Si svolge il 27 giugno a Roma (Centro congressi Cavour, h 14:30) la prima assemblea nazionale del percorso promosso dal professor Angelo D’Orsi, Agorà.
Pubblichiamo la traccia dell’intervento del P.Carc per stimolare anche preventivamente il dibattito, consapevoli che le molte adesioni e la giusta aspettativa di intervenire di chi parteciperà concorreranno al risultato di un’assemblea densa e ricca di spunti.
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Compagne e compagni, oggi ci incontriamo per discutere di un progetto politico, Agorà, nato con l’obiettivo di promuovere un processo: “dalle piazze al Parlamento”.
Abbiamo aderito a questo percorso chiarendo fin da subito, con tutti i compagni e le compagne con cui ne abbiamo parlato, che il nostro impegno e il nostro contributo sono condizionati.
Non tanto a questioni di schieramento, di orientamento, di punti che qualificano il programma; il nostro impegno e il nostro contributo sono condizionati al fatto che il progetto di cui stiamo discutendo oggi sia finalizzato a unire.
E se non si riesce a unire come vorremmo farlo, che per lo meno l’unità sia perseguita sistematicamente.
L’unità di chi?
L’unità di coloro che si oppongono alle Larghe Intese, al programma comune delle Larghe Intese, alle manovre politiche ed elettorali delle Larghe Intese. L’unità di quel polo politico indipendente che esiste già – pensiamo all’arcipelago di organizzazioni politiche, sindacali, associative, alle reti sociali e ai movimenti – ma a cui manca un progetto comune.
Perchè manca un progetto comune? Le ragioni sono varie. Ci soffermiamo qui su una sola.
Manca un progetto comune perché nell’ampio arcipelago di organizzazioni politiche, sindacali, ecc. anti Larghe Intese è ancora radicata l’idea – del tutto infondata – che la strada da seguire per conquistare poosizioni contro le Larghe Intese e i loro governi sia la costruzione di un’opposizione che conquisti attraverso le liturgie della lotta politica borghese, attraverso le elezioni, un numero di eletti per portare la voce dei lavoratori e delle masse popolari nelle istituzioni.
Questa idea è infondata. È infondata perché le regole del gioco elettorale sono scritte dal nemico. E delegare le possibilità di incidere sulla situazione politica partecipando a un gioco truccato è per lo meno miope.
Ma è infondata anche perché veniamo da decenni di svuotamento della funzione del parlamento e delle assemblee elettive, decenni in cui le opposizioni sono ridotte all’impotenza, tanto più impotenti quanto più rispettano le regole del gioco.
L’elettoralismo, di norma – ce ne sono molti esempi, fermiamoci pure anche solo alle elezioni politiche del 2022 con la presenza di almeno 4 liste anti LI in reciproca concorrenza – non alimenta l’unità, ma lo spirito di concorrenza e il settarismo.
Noi riteniamo che lo spirito di concorrenza e il settarismo siano DELETERI.
Ecco dunque il motivo per cui abbiamo posto e poniamo una condizione. Costruiamo una strada comune, un percorso, un processo che sia costitutivamente inclusivo, plurale. E che persegua l’unità delle forze anti Larghe Intese.
Adesso, molto giustamente, ci saranno compagni e compagne che staranno già pensando che un matrimonio si fa in due e che per unirsi, anche in politica, è necessario che ci sia la convergente volontà delle parti in causa. Questo è innegabilmente vero.
Ma è utile una riflessione. Se una delle parti in causa si sente – a torto o a ragione – in concorrenza con l’altra su uno dei terreni principali del suo intervento, il matrimonio non si farà perchè non ci sono le condizioni per farlo.
E senza “matrimonio” anche continuare a parlare di unità, anche cercare e perseguire l’unità (con chi non la vuole) diventa disgregante.
Noi non poniamo né condizioni né paletti sulle questioni di forma. Quindi il discorso va accolto come spunto per ragionare sul contenuto. Agorà deve ambire a qualcosa di più rispetto al processo che porta “dalle piazze al parlamento”, deve ambire a promuovere il processo che porta “dalle piazze al governo”.
È una questione di termini, ma non è solo una questione di termini.
Portare la moltitudine di organismi operai e popolari, associativi, i movimenti, le organizzazioni politiche e sindacali che sono scese in piazza lo scorso autunno al governo del paese non è una questione di forma, è una questione di programma e di metodo. È un obiettivo.
Portare la discussione sul governo che serve per affermare, difendere e promuovere gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari non è una quastione di forma, è una questione di orizzonti, di opportunità.
Del resto, quanto già c’è di elaborato attorno al progetto Agorà, come anche quanto sarà elaborato in futuro, come quanto è presente, ad esempio, nei programmi di Pap, nelle piattaforme rivendicative di Usb e della Cgil, del Si Cobas, del movimento contro la Nato e contro la guerra richiede in ogni caso, questo accomuna tutti, che un governo trasformi il programma in decreti. E favorisca l’organizzazione e la mobilitazione dei lavoratori e delle masse popolari per attuarli.
Ragionare del governo che serve e ragionare sulle tappe per imporlo dal basso è una strada, non l’unica ma la principale, per eliminare – o almeno smussare in modo significativo – quegli aspetti di spirito di concorrenza e di settarismo alimentati dall’illusione di portare in parlamento “una pattuglia di compagni e compagne” che rimarrebbero impotenti, anche nel caso in cui riuscissero a entrare.
Ci avviciniamo alle conclusioni con due ultimi spunti di riflessione.
Il primo è una conclusione pratica, di carattere politico organizzativo: Agorà deve ambire ad assumere il ruolo di promotore del nuovo CLN che serve in questa fase politica nel nostro paese.
L’esempio storico non è affatto retorico:
– si pensa insieme e si agisce insieme,
– ci si rafforza vicendevolmente attraverso la solidarietà pubblica contro gli attacchi repressivi e la censura,
– in un contesto in cui ogni realtà mantiene la sua autonomia di analisi e di azione.
Il centro del lavoro non è “trovare accordi fra noi” (e smussare spigoli per andare d’accordo su piattaforme al ribasso!), ma diventare punto di riferimento autorevole, coraggioso e responsabile per la parte avanzata dei lavoratori e delle masse popolari del nostro paese. Un passo avanti, una guida, non dietro le masse, né a fianco ad esse, ma davanti.
Il secondo è un chiarimento. Dobbiamo parlare di governo del paese e dobbiamo farlo consapevoli del fatto che il governo che serve non necessariamente uscirà dal gioco truccato delle elezioni borghesi. Sembra una contraddizione, una “trovata”… ma non lo è. Mario Monti è stato installato a capo del governo senza essere eletto da nessuno. Mario Draghi non è stato eletto da nessuno. I nostri nemici non si fanno scrupoli a violare e forzare le loro stesse leggi e procedure. Riunirci noi, con l’idea di cambiare il paese rispettandole, quelle regole, sarebbe una manifestazione di ingenuità, una velleità che non sta al passo con i tempi.
Ci sono ampi margini per il nostro intervento. Ci sono ampi margini per spaccare le Larghe Intese, in particolare spaccare il Frankestein del campo largo, e unire il frastagliato fronte anti Larghe Intese nel movimento concreto per costruire dal basso un governo di emegenza popolare.
Le prossime elezioni politiche sono un’opportunità, ma vanno concepite come una condizione particolare, specifica e passeggera. Passeggera, perché non è da quelle elezioni che uscirà il governo che serve.
Noi dobbiamo lavorare prima della campagna elettorale, durante la campagna elettorale e dopo la campagna elettorale all’obiettivo di cacciare i governi delle Larghe Intese e dare al paese un governo di emergenza che attua le parti progressiste della Costituzione del 1948.
L’esito dell’operazione dipende interamente dal se e dal quanto ci poniamo – nessuno escluso – come agenti promotori dell’embrione di quel governo.
Dalle piazze al governo del paese, attraverso il CLN che andiamo a costituire.
Un passo alla volta, ma senza soste né arretramenti.






