Da poco è stato pubblicato il numero 11-12/2022 di Resistenza, il mensile del Partito dei CARC dove viene sintetizzato così lo stato dell’arte della composizione del governo Meloni:

«La classe dominante, dopo aver composto in un intricato puzzle gli interessi di USA, UE, Vaticano e Organizzazioni Criminali, il 23 ottobre ha installato il suo nuovo governo, il governo Meloni.

Accidentalmente esso è composto dai partiti che hanno vinto le elezioni del 25 settembre, ma ciò è stato possibile solo grazie alle giravolte di Fratelli d’Italia ad esempio sul ruolo della NATO e sull’aggressione alla Federazione Russa, che si sono combinate a quelle cui ci aveva già abituato la Lega di Salvini.

Purtroppo per la classe dominante, nel campo del Centro-destra non c’erano profili di rilievo, pertanto a comporre il governo sono dovuti scendere in campo dei riciclati, seconde file e comparse.

Se sul piano dei profili siamo ben lontani dai fasti del governo Draghi, che era “il governo dei migliori” (occorre specificare che c’è una punta di sarcasmo?), sul piano del contenuto le cose sono più chiare.

A più riprese, Giorgia Meloni è andata a ripetizioni da Mattarella e Draghi (per un’oretta anche il giorno prima del passaggio di consegne), la legge di bilancio compilata dagli scribi è già nel cassetto e, per fugare ogni dubbio, Draghi ha piazzato Giorgetti al Ministero dell’Economia e ha commissariato il Ministero dell’Ambiente, affidando a Cingolani, Ministro uscente, un’ingombrante “consulenza”. C’è, quindi, un Ministro dell’Ambiente “finto” (Gilberto Pichetto Fratin) e uno vero (Cingolani)».

A conferma di quanto scritto rilanciamo, con l’articolo di oggi, due articoli – uno di Marco Lillo pubblicato su il Fatto Quotidiano e uno di Michele Manfrin pubblicato su l’Indipendente –  che danno elementi e informazioni sul neo ministro della Difesa, Guido Crosetto.

Nelle ultime settimane la nomina di Crosetto ha suscitato una serie di polemiche circa il conflitto di interessi tra la carica che ricopre oggi e la sua lunga carriera da imprenditore delle armi.

Il Ministro Guido Crosetto, all’epoca sottosegretario alla Difesa , in visita ai militari italiani ad Herat in Afghanistan.

È ovvio che si tratta di accuse strumentali e interne al teatrino della politica borghese. Crosetto non nasce mica ieri! È da oltre quarant’anni che ai suoi interessi di imprenditore della guerra ha affiancato quelli di consulente politico, parlamentare, sottosegretario e quant’altro.

Degli articoli segnalati ci interessa soprattutto sottolineare come nell’ordinamento capitalista non è la politica a dirigere l’economia, come i media di regime e la sinistra borghese che gli fa eco cercano di dire. È esattamente il contrario!

Il teatrino della politica borghese e più complessivamente il regime di controrivoluzione preventiva, hanno tra i loro scopi proprio quello di dissimulare e coprire tale aspetto, di presentare i governi e lo stato borghese come organi terzi e al di sopra degli interessi delle classi. Ma è una balla!

Il fatto che a dirigere il Ministero della difesa sia oggi l’esponente politico tra i più implicati nei traffici, nella compravendita e nella produzione di armi, in realtà, è un segno di debolezza della borghesia imperialista e del suo regime politico.

Per questo la soluzione alla crisi che travolge il capitalismo non può che essere politica, di governo. I lavoratori e le masse popolari non hanno bisogno di un governo di servi degli Usa, della Ue, del Vaticano e delle Organizzazioni criminali. Serve un governo che affronti subito le questioni che rendono loro la vita impossibile. Le masse popolari hanno bisogno di un governo che non si limita ad affermare di fare i loro interessi, ma che le mobilita per attuare le misure pratiche in cui questi devono tradursi; un governo composto da persone che godono della fiducia degli organismi operai e popolari, in ragione del sostegno che danno alle loro lotte. Non di affaristi e guerrafondai come Crosetto e la sua cricca.

***

DIFESA – Il ministro 10 anni di rapporti col Gruppo Leonardo

Quelle porte girevoli di Crosetto e i verbali sulla raccomandazione

Guido Crosetto è un omone alto 1 metro e 96 centimetri. Eppure da un decennio passa con agilità dalle porte girevoli tra privato e pubblico, politica e imprese, tra ministero della difesa e consulenza o lobby. Il suo rapporto con Leonardo, 14 miliardi di fatturato, quotata e partecipata dal Ministero dell’Economia, merita un approfondimento. Già nella veste di sottosegretario alla difesa e deputato di FI nel governo Berlusconi (2008-2011) l’imprenditore piemontese aveva un ottimo rapporto con i vertici. Poi è diventato nel 2014 senior advisor di Leonardo e presidente dell’a associazione Aiad, rappresentativa delle imprese della difesa, di cui Leonardo è la più importante. Nel 2020 è diventato presidente di Osn, società di Fincantieri e Leonardo che si occupa di navi militari e nel 2021 ha fondato con moglie e figlio la Csc & Partners Srl che ha nel suo oggetto la lobby e la consulenza. Ora, dopo essersi dimesso da tutto e aver annunciato la liquidazione delle sue società, torna a occuparsi della difesa come ministro.

Nelle carte delle vecchie inchieste su Finmeccanica (poi denominata Leonardo dal 2016) Crosetto è citato in un paio di verbali di testimonianza e in conversazioni intercettate dei manager. Se c’era da stringere un accordo con il Brasile utile per poi vendere le navi italiane, se c’era da stoppare un emendamento o un taglio al bilancio che ostacolava gli investimenti nella difesa, era il sottosegretario Crosetto l’uomo con il quale il vertice del gruppo interloquiva.

Fatta la premessa doverosa che sono rapporti leciti e istituzionali, che Crosetto non è mai stato indagato e che nel settore è considerato un galantuomo, resta comunque interessante rileggere quelle carte. Il Gip di Napoli Francesco De Falco Giannone nel 2014 in un’ordinanza relativa all’indagine sul sistema di tracciamento dei rifiuti Sistri, scrive: “In merito alle attività svolte da Viasat (società di Venaria Reale, vicino a Torino, che aveva ottenuto una commessa per fornire le scatole nere per il tracciamento dei rifiuti al gruppo Finmeccanica per 10 milioni di euro, Ndr) vengono in rilievo anche le dichiarazioni rese in data 3 ottobre 2012 da Borgogni Lorenzo (allora direttore relazioni istituzionali Finmeccanica,Ndr) secondo il quale la scelta dell’affidamento a Viasat della realizzazione delle black-box fu fortemente sostenuta dal direttore generale di Finmeccanica Giorgio Zappa, sollecitato anche dall’allora sottosegretario di Stato alla Difesa, Guido Crosetto.

Dichiarazioni, peraltro, confermate – prosegue il giudice – da Zappa Giorgio il 9 ottobre 2012 allorquando, dopo avere premesso di non sapere come era stato individuato Viasat come fornitore nel settore satellitare, ricordava che gliene aveva parlato il sottosegretario pro-tempore alla difesa Guido Crosetto ‘il quale mi rappresentò che si trattava di una ditta affidabile e che poteva essere inserita nell’albo dei fornitori del Gruppo, previa verifica aziendale’. Dell’interessa –

mento del sottosegretario Guido Crosetto – prosegue il giudice – per sostenere le ragioni di Viasat presso Giorgio Zappa e presso lo stesso Guarguaglini (Ad di Finmeccanica allora, Ndr) vi è traccia anche nelle conversazioni telefoniche intercettate nel corso delle indagini tra Stornelli Sabatino (ex manager del gruppo Finmeccanica, N dr ) e Petrone Domenico (registrazioni n. 5963 del 30 giugno 2010, n. 6037 e 6054 del 2 luglio 2010)”. Il Sistri sarà ricordato come un grande flop. Il gruppo Viasat ottenne lecitamente la commessa da 10 milioni e 139 mila euro e non fu coinvolto nell’indagine. Se davvero Crosetto, da sottosegretario, ha segnalato la società piemontese a Finmeccanica non ha commesso nessun illecito però potrebbe essere un precedente da ricordare ora che è ministro.

Fonti vicine al ministro fanno sapere che “Crosetto conosce Viasat ma non ricorda di aver parlato con i manager Finmeccanica di questo e pensa di non averlo fatto. Nessuno gli ha mai chiesto nulla su questa storia di molti anni fa, evidentemente perché irrilevante. Comunque non ha mai avuto rapporti di consulenza o lavoro con il gruppo Viasat”.

Negli atti di altre indagini delle Procure di Roma e Napoli ci sono sintesi di telefonate intercettate sull’utenza dell’allora Ad di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini che parla con Crosetto, mai indagato. Per esempio il 21 aprile 2010 Crosetto parla con Guarguaglini dell’allora ministro dell’economia Giulio Tremonti che, nella manovra finanziaria, voleva rendere più facile il taglio alle spese dell’investimento sulla difesa. Crosetto si ripromette di chiamare il Governatore del Piemonte di allora, Roberto Cota per far presente i riflessi negativi del possibile taglio sullo stabilimento che produce gli aerei F35, vicino Novara, terra di Cota. Poi a giugno 2010 Guarguaglini chiama Crosetto per lanciare l’allarme su un emendamento che renderebbe più difficile per lo Stato l’investimento nella difesa e Crosetto dice che ne ha parlato con Gasparri per farlo bocciare. Per fonti vicine a Crosetto consultate dal Fatto “Stiamo parlando di investimenti generali su tutta la difesa del Bilancio dello Stato. Non parliamo di fondi per Finmeccanica. Tutti i ministri e i sottosegretari alla difesa difendono il loro bilancio”.

Nelle indagini finiscono anche le telefonate di Crosetto che aggiorna Guarguaglini sull’accordo di secondo livello tra ministeri della difesa di Italia e Brasile. Il ministro di allora, Ignazio La Russa, era contrario per la mancata estradizione del terrorista rosso Cesare Battisti. Dalle telefonate del manager Guarguaglini si comprende che sono intervenuti personalmente Berlusconi e Gianni Letta su La Russa e alla fine il ministro ha ceduto dando la delega al sottosegretario Crosetto per la firma dell’accordo. Avrebbe dovuto propiziare poi la vendita delle navi militari di produzione italiana ai brasiliani ma l’affare salterà comunque per altre ragioni.

C ROS E T TO nel 2013 non viene rieletto e, come già detto, nel 2014 diventa senior advisor di Leonardo e presidente dell’Aiad. Nel 2020 è nominato presidente della Osn, Orizzonte Sistemi Navali, controllata da Fincantieri (51%) e Leonardo (49%), joint ventureche si occupa della costruzione di 10 fregate per la Marina Militare italiana e, sul mercato internazionale, della costruzione di unità anfibie e cacciamine.

Crosetto si potrebbe occupare da ministro (come quando era sottosegretario nel 2010) delle questioni che riguardano le stesse navi militari di interesse della società Osn di Fincantieri e Leonardo della quale era presidente fino a pochi giorni fa. Siamo di fronte a un caso imbarazzante di porte girevoli? Fonti vicine al ministro negano: “In Brasile era andato a firmare nel 2010 l’atto generale di accordo all’interno di un rapporto tra Stati. Non c’entra nulla con la nomina in Orizzonte, che è del 2020, né con il ruolo di senior advisor in Leonardo del 2014. I manager di Leonardo-Finmeccanica erano cambiati. Comunque Crosetto considera un dovere dei vertici politici parlare con i vertici delle aziende di Stato della Difesa e aiutarle a vendere i loro prodotti all’estero”. Sarebbe giusto che dichiarasse clienti e importi ricevuti per le sue consulenze e i suoi incarichi passati? A chi gli chiede quanto ha ricevuto da Leonardo o altre società, lui ribatte: “Sono affari miei. Mi sono dimesso da tutto, liquiderò le mie società di famiglia e ci perdo un sacco di soldi. Non basta?”.

Marco Lillo

26 ottobre 2022

il Fatto Quotidiano

***

Guido Crosetto: dalla Confindustria delle armi alla Difesa

Guido Crosetto, classe 1963, è il nuovo Ministro della Difesa del Governo guidato da Giorgia Meloni. L’ex Democrazia Cristiana, poi ex Forza Italia, poi ex Popolo della Libertà, ora in Fratelli d’Italia, è passato così direttamente dal ruolo di rappresentante dell’industria delle armi (presidente in carica dell’AIAD, la Confindustria del settore della Difesa), al ruolo di responsabile delle politiche dello Stato nel medesimo settore. Per provare a fugare ogni possibilità di conflitto d’interesse, Crosetto, appena nominato Ministro della Difesa, ha dichiarato: «Mi sono già dimesso da amministratore e liquiderò ogni mia società». Quindi, tutto a posto? In realtà non si direbbe. Il suo è invece un caso di studio da manuale di un problema che attanaglia la democrazia italiana, e quelle occidentali in generale, ovvero quello delle “porte girevoli”.

Crosetto ricopre incarichi istituzionali dal 1990, come Sindaco di Marene, in Provincia di Cuneo, fino al 2004, e viene eletto per la prima volta come deputato del Parlamento nel 2001, con Forza Italia. Ex democristiano, è uno dei tre fondatori di Fratelli d’Italia, nel 2011, insieme a Giorgia Meloni e Ignazio La Russa. Guido Crosetto è stato deputato della Repubblica dal 2004 ad oggi, con una parentesi fuori dal Parlamento nella 17° legislatura, ovvero dal 2014 al 2018. In questo periodo, oltre a proseguire la sua carriera di manager ed imprenditore, viene nominato, proprio nel 2014, Presidente di AIAD (federazione delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza), la quale è membro di Confindustria. Inoltre, nel 2020, Crosetto è stato nominato Presidente del Cda di Orizzonte sistemi navali, una società controllata da Fincantieri e Leonardo.

Prima di arrivare al caso specifico che riguarda Guido Crosetto, ricapitoliamo brevemente cosa è il sistema delle porte girevoli, dall’inglese revolving doors, e facciamo un paio di esempi importanti e chiarificatori nostrani. Questo tipo di sistema vede il continuo movimento di personale tra ruoli di legislatori e regolatori, da un lato, e attività di lobbying e membri delle industrie interessate dalla legislazione e dalla regolamentazione, dall’altro. I ruoli vengono eseguiti in maniera continua nel tempo. Molti sono gli analisti politici, i sociologi e i filosofi che hanno criticato questo stretto legame, il quale viene in sostanza descritto come una relazione malsana tra settore pubblico, specie nel Governo e nel Parlamento, e il settore privato, determinando una probabile concessione di privilegi e favori reciproci a discapito dell’interesse pubblico e della Nazione. Una tale connessione fatta di interessi politici, economici e sociali porta alla così detta cattura normativa: la corruzione del processo democratico in favore di interessi commerciali, ideologici o politici di una minoranza del Paese come anche di soggetti esterni allo stesso oppure di una particolare area geografica come anche nel caso di una industria, o settore, specifica o un gruppo di pressione particolare. Così facendo, un interesse speciale o particolare rischia di divenire prioritario rispetto agli interessi generali dei cittadini, portando alla corruzione del processo democratico e ad una perdita netta per la collettività. Come nota, per quanto concerne il processo democratico e lo stato della democrazia, consigliamo anche l’approfondimento da noi pubblicato con il Monthly Report numero 14 di Settembre scorso, dal titolo “Affinità e divergenze tra capitalismo e potere democratico”.

In Italia sono due gli esempi più significativi del sistema delle porte girevoli: Mario Monti e Mario Draghi. Il primo, è stato membro della Commissione europea tra il 1995 e il 1999 come commissario per il mercato interno e tra 1999 e il 2004 come commissario per la concorrenza. Nel 2002, quindi, quando ancora era commissario nella Commissione presieduta da Prodi, ha iniziato a far parte del consiglio di amministrazione dei consulenti internazionali della banca Goldman Sachs. Come certamente ricorderemo, nel 2011, Mario Monti viene prima nominato senatore a vita e poi Primo Ministro da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. L’altro esempio emblematico è rappresentato dall’ormai ex Primo Ministro, Mario Draghi. Nel 1991, Draghi è stato nominato Direttore Generale del Tesoro italiano, carica che ha ricoperto fino al 2001, anno in cui si dimette per andare a lavorare per Goldman Sachs. Nel 2006, viene nominato governatore della Banca d’Italia, rimanendovi fino al 2011; inoltre, è stato capo del Financial Stability Board (Consiglio per la stabilità finanziaria), dal 2009, anno della fondazione dell’organo di controllo internazionale, fino al 2011. Quando si dimette da questi ultimi due incarichi è perché passa alla guida della Banca Centrale europea. Da ultimo, Draghi è nominato Primo Ministro italiano fino all’elezione di Giorgia Meloni.

Anche Guido Crosetto è certamente esempio del sistema delle porte girevoli del nostro Paese. Come leggiamo dal sito dell’organizzazione della quale è stato presidente: “L’AIAD mantiene stretti e costanti rapporti con organi e istituzioni nazionali, internazionali o in ambito NATO al fine di promuovere, rappresentare e garantire gli interessi dell’industria che essa rappresenta. Significativa l’attività svolta a riguardo dal NIAG (NATO Industrial Advisory Group) garantita attraverso i propri esperti”. Nel 2020, Crosetto è stato nominato Presidente del cda di Orizzonte sistemi navali, una società controllata da Fincantieri e Leonardo. Inoltre, insieme alla moglie e al figlio ha aperto una società di consulenza nel medesimo settore e che adesso ha dichiarato di aver liquidato. Ma per Crosetto non è il primo incarico presso il ministero della Difesa poiché infatti vi aveva lavorato come sottosegretario di Stato, tra il 2008 e il 2011, con Silvio Berlusconi a capo del Governo. In un movimento perpetuo tra pubblico e privato nel settore della difesa, in un momento tanto delicato anche per i rischi geopolitici e per i cospicui finanziamenti che stanno investendo il settore, Crosetto rappresenta il perfetto esempio del sistema delle porte girevoli. Legislatore e regolatore, poi rappresentante delle lobby dell’industria, poi nuovamente legislatore e regolatore.

Michele Manfrin

25 ottobre 2022

L’indipendente

Print Friendly, PDF & Email

Rispondi