L’avanzamento della rivoluzione socialista consiste nello sviluppo dell’organizzazione e dell’aggregazione della classe operaia e, attraverso di essa, del resto delle masse popolari attorno al partito comunista e del loro orientamento a lottare contro il sistema politico borghese fino a costituirsi in un nuovo Stato (la dittatura del proletariato).

Oggi in Italia la rivoluzione socialista avanza tramite l’influenza e la direzione che il movimento comunista cosciente e organizzato via via conquista sulle organizzazioni operaie e popolari: in una prima fase, la fase in corso, promuovendone la formazione, il coordinamento e l’azione per costituire un loro governo d’emergenza (quello che chiamiamo Governo di Blocco Popolare) e poi, nella fase successiva, guidandole a orientare l’attività di questo governo e a difenderne l’esistenza contro l’aggressione, il boicottaggio e il sabotaggio della comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti e della loro quinta colonna nel nostro paese:

il Vaticano, la Confindustria e il resto delle organizzazioni della borghesia imperialista, la mafia, la camorra, la ndrangheta e le altre organizzazioni criminali. Nella prima fase di quest’opera, nel campo della sinistra borghese, noi comunisti dobbiamo fare i conti con quelli che deviano le lotte distogliendole dall’obiettivo della costituzione del Governo di Blocco Popolare (a destra, nella raccolta di voti e nella “buona amministrazione” o a sinistra, in rivendicazioni puramente economiche); nella seconda fase con quelli che oscillando ed esitando indeboliranno l’attività del Governo di Blocco Popolare. In questa lotta si selezioneranno, tra gli esponenti e gli organismi della sinistra borghese e tutti quelli che si dichiarano oppositori del corso delle cose, quelli capaci di trasformarsi e andare fino in fondo, fino alla vittoria della rivoluzione socialista. Questo è il corso della rivoluzione socialista per cui noi comunisti oggi lottiamo, il corso che permette alle masse popolari italiane di prevenire la mobilitazione reazionaria e la guerra verso cui invece per forza di cose per sua natura spinge la borghesia imperialista.

È di grande utilità per noi comunisti capire oggi come il partito di Lenin e di Stalin un secolo fa, in Russia, ha fatto avanzare la prima rivoluzione socialista giovandosi, con fermezza di obiettivi e con duttilità tattica, della nascita e dell’attività dei Soviet. Una descrizione efficace e sintetica della linea seguita dal partito bolscevico tra il febbraio e l’ottobre 1917 è contenuta nello scritto di Stalin “La Rivoluzione d’Ottobre e la tattica dei comunisti russi” che riportiamo dal n. 55 di La Voce del (n)PCI.

“Che cosa sono i Soviet? “I Soviet – diceva Lenin già nel settembre 1917 – costituiscono un nuovo apparato statale il quale in primo luogo apporta una forza armata di operai e di contadini, non staccata dal popolo come il vecchio esercito permanente, ma strettamente legata al popolo, incomparabilmente più potente del vecchio esercito dal punto di vista militare e insostituibile dal punto di vista rivoluzionario. In secondo luogo, questo apparato stabilisce con le masse, con la maggioranza del popolo, un legame così stretto, così facilmente controllabile e rinnovabile che si cercherebbe invano qualcosa di simile nel vecchio apparato statale. In terzo luogo, questo apparato, grazie al fatto che i suoi funzionari sono eleggibili e revocabili, secondo la volontà popolare e senza formalità burocratiche, è infinitamente più democratico di tutti i precedenti. In quarto luogo, esso garantisce un solido legame con le professioni più diverse, facilitando così l’applicazione delle riforme più varie e più profonde senza alcuna burocrazia. In quinto luogo, esso è la forma d’organizzazione dell’avanguardia degli operai e dei contadini – cioè della parte più cosciente, più energica, più progressista delle classi oppresse – e permette perciò a tale avanguardia di elevare, di istruire, di educare e di trascinare nella propria scia tutta la massa gigantesca di queste classi che fino ad oggi sono rimaste completamente fuori della vita politica e della storia. In sesto luogo, esso permette di unire i vantaggi del parlamentarismo con quelli della democrazia diretta e immediata, cioè di riunire nella persona dei rappresentanti eletti dal popolo il potere legislativo e il potere esecutivo. In confronto al parlamentarismo borghese, questo è un progresso di importanza storica mondiale nello sviluppo della democrazia… Se la forza creatrice popolare delle classi rivoluzionarie non avesse generato i Soviet, la rivoluzione proletaria [l’instaurazione della dittatura del proletariato] in Russia sarebbe una causa disperata perché il proletariato non potrebbe conservare il potere con il vecchio apparato statale e non si può creare di colpo un nuovo apparato”. Ecco perché i bolscevichi si aggrapparono ai Soviet, in cui videro il principale anello organizzativo, che rendeva più facile l’organizzazione della Rivoluzione d’Ottobre e la creazione di un nuovo e potente apparato, l’apparato dello Stato proletario. La parola d’ordine: “Tutto il potere ai Soviet!”, dal punto di vista del suo sviluppo intrinseco, ha attraversato due fasi: la prima (fino alla sconfitta dei bolscevichi nel luglio, durante il periodo del dualismo del potere) e la seconda (dopo la sconfitta della rivolta di Kornilov). Durante la prima fase, questa parola d’ordine significava: rottura del blocco dei menscevichi e dei socialisti-rivoluzionari con i cadetti, formazione di un governo sovietico composto di menscevichi e di socialisti-rivoluzionari (perché i Soviet erano allora socialisti-rivoluzionari e menscevichi), libertà di agitazione per l’opposizione (ossia per i bolscevichi) e libertà di lotta dei partiti in seno ai Soviet, contando i bolscevichi di riuscire, con questa lotta, a conquistare i Soviet e a modificare la composizione del governo sovietico attraverso uno sviluppo pacifico della rivoluzione. Questo piano, naturalmente, non significava la dittatura del proletariato, ma esso facilitava, senza dubbio, la preparazione delle condizioni indispensabili per assicurare la dittatura stessa, poiché, spingendo al potere i menscevichi e i socialisti-rivoluzionari e costringendoli a mettere in pratica la loro piattaforma antirivoluzionaria, si affrettava la rivelazione della vera natura di questi partiti, si affrettava il loro isolamento, il loro distacco dalle masse. La sconfitta subita dai bolscevichi nel luglio arrestò, però, questo sviluppo, diede il sopravvento alla controrivoluzione dei generali e dei cadetti e gettò nella sue braccia i socialisti-rivoluzionari e i menscevichi. Questa circostanza costrinse il partito a ritirare momentaneamente la parola d’ordine “Tutto il potere ai Soviet!”, per lanciarla di nuovo in un nuovo periodo ascendente della rivoluzione. La disfatta dell’insurrezione di Kornilov [il generale Kornilov, capo dello Stato Maggiore nominato dal governo conciliatore di Kerenski, il 25 agosto 1917 lanciò le truppe a lui fedeli su Pietrogrado contro Kerenski, ma fu bloccato proprio dalla mobilitazione di truppe e di massa promossa dai bolscevichi] aprì la seconda fase. La parola d’ordine “Tutto il potere ai Soviet!” fu di nuovo attuale. Ma allora questa parola d’ordine non aveva più lo stesso significato che nella prima fase. Il suo contenuto era cambiato in modo radicale. Ora questa parola d’ordine significava: rottura completa con l’imperialismo e passaggio del potere ai bolscevichi, perché i Soviet erano già bolscevichi nella loro maggioranza. Ora questa parola d’ordine significava che la rivoluzione metteva capo direttamente, mediante l’insurrezione, alla dittatura del proletariato. Inoltre, questa parola d’ordine significava ora l’organizzazione della dittatura del proletariato, la sua costituzione in Stato. L’inestimabile valore della tattica della trasformazione dei Soviet in organi del potere statale consisteva nel fatto che essa strappava all’imperialismo masse di milioni di lavoratori, smascherava i partiti dei menscevichi e dei socialisti-rivoluzionari come strumenti dell’imperialismo e conduceva queste masse, per così dire, per via diretta, alla dittatura del proletariato. Quindi: politica di trasformazione dei Soviet in organi del potere statale, come condizione essenziale per l’isolamento dei partiti conciliatori e per la vittoria della dittatura del proletariato: tale è la terza particolarità della tattica dei bolscevichi nel periodo della preparazione dell’Ottobre”.

 

Non lasciamoci fuorviare dalla diversità del contesto. La lezione attuale per noi è che il partito comunista può e deve giovarsi del movimento spontaneo delle masse popolari per portare la loro parte cosciente e organizzata a costituire con il partito comunista la dittatura del proletariato, il sistema politico del socialismo, passaggio necessario per arrivare alla società comunista, senza più né divisione in classi sociali né Stato.

 

Nella rivoluzione socialista in corso in Italia, la relazione fra partito comunista, classe operaia e masse popolari è sintetizzata nel promuovere (ad opera del partito comunista) la formazione delle organizzazioni operaie nelle aziende capitaliste e delle organizzazioni popolari nelle aziende pubbliche, nelle scuole e nelle zone d’abitazione e nel portarle ad assumere nella pratica il ruolo di nuove autorità pubbliche, cioè a diventare quegli organismi che individuano i principali problemi che affliggono le masse popolari, indicano le soluzioni da adottare e mobilitano il resto delle masse popolari ad attuarle, anche senza avere ancora un proprio governo centrale, anche in contrasto con le autorità della Repubblica Pontificia, quindi rendendo il paese ingovernabile a esse. In altre parole le organizzazioni operaie e popolari devono diventare gli organismi a cui le masse si affidano, come lo furono i Soviet in Russia. La formazione di queste organizzazioni, il loro coordinamento, la loro iniziativa sono il fattore decisivo della lotta per la costituzione del Governo di Blocco Popolare e dell’avanzamento della rivoluzione socialista.

 

Spontaneamente, cioè a causa delle contraddizioni della società capitalista e su iniziativa autonoma della parte avanzata delle masse popolari, esiste già un vasto numero di embrioni di organizzazioni operaie e popolari anche dove si fa ancora fatica a vederle. In genere in ogni azienda di medie dimensioni esiste un gruppo anche ristretto di operai attenti ai  problemi dell’azienda e del paese. In ogni aggregato sindacale di base esiste uno “zoccolo duro” che si fa carico del funzionamento dell’organismo. In ogni movimento esiste un nucleo promotore. In ogni quartiere esiste un gruppo di abitanti che si dà da fare sulle problematiche della zona. In ogni scuola esistono studenti propensi a mobilitarsi. L’intervento del nostro partito nelle aziende, nelle scuole, nei quartieri mira appunto a individuarli, a farli emergere, a stabilire un contatto con loro e a svilupparne l’attività perché da embrioni si trasformino in organizzazioni effettive.

Esiste già un certo numero di organizzazioni operaie e popolari già formate, sull’onda delle mobilitazioni contro gli effetti della crisi: dai movimenti ambientali e contro il degrado del territorio alla lotta per la casa, dalla lotta contro l’applicazione dell’infame CCNL dei metalmeccanici del novembre 2016 alla mobilitazione contro la riforma Renzi della Costituzione, dalla lotta per l’acqua pubblica a quella per la difesa della sanità per tutti, dalla lotta per l’istruzione di qualità per tutti alla lotta contro la limitazione della rappresentanza sindacale, del diritto di sciopero, degli altri diritti conquistati, per la difesa del posto di lavoro. Ma spontaneamente, cioè senza legame con il movimento comunista cosciente e organizzato, la parte già organizzata della classe operaia e delle masse popolari si attiva principalmente in ottica difensiva, di resistenza e una parte importante della sinistra borghese tenta di limitarne l’attività entro i confini della rivendicazione e della protesta. Per passare dalla difesa all’attacco, per assumere il ruolo di nuove autorità pubbliche, è necessario che il legame fra il movimento comunista cosciente e organizzato e le organizzazioni operaie e popolari si rafforzi e si sviluppi. Come?

La spinta è da due punti e converge su un obiettivo. Da una parte il partito comunista (nel nostro paese la Carovana del (nuovo)PCI: P.CARC e (nuovo)PCI) impara a dirigere e a orientare il movimento pratico delle masse popolari organizzate, impara a valorizzare le inesauribili forze che vengono dalla ribellione delle masse popolari e a trasformare la ribellione in mobilitazione rivoluzionaria. Dall’altra parte quegli operai, quei lavoratori, quegli studenti, quelle donne, quegli elementi delle masse popolari che nella pratica orientano le masse popolari, devono diventare promotori della mobilitazione rivoluzionaria, promuovendo la costituzione del Governo di Blocco Popolare.

Nel nostro paese coloro che si definiscono “comunisti”, che hanno la bandiera rossa nel cuore, sono alcune decine di migliaia di persone, più probabilmente alcune centinaia di migliaia. Gli eredi dei revisionisti moderni (Togliatti, Berlinguer) e la sinistra borghese cercano di distoglierli dall’obiettivo della costituzione di un governo di emergenza popolare convogliandone l’attività alcuni nell’inserimento nelle istituzioni borghesi (dare voti e poltrone agli esponenti della sinistra borghese, mandarli a fare la “sponda politica” nelle istituzioni della Repubblica Pontificia), altri in mille discussioni astratte dalla lotta politica in corso (su come si potrebbe vivere felici e contenti restando nel capitalismo: le nicchie, il risanamento ambientale, la rivoluzione che scoppierà, ecc.). Questo con la rivoluzione socialista che stiamo conducendo e di cui c’è bisogno non ha nulla a che vedere. Come non vi ha nulla a che vedere la gara a “chi è più comunista” o “chi è più di sinistra”.

La situazione economica, politica, sociale e ambientale è disastrosa. Cambiare il corso delle cose in senso positivo, scongiurare la guerra imperialista, bloccare la strada alla mobilitazione reazionaria è possibile se le forze migliori di questo paese si mobilitano per costituire il Governo di Blocco Popolare: questa è la pratica su cui si costruisce l’unità dei comunisti e di quanti sono decisi a porre fine al catastrofico corso delle cose.

Tutto il potere alle organizzazioni operaie e popolari oggi significa costituire il Governo di Blocco Popolare. In questo oggi consiste la lotta per instaurare il socialismo, la rivoluzione socialista in Italia.

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