IL DISSENSO NON E REATO
SOLIDALI ALL3 COMPAGN3 DEL CARC
Quello che sta accadendo è chiaro: si prova a trasformare il dissenso in reato, la protesta in minaccia, la rabbia sociale in “terrorismo”
Non è sicurezza né giustizia è repressione e intimidazione organizzata.
Quando chi manifesta viene colpito con accuse sproporzionate, multe punitive, perquisizioni nelle case, si sta mandando un messaggio preciso: chi alza la testa deve pagare. Si tenta di isolare, di spaventare, di spezzare ogni forma di opposizione reale.
Ma questo meccanismo non nasce oggi: è la risposta di un potere che non sa dare risposte ai bisoani sociali, e quindi prova a zittirli.
Il dissenso non è un favore concesso dall’alto. È uno strumento, è un diritto conquistato, è una necessità.
Senza conflitto, senza lotta, senza piazza, 13 cittadin3 diventano spettatric3 passiv3 mentre decisioni che li riguardano vengono imposte. E questo non può essere accettato.
Chi scende in strada non è il problema.
Il problema è un sistema che criminalizza chi lotta invece di affrontare le cause della rabbia: precarietà, disuguaglianze, sfruttamento, guerra.
Chiamare “terrorismo” chi si oppone serve solo a coprire responsabilità politiche e sociali.
Rivendichiamo con forza il diritto di opporci, di organizzarci, di manifestare.
Rivendichiamo la legittimità della rabbia quando nasce dall’ingiustizia.
Non saranno perquisizioni o sanzioni a cancellare ciò che esiste nella realtà: un conflitto aperto tra chi subisce e chi decide.
La repressione non spegne il dissenso.
Lo rende più consapevole. E ogni tentativo di zittirlo dimostra quanto sia necessario continuare a farlo vivere.
Sempre al fianco di chi lotta e solidali all3 compagn3 accusat3 di giustizia.

