bisogna affrontare ogni procedimento penale non principalmente per difenderci su un terreno, quello del procedimento penale, su cui il nemico delle masse popolari, il nostro nemico è in vantaggio. Bisogna usarlo per attaccare la Repubblica Pontificia, approfittarne per denunciare le sue azioni antipopolari e spesso criminali (la strategia della tensione, le stragi di Stato e la tortura sono sue specialità fin dai tempi di Portella della Ginestra) e per promuovere una vasta solidarietà con le persone bersaglio della repressione con la quale la borghesia e il clero cercano di soffocare l’iniziativa delle masse popolari per emanciparsi dal capitalismo.

La lotta contro la repressione è un aspetto complementare ma molto importante della lotta più generale per promuovere la mobilitazione e l’organizzazione degli operai e del resto delle masse popolari fino a costituire un proprio governo d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare e farlo ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia rendendo loro ingovernabile il paese. I lavoratori avanzati devono approfittare del fatto che la borghesia per perpetuare il suo regime di sfruttamento ha bisogno che una larga parte dei lavoratori siano illusi della democrazia borghese e rassegnati al corso delle cose.

Il “basso profilo” di alcuni inquisiti perseguitati dalle forze dell’ordine borghese e di alcuni imputati nei processi politici, di tutti quelli che sperano di cavarsela “stando buoni” o peggio ancora chiedendo perdono, questo “basso profilo” favorisce l’arroganza e gli abusi di corpi come il VII Reparto Mobile di Bologna.

Non piegarsi alla repressione, denunciare su larga scala la repressione e più ancora gli abusi della Polizia e dei Carabinieri, essere solidali con tutti quelli che sono colpiti dalla repressione perfino quando critichiamo alcuni dettagli della loro condotta perché controproducenti: ecco tre componenti importanti della più generale lotta per porre fine al catastrofico corso delle cose e mobilitare e organizzare i lavoratori e il resto delle masse popolari fino costituire il Governo di Blocco popolare e avanzare nella rivoluzione socialista.

Quanto più i lavoratori resistono agli effetti della crisi generale del capitalismo, tanto più i vertici della Repubblica Pontificia rafforzano e allargano il controllo e la repressione. Non a caso imperversano sempre più le pene pecuniarie. Le pene pecuniarie sono gravi per i lavoratori, senza oneri per lo Stato e insignificanti per i ricchi. Per i ricchi significano licenza di commettere reati: a Berlusconi una pena di 10, 100 mila euro, perfino di un milione di euro non fa né caldo né freddo, mentre una pena anche solo di mille, di 5 o 10 mila euro per molti proletari è peggio persino della condanna alla prigione, specie se comunque si è precari o disoccupati (…) Non tutti gli agenti dello Stato sono criminali abbrutiti. Il pubblico ministero Enrico Zucca è stato testimone a difesa al processo contro Vigilanza Democratica. Non mancano casi di poliziotti e carabinieri che si sono rifiutati o in qualche altro modo hanno evitato di eseguire operazioni criminali contro le masse popolari. Ma da sempre, fin dai tempi di Scelba e De Gasperi la Repubblica Pontificia educa le sue Forze dell’Ordine e le sue Forze Armate al contrario di quanto prescritto dalla Costituzione. L’articolo 52 della Costituzione prescrive espressamente che esse siano educate “allo spirito democratico della Repubblica” e il governo delle Larghe Intese è invece arrivato a farne un corpo di mercenari al servizio della NATO, delle stragi di Stato e della repressione antipopolare, fingendo di venire incontro all’odio popolare per il servizio militare obbligatorio che la Repubblica Pontificia stessa aveva effettivamente ridotto a un’odiosa angheria.

(…) La linea seguita dal P.CARC in questo processo è stata all’altezza della fase di lotta che sta davanti alle masse popolari. Il (nuovo) Partito comunista italiano l’appoggia con tutte le forze. L’augurio del mio Partito è che vi rendiate capaci di proseguire su questa linea, a fianco degli operai avanzati e di tutte le masse popolari che sempre più confluiscono nella rivoluzione socialista in corso anche se essa è ancora in una fase iniziale e per ora è una traccia che vedono solo quelli che la promuovono. L’augurio è che ne diventiate anche voi promotori. Così costruiamo il nostro futuro”.

Dal saluto del (nuovo)PCI all’iniziativa del 30 marzo, dopo la sentenza

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