Nell’ambito dell’inchiesta per diffamazione a Marco Carrai che coinvolge tre giovani compagni vicini al Partito dei CARC, sono state emesse alcune misure amministrative. In particolare, Mattia è stato colpito da un foglio di via da Firenze della durata di un anno. Si tratta di un provvedimento gratuitamente punitivo che va a ledere il diritto allo studio, un diritto riconosciuto persino a chi si trova in carcere, come stabilisce la Costituzione. Oltretutto i presupposti del provvedimento sono assolutamente fallaci. Innanzitutto perché, come abbiamo già scritto (vedi qui: https://www.carc.it/2026/06/30/foglio-di-via-nellindagine-per-diffamazione-a-carrai-la-campagna-per-la-cacciata-di-carrai-deve-continuare-e-continuera/) Mattia a Firenze studia e quindi ha tutte le ragioni per frequentare la città. In secondo luogo perché il foglio di via si basa su notizie mendaci: il Questore Lamparelli mente nel fondare il provvedimento sul ritrovamento di “numerosi volantini dello stesso tenore diffamatorio”. Mente sapendo di mentire, dal momento che nel verbale redatto dagli stessi carabinieri questo elemento non è riportato da nessuna parte. Inoltre, il provvedimento è stato imposto quando ancora non esiste una sentenza di nessun grado di giudizio: la questura è quindi andata ben oltre la cosiddetta presunzione di innocenza, quella stessa presunzione di cui le autorità si riempiono la bocca ogni volta che devono difendere un proprio esponente quando viene colto con le mani nella marmellata.
Questa ennesima forzatura – la prima è quella che ha visto “scomodare” decine di carabinieri e dirigenti per effettuare perquisizioni in cinque abitazioni diverse nell’ambito di un procedimento per diffamazione! Quanti soldi pubblici sono stati sprecati? – è una manifestazione plateale del fatto che le autorità giudiziarie e repressive non perseguono i reati, ma puntano a colpire pratiche di lotta, comportamenti e condotte che “aprono la strada” al movimento popolare.
Nel caso specifico, ciò per cui Mattia, Leo e Giovanni sono accusati è di aver affisso delle locandine nelle quali si definiva Marco Carrai un sionista e un criminale di guerra.
Ebbene, entrando nel merito del contenuto di queste locandine la domanda d’obbligo è la seguente: è davvero errato sollevare critiche di questo tipo nei confronti di personaggi pubblici come Carrai, considerando che lui stesso si dichiara sionista e sostiene apertamente le politiche israeliane in Palestina? La critica nei confronti di figure pubbliche, le cui scelte e azioni possono avere un impatto su milioni di persone, non rappresenta forse un elemento imprescindibile della libertà di espressione e di critica sanciti anche dalla nostra Costituzione?
Carrai non ha mai preso posizione contro le violenze inflitte al popolo palestinese, né contro il genocidio in corso. Mentre si è sempre “prodigato” nel dispensare critiche, attacchi e anche “minacce” a mezzo stampa verso i sostenitori della causa palestinese. Carrai incarna e sostiene il sionismo potendo contare sulla copertura e sul sostegno delle istituzioni italiane, che da una parte criminalizzano chi si oppone alla progressiva sionistizzazione della società e dall’altra costruiscono strumenti politici e normativi finalizzati a tutelare il sionismo e i suoi sostenitori. Ne è un esempio il tentativo, portato avanti attraverso diversi disegni di legge, di imporre per via legislativa l’equiparazione tra antisionismo e antisemitismo: dal testo promosso da Graziano Delrio, esponente dell’ala più sionista del PD, fino al ddl Romeo della Lega, approdato successivamente al Senato.
Questi tentativi di equiparazione si fondano sull’adozione della definizione di antisemitismo elaborata dall’IHRA, una definizione che viene utilizzata come strumento per mettere un bavaglio al dissenso, colpendo chi denuncia l’occupazione, il colonialismo e le politiche di oppressione ai danni del popolo palestinese.
Anche le istituzioni di Firenze e della Toscana – a dispetto delle masse popolari che vi abitano – hanno dimostrato di essere pienamente asservite a questa prospettiva. Basti pensare che già nel gennaio 2023, il Consiglio comunale di Firenze ha adottato la definizione IHRA, confermando il ruolo assunto dalle istituzioni locali nel proteggere interessi e posizioni sioniste mentre si colpiscono coloro che contestano il genocidio.
E qui arriviamo a un altro punto: la saldatura tra interessi economici, politici e istituzionali che difendono il sionismo e ne favoriscono la penetrazione nel nostro paese e nella nostra regione. Non ci sono solo gli affari di Carrai, infatti.
Negli ultimi anni il settore delle energie rinnovabili israeliane si è sviluppato molto ed è strettamente legato all’occupazione e alla realizzazione di grandi progetti solari ed eolici nei territori occupati. Questo modello oggi arriva anche in Italia: aziende e fondi legati all’economia israeliana delle rinnovabili investono in progetti fotovoltaici e agrivoltaici sul territorio nazionale. Anche la Toscana è coinvolta.
A Massarosa, nella piana del Mommio, è in corso un progetto fotovoltaico promosso dalla Sunprime Holdings, legata alla società israeliana Nofar Energy e al fondo infrastrutturale Noy Fund (come denuncia questo articolo di Infoaut: https://www.infoaut.org/confluenza/dossier-sugli-investimenti-israeliani-nei-progetti-di-energia-rinnovabile-in-italia).
A Grosseto e Roccastrada, invece, la Regione Toscana ha dato parere positivo a un impianto agrivoltaico da circa 20 MW gestito da una società controllata da Shikun & Binui, colosso israeliano delle costruzioni.
Ma la presenza di interessi israeliani in Toscana non riguarda solo il settore energetico: si estende anche ad altri ambiti strategici. I sionisti controllano pezzi dell’industria farmaceutica per esempio la Kedrioni, azienda farmaceutica della provincia di Lucca (presieduta da Paolo Marcucci, fratello di Andrea, ex Senatore di Italia Viva e amico intimo di Matteo Renzi) che collabora almeno dai tempi della pandemia con aziende del medesimo settore israeliane (oltre alla presenza di TEVA).
I sionisti hanno inoltre le mani nella cybersecurity. La Smart Control Room, ovvero il sistema altamente tecnologico di telecamere di Firenze – costato, ai tempi, 2,5 milioni di euro – si ispira al modello di sorveglianza urbana che alimenta il sistema di apartheid Israeliano. Un modello fortemente voluto dall’ex sindaco Dario Nardella. Ma dietro il paravento della sicurezza si cela il vero obiettivo della sorveglianza urbana promossa dal comune di Firenze: reprimere l’attivismo sociale e il dissenso politico (per approfondire si rimanda a questo articolo: https://www.perunaltracitta.org/homepage/2024/06/18/governance-algoritmica-con-la-smart-city-control-room-firenze-si-ispira-al-modello-tel-aviv-per-la-gestione-del-dissenso-politico/).
Investimenti anche nell’immobiliare e non da ora. Basti ricordare la cordata di investitori israeliani guidati da Tomer Cohen che, approfittando del Covid, acquistò a prezzi bassissimi ville, appartamenti di lusso e casali in tutta la Toscana. Per fare alcuni esempi: il gruppo israeliano Omnam controlla ville di lusso a Firenze; il gruppo Aparto (proprietario di un nuovo studentato di lusso a Firenze) è un marchio di proprietà di Hines una delle più grandi società immobiliari private al mondo con sede in USA e stretti legami con gruppi finanziari israeliani ed è anche dietro alla ristrutturazione del “cubo nero” di Firenze.
E’ evidente, insomma, che il problema non è “solo” Carrai: il problema è un sistema che vede i sionisti al centro di cordate economiche.
La repressione contro chi denuncia questo sistema marcio e ne mette in discussione i meccanismi di potere è un ulteriore elemento da utilizzare per rilanciare la mobilitazione stessa.
L’obiettivo è chiaro: Carrai deve essere destituito dalla presidenza del Meyer e allontanato dagli altri incarichi che ricopre o che potrà ricoprire. Perché sia chiaro: non basta un semplice cambio di poltrona!
Per tanto presenteremo ricorso al TAR contro il foglio di via che ha colpito Mattia. Lo facciamo perché vogliamo lottare contro un provvedimento ingiusto e perché siamo convinti che così facendo continueremo ad alimentare la battaglia contro il sionismo e i sionisti. Invitiamo quindi i solidali a sostenere questa campagna politica: anzitutto le associazioni studentesche dato che si tratta di un provvedimento che oltretutto lede il diritto allo studio e rischia di vanificare i sacrifici che un giovane proletario ha affrontato in anni di università, compromettendo la possibilità di portare a termine il proprio percorso di laurea.
Invitiamo a contribuire, ognuno come può, a questa importante battagli dando diffusione a questo comunicato, prendendo posizione in solidarietà a Mattia, contribuendo alle spese legali per il ricorso al TAR. I costi della giustizia rappresentano infatti una delle tante espressioni delle disuguaglianze della società capitalista: chi ha risorse economiche può difendersi più facilmente, mentre uno studente proletario proveniente da una famiglia di lavoratori incontra ostacoli molto maggiori.
Concludiamo invitando tutti e tutte alla Festa nazionale della Riscossa Popolare di Pisa, in particolare alla serata del 31 luglio: “Ancora tutti gli occhi sulla Palestina” e alla giornata del 2 agosto interamente dedicata al tema della repressione e durante la quale potremo ascoltare anche i contributi degli avvocati che stanno seguendo questa e altre inchieste: Lorenzo Tombelli (presidente dell’Associazione Nazionale ex deportati dai campi nazisti), Giovanni Conticelli e Francesca Trasatti (della Rete resistenza legale).
Al fianco di Mattia, Gio e Leo!
Cacciamo gli agenti sionisti dal nostro paese, a cominciare da Marco Carrai dalla Fondazione Meyer!
Firma l’appello Parteggio: https://www.carc.it/2026/05/02/appello-alla-solidarieta-contro-la-repressione-e-alla-mobilitazione-per-un-governo-che-attua-la-costituzione/
Federazione Toscana del Partito dei CARC

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