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Cacciare il governo della repressione e dell’eversione e imporre un governo che attui la Costituzione!

Agenzia Stampa Staffetta Rossa by Agenzia Stampa Staffetta Rossa
Luglio 27, 2026
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Il 27 luglio il Corriere della Sera ha pubblicato un’intervista al Ministro dell’Interno, Piantedosi. Ne ripubblichiamo uno stralcio perché è particolarmente indicativo.

“Ministro Piantedosi, dopo gli scontri di Bologna, ieri c’è stata la Val di Susa. C’è un’allerta per l’ordine pubblico?
Ormai è chiaro a tutti che esiste un’internazionale della violenza e del disordine che utilizza ogni tema per mettere in pratica teppismo e violenza allo stato puro. È inutile girarci intorno. Ecco perché, al di là di ogni altra analisi, sarebbe quanto mai opportuno che tutte le forze che si dichiarano democratiche prendano le distanze senza tentennamenti o infingimenti. La sfida che pongono questi violenti è tipicamente criminale: ci si approfitta delle libertà democratiche per porre in essere veri e propri atti di guerriglia. Ecco perché vanno condannati senza alcuna indulgenza. Le nostre forze di polizia sono encomiabili per come affrontano queste circostanze con equilibrio e professionalità, difendendo gli obiettivi di volta in volta aggrediti e contenendo gli effetti dei disordini. Ora bisogna lavorare perché quanto successo sabato in Val di Susa e in settimana a Bologna non rimanga senza conseguenze”.

In poche righe Piantedosi consensa due concetti estremamente importanti. Il primo è una dichiarazione di guerra aperta contro le masse popolari organizzate. Ribellarsi contro gli omicidi di Stato è un reato, ribellarsi contro le speculazioni e la devastazione del territori altrettanto. Il secondo è l’appello affinché tuttele forze reazionarie, quelle pià estremiste e quelle più moderate, si uniscano per “difendere le libertà democratiche” (sic!).

Chi pensa che le parole di Piantedosi siano il risultato “degli scontri” è fuori strada. Non sono mai serviti al governo Meloni dei pretesti per avanzare nell’attuazione (in molti casi anche prima dell’approvazione) di leggi e norme repressive e antipopolari.

Gli scontri, casomai, sono la manifestazione del fatto che in Italia, a dispetto di quanto recitano i giornali e di quanto lascerebbe intendere la cloaca reazionaria che sgorga dai social, esiste una fetta di popolazione disposta a battersi per difendere quanto rimane delle conquiste e dei diritti ereditati dalla vittoria della Resistenza. Disposta a battersi: a mobilitarsi, a scendere in piazza, a mettere a repentaglio incolumità fisica e fedina penale.

È quella parte che il governo Meloni ha eletto a nemico pubblico numero 1.

È quella parte che ha le caratteristiche, la spinta, la voglia e – più di tutti – l’esigenza di rovesciare il governo Meloni, il governo della guerra e della repressione.

***

Il governo Meloni opera in aperta violazione dell’articolo 11 della Costituzione.

Lo dimostrano l’utilizzo delle basi NATO e italiane per esercitazioni e operazioni militari in Asia occidentale; gli accordi militari e commerciali con i promotori del genocidio in Palestina; il sostegno al governo Zelensky nella penetrazione militare del territorio russo e il supporto alle aggressioni imperialiste a Iran, Venezuela, Cuba e paesi africani.

Sul piano interno porta avanti una politica di licenziamenti di massa, desertificazione del tessuto produttivo e industriale e svendita del Paese agli interessi di multinazionali e fondi di investimento privati. È responsabile delle morti sul lavoro, dello smantellamento dei servizi essenziali e del degrado sociale che ne consegue. Lo fa anche attraverso i diversi “pacchetti sicurezza”, con cui inasprisce la repressione delle lotte sindacali per un lavoro dignitoso e sicuro, criminalizza forme di protesta non violenta e restringe, nei fatti, le libertà costituzionali di associarsi, organizzarsi, manifestare ed esprimere il proprio pensiero.

Questo processo di criminalizzazione del dissenso, della critica e della mobilitazione colpisce in modo particolare i giovani delle masse popolari. Non a caso sono quelli che ad oggi subiscono le misure repressive più pesanti con il chiaro intento di spaventarli e allontanarli dalla lotta. La recente proposta di legge che punta a introdurre l’imputabilità dei minori va esattamente in questa direzione: “Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne”, ha dichiarato la Presidente del Consiglio, sostenendo che chi: “aggredisce, rapina, devasta, deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni”.  Peccato che continui a valere il principio dei due pesi e due misure: i responsabili delle morti sul lavoro, come a Viareggio o alla Thyssenkrupp; i grandi speculatori che devastano le città, come Tancredi, Catella e Sala a Milano; gli agenti di polizia responsabili di uccisioni, come nel caso di Kaki Abderrahim a Bologna, continuano troppo spesso a essere assolti o protetti. E anche quando arrivano condanne, raramente si traducono nell’effettivo scontare della pena.

La realtà è che ad essere criminalizzata è la crescente mobilitazione delle masse popolari: una mobilitazione che smaschera la narrazione dominante e attraverso la quale giovani, studenti, lavoratori e migranti affermano la propria volontà di associarsi e organizzarsi sulla base dei propri interessi, dando concretezza alle proprie rivendicazioni anche attraverso pratiche che le autorità borghesi considerano illegali o, più spesso, semplicemente inaccettabili.

Un esempio? Bloccare il transito delle armi destinate a un paese in guerra come Israele è considerato una pratica illegale e inaccettabile dalle autorità, nonostante esista una legge — la legge 185 del 1990 — che vieta il transito di armamenti nei porti e negli aeroporti del nostro Paese. Allo stesso modo vengono criminalizzate le occupazioni di fabbriche finalizzate a difendere il posto di lavoro o di abitazioni vuote per impedire che le persone finiscano in strada.

Vengono colpiti anche i blocchi dei cantieri per fermare la costruzione di opere che devastano l’ambiente e deturpano le città, alimentando gli interessi speculativi dei fondi finanziari e degli sciacalli immobiliari.

E ancora: viene criminalizzato chi denuncia gli agenti sionisti che nel nostro Paese sostengono il genocidio in corso e traggono profitto sulla pelle delle masse popolari, come nel caso del console onorario  dello Stato di Israele Marco Carrai che ricopre ruoli manageriali in istituti e aziende pubbliche e private in Toscana (fondazione ospedale pediatrico Meyer, acciaierie di Piombino e Toscana aeroporti).

In definitiva, oggi, nel nostro paese, centinaia di persone vengono multate e denunciate per essersi sollevate contro il genocidio, per aver interrotto il traffico di armi nei porti e negli aeroporti, per aver “semplicemente” fatto ciò che le parti più progressiste della nostra Costituzione prescrivono. Mentre questi vengono perseguiti con l’accusa di “crimini”, dall’altra parte c’è il governo Meloni, che intrattiene relazioni a tutti i livelli con uno stato genocida quale è Israele, rifornendolo di armi, di risorse e proteggendolo con leggi sempre più infami come i numerosi progetti di legge avanzati da parlamentari del PD, della Lega, di FdI e FI che provano ad assimilare antisemitismo e antisionismo.

Tutto ciò conferma, chiaramente, che la legalità borghese serve solo a blindare gli interessi della classe dominante, a sottomettere ancora di più le masse popolari e a criminalizzare chi si ribella. Violare questi leggi è giusto oltre che necessario!

Ma questa ondata repressiva mostra anche altro, e lo mostra con chiarezza: la debolezza del governo e la paura che lo attraversa. Ricorrendo in modo sempre più massiccio a misure repressive, il governo Meloni tenta di fiaccare il movimento popolare, proprio perché ne riconosce la forza e teme che possa esprimersi, organizzarsi e consolidarsi nella difesa dei propri interessi. Inoltre, la repressione che si sta intensificando negli ultimi mesi rivela anche l’impotenza del governo di fronte a mobilitazioni che, quando riescono a esprimere unità, determinazione e forza, diventano difficili da contenere. Per questo non bisogna indietreggiare, né lasciarsi frenare dagli attacchi, tenendo un basso profilo. Al contrario, occorre avanzare compatti.

L’ampio fronte oggi sotto attacco deve trasformarsi da bersaglio della repressione, da “accusato” in “accusatore”: ogni procedimento, multa e misura cautelare devono diventare un’occasione per estendere l’organizzazione, rafforzare la mobilitazione e far crescere il movimento stesso!

Le combattive mobilitazioni a Bologna e quelle in Val di Susa di questi giorni sono la risposta migliore alla rappresaglia di Piantedosi e compagnia.

Non solo: la battaglia va condotta anche nelle aule di tribunale; bisogna frapporre tutti gli ostacoli burocratici del caso per rallentare l’iter repressivo. Di fronte a multe, fogli di via e altre misure simili bisogna anche fare ricorso. In alcuni casi le misure cautelari e restrittive vengono revocate, i procedimenti archiviati e i reati derubricati. È quanto avvenuto, ad esempio, il 23 luglio, quando il GIP del Tribunale di Torino ha richiesto l’archiviazione del procedimento nei confronti degli attivisti di XR per le proteste alla Leonardo del 14 marzo 2025.

È quindi necessario mettere in campo ogni iniziativa capace di trasformare questi attacchi in occasioni per alimentare l’unità del movimento, l’azione comune e una solidarietà incondizionata, senza divisioni tra “buoni” e “cattivi”.

Serve promuovere un dibattito politico franco e aperto sulla fase che stiamo attraversando, sulle modalità con cui contrattaccare e sulla costruzione di un’alternativa che, al momento, viene ancora principalmente declamata, ma che deve trovare le proprie basi fondanti proprio nel movimento di organizzazioni operaie e popolari che anima le lotte nel nostro Paese.

Un’alternativa che non deve limitarsi a cacciare il governo Meloni ma impedire che se ne instauri un altro sempre a guida delle Larghe Intese, che promuoverebbe le stesse misure e la stessa agenda della Meloni e dei loro amici guerrafondai.

Un’alternativa che deve imporre un proprio governo, un governo di Blocco Popolare per liberare il paese dai promotori della repressione e della Terza guerra mondiale, per attuare fino in fondo le parti progressiste della Costituzione del 1948, nata dalla Resistenza partigiana.

Partecipa alla Festa nazionale di Riscossa Popolare che si terrà a Pisa: qui il programma completo.

Il 2 agosto terremo una giornata caratterizzati da due momenti di confronto e dibattito sulla repressione:

– h. 11 Tavolo tematico “Resistere alla repressione”: approfondimenti sui nuovi decreti sicurezza, con gli avvocati Giovanni Conticelli e Francesca Trasatti della Rete Resistenza legale, e sulle esperienze di diversi organismi colpiti dalla prepressione nei mesi scorsi;

– h. 17 dibattito “Contro il governo della repressione e dell’eversione, attuiamo la Costituzione”, con interventi di Lorenzo Tombelli (avvocato e presidente ANED – Associaizone Nazionale ex Deportati), Elizabeth Di Luca (Freedom Flottilla/Rete 100 porti e 100 città), Global Sumud Flottilla Milano, Sandra Zimbaldi (Montespertoli per la Palestina), Giordano Cavini (Ultima Generazione), Extintion Rebellion, Matteo Rinaldi (Anpi di San Miniato) Filippo Barsi (Giovani Comunisti), Marco Lenzoni (USB Sanità) e altri.

Firma: “Parteggio”: appello alla solidarietà contro la repressione e alla mobilitazione per un governo che attua la Costituzione!

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