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[Milano] Non permetteremo alla Brigata del genocidio di sfigurare il 25 Aprile a Milano

Federazione Lombardia - Piemonte by Federazione Lombardia - Piemonte
Aprile 24, 2026
in Federazione Lombardia, Federazione Lombardia, Senza categoria
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Il 25 Aprile del 2024 e del 2025 ha permesso al movimento dell’antifascismo popolare e dell’antisionismo di conquistare importanti posizioni (vedi anche il comunicato del 16 aprile scorso) con le contestazioni di massa contro la provocatoria operazione di revisionismo promossa attorno alla presenza della Brigata ebraica alla testa del corteo.

È importante ricordare che la presenza della Brigata ebraica al corteo del 25 Aprile a Milano è stata imposta dal 2004, come una delle manovre per tentare di creare un’opinione pubblica favorevole allo Stato d’Israele. In altri termini: disegnare e colorare un immaginario passato per nascondere i crimini del presente.

Nel 2024 il corteo del 25 Aprile è stato letteralmente inondato dalle bandiere della Palestina: dalla testa alla coda.

In testa la Brigata Ebraica è stata duramente contestata per tutta la durata del corteo e poi, in una piazza Duomo stracolma di bandiere palestinesi minacciate di sgombero dalla polizia, è stata letteralmente cacciata da un gruppo di giovani.

Nel 2025 è andata persino meglio! Un fronte coordinato di organismi, partiti e organizzazioni è riuscito a mettersi alla testa del corteo con la conseguente espulsione dello spezzone sionista che, scortato dalle forze dell’ordine, ha fatto la sua macabra passerella nell’unica condizione che gli si addice: come un corpo estraneo alla manifestazione, ostile e provocatorio, la cui presenza è stata possibile solo in ragione dello schieramento di celere che lo proteggeva dalla sana, legittima e giusta repulsione di centinaia di migliaia di persone.

Lo spezzone dell’antifascismo popolare e dell’antisionsimo ha mantenuto l’impegno che si era assunto, l’onere e l’onore di fare quello che andava fatto: cacciare i sionisti dal corteo e smascherare i tentativi di usurpare il 25 Aprile.

Con questi precedenti, a cui si sono aggiunte le mobilitazioni dello scorso autunno con la parola d’ordione “blocchiamo tutto”, la Comunità sionista aveva annunciato che anche a Milano, come a Roma, avrebbe disertato la manifestazione del 25 Aprile. La scusa era la concomitanza con lo Shabbat, la vera motivazione era la certezza di incorrere nel naturale sviluppo delle mobilitazioni degli anni e dei mesi precedenti.

Sulla base di queste dichiarazioni, una parte di organizzazioni che pure erano state protagoniste della cacciata dei sionisti hanno ritenuto plausibile accordarsi con gli organizzatori del corteo – cioè gli stessi che per anni hanno impedito che le bandiere della Palestina sfilassero alla testa, gli stessi che per anni hanno tramato per imporre la presenza della Comunità sionista – per “evitare tensioni”.

Una volta incassato l’accordo, gli organizzatori del corteo hanno fatto uno squillo alla Comunità sionista che lo scorso lunedì, poco prima del blocco del Consiglio comunale per la sospensione dl gemellaggio Milano-Tel Aviv, ha tenuto una macabra conferenza stampa organizzata da Daniele Nahum (ve lo ricordate? Il consigliere comunale che si era dimesso dal gruppo del PD perché i Giovani Democratici di Milano parlavano esplicitamente di genocidio del popolo palestinese) e Gianmaria Radice. Presentandosi ai giornalisti con un cappio al collo, rivendicando la recente approvazione nel parlamento israeliano della pena di morte per i palestinesi ma spacciandola per una forma di solidarietà agli “impiccati iraniani”, hanno dichiarato che la Brigata ebraica e la Comunità sionista di cui essa è il cavallo di Troia saranno presenti al corteo del 25 Aprile. Ma non solo. Hanno annunciato la presenza in un unico spezzone di tutta la crema dei rappresentanti dell’imperialismo: esuli venezuelani reazionari, esuli iraniani sostenitori dello Scià, ciò che rimane delle rappresentanze neonaziste ucraine in Italia, non meglio precisati “dissidenti russi” e altri. Non è dato a sapere se a coronare lo spezzone dell’orgoglio genocida ci saranno anche le bandiere Usa e Nato, oltre a quelle di Israele.

A una prima occhiata mancano solo i vessilli delle Teste di morto tedesche e della X Mas per completare il quadro di Daniele Nahum e Gianmaria Radice, ma non è escluso che ci stiano lavorando già adesso per il prossimo anno.

Adesso una domanda retorica.

È possibile scendere in piazza il 25 Aprile sminuendo il fatto che la manifestazione ufficiale, quella principale, quella istituzionale, sia aperta da chi rivendica la pena di morte per i palestinesi?

Qualcuno pensa di sì. Qualcuno pensa che sia sufficiente non presentarsi a quella manifestazione e il problema è risolto. Qualcuno magari pensa che dal 26 aprile si riprende a denunciare il nazi-sionismo, si torna a manifestare, si fanno iniziative come se non fosse successo niente.

Denunciare il nazi-sionismo, manifestare, tornare a bloccare tutto dal 26 aprile in poi è assolutamente giusto. Come è giusto impedire che i sostenitori dei boia sionisti prendano la testa del corteo che omaggia e commemora i partigiani e le partigiane, la guerra di liberazione, la vittoria della Resistenza.

La domanda è retorica perché la presenza della Brigata del genocidio effettivamente non è tollerabile.

Non lo è per noi e, siamo sicuri, non lo è per tante e tanti che per quanto possano definirsi politicamente in uno specifico modo, sono accomunati – siamo accomunati – dall’antifascismo popolare, dall’antisionismo e dalla solidarietà con i popoli del mondo che resistono all’imperialismo.

Sappiamo che nel movimento popolare di Milano (e non solo) c’è fermento. Sappiamo che ci sono decine di migliaia di persone che vorrebbero impedire questo sfregio, ma aspettano di capire cosa dicono i promotori del corteo, cosa dice l’Anpi, cosa dice la Cgil, cosa dice l’Arci, cosa dicono i segretari di partito. Decine di migliaia di persone aspettano una presa di posizione e una indicazione d’azione che però non arriva e, se arriva, dice: “lasciamo fare, non siamo divisivi” (cosa ricorda? Sic!).

Oggi noi non abbiamo l’autorevolezza per parlare a ognuno di loro. Ma ci rivolgiamo a quanti di loro riusciamo a raggiungere affinché ognuno soffi sul fuoco della giusta indignazione, della degna rabbia, della legittima fermezza.

La Brigata del genocidio non sfilerà alla testa del corteo del 25 Aprile.

Non permetteremo che quei cappi siano sventolati al corteo del 25 Aprile. Non permetteremo che le bandiere di chi bombarda scuole e ospedali sventolino al corteo del 25 Aprile. Non permetteremo che il 25 Arpile diventi la giornata dell’orgoglio suprematista e genocida.

Ognuno, ogni singolo individuo, ogni singola organizzazione, ogni movimento, ogni organismo deciderà di comportarsi come meglio ritiene.

Lo scorso lunedì abbiamo visto che concedere un dito comporta il rischio di sacrificare la mano il braccio, la testa. Allentata l’attenzione dopo le fuorvianti dichiarazioni dei sionisti, i sionisti si sono subdolamente messi in moto per riprendersi le posizioni che avevano perso negli anni precedenti. Il 25 Aprile non deve succedere e non succederà. Non sarà un pacifico precedente che consegna la giornata della Liberazione nelle mani degli emuli dei nazisti.

Non ci sono appuntamenti. Cacciare la Brigata del genocidio dal corteo non può essere il compito circoscritto a chi se lo assume, deve essere una responsabilità collettiva. Non ci sono appuntamenti pre concentramenti, “puntelli”, c’è solo una linea di condotta. Con ogni mezzo – risolutamente, fisicamente, gioisamente, come ognuno ritiene giusto fare – tutti alla testa del corteo perché la Brigata del genocidio e del cappio al collo deve essere cacciata.

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