Dopo mesi burrascosi, il governo Meloni ha trovato una relativa e momentanea stabilità in ragione del fatto che è stato messo sotto tutela da Mattarella. Al netto di imprevedibili scossoni, ciò gli consentirà di arrivare a fine legislatura, fino alle elezioni politiche del 2027.
È ovviamente impossibile conoscere nel dettaglio e decifrare le manovre che hanno portato a questa situazione, ma ci sono elementi che, benché sparsi, rendono evidenti alcune conseguenze.
Mattarella e Meloni che fanno dichiarazioni congiunte per condannare l’assalto alle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla da parte dell’esercito israeliano è uno di questi.
La visita congiunta di Mattarella e Meloni ai feriti della “quasi strage” di Modena ne è un altro.
La conferma della grazia a Nicole Minetti da parte della Procura di Milano ne è un altro ancora. Eclatante questo, perché – do ut des – è Mattarella a cedere posizioni, passando per il protettore di Nicole Minetti e dei suoi affari. Non male per un Presidente della Repubblica…
L’ostentata unità nazionale fa il paio con una rinnovata sintonia con la Ue: Giorgia Meloni chiede la deroga del patto di stabilità per l’energia, oltre che per le spese militari, e la Commissione risponde affermativamente.
Insomma, nel momento di crisi acuta del governo Meloni, i vertici della Repubblica Pontificia lo hanno messo sotto tutela e lo tengono in vita fino alle prossime elezioni.
Per i vertici della Repubblica Pontificia è un risultato tutt’altro che scontato: possono prendere tempo per cercare di gestire in qualche modo la crisi politica che attanaglia il paese senza dover ricorrere alle incognite di un governo tecnico o di elezioni anticipate.
Manco a dirlo, il campo largo è compartecipe dell’operazione. Fin dall’esito del referendum di marzo sulla giustizia – un colpo letale per il governo – Schlein, Conte e anche Landini non hanno mai sostenuto la battaglia per la sua cacciata e, anzi, si erano pubblicamente espressi per incoraggiarlo a proseguire.
Dove si è mai vista un’opposizione che nel momento di maggiore difficoltà offre una stampella anziché fare uno sgambetto al governo?
Il governo Meloni, pertanto, è oggi il governo di unità nazionale che, tenuto al guinzaglio da Mattarella, serve tutti i padroni, accontenta, pur momentaneamente, tutti i vertici della Repubblica Pontificia.
La calma però è solo apparente.
Il governo Meloni è stato commissariato tramite manovre di palazzo, i vertici della Repubblica Pontificia hanno messo una toppa alla crisi politica, ma non sono riusciti a eliminare – non possono eliminare – il crescente malcontento e la ribellione delle masse popolari.
Hanno provato a farlo e, momentaneamente, sono riusciti a spingere alcune delle organizzazioni politiche e sindacali che sono fra le principali promotrici della mobilitazione popolare a ricondurre le forme di lotta nelle liturgie della politica borghese (vedi “Imparare a pensare come chi si vuole liberare” a pag. 1).
Ma il risultato è che le organizzazioni politiche e sindacali che si sono fatte mettere in riga hanno rapidamente perso prestigio e capacità di mobilitazione (vedi Editoriale) e sono anzi loro, oggi, di fronte a un bivio: imboccare la strada della lotta per imporre una rottura politica nel sistema delle Larghe Intese oppure sperare di essere cooptate nel sistema delle Larghe Intese come “opposizione”.
Nei prossimi mesi lo scontro politico si acuirà.
I vertici della Repubblica Pontificia moltiplicheranno le lusinghe verso quella parte di organizzazioni politiche e sindacali che hanno un ruolo nella promozione della mobilitazione delle masse popolari: l’obiettivo è spingerle a coltivare l’illusione di contare qualcosa e a perseguire sulla via del rispetto delle liturgie della lotta politica borghese.
Di pari passo i vertici della Repubblica Pontificia allargheranno e intensificheranno la repressione delle mobilitazioni popolari per soffocare ogni possibile movimento di massa che possa insidiare il governo Meloni. Governo che DEVE rimanere in carica fino alle elezioni del 2027.
Il teatrino della politica borghese abbonderà, più di quanto già succede, in chiacchiere su questioni di scarso o nessun rilievo, in proposte di nessuna concretezza, in gossip, allarmismo, sensazionalismo, terrorismo mediatico e piagnistei.
Non sono da escludere neppure altri colpi di scena alla Mattarella che diventa protettore di Nicole Minetti.
Nel clima da fine impero in cui galleggia il governo Meloni, per i funzionari della Repubblica Pontificia si tratta solo di iniziare a scavare dopo aver raggiunto il fondo del barile. E se in proposito fece scuola Berlusconi che spacciò la minorenne Ruby (Karima El Mahroug) per la nipote di Mubarak, Mattarella che firma la grazia a Nicole Minetti è solo un ulteriore record da superare.
Ma non è da escludere nemmeno che, nonostante le lusinghe su una parte delle organizzazioni politiche e sindacali anti Larghe Intese e la repressione contro le altre, il movimento popolare riprenda vigore e torni a minacciare il governo Meloni.
È la strada che perseguiamo, è la strada su cui chiamiamo a confluire e a convergere tutte le organizzazioni politiche e sindacali anti Larghe Intese (indipendentemente dai progetti elettorali), ma soprattutto gli organismi operai e popolari.



![[Roma] Per una rossa primavera, contro settarismo e guerra tra bande](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/03/1-25.jpeg?fit=1080%2C720&ssl=1)


