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Dall’assemblea di Potere al Popolo del 14 giugno all’assemblea nazionale Agorà del 27 giugno: cacciare subito il governo Meloni!

Agenzia Stampa Staffetta Rossa by Agenzia Stampa Staffetta Rossa
Giugno 26, 2026
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Manca più o meno un anno alle prossime elezioni politiche.

Nel campo della classe dominante il governo Meloni è stato messo sotto tutela da Mattarella nel tentativo di arginare la crisi politica per arrivare alle elezioni del 2027. Complice dell’operazione anche il campo largo che, dopo la batosta referendaria di marzo, ha sostenuto il governo anziché alimentare la battaglia per cacciarlo.

Il salvagente lanciato al governo Meloni e che cerca di tenere a galla tutto il sistema delle Larghe intese fino alle prossime elezioni non ha contribuito però a cancellare il malcontento crescente e la ribellione delle masse popolari, che si è manifestato anche alle urne delle elezioni amministrative dove a vincere è stato l’astensionismo.

Sui promotori della mobilitazione popolare invece, su quegli organismi che si sono messi alla testa del blocchiamo tutto che ha fatto vacillare il governo Meloni lo scorso autunno, l’effetto dell’operazione ha avuto come risultato quello di accodarsi ai piani delle Larghe intese. Di riadeguare le forme di lotta al sistema borghese che li ha portati a perdere autorevolezza e capacità di mobilitare lavoratori e masse popolari. Di cominciare a guardare alle elezioni del 2027 nell’ottica di rappresentare le istanze che hanno riempito le piazze all’interno delle istituzioni.

Leggi anche: Clima da fine impero. Se Mattarella è il protettore di Nicole Minetti

È in questo contesto che Potere al Popolo ha organizzato lo scorso 14 giugno a Roma l’assemblea nazionale Per un campo politico indipendente con l’obiettivo di avviare un confronto tra forze politiche, sindacali e popolari per creare un soggetto indipendente dai due poli delle Larghe intese sul piano elettorale, che sostiene l’organizzazione delle masse popolari in ogni ambito, che rompe con gli imperialisti Usa – Nato e dell’Ue, che rifiuta la guerra e i tagli ai servizi essenziali a favore del riarmo. Un soggetto che si percepisce e agisce come parte di un movimento verso e per il Socialismo.

All’assemblea si sono alternati oltre 35 relatori, esponenti di organismi operai e popolari, giovanili e studenteschi, solidali con la Palestina e con i popoli che resistono all’imperialismo, sindacali e politici.

Il filo rosso che ha legato tutti gli interventi è stato la denuncia del cattivo presente, delle politiche guerrafondaie del governo Meloni servo degli imperialisti Usa – Nato, delle manovre del campo largo e delle forze politiche che lo compongono.

Diversi interventi hanno messo al centro o fatto intendere che la guerra imperialista, nella quale anche il nostro paese è coinvolto, e il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari in ogni ambito è conseguenza diretta della crisi del capitalismo e che per invertire il corso delle cose è necessario combatterlo.

Da alcuni interventi è arrivata inoltre la spinta all’unità e alla convergenza verso l’obiettivo necessario di comporre un fronte capace di costruire un’alternativa al governo Meloni e ai due poli delle Larghe intese. Intento che è emerso chiaramente anche dall’intervento di Monica Natali del Partito comunista di unità popolare (Pcup) impegnato nel progetto elettorale anti Larghe intese Agorà di Angelo D’Orsi.

A fronte degli obiettivi che i promotori dell’assemblea si erano posti, un limite dell’assemblea è stato quello di aver eluso gli esiti degli scioperi e delle mobilitazioni dello scorso maggio, mentre più spazio è stato dato a quelli più combattivi d’autunno. Pensare infatti di costruire un campo politico indipendente adeguato a rompere con le Larghe intese che sia credibile agli occhi delle masse popolari, facendo finta che quegli scioperi e quelle mobilitazioni non ci siano state (perché poco partecipate e poco combattive), vuol dire non assumersi la responsabilità del perché non sono state all’altezza di quelle d’autunno. Per costruire l’alternativa alle Larghe intese di cui il paese ha bisogno invece, è necessario discutere del fatto che se le mobilitazioni di settembre e ottobre hanno fatto tremare il governo Meloni è stato soprattutto grazie alla spinta all’unità arrivata dalla classe operaia e dal resto delle masse popolari. Una spinta che ha portato milioni di persone a bloccare il paese per un obiettivo politico comune che i promotori di quelle mobilitazioni non hanno voluto assumersi la responsabilità di portare fino in fondo: di cacciare subito il governo Meloni.

Leggi anche: Rivoluzionari, non apprendisti stregoni. Un bilancio delle mobilitazioni di maggio

Se l’intenzione dei gruppi di potere del nostro paese è quella di arrivare alle elezioni del 2027, l’obiettivo del movimento popolare deve essere innanzitutto quello di far saltare questo progetto. Già da mesi la volontà di cambiare il corso delle cose irrompe nella scena politica nel momento in cui le masse popolari del nostro paese hanno la sensazione o l’idea che la propria azione possa servire a qualcosa, possa cambiare le cose. È successo in autunno, è successo con il referendum di marzo ed è successo, seppur in misura ridotta, con le mobilitazioni per il 25 aprile.

L’obiettivo non può essere aspettare le elezioni o prepararsi alle elezioni, l’obiettivo è organizzarsi, coordinarsi e rendere il paese ingovernabile al governo Meloni, adesso. Per fare questo è necessario superare limiti ancora pesanti come la concorrenza, il settarismo e l’idea che la propria area politica basta a sé stessa. Il fronte di forze che può vincere questa battaglia esiste già. È composto dai collettivi operai, dai comitati attivi nei vari quartieri e città, dalle TUTTE le forze politiche antisistema, da TUTTI i sindacati di base e dalla sinistra della Cgil, dai sinceri democratici e quegli esponenti della società civile che vogliono cambiare le cose. Questo fronte potrà assumere credibilità, seguito e sostegno SOLO se si metterà alla testa della battaglia per la cacciata del governo Meloni qui ed ora.

Con le grandi mobilitazioni di autunno per la Palestina, con la vittoria del referendum costituzionale di marzo e con le piazze del 25 aprile le masse popolari hanno dimostrato di saper mettere in crisi questo governo e trascinare nella lotta anche sindaci, parlamentari e altri eletti. Hanno dimostrato di avere le capacità di attivare esperti, studiosi, ricercatori, giuristi e intellettuali per elaborare proposte alternative per il governo del paese. Sono state capaci di bloccare il paese con scioperi e mobilitazioni.

Ora il paese bisogna bloccarlo fino a far cadere il governo. Bisogna bloccarlo fino a che Mattarella non dia l’incarico di formare un nuovo governo su spinta del movimento popolare a Francesca Albanese o qualsiasi altro esponente di sua fiducia. Un governo di emergenza che abbia il mandato del movimento popolare per governare e applicare finalmente la Costituzione del 1948.

Questo è il miglior modo per rivoltare contro il governo Meloni ogni legge infame e ogni attacco alla Costituzione. Questa è la via necessaria e urgente da imboccare oggi, su cui ragionare collettivamente, su cui muoversi collettivamente. L’unica via d’uscita che possiamo dare al nostro movimento. Serve sognare. Serve osare. Serve lottare. Possiamo vincere!

Il P.CARC sviluppa una politica da fronte comune con gli organismi che promuovono la mobilitazione popolare nel nostro paese, attraverso la conoscenza reciproca, lo scambio di esperienze, la promozione di iniziative comuni, il dibattito sulla situazione e i compiti che essa pone, la solidarietà reciproca. Politica da fronte che il P.CARC ha sintetizzato in tre pilastri:
 1. conoscenza reciproca, iniziative comuni in ogni caso in cui è possibile e scambio di esperienze;
2. dibattito aperto, basato sulla critica e l’autocritica, relativo all’analisi della situazione, al bilancio del movimento comunista, al programma, ai metodi di lavoro, alla linea generale e alle linee particolari;
3. solidarietà reciproca di fronte alla repressione della borghesia imperialista.

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