martedì, Luglio 21, 2026
  • Login
Partito dei CARC
  • P.CARC
    • Chi siamo
    • Tesseramento
    • Contatti
    • Documenti approvati dal VI Congresso Nazionale (2023)
    • Approfondimenti
    • (nuovo)PCI
  • Resistenza
    • Abbonamento
    • Archivio
  • Propaganda
    • Comunicati nazionali
    • Dai territori
    • Locandine e manifesti
    • Volantini nazionali
  • Relazioni Internazionali
  • Fai una donazione
    • Dai un sostegno economico
    • 5X1000 all’Associazione Resistenza
  • Edizioni Rapporti Sociali
    • Catalogo on line
  • Newsletter
No Result
View All Result
  • P.CARC
    • Chi siamo
    • Tesseramento
    • Contatti
    • Documenti approvati dal VI Congresso Nazionale (2023)
    • Approfondimenti
    • (nuovo)PCI
  • Resistenza
    • Abbonamento
    • Archivio
  • Propaganda
    • Comunicati nazionali
    • Dai territori
    • Locandine e manifesti
    • Volantini nazionali
  • Relazioni Internazionali
  • Fai una donazione
    • Dai un sostegno economico
    • 5X1000 all’Associazione Resistenza
  • Edizioni Rapporti Sociali
    • Catalogo on line
  • Newsletter
No Result
View All Result
Partito dei CARC
No Result
View All Result

Tagliare la testa ai reazionari

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Novembre 9, 2022
in In breve, Primo piano
A A
0
0
SHARES
13
VIEWS
CondividiShare on TwitterInvia

Sul numero 11-12/2022 di Resistenza, nell’articolo Cartellino rosso per il governo Meloni abbiamo scritto:

«Per mettere a fuoco la situazione bisogna sgombrare il campo dalle tonnellate di futilità con cui ci inonda la propaganda di regime e dalle fobie della sinistra borghese. Il governo Meloni è figlioccio del governo Draghi e suo prosecutore. Prima che fosse installato, il genitore 1 (Mattarella) e il genitore 2 (Draghi) hanno fatto il possibile per instradarlo sui binari del governo precedente. Il governo Meloni NON è il governo più reazionario della storia repubblicana. Basta con questa lagna che la sinistra borghese ripete ogni volta che il PD perde le elezioni! Casomai è il governo più debole e traballante della storia recente».

Ma cos’è la mobilitazione reazionaria? Chi ne sono i promotori? A queste domande rispondiamo in questo articolo. Comprendere questi concetti non è un aspetto accessorio della situazione in corso ma una parte del contenuto stesso della battaglia. Un’adeguata comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe passata e presente è fondamentale per il conseguimento dei risultati futuri.

Approfittiamo dell’occasione per invitare i lettori ad acquistare, abbonarsi e diffondere il mensile Resistenza, una fonte per imparare a leggere la realtà con scienza e coscienza, una guida per l’azione.

I veri promotori della via reazionaria

Al di là dei singoli gruppi e gruppetti di cui si serve per fomentare la guerra tra poveri (una volta i fascisti, un’altra volta gli estremismi religiosi o altro) la borghesia imperialista, dismessi definitivamente i travestimenti da “classe progressista e democratica”, promuove in prima persona la mobilitazione reazionaria attraverso le sue istituzioni, le sue autorità, i suoi apparati repressivi e coercitivi, il suo sistema di intossicazione di massa.

Sono i “democratici” ministri dei partiti delle Larghe Intese (polo Pd e polo Berlusconi) con i loro “democratici governi” borghesi che promuovono l’invio di armi in Ucraina per proseguire all’infinito una guerra di sterminio della popolazione ucraina e russa, il razzismo di stato e la caccia all’immigrato (lotta al terrorismo, sicurezza e difesa dei confini sono programma comune), che indicano come causa dei patimenti dei lavoratori altri lavoratori o i disoccupati, che alimentano la caccia al “furbetto” nelle aziende pubbliche, che alimentano per interessi particolari traffici di droga, di armi e di esseri umani (immigrazione clandestina), che alimentano sessismo e violenza di genere.

Nel frattempo che in nome del profitto i padroni chiudono aziende e delocalizzano, i loro governi impongono che i servizi diventino merci, rapine legalizzate chiamate tasse e imposte, affiancano alle prigioni le pene pecuniarie che per i ricchi equivalgono all’impunità, speculano sulle disgrazie della gente che per vivere deve lavorare, rendono sempre più precario il lavoro. Tutto questo è esattamente ciò che è in corso nel nostro paese da decenni e che il governo Mattarella-Draghi-Meloni non ne è altro che prosecutore ed esecutore.

Letta, Berlusconi, Renzi, Meloni, Salvini e tutta la pletora di politicanti delle Larghe Intese asserviti alla NATO, alla UE, al Vaticano, a Confindustria e alle mafie, oggi giocano a fare i paladini delle masse popolari o dell’antifascismo, ma sono gli stessi che hanno sostenuto l’equiparazione tra fascismo e comunismo, che per anni hanno alimentato e fomentato le organizzazioni fasciste e reazionarie in nome della democrazia e del pluralismo, hanno moltiplicato le “giornate del ricordo” (foibe e altri “eccidi compiuti dai partigiani comunisti”) e hanno bollato come fascisti e reazionari o comunisti eversori tutti quei lavoratori che sono scesi in piazza contro una misura, quella sì reazionaria e antipopolare, come il Green Pass.

Sono quelli che condannano le manifestazioni di resistenza, generose e diffuse, che emergono legittimamente in molte città (vedi quanto successo agli studenti della Sapienza a Roma). Sono i paladini dell’anticomunismo e dell’antifascismo padronale: hanno partecipato fino a oggi, e ancora partecipano, alla violazione delle parti progressiste della Costituzione e alla guerra contro i poveri, ma mentre inorridiscono davanti a manifestazioni e iniziative di lotta delle masse popolari contro la Nato e il clima di guerra che semina nel mondo intero, non si scompongono davanti a comizi guerrafondai e criminali come quello dei “moderati” Calenda e Renzi tenuti lo scorso 5 novembre a Milano, come le dichiarazioni belliciste del neoministro della difesa (delle armi) Guido Crosetto o il pacifismo guerrafondaio di Letta e del PD giustamente contestato a Roma durante la manifestazione pacifista dello stesso giorno.

[embedyt] https://www.youtube.com/watch?v=zGKpJXqxZ0I[/embedyt]

La verità è che la borghesia imperialista da un lato è costretta a procedere, al di là delle chiacchiere, sul mantenimento del suo precario regime “democratico”. Dall’altro è spaccata al suo interno tra chi di fronte alla resistenza spontanea delle masse che cresce è deciso ad alimentare la mobilitazione reazionaria e chi invece no.

Questo perché la mobilitazione reazionaria dispiegata e aperta delle masse popolari non ha esiti certi per la borghesia imperialista, è imprevedibile. Per ricorrere alla mobilitazione reazionaria aperta e dispiegata delle masse popolari, infatti, sono necessarie una serie di condizioni. Quella più importante dal punto di vista politico è la forza della mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari e l’esigenza di tagliarle la strada ricorrendo a movimenti e individui che contendano ai comunisti la direzione della mobilitazione delle masse. Questo furono i fascisti nel secolo scorso!

Ma per fare questo è necessaria un’altra condizione, la possibilità da parte della borghesia imperialista di poter garantire il miglioramento delle condizioni di vita delle masse che mobilita (così fu per i fascisti, ad esempio, negli anni Venti del novecento). Oggi questo è impossibile, non c’è un movimento economico della società che consenta tale miglioramento delle condizioni di vita delle masse.

Lo sviluppo della mobilitazione reazionaria, quindi, non è una questione di un governo più a destra di un altro, è un processo inevitabile, deciso non dalla volontà politica di qualcuno, ma dal corso del movimento economico che dirige la società capitalista. Man mano che i vertici della Repubblica Pontificia spingono a destra, i pilastri della loro stabilità si sgretolano, il loro stesso fronte si sgretola e le manifestazioni di impotenza diventano plateali. Per questo è costretta a ricorrere alla mobilitazione reazionaria.

I veri promotori della mobilitazione reazionaria, al momento, non sono quindi da ricercare nelle sceneggiate di Predappio o altri fenomeni simili, sono in parlamento, alla testa delle istituzioni borghesi e davanti alle telecamere delle trasmissioni televisive. Hanno la giacca, la cravatta e le facce di Draghi, Mattarella, Letta, Berlusconi, Salvini, Meloni e tutti gli altri uomini che gli reggono la coda, non il fez sopra la pelata nostalgica del duce! Facce che abbaiano e minacciano per far sembrare forte la classe dominante e coprire quella che in realtà è precarietà e debolezza.

Lottare contro i reazionari, lottare per il potere

Lottare contro i reazionari e la mobilitazione reazionaria, quindi, non vuol dire semplicemente lottare contro i fascisti e promuovere l’antifascismo militante. Lottare contro i reazionari oggi significa lottare per imporre un governo emanazione delle masse popolari organizzate e scalzare governi, politicanti e centrali del potere economico, finanziario e politico della borghesia e del clero. Vuol dire organizzare una nuova liberazione nazionale del nostro paese. Vuol dire issare in alto la bandiera dei nuovi partigiani. Vuol dire riportare anche l’antifascismo al suo carattere rivoluzionario, popolare e di classe, una lotta per un nuovo ordinamento sociale, per il socialismo.

Lottare contro la mobilitazione reazionaria, in sintesi, significa alimentare, estendere e moltiplicare la mobilitazione rivoluzionaria delle masse. Tale mobilitazione delle masse popolari oggi, come detto, coincide con la lotta della parte più organizzata di esse (collettivi di fabbrica, comitati, coordinamenti, associazioni ecc.) per imporre un proprio governo, il Governo di Blocco Popolare.

Che fare dunque? Ci risponde a queste domanda ancora l’articolo su citato:

«Anzitutto, bisogna partecipare attivamente e nel modo più organizzato possibile a tutte le mobilitazioni (su carovita, guerra, ambiente, scuola, sanità, degrado) che coinvolgono le masse popolari. A quelle grandi e a quelle piccole.

È del tutto secondario chi ne è il promotore, così come il fatto che i promotori ci permettano o meno di esporre simboli e bandiere o siano contenti o meno della nostra presenza (vedi articolo sulle mobilitazioni promosse dalla CGIL a pag. 11). Bisogna partecipare in ogni caso e allargare al massimo la partecipazione.

In secondo luogo, bisogna portare creativamente in ogni ambito e in ogni mobilitazione la parola d’ordine “Cacciare Giorgia Meloni e tutti gli altri servi della NATO, della UE e di Confindustria dal governo del paese”.

È del tutto possibile che troviamo chi sostiene che quella particolare e specifica mobilitazione non c’entra niente con la lotta contro il governo: questa è un’ottima occasione per spiegare proprio il contrario. Tutto c’entra con il governo del paese. C’entra la mobilitazione contro il carovita, quella contro la guerra, contro i tagli all’istruzione e alla sanità, ma c’entrano anche le proteste degli alluvionati, che pagano l’aumento delle spese militari anziché l’aumento delle spese per la cura e la manutenzione dei territori, o le proteste delle famiglie delle vittime del terremoto dell’Aquila che il Tribunale ha riconosciuto responsabili della propria morte (sic!).

A quelli che ci tengono a “essere corretti” e insistono che il governo Meloni non è ancora entrato in partita e non gli si può attribuire “colpe che non ha”, va ricordato che Giorgia Meloni è iscritta al campionato da oltre 20 anni; è già stata ministro; ha avuto tutto il tempo che voleva per distinguersi dalla cricca di politicanti e speculatori che hanno fatto scempio dei diritti e delle conquiste delle masse popolari e invece li ha criticati a parole e sostenuti nei fatti.

In terzo luogo, bisogna usare ogni occasione per contrastare l’influenza di quelli che aspettano che accada chissà quale altro disastro per scendere in piazza, organizzarsi e mobilitarsi su ampia scala.

Fateci caso, in genere si tratta di quadri dirigenti – più alto è il loro grado e più fanno i pompieri – di organizzazioni legate più o meno strettamente al PD o al Vaticano (o a tutti e due).

Il loro compito è mantenere la calma, richiamare alle responsabilità, esprimere indignazione e preoccupazione e… boicottare ogni iniziativa che minaccia di uscire fuori dal loro controllo. Le loro parole alimentano la passività delle masse, la loro azione è un ostacolo al protagonismo popolare.

In quarto luogo, bisogna far valere in ogni ambito e contesto il principio che tutto quello che va negli interessi delle masse popolari è legittimo, anche se è considerato illegale dalle leggi e istituzioni della borghesia.

Un esempio: a fronte dell’aumento sconsiderato delle bollette, molti sceglieranno – per tanti sarà una necessità – di non pagarle, in parte o per intero. È probabile che una simile decisione sottoponga molte famiglie al rischio del distacco delle utenze.

Il distacco delle utenze è LEGALE, ma in questa situazione è assolutamente ILLEGITTIMO. Non pagare le bollette o praticare l’autoriduzione è ILLEGALE, ma è assolutamente LEGITTIMO.

Questo è il criterio da estendere, sostenere e utilizzare sistematicamente, senza cadere nella trappola delle campagne di criminalizzazione, che vanno anzi denunciate a gran voce: chi intacca gli interessi dei ricchi, della classe dominante, per affermare gli interessi delle masse popolari va sempre incoraggiato e sostenuto.

In ultimo, ma solo perché in un elenco c’è sempre un ultimo punto, bisogna promuovere ovunque l’organizzazione.

Ogni mobilitazione deve essere occasione per allargare e coordinare la rete della parte organizzata delle masse popolari, per rafforzare gli organismi operai e popolari esistenti e crearne di nuovi, per promuovere un fronte comune di lotta e solidarietà.

Ognuno di questi passi, ma soprattutto la combinazione di questi passi, trasforma il discorso su quello che bisognerebbe fare in iniziativa pratica; permette a tutti coloro che generosamente vogliono cambiare le cose di fare la loro parte, di contribuire alla lotta per rendere ingovernabile il paese ai servi della NATO, della UE, del Vaticano e di Confindustria; crea le condizioni per imporre il governo di emergenza di cui c’è bisogno: un governo che poggia sulle organizzazioni delle masse popolari e avvia un programma di misure urgenti necessarie a mettere il paese sui giusti binari».

Condividi:

  • Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa

Mi piace:

Mi piace Caricamento in corso…
ShareTweetSendShareShareSend
Previous Post

[Pisa] Contro licenziamenti politici e repressione aziendale, solidarietà al compagno Simone!

Next Post

Il ministero dell’anticomunismo

Related Posts

Per Fakir nessuna pace senza giustizia
Federazione Emilia Romagna

Per Fakir nessuna pace senza giustizia

by Sezione di Bologna
Luglio 20, 2026
0

...

Dal dibattito “Gli insegnamenti di Cuba e Venezuela per avanzare nella rivoluzione socialista”
Federazione Toscana

Dal dibattito “Gli insegnamenti di Cuba e Venezuela per avanzare nella rivoluzione socialista”

by Agenzia Stampa Staffetta Rossa
Luglio 20, 2026
0

...

Genova. Un altro mondo è possibile. Con la lotta di classe possiamo costruirlo

Genova. Un altro mondo è possibile. Con la lotta di classe possiamo costruirlo

Luglio 19, 2026
Sicurezza popolare nei quartieri: un esempio dal Quartiere Luzzatti-Ascarelli di Napoli

Sicurezza popolare nei quartieri: un esempio dal Quartiere Luzzatti-Ascarelli di Napoli

Luglio 18, 2026
Il movimento comunista e la lotta alla repressione del governo Meloni

Dalla Seconda sessione del Tavolo Permanente dei Comunisti

Luglio 15, 2026
Sull’iniziativa contro la repressione del 10 luglio in Senato

Sull’iniziativa contro la repressione del 10 luglio in Senato

Luglio 15, 2026

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Partito dei CARC
  • Resistenza
  • Tesseramento
  • Fai una sottoscrizione
  • Newsletter
  • Edizioni Rapporti Sociali

2025 P.Carc

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Gestisci Consenso Cookie

Usiamo cookie per ottimizzare il nostro sito web ed i nostri servizi.

Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}
No Result
View All Result
  • Partito dei CARC
  • Resistenza
  • Tesseramento
  • Fai una sottoscrizione
  • Newsletter
  • Edizioni Rapporti Sociali
  • Log in

2025 P.Carc

%d