(…) Nella rivoluzione socialista in corso in Italia, la relazione fra partito comunista, classe operaia e masse popolari è sintetizzata nel promuovere (ad opera del partito comunista) la formazione delle organizzazioni operaie nelle aziende capitaliste e delle organizzazioni popolari nelle aziende pubbliche, nelle scuole e nelle zone d’abitazione e nel portarle ad assumere nella pratica il ruolo di nuove autorità pubbliche, cioè a diventare quegli organismi che individuano i principali problemi che affliggono le masse popolari, indicano le soluzioni da adottare e mobilitano il resto delle masse popolari ad attuarle, anche senza avere ancora un proprio governo centrale, anche in contrasto con le autorità della Repubblica Pontificia, quindi rendendo il paese ingovernabile a esse. (…) Spontaneamente, cioè a causa delle contraddizioni della società capitalista e su iniziativa autonoma della parte avanzata delle masse, esiste già un vasto numero di embrioni di organizzazioni operaie e popolari anche dove si fa ancora fatica a veerle. In genere in ogni azienda di meie dimensioni esiste un gruppo anche ristretto di operai attenti ai problemi dell’azienda e del paese. In ogni aggregato sindacale di base esiste uno “zoccolo duro” che si fa carico del funzionamento dell’organismo. In ogni movimento esiste un nucleo promotore. In ogni quartiere esiste un gruppo di abitanti che si dà da fare sulle problematiche della zona. In ogni scuola esistono studenti propensi a mobilitarsi. L’intervento del nostro partito nelle aziende, nelle scuole, nei quartieri mira appunto a individuarli, a farli emergere, a stabilire un contatto con loro e a svilupparne l’attività perché da embrioni si trasformino in organizzazioni effettive.

Esiste già un certo numero di organizzazioni operaie e popolari già formate, sull’onda delle mobilitazioni contro gli effetti della crisi (…) Ma spontaneamente, cioè senza legame con il movimento comunista cosciente e organizzato, la parte già organizzata della classe operaia e delle masse popolari si attiva principalmente in ottica difensiva, di resistenza, e una parte importante della sinistra borghese tenta di limitarne l’attività entro i confini della rivendicazione e della protesta. Per passare dalla difesa all’attacco, per assumere il ruolo di nuove autorità pubbliche, è necessario che il legame fra il movimento comunista cosciente e organizzato e le organizzazioni operaie e popolari si rafforzi e si sviluppi. Come? La spinta è da due punti e converge su un obiettivo. Da una parte il partito comunista (nel nostro paese la Carovana del (nuovo)PCI: P.CARC e (nuovo)PCI) impara a dirigere e a orientare il movimento pratico delle masse popolari organizzate, impara a valorizzare le inesauribili forze che vengono dalla ribellione delle masse popolari e a trasformare la ribellione in mobilitazione rivoluzionaria. Dall’altra parte quegli operai, quei lavoratori, quegli studenti, quelle donne, quegli elementi di avanguardia che nella pratica orientano le masse popolari, devono diventare promotori della mobilitazione rivoluzionaria, promuovendo la costituzione del Governo di Blocco Popolare (…) – da “Tutto il potere alle organizzazioni operaie e popolari” – Resistenza n. 9 / 2017

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