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Dall’Albania al Salento: le coste non sono in saldo e la Puglia non è il cortile di USA e Israele

Agenzia Stampa Staffetta Rossa by Agenzia Stampa Staffetta Rossa
Giugno 20, 2026
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epa13013909 Protesters march during a rally in Tirana, Albania, 03 June 2026, against a coastal resort project linked to Jared Kushner, son-in-law of US President Donald Trump. The project has faced public opposition over environmental concerns and land-ownership questions.  EPA/MALTON DIBRA

epa13013909 Protesters march during a rally in Tirana, Albania, 03 June 2026, against a coastal resort project linked to Jared Kushner, son-in-law of US President Donald Trump. The project has faced public opposition over environmental concerns and land-ownership questions. EPA/MALTON DIBRA

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In Albania, e in Italia, migliaia di persone si stanno mobilitando contro la consegna dell’isola di Sazan e di interi tratti di costa a Jared Kushner, genero di Donald Trump, figura di riferimento della destra sionista negli Usa e trafficante internazionale per conto della colonia di Israele. Evidentemente, anche grande appassionato di paradisi naturali purché siano recintati, privatizzati e trasformati in affari per miliardari. Insomma in una “nuova isola di Epstein”. 

Un progetto coloniale in mano ad agenti sionisti a cui le masse popolari albanesi si sono opposte con risolutezza presidiando i territori, abbattendo le recinzioni, denunciando gli espropri e le manovre sioniste nel paese, portando la protesta fino a Tirana. Iniziative che stanno spaccando i vertici delle istituzioni albanesi e facendo vacillare il governo. 

Link Albania. Imponenti mobilitazioni contro gli agenti sionisti

La loro mobilitazione indica una strada anche a chi nel nostro paese vuole fermare la complicità con i sionisti e gli imperialisti Usa promosse dai partiti delle Larghe intese. Quando le masse popolari si organizzano, difendono direttamente il territorio e danno nome e cognome ai responsabili delle operazioni in corso prendendoli di mira, i progetti sostenuti da governi, fondi finanziari e miliardari possono essere intralciati e fermati. E i governi paralizzati, resi incapaci di governare il paese. 

Quanto accade sull’altra sponda dell’Adriatico riguarda direttamente il nostro paese, la Puglia e il Salento in particolare. Qui – come in tutto il paese – governo e amministrazione locale vogliono rendere il territorio base logistica e militare per la guerra, terra di scorrerie per agenti sionisti e speculatori.  

Per governo e istituzioni locali i porti, le basi e gli aeroporti devono essere messi a disposizione delle operazioni militari. I poli aerospaziali e le università devono sviluppare tecnologie di sorveglianza. Coste e terreni, devono essere a disposizione di speculatori e criminali. Il Salento in particolare deve diventare terra di insediamenti e attività economiche legate a Israele, espressione della rete di rapporti costruita negli anni fra esponenti delle istituzioni, imprenditori, diplomatici e agenti sionisti.

Esempio eclatante è Il progetto presentato con il nome, tutt’altro che discreto, di “Israeli Colony in Salento”, promosso dalla sionista Orit Lev Maron e dalla società Coral 37. Il progetto prospetta la creazione nel Salento di una comunità israeliana agricola, residenziale e turistica. Una colonia, insomma, con una propria cultura e educazione, quella stessa cultura e educazione che vediamo applicata in Palestina e nel Libano. La cultura della morte e dell’apartheid.

Un  progetto nuovo, ma preparato da tempo. 

Nel 2019 una delegazione ufficiale della Regione Puglia si recò in Israele per rafforzare la cooperazione nei settori dell’aerospazio, dell’agricoltura, della gestione dell’acqua e dei rifiuti e dei sistemi di controllo remoto. La missione fu organizzata dal console onorario israeliano di Bari Luigi De Santis e dell’ambasciata israeliana a Roma. A quei rapporti sono seguiti progetti concreti, fra cui nel 2023 il Drone-Tech, avviato dal Distretto tecnologico aerospaziale pugliese, dall’Università di Bari e dalle società israeliane High Lander e Sightec. Tecnologie presentate come civili, utili e moderne, perché ormai basta attaccare l’etichetta “sviluppo e progresso” a qualsiasi cosa per far dimenticare che droni, sorveglianza e controllo dello spazio aereo appartengono a un settore strettamente intrecciato all’industria militare. Tanto più quando questi progetti crescono attorno al polo aerospaziale di Grottaglie e quindi della Leonardo. 

Manovre sporche di complicità con guerrafondai e genocidiari sono all’ordine del giorno anche nel nostro paese. Portarle alla luce, ricostruirle pezzo per pezzo e trasformarle in materia di denuncia e mobilitazione sono passi importanti della lotta per fermarle. Un compito che gli organismi popolari, i lavoratori, gli studenti e tutti quelli che si mobilitano contro il genocidio del popolo palestinese possono e devono fare proprio.

Nel maggio 2025 la Regione Puglia ha dichiarato di voler interrompere i rapporti con il governo Netanyahu e con i soggetti a esso riconducibili. Quali collaborazioni sono state davvero interrotte? Quali progetti sono ancora attivi? Quali accordi proseguono nelle università, nei distretti tecnologici, negli enti regionali e nelle società partecipate? Quali rapporti sono stati cancellati e quali, invece, hanno semplicemente cambiato nome, referente o indirizzo? Bisogna prendere in parola la Regione e metterla alle strette. Non è più il tempo degli ordini del giorno approvati con facce compiaciute e la coscienza lavata, delle dichiarazioni solenni e delle fotografie con la bandiera palestinese, mentre negli uffici accanto continuano collaborazioni, affari e complicità. Gli esponenti del Campo Largo e delle Larghe Intese hanno una particolare abilità nel votare contro ciò che continuano tranquillamente a finanziare: bisogna impedire che anche questa volta se la cavino con qualche frase indignata.

Per sviluppare questa lotta non partiamo da zero. In Puglia esiste già un patrimonio di esperienze su cui fare leva. Nei porti di Bari, Taranto e Brindisi lavoratori, studenti, comitati e solidali con la Palestina hanno promosso scioperi, presìdi e blocchi contro il transito di navi e merci legate alla macchina di guerra. Hanno iniziato a praticare dal basso l’embargo verso Israele e il diritto dei portuali e della popolazione a sapere che cosa passa attraverso i porti. 

A Taranto la mobilitazione ha raggiunto i varchi della raffineria Eni, intervenendo direttamente su un nodo della catena logistica. A Grottaglie la mobilitazione per la Palestina ha raggiunto lo stabilimento Leonardo con il protagonismo degli stessi lavoratori dell’azienda, uno dei centri dell’industria bellica e aerospaziale che fa affari con la corsa al riarmo ed è in odore di totale riconversione alla produzione e progettazione militare. A Galatina il Comitato contro il riarmo del Salento ha promosso la mobilitazione contro il 61º Stormo e contro la trasformazione del territorio in una caserma e in una retrovia della guerra. Anche gli studenti delle università di Bari e del Salento, attraverso occupazioni, cortei e iniziative per la rottura delle collaborazioni con Israele, hanno indicato una strada. Lo stesso vale per le mobilitazioni costruite nei porti e nelle città a sostegno della Freedom Flotilla e della Global Sumud Flotilla.

Queste esperienze mostrano che la solidarietà con la Resistenza palestinese diventa una forza reale quando si traduce in organizzazione; quando individua e colpisce i terminali e i complici dello Stato sionista in Italia; quando coinvolge i lavoratori che possono bloccare le merci, gli studenti che possono imporre la rottura degli accordi, gli abitanti che possono vigilare sulle trasformazioni del territorio. Ogni presidio, corteo, sciopero e occupazione deve servire a rafforzare e moltiplicare le organizzazioni operaie e popolari, stabilire nuovi legami, costruire coordinamenti e dare continuità alla mobilitazione. La questione decisiva è sviluppare le tante iniziative in corso nella costruzione di un piano comune: impedire l’uso dei porti pugliesi a fini militari; contrastare l’espansione delle basi e dell’industria bellica; interrompere i rapporti economici, accademici e istituzionali con Israele; sottoporre al controllo popolare le operazioni immobiliari e finanziarie che riguardano le coste e le terre del Salento e di tutta la Puglia. Impedire le loro manovre come stanno facendo in Albania.

Un passo concreto in questa direzione è il lancio di una campagna regionale contro il console onorario di Israele Luigi De Santis e contro la presenza del consolato israeliano a Bari. De Santis ha svolto un ruolo pubblico nella costruzione dei rapporti istituzionali ed economici fra Israele e la Regione Puglia. Bisogna far conoscere questo ruolo, ricostruire pubblicamente la rete di relazioni promossa dal consolato e costringere la Regione, il Comune di Bari e le altre istituzioni pugliesi a prendere posizione attraverso atti concreti. Il consolato deve chiudere e le ingerenze degli agenti sionisti come De Santis devono cessare! Le manifestazioni che hanno già raggiunto il consolato sono un punto da cui partire. Bisogna sviluppare una campagna fatta di assemblee pubbliche, presidi, inchieste popolari, accessi agli atti e iniziative davanti agli enti coinvolti, chiamando a raccolta sindacati, collettivi studenteschi, comitati contro il riarmo, associazioni e organismi solidali con la Palestina. La permanenza del consolato e del console israeliano deve diventare politicamente insostenibile per gli agenti sionisti e per i complici del regime israeliano. 

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Dall’Albania arriva una lezione chiara: la difesa del paese da progetti coloniali e sionisti avanza quando le masse popolari si organizzano e diventano protagoniste. In Puglia questo significa estendere gli scioperi e i blocchi nei porti, sviluppare il controllo popolare sui traffici e sugli accordi istituzionali, sostenere la lotta degli studenti e dei lavoratori, moltiplicare gli organismi contro il riarmo, lanciare la campagna contro il console israeliano e trasformare ogni città e territorio in un nuovo focolaio di mobilitazione.

È questa la strada per sbarrare il passo ai guerrafondai, agli agenti sionisti e ai loro complici fino a cacciarli.

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