Fin dalle prime ore della mattinata del 21 aprile si è sviluppato un ampio movimento di solidarietà nei confronti del Partito dei Carc e dei compagni sotto attacco a Firenze e Napoli. Nonostante l’iniziale silenzio dei media, la notizia si è subito diffusa grazie alle denunce tempestive degli stessi compagni che hanno subito le perquisizioni e dei compagni accorsi in loro sostegno. Con la pubblicazione del mandato di perquisizione è stato inoltre possibile fin dall’inizio smascherare il castello accusatorio fondato sul niente che la Procura di Napoli si è presa l’incarico di costruire.
L’attacco al Partito dei Carc si inserisce nel più complessivo attacco al movimento che nel paese si mobilita in solidarietà alla Palestina, che lotta per fermare la Terza guerra mondiale e rompere con la Nato.
Multe, denunce e misure cautelari stanno arrivando a macchia di leopardo e costanti, con l’intento di colpire quel movimento. Perché è quel movimento che ha contribuito a indebolire il governo Meloni. Perché solo sette mesi fa, con la parola d’ordine “blocchiamo tutto” quel movimento ha fatto vacillare il governo. Le autorità e le istituzioni del potere costituito, per alcune settimane, hanno avuto meno autorevolezza delle assemblee popolari.
Il governo tenta di depotenziare e di dividere questo fronte di forze che si muove nella stessa direzione. E poiché l’intento della repressione è criminalizzare e isolare chi viene colpito, lo sviluppo della solidarietà è la migliore risposta. Quella che permette di ritorcerla contro chi la promuove.
Per questo abbiamo chiesto, stiamo chiedendo e continuiamo a chiedere, come continueremo a dare senza se e senza ma, solidarietà. Per questo la risposta unita e compatta che si sta sviluppando in queste ore nei nostri confronti è la migliore.
La solidarietà è arrivata fin da subito e continua ad arrivare.
“Esprimiamo la nostra solidarietà allɜ compagnɜ colpitɜ che, dopo più di 6 ore di fermo, sono statɜ rilasciatɜ senza misure cautelari. Lo sfruttamento, la povertà, le guerre, i genocidi del capitale necessitano di una risposta di massa che coinvolga i più ampi settori della classe lavoratrice e della popolazione sfruttata: lo ribadiamo nuovamente e fermamente. Non un passo indietro. Tir Napoli, Movimento di lotta “Disoccupati 7 Novembre”, Laboratorio Politico Iskra, Villa Medusa, Casa del popolo, Comitato spontaneo “Aversa con la Palestina”, Centro culturale Handala Ali, Unione degli studenti Campania, Link Napoli, Rete “libere di lottare” Campania. – Solidarietà da organismi e organizzazioni di Napoli.
È arrivata dal No comando Nato né a Firenze né altrove e dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole.
Dal Gruppo autonomo portuali di Livorno – “Chi scende in piazza non è il problema. Il problema è un sistema che criminalizza chi lotta invece di affrontare le cause della rabbia: precarietà, disuguaglianze, sfruttamento, guerra. Chiamare “terrorismo” chi si oppone serve solo a coprire responsabilità politiche e sociali. […] La repressione non spegne il dissenso. Lo rende più consapevole. E ogni tentativo di zittirlo dimostra quanto sia necessario continuare a farlo vivere”
Dal Coordinamento modenese contro la guerra, dalla Panetteria occupata.
“La repressione non è una risposta alla violenza, è una risposta alla lotta. Solidarietà ai compagni perquisiti. Contro la repressione politica. No alla legge bavaglio.” – dai Giovani Palestinesi d’Italia.
Dall’associazione Italia Cuba di Brescia e di Napoli.
“ Siamo solidali coi militanti del P. CARC, moderni partigiani, siamo certi che le accuse cadranno per via della loro infondatezza. La repressione non farà dimenticare al popolo italiano l’assoluta inadeguatezza del Ministro dell’Interno alla luce delle sue conclamate debolezze che hanno declassato per sempre la sua funzione governativa.” – Dal Centro Sociale 28 maggio di Brescia
Dal Coordinamento stop armi di Ravenna.
Dalla Consulta popolare contro Guerra/Riarmo/Genocidio di Modena – “Si tratta di accuse per terrorismo, un reato preciso e grave, che dovrebbe essere attribuito a chi cerca di diffondere terrore nella popolazione, colpendola indiscriminatamente — e che invece oggi viene brandito con spregiudicata leggerezza dalle procure di mezza Italia contro chi pratica solidarietà e si impegna politicamente, come ha dimostrato ancora una volta il caso Hannoun […] Terrorista è il governo Meloni e la sua corte di complici, che sostengono il vero terrorismo — quello che fa migliaia di vittime civili, il terrorismo dello Stato israeliano e degli USA. Eversivo è Piantedosi, che usa il suo ministero per attuare un piano di sovversione dell’ordine democratico, in cui ogni forma di dissenso deve essere soppressa e proibita”
“ Questo vile attacco repressivo è l’ennesimo tentativo di fiaccare il movimento popolare, di indebolire quella rete di comitati, associazioni, realtà politiche e sindacali che hanno animato le mobilitazioni degli ultimi mesi contro il governo Meloni e per interrompere la spirale della guerra mondiale. È ancora più evidente la necessità di liberare il paese dai guerrafondai e organizzarsi per affermare i principi progressisti della Costituzione, a partire dall’articolo 11 che statuisce che “l’Italia ripudia la guerra come strumento d’offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” – dal Coordinamento Nazionale No Nato.
Questa è la base di un fronte di forze che può seppellire il governo Meloni e la sua repressione.
Se vogliono dividere il movimento, marciamo compatti. Se lo vogliono fiaccare continuiamo con più determinazione!
La prossima tappa è quella di domani 25 aprile, come hanno scritto tantissimi degli organismi che hanno espresso solidarietà. Maggio sarà ancora un mese ricco di mobilitazioni e iniziative in cui far valere e strutturare questo fronte ampio che può fermare la partecipazione dell’Italia alla Terza guerra mondiale, che può difendere e applicare la Costituzione a partire dagli articoli 11 e 23!
Anche questo attacco repressivo alimenta la costruzione di un fronte. Sono le realtà che già oggi nei fatti lo compongono a dover trovare la strada per svilupparlo e far fare un salto alla lotta contro il coinvolgimento del nostro paese nella Terza guerra mondiale.
Ringraziamo i partiti, le organizzazioni, i movimenti, i singoli che ci hanno espresso e ci stanno esprimendo solidarietà. Sono già tanti, stiamo cercando di pubblicarli tutti e rinnoviamo l’appello a scrivere a [email protected] per prendere posizione pubblica, esporsi. Perché questo attacco repressivo, come ogni attacco repressivo, non è mai una questione privata di chi ne è bersaglio, è una questione politica che riguarda tutti.
L’inchiesta per terrorismo è una goffa marchetta al governo dei servi degli imperialisti Usa, dei sionisti e dei nostalgici del Ventennio.
Per quanto ci riguarda continueremo a lottare per un governo di emergenza popolare che attua la Costituzione, a formare alla lotta di classe e alla lotta politica i giovani e le giovani delle masse popolari, a prenderci la responsabilità del presente in cui vivono e del futuro in cui vivranno.
Con le perquisizioni la polizia politica si è presa telefoni e pc: con la scusa delle indagini ostacolano il nostro lavoro. Chi vuole può esprimere concretamente solidarietà contro questo attacco all’agibilità politica con una sottoscrizione economica per ricomprare le attrezzature rubate con l’inchiesta. Qui il modulo


![[Massa Carrara] Solidarietà alle compagne e ai compagni colpite/i dalla repressione! Rispondiamo in maniera unitaria con la solidarietà e con la lotta!](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/04/ee6c383b9191dab30a31d94e0fcb54c7.jpg?fit=774%2C516&ssl=1)



