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Sugli operai che votano Lega

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Maggio 3, 2018
in Resistenza n.5/2018
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I revisionisti moderni hanno portato all’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale, al crollo dei primi paesi socialisti e alla disgregazione dei partiti comunisti nei paesi imperialisti. Anche il glorioso PCI della Resistenza, che pure era diventato lo stato maggiore della classe operaia durante la guerra contro i fascisti e i nazisti, sotto la direzione dei revisionisti è diventato, prima, una stampella dei vertici della Repubblica Pontificia e poi il partito delle cui ceneri ha fatto scempio la sinistra borghese (“gli errori e orrori del comunismo” di Bertinotti).

La classe operaia è stata resa orfana del suo partito, del suo stato maggiore della rivoluzione socialista, poi è diventata massa di manovra per i partiti della sinistra borghese (PRC, PdCI, ecc.) e infine, oggi, è accusata dalla sinistra borghese di “essere di destra”, poiché gli operai rifiutano di seguirla (e di votarla) nella via della disfatta, del collaborazionismo con la borghesia e dell’immobilismo di fronte agli effetti della crisi.

Succede, dunque, che dopo aver retto il sacco per decenni ai poteri forti che facevano carta straccia di diritti e tutele (l’apice fu il secondo governo Prodi, 2006 – 2008) e dopo essersi dimostrati del tutto incapaci di opporsi alle violente politiche antipopolari degli ultimi anni (la “parentesi” del governo Monti, 2011 – 2013, e il governo Renzi), la sinistra borghese e i suoi partiti di riferimento, nati dalle ceneri del vecchio PCI, sono stati rifiutati dalla classe operaia e dalle masse popolari che si sono astenute o hanno cercato altre forze cui affidare la speranza di un cambiamento. Alle elezioni politiche del 4 marzo, la classe operaia ha votato il M5S e in alternativa, in particolare al nord, la Lega.

Il più diffuso commento al fenomeno degli operai che votano Lega è che “la classe operaia e il paese si sono spostati a destra”. La discussione di Resistenza n. 3/2018 organizzata dalla Sezione di Brescia, una zona dove molti operai hanno votato Lega, ci ha permesso di approfondire l’argomento a partire dallo scambio con una compagna che analizzava la situazione partendo dalla sua fabbrica: sosteneva che molti compagni di lavoro hanno votato Lega perché “trascinati dalla corrente”, senza una reale convinzione, ma più sull’onda di una speranza di cambiamento
E’ uno spunto di riflessione che merita approfondimento perché l’approccio agli operai che hanno votato la Lega è una questione importante per contrastare il disfattismo promosso dalla sinistra borghese.

Cosa è la Lega si sa, ma è bene ricordarlo. La Lega ha sempre partecipato attivamente all’applicazione del programma comune della borghesia imperialista e alle ruberie e miserie del teatrino della politica borghese. Alcuni esempi molto significativi lo dimostrano: lo “scalone” della riforma delle pensioni di Maroni (2004) ha aperto la porta alla riforma Fornero (2011), la legge Biagi (2003) l’ha aperta al Jobs Act. Governa da molti anni regioni importanti come la Lombardia e il Veneto e in entrambi i casi si è sempre distinta per la sottomissione alle politiche del governo centrale contro le masse popolari (altro che autonomia e secessione e “prima il nord!”), ha sostenuto le guerre promosse dalla Comunità Internazionale degli imperialisti e la sottomissione agli imperialisti USA (le basi NATO e la strage del Cermis). Ci sarebbero altre “delizie”, ma l’elenco rischia di essere infinito e ci fermiamo qui.
Dopo la caduta del clan Bossi (2012), fra “cerchi magici”, lauree comprate in Albania e gioielli dalla Tanzania, la Lega è riuscita a risollevarsi con un repulisti interno e reinventandosi, sotto la guida di Salvini, come un partito nazionale paladino degli interessi dei lavoratori “italiani”, contrapposti a quelli degli “stranieri”.
La base del rapido successo elettorale sta nella promessa di abolire la legge Fornero e il Jobs Act (ai quali in realtà proprio la Lega ha aperto le porte) e solo secondariamente nell’ostentata rivendicazione di misure anti immigrazione (il governo Gentiloni non ha avuto bisogno della Lega per superare a destra la Legge Bossi-Fini, ci ha pensato direttamente e alla luce del sole il suo ministro Minniti).

Il razzismo opportunista di Salvini. Sicuramente alcuni alzeranno il sopracciglio all’affermazione che le motivazioni razziste sono secondarie: “ma come? Io li vedo i miei colleghi, sono proprio razzisti, non riesco proprio ad averci a che fare! È impossibile ragionarci!”.

Ma a questo proposito occorre fare due precisazioni: la prima riguarda il fatto che Salvini e la Lega sono solo un ingranaggio del sistema di intossicazione dell’opinione pubblica e non va imputato a loro un ruolo che invece hanno le forze e i poteri che governano il paese: non è Salvini che alimenta il razzismo, ma tutto il sistema politico, le autorità e le istituzioni, l’informazione nel suo complesso. La seconda riguarda il fatto che anche la conclusione che “sono tutti razzisti” è un frutto della propaganda di regime e di un’educazione a ragionare partendo dagli aspetti negativi, dagli aspetti arretrati di ogni fenomeno, a partire da ciò che uno pensa e dice invece che da quello che fa e può fare, a sottovalutare gli aspetti concreti e le ragioni che stanno alla base delle opinioni espresse.

La verità è che la Lega si è posta come collettore del razzismo e della guerra fra poveri promosso dalle autorità e dalle istituzioni della Repubblica Pontificia, si è presa carico di dare una soluzione al disagio vero degli operai e delle masse popolari che hanno perso i loro punti di riferimento ideologici e organizzativi. Nello smantellamento delle tutele e dei diritti conquistati con le lotte dei decenni passati, in prima fila ci sono politicanti che provengono dal vecchio PCI e ci sono i sindacati di regime. Di fronte all’immigrazione e alle contraddizioni generate dal trattamento disumano riservato a immigrati e profughi (ammassati in condizioni disumane anziché accolti dignitosamente, togliendo loro la possibilità di lavorare con un contratto e avere documenti, di iscrivesi alle scuole e di entrare nella vita sociale delle città e del paese, obbligandoli a lavorare come schiavi nei campi di pomodori e vivere nelle baracche ai margini delle città) la sinistra borghese balbetta come Bergoglio di fratellanza e di tolleranza, anziché costruire unità nella lotta di classe contro il nemico comune, ricoprendo di melassa la linea di spartirsi la miseria, ricoprendo di melassa, quindi, la mobilitazione reazionaria che contribuisce a promuovere.

La classe operaia è in balia della Lega perché il movimento comunista è ancora debole. E’ compito dei comunisti valorizzare il voto che gli operai hanno dato alla Lega, partendo dall’aspetto principale, che è un voto contro Jobs Act e legge Fornero, un voto contro le Larghe Intese. Anziché tacciarli di ignoranza e razzismo, sono operai che vanno mobilitati e organizzati affinché siano protagonisti del fronte anti Larghe Intese e della lotta per imporre ai vertici della Repubblica Pontificia il Governo di Blocco Popolare. Questo significa valorizzare i loro interessi di classe e in questa mobilitazione è possibile trattare da posizione più avanzata anche la questione del razzismo, dimostrando attraverso la pratica che sono i capitalisti ad alimentare la disoccupazione, la precarietà e il degrado materiale e morale, non gli immigrati.

Quanto alla Lega, se noi comunisti non permettiamo alla sinistra borghese di farla apparire come unico interlocutore affidabile, sarà ridimensionata dal corso dei fatti, essa non può e non vuole mantenere le promesse che ha fatto, perché erano solo propaganda elettorale.

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Comments 2

  1. Ludovico says:
    8 anni ago

    Ancora marxismo ‘da bar’:
    Curiosi questi “capitalisti”!
    … “è possibile trattare da posizione più avanzata anche la questione del razzismo, dimostrando attraverso la pratica che sono i capitalisti ad alimentare la disoccupazione”.
    Vale a dire, i “capitalisti”, invece che sfruttare i milioni di disoccupati attuali, preferirebbero farli restare tali piuttosto che guadagnarci sopra.
    In “ultima istanza”, in ciò risiede la idiozia dell'”esercito industriale di riserva”, ennesima inconsistenza teorica del marxismo di Marx (gli epigoni sono mille volte peggiori, si sa). Ma lor signori ‘comunisti’ non studiano la teoria economica successiva a Marx, perché a loro basta qualificarla di “borghese”-
    Quindi dalla bassezza della loro ignoranza sentenziano su tutto!

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    Rispondi
    • Horacio Teodoro Parenti says:
      8 anni ago

      Sei tu che non hai capito a Marx.

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      Rispondi

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