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Sulle mobilitazioni per la Global Sumud Flotilla

Teresa Noce by Teresa Noce
Giugno 9, 2026
in Resistenza n. 6/2026
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“Si dice che il metodo più sicuro per cacciare la volpe sia il seguente: le volpi, una volta scoperte, vengono circondate a una certa distanza con un filo cui sono appese delle bandierine rosse, teso a breve altezza sulla neve; temendo quest’opera palesemente artificiosa, “umana”, la volpe esce soltanto al momento e nel punto in cui questa “barriera” di bandierine è aperta ed è lì che il cacciatore aspetta la volpe. Sembrerebbe che la qualità più positiva di questo animale, cui tutti danno la caccia, sia la prudenza. Ma anche qui la “continuazione della virtù” si rivela essere un difetto.

La volpe viene presa proprio a causa della sua eccessiva prudenza” (Lenin, Note di un pubblicista – 1924).

***

Nel nostro paese ci sono alcune decine di migliaia di persone, forse centinaia di migliaia, che si stanno seriamente interrogando sui motivi per cui la mobilitazione a sostegno della seconda missione della Global Sumud Flotilla (GSF) sia stata di livello, estensione e radicalità così diversi dalla prima.

In questo articolo NON prendiamo nemmeno in considerazione le risposte che si affannano a dare gli opportunisti di varia risma e colore: quelle masse popolari che a settembre e ottobre sono scese nelle strade e hanno bloccato tutto e che a maggio non lo hanno fatto non si sono “spostate a destra”, non si sono allineate alla propaganda di regime e non sono state, necessariamente, impaurite dalla repressione.

In questo articolo proponiamo un ragionamento politico: semplice nei tratti essenziali, difficile per le conseguenze che comporta. Perchè le conseguenze attengono alla trasformazione.

Abbiamo già trattato nell’Editoriale delle specifiche responsabilità del movimento sindacale per le posizioni che il movimento popolare ha perso a maggio.

È bene che quanto diciamo faccia discutere, apra contraddizioni. Tuttavia, le responsabilità del movimento sindacale sono solo una parte del problema. Importante, ma pur sempre una parte.

L’altra parte da valutare è quella che riguarda i nodi locali che si sono via via strutturati durante la prima missione della GSF e l’orientamento della GSF in generale.

Siamo critici, anche in questo caso. E poniamo critiche apertamente e pubblicamente perché i ragionamenti politici non sono “panni sporchi che si lavano in casa”, soprattutto quando le questioni politiche sono dirimenti per alimentare o soffocare la mobilitazione popolare.

Confidiamo che anche in questo caso ci saranno discussioni, dibattiti, polemiche. È sano. È necessario.

La questione principale riguarda il fatto che la GSF, intesa nel suo senso più ampio, ha perseguito la strada della prudenza e dell’interlocuzione con le istituzioni anziché quella della mobilitazione e della rottura con le istituzioni.

Il “potere contrattuale” della GSF, fin da prima della partenza della seconda spedizione e a maggior ragione dopo che le imbarcazioni sono state attaccate, si riassume nella capacità di fare della solidarietà all’equipaggio di mare un problema politico per il governo Meloni, cioè un problema di ordine pubblico da parte dell’equipaggio di terra.

Se anziché mobilitare l’equipaggio di terra per fare dell’assalto alle imbarcazioni un problema di ordine pubblico, la linea intrapresa è affidarsi alla disponibilità d’iniziativa del governo palesemente complice del genocidio e del terrorismo israeliano, è chiaro allora che il “potere contrattuale” è pari a zero.

A settembre e ottobre la capacità di creare problemi di ordine pubblico era derivata dal fatto che la prima e principale interprete della relazione fra equipaggio di mare ed equipaggio di terra era stata la classe operaia e, tramite la classe operaia, la miriade di organismi operai e popolari che hanno poi “bloccato tutto”.

Se anziché affidare la traduzione pratica dell’iniziativa politica alla classe operaia e agli organismi politici e sindacali del movimento popolare la si affida ai “contatti” con gli eletti, alle relazioni con i partiti del campo largo affinché facciano da tramite con cardinali, ministri e ambasciatori, allora l’equipaggio di terra perde ruolo e funzione, come è stato a maggio.

Dopo il primo assalto alle imbarcazioni (29 aprile), la linea della prudenza, del rispetto delle regole e dei “canali istituzionali” ha creato le condizioni per il secondo assalto alle imbarcazioni (19 maggio), questa volta armato. Cioè con proiettili sparati contro imbarcazioni ed equipaggio.

L’autorevolezza per incendiare e dare traduzione pratica ai migliori sentimenti della parte avanzata delle masse popolari deriva dalla capacità di garantire non solo completa autonomia e indipendenza dai politicanti che – quale che sia il loro colore e schieramento – si sono mille volte dimostrati impotenti, se non perfino complici, di fronte agli agenti sionisti che operano in Italia e all’entità sionista.

Se, anziché mettere questi politicanti al servizio della mobilitazione, si finisce col mettere la mobilitazione al servizio dei sogni elettorali, umidicci e proibiti, dei politicanti, allora la parte avanzata delle masse popolari si dimostra indisponibile a firmare cambiali in bianco.

Il messaggio dirompente che la prima missione della GSF aveva veicolato fra le ampie masse, nonostante la propaganda avversa, la criminalizzazione e le denigrazioni, era semplice ed efficace: sono le masse popolari a fare quello che i governi si rifiutano di fare.

Dal momento in cui per fare quello che i governi si rifiutano di fare ci si affida a essi, quel tipo di messaggio va in frantumi. E non solo quel messaggio. Va in frantumi anche l’esempio della resistenza contro un gigante dai piedi di argilla e l’esempio del contrattacco contro le tigri di carta. Si rafforza, invece, la retorica dell’imbattibilità del nemico. Tanto forte che anche solo per affrontarlo serve il permesso del governo Meloni.

Abbiamo sostenuto da subito e con continuità tutte le iniziative della GSF. Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo. Assumendoci anche la responsabilità di contribuire a valorizzare attraverso il dibattito franco e aperto tutto il potenziale positivo e “rivoluzionario” che l’iniziativa aveva e ha.

Un modo per farlo è sicuramente rompere l’influenza delle logiche elettorali, partitiche, sindacalesi che considerano la mobilitazione delle masse popolari solo in funzione della lotta politica borghese: a volte è utile, altre volte è ingombrante o persino dannosa e pericolosa. Alcune volte “è meglio tenere un profilo basso e procedere con prudenza”.

Ecco, la prudenza. La “continuazione della virtù” si rivela essere un difetto. La volpe viene presa proprio a causa della sua eccessiva prudenza.

Ci sono due dati positivi che emergono nonostante la gestione da basso profilo ed estrema prudenza della seconda missione della GSF. La prima è il grande esempio di determinazione e coraggio dell’equipaggio di mare.

Per salire su quelle barche, di coraggio ce n’è voluto tanto. E chi ci è salito, a maggior ragione se senza il sostegno delle piazze che esondavano, ha mandato un messaggio potente contro ogni rassegnazione alla barbarie. Si può fare, è giusto farlo, lo facciamo!

La seconda è che, seppure a livello non comparabile rispetto a settembre e ottobre, le masse popolari hanno manifestato in mille modi il sostegno alla spedizione della GSF e, più ancora, hanno rinnovato la solidarietà al popolo palestinese.

Le due cose sono legate, ovviamente. Lo stesso coraggio di chi è salito su quelle barche serve adesso per dare, a terra, alle masse popolari, una prospettiva, un riferimento, un progetto di riscossa.

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Tags: Movimenti
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