Editoriale

Le vicende del commissariamento della sanità in Calabria offrono insegnamenti importanti su come usare le debolezze della classe dominante per scalzarla dal governo del paese.
La sanità calabrese è commissariata dal 2010 e, dal gennaio del 2019, è stata affidata a Saverio Cotticelli, generale dei carabinieri in pensione.
In una intervista del 6 novembre Cotticelli ammette candidamente di non avere la minima idea di cosa debba fare il commissario della sanità, nonostante sia in carica da quasi due anni. Nell’imbarazzo Conte lo destituisce. Nel periodo che intercorre fra la cacciata di Cotticelli e la nomina di Guido Longo a nuovo commissario succede di tutto.
È dapprima la volta di Giuseppe Zuccatelli, amico del ministro Speranza: qualche “manina” fa prontamente uscire il video in cui Zuccatelli nega la contagiosità del Coronavirus e afferma che “le mascherine non servono a niente” ed ecco che anche lui è costretto a dimettersi. Dalla tragedia passiamo alla farsa: Conte nomina Eugenio Gaudio (legato al PD), ex rettore dell’università La Sapienza di Roma, che prima accetta e poi ci ripensa: non può assumere l’incarico perché la moglie non vuole trasferirsi a Catanzaro (!). Si vocifera, allora, il nome di Narciso Mostarda (direttore dell’Asl Roma 6), ma la proposta è bruciata sul nascere. Tocca quindi ad Agostino Miozzo, già collaboratore di Bertolaso, che rifiuta perché il governo gli pone troppi vincoli. Per finire, si tira in ballo Gino Strada, ma stavolta è il governo a fare retromarcia: le condizioni che Strada detta sono indigeribili per i vari comitati di affari locali e nazionali.
Insomma, nessuno o quasi vuole lo scottante incarico. Alla fine, il posto è di Guido Longo, già Prefetto a Vibo Valentia. Governo e istituzioni si dicono sicure che l’ex Prefetto farà un ottimo lavoro.

Noi su questo più che dei dubbi nutriamo delle certezze: non sono in definitiva le competenze e gli uomini in sé a fare la differenza, ma gli interessi che essi rappresentano. Guido Longo, come d’altronde l’ex generale dei Carabinieri che l’ha preceduto, è un burattino nelle mani di istituzioni e autorità che, mentre si riempiono la bocca di legalità, trasparenza e rinnovamento, consegnano il sistema sanitario della Calabria nelle mani della ‘ndrangheta e della speculazione. Citiamo come esempio per tutti Domenico Tallini (Forza Italia), presidente del consiglio regionale della Calabria, ai domiciliari per aver costituito con la cosca Grande Aracri una società finalizzata al contrabbando di medicinali antitumorali che, sottratti al sistema sanitario calabrese, sono rivenduti a prezzi esorbitanti all’estero. Quindi sì, secondo noi Guido Longo farà un ottimo lavoro al servizio degli interessi malavitosi garantiti dai partiti delle Larghe Intese, ne farà invece uno pessimo per le masse popolari.

La ‘ndrangheta “calabrese”, al pari delle altre organizzazioni criminali (la mafia “siciliana”, la camorra “campana”, ecc.), è parte integrante del sistema di potere del nostro paese che si è formato dopo la Seconda guerra mondiale; è protagonista attiva della vita economica, finanziaria e politica; ha propri affiliati nelle istituzioni di ogni tipo e livello.
Esiste una stretta commistione fra “le istituzioni statali” e “le organizzazioni criminali”. La propaganda di regime presenta i contrasti fra fazioni (di cui un esempio è l’arresto di Domenico Tallini) come “lotta dello Stato contro la criminalità”, ma in realtà non sono altro che una molto meno onorevole guerra tra bande per il controllo dei traffici più lucrosi.

La partita del commissariamento della sanità calabrese è stata guerra fra gruppi di potere condotta sulla pelle delle masse popolari italiane. Lo dimostrano i veti incrociati all’unica nomina che avrebbe davvero incarnato una discontinuità, quella di Gino Strada, poi ingaggiato solamente per attrezzare e rendere operativo l’ospedale anti Covid-19 di Crotone, cosa che gli è riuscita in appena quindici giorni.
Durante le “trattative” per designare il nuovo commissario, il nome di Gino Strada è stato proposto da esponenti dei comitati popolari e dalla società civile calabrese e da alcuni esponenti del M5S come Nicola Morra. Erano giorni in cui in tutta la Calabria si susseguivano manifestazioni e proteste contro il governo e contro tutta la classe politica regionale, contro l’ipocrisia di chi ha decretato la zona rossa – aggravando le condizioni economiche delle masse popolari – e ha permesso, al contempo, ogni tipo di speculazione sulla sanità.

Di fronte al nome di Gino Strada – che aveva confermato la disponibilità ad assumere il ruolo che altri avevano lasciato per “non litigare con la moglie” – Conte non ha potuto far finta di nulla e ha annunciato che il governo stava trattando con lui.
Il contenuto della trattativa è emerso, parzialmente, nei giorni seguenti: Strada voleva “carta bianca” e libertà di iniziativa per riorganizzare il sistema sanitario calabrese, il governo non era disposto a lasciargliele. Il motivo è abbastanza chiaro: nominare un personaggio svincolato dalle istituzioni e dai comitati di affari che, per anni, hanno saccheggiato la sanità, e, anzi, legato alle associazioni di base, conosciuto e stimato dalle masse popolari sconvolgerebbe il sistema di potere malavitoso e clientelare non solo della regione, ma di tutto il paese. Perché di questo si tratta: “l’esperimento Calabria” avrebbe aperto a una direzione scomoda per tutti i manager della sanità, per tutti i gruppi privati, per gli Angelino Alfano del gruppo San Donato della Lombardia e per i vescovi delle cliniche private del Lazio e questo non è consentito.
Gino Strada poteva essere nominato commissario della sanità in Calabria solo se il fronte delle organizzazioni politiche e sindacali che combattono le Larghe Intese e il loro sistema criminale avessero posto con chiarezza questo obiettivo e avessero mobilitato con determinazione le masse popolari verso di esso. I “poteri forti” a quel punto si sarebbero piegati, nessuno si sarebbe assunto la responsabilità di impedire l’incarico. Avrebbero poi cercato di boicottarlo, ma intanto sarebbero stati costretti a fare buon viso a cattivo gioco.

Sono passati alcuni mesi e gli avvenimenti confermano le certezze di cui dicevamo: la sanità calabrese continua ad essere la mangiatoia di speculatori e mafiosi. Le “vicende calabresi” hanno molto da insegnare alle masse popolari della Lombardia, della Campania e delle altre regioni. Le mille richieste di commissariamento della sanità lombarda avanzate da comitati e movimenti pongono la questione del tipo di commissario che serve, di quale politica attuare e al servizio di chi.
In Lombardia come in Calabria non c’è bisogno di “un uomo delle istituzioni”: servono uomini disposti a rompere col sistema dalla salute pubblica usata come merce su cui fare profitto!
Le vicende calabresi parlano, quindi, a quanti cercano una strada per uscire dall’emergenza: cambiare le cose è difficile, ma non è impossibile. La necessità di un cambiamento è nelle cose, ma l’unico cambiamento positivo è quello che poggia sulla partecipazione diretta e sul protagonismo degli operai, dei lavoratori e delle masse popolari organizzate: tutto il resto è imbroglio e illusione.
La lezione calabrese mostra anche a tutti coloro che in questo cambiamento già ci credono e ci sperano che fare ingoiare il rospo alla classe dominante è possibile, se si usano tutti gli appigli che la situazione offre, se si è decisi a superare l’iniziale scetticismo, se si è disposti ad arrivare fin dove occorre, se si è, in definitiva, decisi a rompere con le regole e le prassi imposte dal sistema di potere della classe dominante.
In Calabria, il rospo che le organizzazioni operaie e popolari potevano ficcare in gola alla ‘ndrangheta, alla Lega, al PD e a tutto il sistema delle Larghe Intese era Gino Strada commissario; a livello nazionale è un governo di emergenza delle masse popolari organizzate.

Il 2020 è stato un anno straordinario che ha sconvolto in peggio l’esistenza di milioni di persone. Gli stravolgimenti vissuti hanno però determinato anche una nuova e più diffusa consapevolezza: il problema ai mali che ci affliggono sta proprio nel sistema di potere della borghesia, non è quindi da essa che dobbiamo aspettarci una qualsivoglia soluzione.
Che il 2021 sia un anno straordinario, ma in senso opposto, dipende solo da noi. Col sostegno e la direzione dei comunisti, le masse popolari organizzate devono avanzare e costruire il proprio governo di emergenza, un governo che sia realmente espressione dei loro interessi e che dia soluzione concreta ai problemi immediati che le affliggono.
Il nemico è un gigante dai piedi di argilla. Il futuro appartiene a chi lotta, a chi osa, a chi non ha paura di vincere! Mettiamoci all’opera, prendiamo in mano il governo del paese!

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