Il 7 giugno, presso il Circolo Familiare di Unità Proletaria a Milano, nell’ambito della Festa di Riscossa Popolare della Lombardia, si è tenuto il dibattito: “Riconversione obiezione boicottaggio, i lavoratori possono fermare la guerra, per un governo che attua la Costituzione”.
Il dibattito si è svolto dopo le mobilitazioni e gli scioperi generali del 18 maggio (sciopero generale d’emergenza in solidarietà alla Flotilla indetto dall’USB) e del 29 maggio (sciopero generale di tutte le categorie del pubblico e del privato indetto unitariamente dai sindacati Cub, Adl Varese, Sgb, Si Cobas, Usi-Cit e Usi) in solidarietà alla Palestina e alla Flotilla, contro la guerra e l’economia di guerra. Mobilitazioni e scioperi che non sono stati all’altezza di quelli dell’autunno scorso, principalmente a causa della concorrenza e del settarismo degli organismi sindacali che li hanno promossi. Ma se queste mobilitazioni e questi scioperi sono stati proclamati è grazie alla spinta dei lavoratori e degli organismi operai e popolari che dall’autunno si sono formati e sviluppati nella stagione del “Blocchiamo tutto”.
Gli esponenti di alcuni di questi sindacati hanno partecipato al dibattito e con i loro interventi hanno reso evidente la rete di organizzazioni operaie e popolari decisa a riunirsi, a collaborare, a coordinarsi, a elaborare analisi, mappature e dossier.
Una rete composta da lavoratori che sul proprio posto di lavoro agisce contro la guerra e il genocidio in corso in Palestina.
Ne sono un esempio concreto gli operai Leonardo di Torino, che grazie al movimento solidale per la Palestina e incalzando i sindacati hanno cominciato a promuovere assemblee negli stabilimenti per discutere dell’applicazione della legge 185/90 che vieta la vendita di armi a paesi belligeranti. E quelli dello stabilimento di Grottaglie (TA) che hanno prodotto un dossier in cui viene analizzata la sostenibilità economica e sociale della produzione civile.
Fra gli altri aspetti toccati, significativi sono stati gli interventi di Alessandro Pellegatta (CUB rail), dei “Ferrovieri contro la guerra” e Luigi Borrelli (RSU USB) dell’Aeroporto civile di Montichiari (BS), i quali hanno trattato delle modalità di lotta per boicottare il traffico di armi e del legame con il fronte solidale presente nei territori.
Tra i temi toccati c’è stato quello della necessità di legarsi strettamente con altri lavoratori, da quelli della produzione, a quelli della movimentazione, fino alla logistica e del dual-use. Tesi rafforzata dall’intervento di Lutz Kuhn di USB che ha portato l’esperienza di coordinamento europeo dei lavoratori portuali che vede protagonisti organismi come il CALP di Genova.
A livello locale Renato Lindo (RSU USB) del Comune di Milano, oltre ad aver inquadrato la guerra e il genocidio in Palestina nel contesto della crisi generale, ha aggiunto la proposta di aderire e diffondere alla raccolta firme in corso per dare continuità alla lotta contro il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv, combattuta sia dentro che fuori dalle istituzioni, mettendo al centro il contributo che i lavoratori del Comune di Milano possono dare a questa per questo obiettivo.
Alla discussione hanno partecipato inoltre attivisti della Global Sumud Flottilla e dei Giovani Palestinesi d’Italia che hanno ragionato sui motivi che hanno portato alla minor partecipazione agli scioperi e mobilitazioni, ma anche delle prospettive e dei metodi di lotta utili e necessari per dare concretezza all’embargo popolare attraverso azioni, blocchi e sostegno ai gruppi di lavoratori solidali.
Esponenti politici come l’Onorevole Stefania Ascari del M5S, Francesca Cucchiara consigliera comunale di Milano per Europa Verde e Leonardo Marzorati Segretario regionale Lombardia di Risorgimento Socialista hanno espresso solidarietà ai lavoratori in prima linea nella lotta alla guerra e agli attivisti e militanti colpiti dalla repressione esercitata dal Governo Meloni. Stefania Ascari si è inoltre messa a disposizione dei lavoratori Leonardo per proporre interrogazioni parlamentari.
In sostanza il dibattito ha mostrato come tutti i governi che si sono succeduti dal 1948 ad oggi abbiano agito in violazione della Costituzione e in contrasto con l’articolo 11 e gli articoli che tutelano il diritto di sciopero e la libertà sindacale.
Diritti che vengono sistematicamente violati attraverso le politiche del governo Meloni a sostegno e per conto dell’entità sionista di Israele e degli imperialisti USA-NATO con le basi militari presenti nel nostro paese e l’invio di contingenti militari in medio-oriente. O attraverso le intimidazioni del ministro ai disastri ferroviari Matteo Salvini, della Commissione di Garanzia anti-sciopero di cui l’abuso dell’utilizzo della legge 146/9 e la repressione nei luoghi di lavoro sono un chiaro esempio.
Non è il momento di aspettare, il Governo Meloni è un morto che cammina e può produrre solo danni. Cacciarlo il prima possibile è il primo passo. La lotta per l’attuazione della Costituzione è parte di questo processo.
Bisogna quindi organizzarsi perché le libertà e le conquiste non piovono dal cielo. Vengono ottenute con la lotta e l’organizzazione come insegna la Resistenza, il movimento dei Consigli di Fabbrica degli anni ’70 del secolo scorso, le missioni della Flottilla che devono tornare a fare quello che i governi non vogliono fare e le migliaia di persone che questo 25 aprile hanno cacciato i sionisti dal corteo a Milano e in diverse altre città.
Il confronto è stato utile a portare solidarietà a Ciccio Collina RSA del SI Cobas del porto di Salerno licenziato per la sua attività sindacale a poche ore dallo sciopero generale del 29 Maggio e per invitare ad aderire e a sottoscrivere l’appello “Parteggio” per la campagna di solidarietà ai colpiti dalla repressione. Oltre che apartecipare alla prossima Festa Nazionale della Riscossa Popolare che si terrà presso il Circolo Arci di Putignano a Pisa dal 31 luglio al 9 agosto.
Per quanto riguarda i prossimi passi da fare invitiamo gli organismi operai e popolari a promuoveree diffondere i contenuti del dibattito tramite assemblee nei territori e nei luoghi di lavoro, a partire dal bilancio degli scioperi. A contribuire a far crescere, con ogni mezzo a disposizione, la rete e il movimento solidale che vede i lavoratori in prima linea nella lotta contro la guerra e il genocidio in Palestina, attraverso volantinaggi davanti alle fabbriche, alle scuole e agli ospedali. Organizzando presidi in loro sostegno.
Siamo già alternativa, questa alternativa deve darsi i mezzi e tradursi sempre più consapevolmente in un governo partigiano che attui le misure che servono a fronte agli effetti più gravi della crisi, sostenuto da tutti quei lavoratori, comitati, associazioni e organismi che oggi sono in prima linea nella pratica e nell’attuazione dei diritti costituzionali.
Questa è la strada da intraprendere per fermare la guerra, sostenere i popoli che lottano per la loro autodeterminazione contro l’imperialismo. I lavoratori e le masse popolari organizzate hanno la forza per farlo. Il Partito dei Carc è pronto a sostenere tutti coloro che vogliono percorrere questo cammino.



![[Massa Carrara] Solidarietà alle compagne e ai compagni colpite/i dalla repressione! Rispondiamo in maniera unitaria con la solidarietà e con la lotta!](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2026/04/ee6c383b9191dab30a31d94e0fcb54c7.jpg?fit=774%2C516&ssl=1)


