Lunedì 18 maggio sarà sciopero generale. Lo ha proclamato l’Usb raccogliendo l’appello lanciato dalla Global Sumud Flotilla dopo l’abbordaggio illegale a largo delle coste di Creta di alcune delle sue barche da parte della marina sionista nella notte tra il 29 e il 30 aprile.
Nemmeno un chiodo per guerre e genocidio è la parola d’ordine lanciata con l’obiettivo di bloccare ancora il paese in solidarietà alla Global Sumud Flotilla e al popolo palestinese. È la parola d’ordine che racchiude le aspirazioni di tanti lavoratori che si oppongono alla collaborazione dell’Italia con le guerre degli imperialisti Usa, sionisti, Ue e col genocidio in corso in Palestina. Ma è soprattutto una parola d’ordine che parla ai lavoratori perché sono quelli che hanno la forza di portare il paese fuori dalla Terza guerra mondiale.
Sono loro che producono beni e servizi, che mandano avanti il paese e la sua economia, la sua funzionalità. Sono loro quindi quelli che possono bloccare questo ingranaggio. Quelli che in ogni azienda, scuola e ospedale possono rendere vivo e applicato l’articolo 11 della Costituzione italiana.
Lo scorso settembre-ottobre i lavoratori del paese hanno dimostrato, agendo in maniera collettiva, di poter fermare la produzione e il trasporto di materiale bellico, di poter bloccare la militarizzazione delle scuole e una sanità smantellata a beneficio dell’economia di guerra. Si sono imposti come una forza che ha fatto vacillare il governo Meloni e come un esempio internazionale, che ha dato slancio anche ai lavoratori di altri paesi. Si sono imposti come la forza che ha contribuito a imporre una tregua, per quanto sia stata una vittoria parziale.
“Lo scorso autunno, con le mobilitazioni del “blocchiamo tutto” di settembre e ottobre, il movimento popolare ha fatto vacillare il governo. Non lo ha fatto cadere perché il movimento è andato calando proprio nel momento in cui avrebbe dovuto compiere un passo per aprirsi uno sbocco politico e svilupparsi.” – leggi È l’intenzione che decide. Non c’è niente da chiedere al governo Meloni. Va solo cacciato
Da quel momento i tanti lavoratori che non vogliono essere complici delle politiche guerrafondaie del governo Meloni e soci si sono organizzati per rendere blocchi e boicottaggi un’attività costante e crescente per fermare la Terza guerra mondiale. Dai lavoratori della Leonardo ai portuali, passando per gli insegnanti, il movimento di resistenza contro la guerra si è esteso e strutturato maggiormente.
Lo sciopero del 18 maggio allora deve essere preso in mano proprio dai lavoratori, per alimentare questo movimento, rafforzarlo, estenderlo. Per creare una nuova ondata che blocchi il paese e alimenti l’ulteriore costruzione di organismi e reti territoriali attivi ogni giorno in questo campo. Tutti i lavoratori che sono alla testa di gruppi di operai, le RSA o le RSU devono aderire e ancor più devono lavorare affinchè gli altri colleghi aderiscano in massa e promuovano o partecipino ad azioni di lotta perchè la forza organizzata e collettiva dei lavoratori può davvero bloccare la guerra nel nostro paese.
Al di la del fatto che sia stato l’Usb a proclamarlo, i lavoratori iscritti agli altri sindacati devono aderire e scioperare, come fatto lo scorso 22 settembre. Ma devono anche promuovere l’adesione dei propri colleghi. Così come i lavoratori iscritti all’Usb in ogni posto di lavoro devono promuovere la partecipazione di quelli iscritti agli altri sindacati e di chi non è iscritto a nessun sindacato.
Lo sciopero è un’occasione per promuovere assemblee e riunioni dentro e fuori dai posti di lavoro, prima e anche a seguito del 18 maggio. É un’occasione per discutere le ragioni dello sciopero, la sua attuazione per renderlo uno sciopero combattivo e non di rappresentanza. Per questo i momenti di confronto devono essere estesi anche a gruppi di lavoratori di altre aziende di zona e a quegli organismi che localmente lottano contro la guerra per decidere quali azioni, blocchi, boicottaggi mettere in campo per fare del 18 maggio una giornata collettiva in cui rompere concretamente con la complicità del nostro paese con la Terza guerra mondiale. Ma lo sciopero è occasione anche per assemblee e riunioni da svolgere al suo seguito, per farne un bilancio e definire come dargli seguito.
Organizzarsi in questo modo è possibile ed è la via per la vittoria. È ad esempio quello che è successo in piccolo, ma efficacemente, il 12 marzo a Pisa, quando il Movimento No Base, insieme a Usb e attivisti di diverse realtà provenienti da tutta la provincia, hanno fermato un treno carico di blindati con mitragliatrici, autobotti, generatori e container sigillati, costringendolo a tornare indietro. L’azione è nata dopo che l’8 marzo a Piombino, l’associazione Donne in Nero ha denunciato l’ennesimo attracco nel porto della Severine di una nave cargo carica di armi. Da allora ogni movimento della nave è stato monitorato in tempo reale e, grazie alle informazioni ricevute da alcuni lavoratori, l’associazione è venuta a conoscenza del trasferimento, per via ferroviaria, del materiale verso i depositi di Pisa dell’Esercito Italiano. Nell’azione sono stati coinvolti anche i piazzali dell’acciaieria Jsw Steel e sono stati mobilitati gli operai di Piombino Logistics, chiamati a dare assistenza per il carico sul treno insieme ai colleghi della ditta Bertozzi, “circondati” dalle forze dell’ordine.
Leggi anche: Pisa. Bloccato un treno carico di armamenti!
È quello che è successo anche a Segrate (Mi) lo scorso 30 aprile all’Hub logistico Beta Trans, da cui transitano armamenti e componenti belliche per conto di Leonardo SpA. L’Hub è stato bloccato da alcuni lavoratori dell’azienda iscritti al Si Cobas, sostenuti da lavoratori iscritti al sindacato di altre aziende della zona e organizzazioni territoriali in lotta contro la guerra e il genocidio in Palestina che hanno bloccato i cancelli e impedito l’uscita di camion.
È quello che avviene nei porti quando i lavoratori bloccano carichi di armi diretti verso Israele. É stato grazie all’organizzazione dei portuali e alla collaborazione con organizzazioni come WeaponWatch e organismi sindacali e territoriali, ad esempio, che negli scorsi mesi una nave MSC carica di armamenti destinati in Israele è stata bloccata a Valencia, a Cagliari, a Gioia Tauro e Ravenna (leggi l’appello di queste ore lanciato da Ravenna) .
Lo sciopero del 18 maggio può diventare di nuovo occasione per far valere la forza collettiva dei lavoratori mettendo in campo iniziative simili. E può essere messo in concatenazione con lo sciopero generale del 29 maggio, replicando queste iniziative.
Perchè accada sono i lavoratori del paese a doverlo prendere in mano per renderlo strumento concreto e efficace a fermare la partecipazione del paese alla Terza guerra mondiale, a dare una spallata decisiva al governo Meloni e a tutti i guerrafondai che da decenni governano il nostro paese.

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