Durante un presidio contro la guerra svolto l’8 marzo a Piombino, Donne in Nero ha denunciato l’ennesimo attracco nel porto della Severine, una nave cargo utilizzata per il trasporto di materiale militare e armi, di ritorno dall’esercitazione Nato Steadfast Dart 2026.
Ogni movimento della nave è stato monitorato in tempo reale e, grazie alle informazioni ricevute da alcuni lavoratori, l’associazione è venuta a conoscenza del trasferimento, per via ferroviaria, del materiale verso i depositi di Pisa dell’Esercito Italiano.
A differenza di altre occasioni, questa volta sono stati coinvolti anche i piazzali dell’acciaieria Jsw Steel e sono stati mobilitati gli operai di Piombino Logistics, chiamati a dare assistenza per il carico sul treno insieme ai colleghi della ditta Bertozzi, “circondati” dalle forze dell’ordine.
Usb, oltre a denunciare l’utilizzo militare di qualsiasi struttura civile e industriale, ha proclamato lo sciopero immediato per tutti i lavoratori coinvolti.
Grazie al passaparola messo in moto dalle attiviste piombinesi, dai lavoratori e dal sindacato Usb, il 12 marzo il “treno della morte” ha trovato lungo il tragitto da Piombino a Pisa l’accoglienza che meritava. Alle stazioni di Collesalvetti e Livorno Calambrone ha incrociato presidi di cittadini e lavoratori che ne hanno rallentato la corsa, ma è a Pisa Centrale che, nel tardo pomeriggio, è stato bloccato.
Circa duecento manifestanti del Movimento No Base, insieme a Usb e attivisti di diverse realtà provenienti da tutta la provincia, hanno fermato il treno, composto da 32 vagoni carichi di blindati con mitragliatrici, autobotti, generatori e container sigillati, costringendolo a tornare indietro.
La protesta ha paralizzato i binari 3 e 4, dove sono stati esposti striscioni e lanciati slogan contro la guerra e il transito di armamenti. La partecipazione al blocco è aumentata di ora in ora e ha trovato la solidarietà di quanti rientravano a casa dal lavoro nell’ora di punta attraversando la stazione.
Dopo sei ore di blocco, durante le quali non sono mancate intimazioni a liberare i binari da parte delle forze dell’ordine, alle 23 circa il treno è tornato indietro. È stato così impedito il transito attraverso la città.
Tutto questo grazie alla rete contro la guerra che si va via via rafforzando da Piombino a Livorno fino a Pisa – lavoratori singoli e organizzati (come il Gruppo autonomo portuali di Livorno e i Ferrovieri contro la guerra), realtà antimilitariste, comitati e semplici solidali – e grazie ai sindacati di base che hanno proclamato lo sciopero.
Un coordinamento di forze che ha dimostrato che inceppare la macchina della guerra è possibile e che per farlo è decisivo il contributo dei lavoratori. Sono infatti loro che producono e movimentano gli armamenti, gli strumenti informatici, le strutture e le infrastrutture che la borghesia imperialista usa per le sue guerre. Sono loro che possono anche solo passare le informazioni utili per avviare la mobilitazione popolare, come accaduto in questo caso.






