A cose normali, in un paese il cui governo è alla canna del gas – è inviso alle masse popolari, ha tradito pure i suoi elettori, è lacerato da scontri interni e servo di potenze straniere – l’opposizione sgomita per cacciarlo, per andare a elezioni anticipate e prendere il suo posto.
In Italia no. Il paradosso, solo apparente, è che in Italia l’opposizione fa carte false per evitare le dimissioni di Giorgia Meloni.
Il sedicente campo largo – chiamato così perché sia chiaro che deve poter accogliere posizioni diverse, interessi diversi e inconciliabili, “più si è, meglio è” – è profondamente diviso su tutte le questioni dirimenti, ma è coeso su un punto: Giorgia Meloni deve andare avanti fino a fine legislatura e trasformare la legnata che ha preso con il referendum in “superiore capacità di ascoltare il paese”. Una lezione, insomma.
Questo dicono la Schlein, Conte e Landini e, al netto delle smorfie e delle boccacce che gli alunni discoli fanno alla maestra quando è di spalle, questo è quanto dicono pure i cespugli petalosi alla sinistra del Pd, Bonelli e Fratoianni.
Prima domanda: perché i partiti del campo largo non vogliono governare?
Seconda domanda: perché cercano di evitare come la peste il rischio di elezioni anticipate?
Le apparenze ingannano! Almeno per quanto riguarda il non voler andare al governo.
I partiti del campo largo vorrebbero governare, eccome! Ma vorrebbero governare senza passare dalle elezioni. Sembra impossibile solo ai sempliciotti: il Pd sarebbe campione olimpico di usurpazione di governo, se solo esistesse questa disciplina! Il Pd ha sempre sostenuto i governi tecnici e ha sempre giustificato le loro misure, tutte a senso unico (il programma comune della borghesia), senza prendersene la responsabilità politica. È riuscito persino a svuotare e lasciare sul ciglio della strada l’esperienza di governo di Giuseppe Conte!
Assumersi la responsabilità di governare presenta inoltre due ostacoli ben definiti.
Il primo è il segreto di Pulcinella: un eventuale governo del campo largo attuerebbe lo stesso programma del governo Meloni. E l’orientamento dell’Italia sarebbe identico: sostegno a Israele e complicità nel genocidio in Palestina, sostegno agli imperialisti Usa in Ucraina e nell’aggressione alla Repubblica Islamica dell’Iran, aggressione al Venezuela, ecc. Anche sul piano interno e anche rispetto alla repressione, la situazione non cambierebbe.
È utile ricordare, a questo proposito, che i decreti sicurezza del governo Meloni sono tutti figli legittimi e certificati dei decreti Minniti (Minniti-Orlando per la precisione) del 2017, quindi governo Gentiloni, Pd.
Il soccorso degli esempi storici…
Bombardamento della Serbia, 1999. Il coinvolgimento dell’Italia fu diretto, pieno, determinante. E in palese violazione della Costituzione. Il governo era quello di Massimo D’Alema dei Democratici di sinistra. Il Ministro della Difesa era Sergio Mattarella del Partito Popolare Italiano (Ppi).
Ds e Ppi si sono poi uniti nella fondazione del Pd. Mattarella è oggi il Presidente della Repubblica. Il garante della Costituzione…
Il secondo ostacolo è legato al primo. Il campo largo non condivide solo il programma con il governo Meloni.
Condivide anche il fatto che i partiti che lo compongono hanno tradito le masse popolari e, a più riprese, anche i loro elettori.
Per ragioni note e ben documentate il Pd è inviso alle masse popolari. Il M5s studia, Conte si applica, ha avuto il suo “momento di gloria”, ma deve fare ancora parecchia strada per arrivare alla repulsione suscitata dal Pd. È certo che accompagnarsi al Pd è un’ottima palestra.
Dunque anche per i partiti del campo largo le elezioni sono un problema. Benché quello elettorale sia un terreno truccato, dovrebbero guadagnarsi il sostegno almeno di una parte delle masse popolari. Sarebbero costretti a uscire allo scoperto e a smettere la ridicola gara dei sondaggi (farlocchi) con cui si baloccano.
Ecco spiegata la scioglievole arrendevolezza del campo largo, un’opposizione che non vuole governare perché ha lo stesso programma del governo Meloni, teme le masse popolari, è terrorizzata dalle mobilitazioni di piazza (altro che strumentalizzare il corteo del 28 marzo, Schlein e Conte non hanno avuto nemmeno il coraggio di presentarsi!) e tira a campare grazie alle dichiarazioni di fuoco sui giornali.
Non per niente si chiama “teatrino della politica borghese”. La recita ha come co-protagonisti i due poli delle Larghe Intese che un po’ litigano, un po’ se le dicono, un po’ se le mandano a dire, ma alla fine uno regge il sacco all’altro.
Il convitato di pietra, in tutta l’asfissiante narrazione mainstream sulla situazione politica, sono le masse popolari e i loro interessi.






