Mercoledì 24 Giugno una delegazione del P.Carc-Federazione Lombardia e della Global Sumud Flottilla Lombardia hanno effettuato un volantinaggio al mattino fuori dalla Leonardo di Nerviano (MI), per far conoscere e sostenere la rete di lavoratori contro la guerra che si sta sviluppando dai porti agli aeroporti, dalla logistica alle ferrovie fino agli stabilimenti Leonardo e annunciare la liberazione, avvenuta poche ore prima, degli attivisti solidali con la Palestina sequestrati in Libia da più di un mese.
Anche in Leonardo i lavoratori e le lavoratrici si stanno organizzando, sostenuti dal movimento solidale per la Palestina.
Tramite l’incalzo ai sindacati scioperano contro la guerra, promuovono assemblee negli stabilimenti per discutere del futuro dell’azienda, dell’applicazione della legge 185/90 che vieta la vendita di armi a paesi belligeranti. O come fatto allo stabilimento di Grottaglie (TA) dove i lavoratori hanno prodotto un dossier in cui viene analizzata la sostenibilità economica e sociale della produzione civile rispetto a quella militare a determinate condizioni e lanciato la petizione “Non in mio nome, non con il mio lavoro” che ha raccolto migliaia di firme anche fra gli stessi dipendenti del gruppo.
Lo stesso possono fare i lavoratori di Nerviano ad esempio iniziando liberamente ad incontrarsi a discutere su cosa significhi concretamente la nascita della nuova joint venture tra Leonardo e Baykar <LBA Systems> funzionale a sviluppare e produrre droni di nuova generazione e cosa questo voglia dire per il settore spazio, dati i vincoli del Governo Meloni sulla tutela delle tecnologie strategiche e sull’export, che dovrà essere indirizzato verso paesi allineati alle politiche UE e NATO.
Durante il volantinaggio diversi lavoratori e lavoratrici hanno sostenuto la nostra azione e ci hanno incitato a continuare reclamando la continuità e la poca chiarezza di questi accordi.
Ad un certo punto precisi quasi come “orologi svizzeri”, sono arrivati i carabinieri, chiamati come ogni volta dalla sicurezza interna che ci hanno identificato per poi posizionarsi a qualche centinaia di metri in compagnia di un’altra volante arrivata dopo poco per monitorare la situazione, mentre noi continuavamo a volantinare.
Questo è il clima repressivo che si vive fuori dai cancelli Leonardo, non solo a Nerviano, ma anche a Nola e Venegono, che cerca di rompere il legame fra i lavoratori e il movimento solidale per la Palestina e contro la guerra.
Noi respingiamo al mittente queste intimidazioni che limitano le normali attività politico e sindacali utili a informare i lavoratori di quello che sono le politiche del Governo Meloni e della risposta contro la guerra, il genocidio in corso in Palestina e di quello che sta sedimentando fra i lavoratori a partire dalle mobilitazioni di settembre e ottobre.
Anche i lavoratori di Leonardo e del settore bellico in generale hanno il diritto di conoscere la realtà dei fatti, la natura degli accordi politico commerciali e le loro conseguenze. Per questo non ci fermeremo e continueremo ad andare ai cancelli della Leonardo.
I lavoratori della Leonardo di Nerviano devono prendere parola perché sono capaci di pensare a un nuovo modo di produrre, cosa produrre, come produrre e a chi distribuirlo. Serve ragionare e aprire un confronto sulla difesa e la sicurezza che serve veramente al nostro paese!
Per farlo bisogna organizzarsi e sviluppare la rete, confrontandosi con tutti lavoratori del comparto bellico e aerospaziale che sono già su questa strada e con tutti i lavoratori degli altri settori, in lotta contro la guerra e solidali con la Palestina.
Per porre fine alle politiche guerrafondaie e agli effetti più gravi della crisi generale in corso è necessario un governo promosso e sostenuto da tutti i lavoratori e operai che oggi si organizzano per difendere i diritti e le conquiste strappate con la lotta.
Un governo composto e sostenuto da quei tecnici, esponenti e personalità che godono già oggi della fiducia delle organizzazioni operaie e popolari che animano le lotte nel nostro paese che metta al centro del suo operato la questione del lavoro e la difesa dell’apparato produttivo.
Un governo che attui la parte progressista della Costituzione nata dalla Resistenza, come l’Articolo 11, sospendendo gli accordi con Israele e i loro sostenitori USA-NATO, responsabili del genocidio del popolo palestinese.
Un governo partigiano della Palestina e della pace e solidarietà tra i popoli.
Il Partito dei Carc sostiene ed è pronto a sostenere tutti coloro che sono decisi a intraprendere questa strada.



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